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La ricetta futurista di Morgan e Bugo

Metti due artisti.

Amici di vecchia data.

Metti che il primo, estroso, geniale, irriverente, dai pensieri veloci, contraddittorio eppure logico abbia fatto un gran casino col danaro.

Perde la casa.

Metti che il secondo, un artista interessante ma sempre discograficamente marginale, gli sia stato di conforto in quel momento delicato e poi abbia scritto un pezzo che sembra fatto a posta per un duetto con il primo.

I due sono amici, un duetto ci sta.

Sanremo?

Ci sta.

C’è poi una terza figura ma chi è?

Il terzo uomo lochiameremo semplicemente Terzo, un nome inventato, di pura fantasia. Metti che il Sig. Terzo sia l’ex discografico del primo uomo ma anche l’attuale scuderia del secondo.

Ecco la ricetta:

Alla base un’amicizia.

Un artista imprevedibile e geniale.

Un’artista interessante.

Un ex collaboratore del primo e attuale partner del secondo.

Cosa può succedere con tutti questi ingredienti messi lì, nel frullatore di Sanremo, in mondovisione?

Sembra una ricetta futurista. Sapevate che esiste davvero un ricettario futurista?

Chi l’ha scritto è il Signor Marinetti.

Bugo è stato caricato a molla contro di me!

 

Non riesco ancora a crederci, Morgan è un figo! Sono qui a giustificare qualcosa che volevo andasse bene e invece…

Dopo lo stupore per la strofa cambiata da Morgan e l’abbandono del palco a opera di Bugo, dopo lo sgomento e l’attesa delle rispettive conferenze stampa mi son fatta la mia idea, che non è la verità ma di certo ha una sua logica: tra i due litiganti il terzo gode.

Ci sono moltissimi motivi per cui Terzo sia stato l’ago della bilancia.

Comunque…

Cosa rimarrà della settantesima edizione di Sanremo?

Due cose, sovversive e potenti.

Imprevedibili? Forse.

Un testo cambiato e rivolto al proprio collega e l’abbandono del palco di uno dei due interpreti.

Quanto è forte questa cosa?

Guardiamo l’esibizione con un po’ di distacco,  e ricordiamo che ci sono cose più gravi perché questa, a ben vedere, non è grave per niente, è solo spettacolo.

In un’altro articolo O mangi di questa minestra, la Tv da Morgan a Ferrer avevo scritto

Includere in un format televisivo un artista come Morgan che basa la propria esistenza umana e artistica sull’imprevedibilità e sulla sacrosanta e legittima volontà di contraddirsi significa o innovare il Format, scegliendo la sperimentazione e l’imprevedibilità per areare l’aria stantia, o voler in qualche modo sfruttare a proprio favore le incongruenze dell’artista per far parlare di sé. Pare ovvio e palese che in questo caso l’opzione più plausibile, non necessariamente vera, sia la seconda.

Lo show finisce qua…

Charles Bradley, quando il talento (non) vende

Ieri sera prima di cena guardavo una serie su Netflix e qualcosa ha attirato la mia attenzione.
Cosa? Vi starete, forse, chiedendo.
Risposta: la sigla finale di una puntata di Suits.
Mentre giocavo con mia figlia è partito all’improvviso un brano soul alla Otis Redding e mi son messa a canticchiarlo. Ho capito subito che era una cover e che il pezzo in questione, meraviglioso, era Changes dei Black Sabbath.

Ho googlato “Changes soul” ed è comparso un uomo nerissimo, con uno sguardo stupendamente carico di vita: Charles Bradley.


La cosa meravigliosa della musica è che quando qualcosa di interessante incrocia il mio cammino, diventa parte del percorso.

Per me è così.

Io senza musica non esisto.

C’è stato un solo momento, circa 15 anni fa, in cui l’ho rinnegata, la musica.

Un tragico evento ha spazzato via tutto.

E non sono più riuscita a codificare le melodie.

Per un po’, solo per un po’.

Vi è mai successo? Spero di NO.

Chi è Charles Bradley?

stereorama charles bradley

Charles Bradley è innanzitutto una gran voce che per quasi tutta la sua vita nessuno ha avuto il piacere di ascoltare.

Pensate che ha inciso il suo primo disco a 63 anni!

63 anni: quest’uomo ha coltivato un sogno per un tempo allucinante, chiunque al suo posto avrebbe mollato, ma lui voleva cantare e ha tirato dritto sino al suo destino.

Raccontava spesso di aver avuto la folgorazione per la musica a 14 anni quando sua sorella lo portò all’Apollo Theatre a vedere un concerto di James Brown. Mica poco, Bradley ha avuto il suo battesimo del fuoco per mano del Reverendo!

Senza un tetto sopra la testa ha svolto numerosi lavori occasionali, tra questi una costante è stato il ruolo di imitatore di James Brown in pub e locali. Di fatto la sua è stata un’esistenza in miseria sin quando è diventato cuoco in un centro d’accoglienza per poveri e la sorte è cambiata.

Verso la fine degli anni ’90, ha consegnato una demo a Tom TNT Brenneck, capo della Daptone Records e nel 2011 ha pubblicato No time for dreaming, considerato da tutti un vero successo.

L’ascolto mentre scrivo e mi cattura.

Non conoscevo Charles Bradley sino a ieri sera ma avrei tanto voluto vederlo quando qualcuno, forse un fattorino, gli ha consegnato la prima copia di questo disco. L’artista è morto nel settembre 2017.

Un buon artista impara ad essere una persona migliore attraverso i propri cambiamenti. 

Preserva l’amore e l’onestà, crescendo e imparando a guardare il mondo senza essere pieno di odio. 

Ogni ferita lo guida verso qualcosa di più grande.

Questo è ciò che rende speciale un artista, un cantante: puoi sentire il dolore nella sua voce.

Puoi sentire l’amore nella sua voce. 

Charles Bradley

Prima o poi ogni cosa trova la sua collocazione, anche le ferite.
Le esperienze, le persone che incontriamo, sono tutte lì per un motivo. Ecco, quest’uomo è la testimonianza che determinazione e speranza possono cambiare l’ordine delle cose.

Leggi anche Sixto Rodriguez, quando il talento (non)vende

Martinameetstones. A project to meet The Rolling Stones

I finally get back writing, this is a particularly busy time, with my daughter Linda but I never forget my dream: I would like to meet The Rolling Stones!

The dream

In november 2015 I had a dream that I want to tell you briefly: thanks to a #martinameetstones hashtag I met The Rolling Stones in a space and a place undefined! You know how dreams are, surreal and yet reality. 

That morning I told it to my colleagues and family as the #martinameetstones hashtag continued to rub my head; within a few hours I decided to open an instagram account and I sent a video to the Rolling Stones.

No sooner said, than done.

At the same time I asked people to give me a hand, the idea is that if people use the #martinameetstones hashtag, the chances that the Stones will see my request increases.

Now, life is odd, I could open a channel to ask for a new car, that mine is pretty old but this dream seems so authentic, light and deep that I decided to pursue it.

Martinameetstones goes to London

Why I’m following this dream?

Some people asked me what my purpose is. The answer is simple, I’d like to get to meet these living legends, The Rolling Stones, and have a chat with them. I deal with music everyday and talking with them would be a wonderful thing, I would really like to meet the Band but if that does not happen at least I will have tried it.

Dreaming dreams can be applied to anything, I think about the cyclist Fabio Aru, my compatriot who, with so many sacrifices, has decided to invest his life in a very important dream by making it a job.

You will probably thinking that I can’t compare a dream like mine to a life choice like Fabio’s.

And you’re right but…

As you know there are very important dreams that can be described as real life projects like Fabio Aru dream and other dreams, one shot, carefree, like mine.

Two different things, of course, which in any case cannot be realized by themselves.  

These 3 years I have been in contact with people from all over the world like Philippines, Chile, Canada, England, Massachusetts, Brazil, Ohio, Italy, Ireland, Switzerland, New York. Some of them told me about how they knew The band or their passion, their favourite record etc.

So what?

We always complain about the money, the place where we live, the taxes, the neighbors or the Church bells on Sunday mornings.

You know!

But we must concentrate our energies on the positive things and if we do not have anything good around the corner we have to create something.

Life must have macic moments here and there.

Why not? We need some beauty as we struggle for daily things, We must give ourselves a chance to realize dreams. 

If you want to help me to chase my dream, take a photo or video using the #martinameetstones and #therollingstones hashtags

Ps: you can find me on instagram and facebook

O mangi questa minestra: la Tv da Morgan a Ferrer

In questi giorni si è ampiamente parlato di Morgan e della sua partecipazione ad Amici, programma TV condotto e ideato da Maria de Filippi, e della sua dipartita alla terza puntata del programma. Come sempre accade in queste situazioni l’opinione pubblica s’è divisa tra coloro che dicono “Chi è Morgan?” e coloro che invece esclamano “Chi è maria?”

Chiarisco subito che apprezzo Morgan come artista (ha scritto due capolavori come Canzoni dell’Appartamento e da A ad A, che altro aggiungere?) e conoscitore della musica mentre non conosco il programma in questione, quindi non posso esprimere giudizi.

Ho inoltre alle spalle una laurea in storia dell’Arte, che mi ha permesso di approfondire la biografia di moltissimi artisti e di comprendere che l’innovazione non può andare di pari passo con il rispetto degli standard. Dove c’è rottura può nascere qualcosa di nuovo, imprevisto e dirompente; per citare Morgan è necessario Svincolarsi dalle convinzioni, dalle pose e dalle posizioni per creare novità.

Includere in un format televisivo un artista come Morgan che basa la propria esistenza umana e artistica sull’imprevedibilità e sulla sacrosanta e legittima volontà di contraddirsi significa o innovare il Format, scegliendo la sperimentazione e l’imprevedibilità per areare l’aria stantia, o voler in qualche modo sfruttare a proprio favore le incongruenze dell’artista per far parlare di sé. Pare ovvio e palese che in questo caso l’opzione più plausibile, non necessariamente vera, sia la seconda.

Tutto quel che vi dico adesso è verificabile guardando le tre puntate di Amici a cui ho partecipato, ma vi ricordo che sono montate, quindi opere di confezionamento, come i film. […] Non sono degli accadimenti che avvengono in diretta. Lì è una zona buia dove non solo manca la cultura, manca il minimo indispensabile perché cultura e Arte si basano su una struttura che deve prima di tutto avere in sé il concetto di vita.

Vogliamo entrare nel Talent Show? Io da dentro ho avuto l’esperienza Rai, Sky e Mediaset. […] In RAI le persone hanno vinto un concorso, in Mediaset non c’è persona che abbia competenza musicale, didattica o che tratti i minorenni. Questi sono gli schiavi, io una cosa del genere signori non l’ho mai vista. Lì hanno altri scopi e sono solo mercantili, […], li sbattono sui banconi, che sarebbero il mercato discografico, li macellano, li mettono nel mercato e dopo un anno li buttano via nella spazzatura e di nuovo avanti così.

Sono andato a fare Amici per due motivi, uno è perché ero tanto curioso di vedere cosa c’è dentro il palazzo.

Di artisti irriverenti inglobati male nel tubo catodico ce ne sono stati tanti. Alcuni hanno fatto delle ospitate infelici, altri, come Morgan, si sono prestati a fare TV: pensiamo a Mina, Battisti, Gaber, Jannacci, Celentano, Piero Ciampi e tanti altri…

Che dire di Rino Gaetano beffeggiato da Maurizio Costanzo? Questo spezzone è stato estratto dalla trasmissione Acquario del 1978, nel video si può notare come Gaetano venga trattato con disprezzo da Costanzo che, assieme a Susanna Agnelli, anche lei ospite, è stato citato nel testo di questa canzone.

https://vimeo.com/169822879

Costanzo: Questo Gaetano è un cantautore che fa canzoncine ironiche, così, scherzose, scanzonate e quest’estate ha avuto un discreto successo Nun te Raggae più, vale a dire non ti reggo più e lui, che si dedicherà prossimamente a mettere in musica forse le pagine gialle, perché fa degli elenchi di nomi (Costanzo e la Agnelli fanno parte dell’elenco) nel quale sono coinvolte una serie di persone, ci sono anch’io. L’ha sentito? (rivolgendosi a Susanna Agnelli)

S. Agnelli: si, lo conosco. I miei figli sono arrivati a casa “mamma senti questo disco, Nun te raggae più!” (sorride)

R. Gaetano: è un modo simpatico per dire Nun te Raggae più…

Costanzo: non si fanno le canzoni aggressive per poi chiedere scusa alle persone

Gaetano: no, no in modo simpatico dico per i figli… (Susanna Agnelli ride)

Tra gli altri interventi televisivi non posso non citare la bellissima trasmissione Speciale per voi condotta da Renzo Arbore che si era circondato da una schiera di giovani (e non solo) un po’ particolare. Tra i vari programmi devo ammettere che questo mi piace parecchio anche se le uscite del pubblico non sono sempre felici… In più di un’occasione gli Artisti invitati son stati messi in difficoltà dal pubblico, cito per esempio Caterina Caselli che in una puntata scappò via in lacrime dopo che una ragazza del pubblico le aveva detto, in maniera piuttosto brusca, che non sapeva cantare.

https://youtu.be/mK5TODbhIuk

Altro celebre intervento è quello del pubblico di Speciale Per Voi contro Lucio Battisti

Ragazzo del pubblico: tu hai detto che la voce non è importante, no? Ma allora tu cosa credi di dire nelle tue canzoni?

Battisti: Ma che devo dì? Io non dico niente state a parlà sempre voi e io che dico? Parlate sempre voi! Non ho capito mica… Ma insomma io non c’ho capito niente, sò tre ore che state a parlà e non si è concluso niente. Io propongo delle cose, vi emozionano, vi piacciono si o no?

Pubblico: Si

Battisti: Bene, me fà piacere, maestro su con la base!

Un altro esempio di boicottaggio è quello esercitato da Pippo Baudo su Nino Ferrer. Iniziato come un rapporto di collaborazione, quando Ferrer cantò Donna Rosa, scritta da Pippo Baudo per la sigla della trasmissione “Sette voci”.

Il periodo in questione, compreso tra il 1967 e 1969, fu coronato da un successo dietro l’altro per Ferrer (Viva la campagna, La pelle nera, Il Re d’Inghilterra) e dalla sua partecipazione al programma Sette Voci al fianco di Baudo e Io, Agata e Tu con Raffaella Carrà. Ferrer era un artista anarchico (se non lo conoscete ascoltate il disco Rats and Rolls) e il rapporto con Baudo a un certo punto diventò così stretto, preconfezionato e limitante che l’artista genovese se ne andò dall’Italia senza far ritorno per circa 20 anni, quando Red Ronnie lo convinse a partecipare al Roxy Bar.

A tal proposito scrisse il brano O mangi di questa minestra, contro la RAI e la censura fatta agli artisti; nel testo Ferrer non lascia nulla al caso citando anche Pippo Baudo col nome di Donna Rosa. Il brano, sempre contenuto nel disco Rats and Rolls, risale all’anno 1970.

Io vorrei dirne sempre di più ma c’è di mezzo Mamma RAI TV

che mi dice O mangi questa minestra oppure salti giù dalla finestra!

E allora il suo nome è Donna Rosa, Rosa, Rosa

Mannaggia alla miseria…

Viva la musica, l’Arte e la Libertà!

In conclusione dice bene Morgan quando afferma che la Tv è preconfezionata, specie se non Live. Gli artisti vanno difesi e tutelati, non denigrati in favore di un programma Tv montato “ad Arte”.

Viva la musica, l’Arte e la Libertà!

L’ignoranza del pubblico ai concerti e perché non amo i festival

Sono cresciuta in mezzo a chitarre, amplificatori, salette. Quando avevo 5 anni, il sabato, andavo con mio papà alle prove del gruppo dei miei cugini che ne avevano 16 e a 9 anni avevo già una nutrita collezione di musicassette. Ho sempre amato i concerti, il profumo dei panini e le patatine fuori dai cancelli, i visi sorridenti dei fans, le luci, i colori e gli odori che contraddistinguono una delle forme d’Arte più potenti: i Live.

Il mio primo vero concerto è avvenuto il 21 agosto del 1993, avevo 11 anni e mio padre mi accompagnò a vedere il mio gruppo preferito di quel periodo, i Litfiba in Terremoto. Il giorno fu una vera festa e per la prima volta mi ritrovai a pochi passi dai miei miti per ascoltare le mie canzoni preferite in diretta. Un sogno. Ricordo che pensai: voglio vivere così, dentro eventi come questo, per tutta la vita! E in effetti di concerti ne ho visti parecchi, per fortuna.

Cosa è cambiato?

Negli ultimi 3 o 4 anni ho assistito a qualcosa di inaccettabile per una come me che, dal momento in cui la band inizia a suonare, non parla più con nessuno, io mi isolo, ci siamo solo io e i musicisti.

Stop.

Fidanzato, amici, li ritrovo alla fine per commentare per ore, giorni e anni le emozioni che abbiamo provato.

Sono fatta così.

Io e la musica quando ci incontriamo non abbiamo bisogno di altri interlocutori.

Ma veniamo alla cosa inaccettabile che ho scoperto negli ultimi anni: il pubblico è cambiato. In peggio. Mi vengono in mente almeno due concerti, il primo è quello di Gianni Maroccolo Nulla è andato perso” al Fabrik di Cagliari lo scorso anno. Non so se conoscete il disco ma è davvero un Viaggio, da ascoltare in silenzio, ricco di sottosuoni e meraviglie.

L’album è stato scritto a quattro mani con Claudio Rocchi che ha dipinto a mano le copertine dei vinili prima della sua prematura scomparsa. Il giorno del concerto ero molto emozionata anche perché come Guest di Maroccolo c’era un grande pianista, Antonio Aiazzi, cofondatore dei Litfiba. Purtroppo per metà del concerto sono stata circondata da quattro stronzi di 20 anni che hanno pagato 15 euro per stare lì a parlare del panino che hanno mangiato per cena e altre cose a volumi decisamente troppo alti per permettere a chiunque di ascoltare la musica in pace. Nel momento in cui i giovini si sono accorti di dar fastidio hanno ben pensato di aumentare ancora il volume. Questa scena si ripete a quasi ogni concerto a cui sono stata negli ultimi tempi. Il pubblico paga ma non ascolta. Perché?

Stessa situazione mi è successa al concerto di Edda. Dopo averlo visto al Palazzo Siotto a Cagliari senza alcun problema ho deciso di rivederlo il giorno seguente al Life di Oristano. Ero in quarta fila e ho faticato a sentire. Il pubblico gli chiedeva e gli cantava sopra canzoni dei Ritmo Tribale mentre lui era lì per presentare Stasera come mi ammazzerai? Un grande artista Edda, il pubblico no. Troppe ciarle, troppo sottofondo. Davanti a me tre ragazze, a un certo punto si è avvicinata una quarta che dopo qualche istante si è allontanata. Una delle tre, ridendo, a volume spropositato “bhe, se sapesse cosa ho combinato al suo ragazzo ieri in macchina…” e ha elencato alle amiche, e a tutti noi, le posizioni sessuali messe in opera la notte prima, mentre Edda, visibilmente infastidito cantava Stellina.

Queste scene mi mandano in crisi.

Da pacifista rischio di diventare violenta, rischio seriamente di perdere il controllo.

Ai concerti sono intransigente.

Che dire dei festival?

Che banalità, il pubblico. Riesco ad andare solo ai raduni tematici, frequento principalmente quelli Blues di piccole dimensioni come il Narcao Blues che spesso mi ha dato enormi sorprese come i Blind Boys of Alabama. In tanti si spostano al Primavera Sound e simili per vedere in una volta sola 3 o 4 band. Io non ce la faccio. Per quella cifra preferisco un unico concerto. Una volta ho comprato il biglietto per i Rolling Stones all’asta. Per dire. Non parlo dei gusti del pubblico ma del meltin pot insensato che gli organizzatori mettono su per attirare più gente possibile e del pubblico che pur di risparmiare va a questi eventi. Amo troppo la musica per mischiarmi con non fans del gruppo per cui ho preso l’aereo. La magia dov’è? Che è successo al pubblico? Guardando i cartelloni, mi pare che sino a 20 anni fa questi avevano una logica commerciale, vedevi Red Hot Chili Peppers e Pearl Jam oppure Prodigy e Chemical Brothers. I gruppi in un certo modo erano connessi. Come potrei reagire se mentre suona Patti Smith i ragazzi che mi stanno affianco si lamentano perché stanno aspettando Ed Sheeran?

No, seriamente, i festival con Guest scelte senza filo logico non fanno per me, il pubblico che è diventato disattento e preferisce la presenza alla partecipazione attiva al rito collettivo della musica. Non è la quantità ma la qualità che vi porterete nel curriculum vitae dei concerti. Cercate l’autenticità, Cristo, siate critici, che il pubblico di merda incentiva l’inutilità e la vuotezza dei gruppi che circolano in giro. Realmente, tanti sono incapaci plagi dei cantautori degli anni ’70. Finti profeti che per farsi ganzi usano il capotasto e vi ammaliano, mentre voi parlate del derby e ignorate le loro nefandezze Live.

Qualche tempo fa ho intervistato Patrizio Fariselli, tastiera degli Area International Popular Group, ad oggi una delle più intense e piacevoli chiacchierate della mia vita. Riporto uno stralcio della nostra conversazione che potete leggere per intero qui sul Blog.

Io non ho abilità artistiche, non posso dare un contributo in questo senso, però mi piacerebbe sentire artisti culturalmente impegnati, come eravate e ancora siete voi, e non mi riferisco solo al pensiero scritto e ai concetti verbali ma anche alla musica che, in linea di massima, oggi è davvero banale

Il contributo culturale non è solo quello dell’artista che compone ed esegue, ma avviene anche da parte dell’ascoltatore. Questa cosa non va trascurata, è davvero importante perché la musica non ha senso se non viene ascoltata. Il rito sociale del fare musica si compie nella condivisione. Bisogna completare il cerchio. Quindi anche tu, ascoltatrice, sei fondamentale in questo processo.

Nel dire questo Patrizio non solo mi ha reso parte integrante della macchina musicale ma mi ha fatto sentire necessaria. Non avevo mai pensato alla musica in questo senso; se fossimo in quinto potere direi “anche le mie orecchie hanno un valore!”.

Grazie Maestro.

David Bowie, quando si spegne una stella

L’anno scorso ho scritto questa riflessione su David Bowie il giorno in cui è morto. Ho pensato di trascriverla sul Blog oggi, a un anno dalla sua scomparsa.

Nel mio paese, sul finire degli anni ’80, era ancora aperto un vecchio cinema anni ’60 in cui i posti a sedere erano delle semplici sedie in legno. Un giorno le maestre ci fecero fare una bella passeggiata lungo la Via Roma, una strada in salita che attraversa il centro storico, per portarci in questo cinematografo per vedere un film appena uscito: Labirinth. Devo ammettere che rimasi terrorizzata per un po’ da David Bowie, dal suo sorriso innaturale, dai suoi capelli e quando tornai a casa abbracciai mio fratello in fasce pregando che non lo rapissero mai. Il mio primo ricordo di David Bowie è legato a questo film per bambini, in prima elementare non avevo ancora i suoi dischi.

Da grande appassionata di musica posso citare molti altri momenti della mia vita segnati dalla presenza di David Bowie, per esempio il primo vinile suo che ho acquistato è Hunky Dory: nel 2004 mentre mi trovavo in vacanza-pellegrinaggio verso Liverpool feci tappa a Ludlow per incontrare degli amici. Girando per il paese entrai in un charity shop. “Oh little girl you have such a great taste, this album is very special”disse la signora coi capelli corti e ricci e gli occhialoni anni ’70 mentre mi faceva lo scontrino; io e lei parlammo un po’ di David Bowie e dei nostri gusti musicali (in quell’ occasione comprai anche un vinile di spirituals di Johnny Cash), nel mio inglese improvvisato così uscendo dal negozio le promisi di pensare a lei ogni volta che avrei messo sul piatto il vinile di Hunky Dory. Patto mantenuto fino a oggi.

È molto difficile spiegare l’attaccamento ad un artista, il legame che si crea con la sua musica è di tipo irrazionale ed è connesso a istanti di vita di cui questo estraneo-musicista fa parte. Gli artisti godono di questa dannazione e privilegio, entrano nelle case della gente e diventano la colonna sonora di momenti ed esistenze intere.

È un dato di fatto, gli uomini come David Bowie, artista camaleontico che ha segnato più di un’epoca sono indimenticabili e quando vanno via lasciano un vuoto incolmabile.

Ci mancherai Mr. Bowie

Lettera a Red Ronnie

Finalmente sento la necessità di scrivere sul Blog qualcosa di importante e urgente, per questo devo ringraziare Red Ronnie che, come sempre, ha rilasciato un’interessante intervista. Stavolta però non condivido il suo punto  di vista e, stimolata dalle sue riflessioni, ho necessità di dire la mia.

Caro Red,

le scrivo “caro” non per una circostanza formale ma perché lei mi è sinceramente caro: ho sempre seguito i suoi progetti con entusiasmo e ascolto con attenzione il suo punto di vista sulle questioni musicali. Ho anche cercato di intervistarla qualche tempo fa ma a causa dei suoi svariati impegni non è stato possibile, anche se mi ha  risposto con cordialità dimostrando come sempre la sua umiltà e professionalità. 

Stavolta mi trovo in disaccordo con lei riguardo alla sua recente intervista sull’Huffingtonpost in relazione a X Factor, Manuel Agnelli, i concorrenti dei Talent e purtroppo la chiusura del Roxy Bar. 

Lei ha detto “Il monopolio dei Talent Show è disumano. I ragazzi che escono fuori da questi programmi sono drogati dal falso successo. Prima si ritrovano a duettare con star della musica internazionale, poi a suonare e cantare nei centri commerciali. Sono come delle Cenerentole che salgono su una carrozza e allo scoccare della mezzanotte si ritrovano solamente con una zucca”. 

Io le rispondo: X Factor è un gioco in cui si vince un contratto mentre da Mike Bongiorno si vincevano 10 milioni di lire perché si conosceva il dizionario a memoria o all’Eredità si vincono, se va bene, 120 mila euro. X Factor è niente più di un gioco in cui presunti artisti possono farsi notare -e di brutto, come si dice in gergo-.

Inoltre X Factor è un programma TV.

Un format.

Uno standard.  

Non ci si può aspettare di aver fatto tutta la gavetta dopo essere stati 3 mesi in TV. Però, dico la verità, se avessi o ritenessi di avere un talento musicale parteciperei. Perché no? Anziché postare un video su YouTube e avere 2000 visualizzazioni potrei tranquillamente farmi conoscere da milioni di persone in un colpo solo, accelerando la mia fama, ma non il mio successo. Le persone tendono a confondere l’Arte con i fenomeni mediatici e la fama con il successo. Nulla di più sbagliato. La maggior parte dei ragazzi che non riescono a farsi un nome dopo il programma, sicuramente, la vivono male ma anche da parte loro ci vuole onestà. Non si può pensare di poter duettare con Giorgia o Robbie Williams ogni giorno. Soprattutto agli esordi. Per il bar di “Zia Maria”*, il classico baretto di paese, ci sono passati tutti da Morandi ai Beatles da Patty Pravo a Patti Smith da Laura Pausini a Madonna. Perché loro, i concorrenti dei talent dovrebbero esimersi da questo? In pochi la spuntano fuori dal programma e questo mi riporta alla mente tante stelle comete degli anni ’60 che incidevano un pezzo e poi cadevano nel dimenticatoio. Quanti, quanti nomi possiamo elencare? Infiniti. Capisco che lei Red parta da un punto di vista privilegiato, il suo Roxy Bar, vetrina in cui i tempi televisivi, oggi del web, sono labili e la passione per la musica rende ogni puntata completamente diversa l’una dall’altra non si può proprio paragonare a un Talent Show. 

Lei ha detto: Chi è Manuel Agnelli? Prima di X-Factor chi era questo Manuel Agnelli che ora finisce sulle home page di tutti i quotidiani online? Era uno che per avere un po’ di visibilità ha dovuto mostrare il pelo del pube sulla copertina di un giornale (Il mucchio selvaggio, ndr). Alla fine ci ritroviamo in programmi dove vincono i coach che sfruttano l’onda per far decollare o consolidare le proprie carriere. Come può Alvaro Soler giudicare gli altri?

Io le rispondo: Manuel Agnelli ha scritto canzoni di notevole spessore, il cui successo non è andato di pari passo con la fama. Il fatto che oggi lui abbia deciso di uscire dalla sua nicchia non credo interferirà con l’integrità dei suoi lavori futuri e se lo farà dobbiamo attendere il prossimo disco. Per il momento la sua band, gli Afterhours, è uscita con Folfiri o Folfox, un album molto personale, ma non sto qui a dirle cose che lei saprà più di me. Però, e qui mi vorrei soffermare, gli Afterhours sono stati apprezzati dal più temuto critico musicale italiano, MINA.

Mina ha inciso una cover di un loro pezzo, Tre volte dentro me e li ha voluti al suo fianco in Adesso è facile. Penso che, in quanto ad autorità sul campo, un riconoscimento della Signora Mazzini valga più, a livello di risonanza, del mio modesto parere di blogger. 

Per quanto riguarda la mercificazione della musica, credo che il problema derivi dalla mancata competenza del pubblico che non sa riconoscere il talento e compra dischi a caso; la colpa non è né dei concorrenti, né della TV ma del pubblico stesso che, per qualche motivo, ha smesso di cercare l’ago nel pagliaio, l’unicità.

Seguo il programma X Factor da anni, dopo un periodo di circa 5 anni di stop totale alla Tv. Ho cominciato perché Davide, il mio fidanzato, mi disse “Azz, Morgan parla come te!” e dentro questo format ho visto davvero pochi talenti. Uno è a mio avviso Loomy, un rapper che ha partecipato quest’anno e che mi arriva dritto come un pugno in faccia (e io non ascolto per nulla il Rap italiano).  Mi ha definitivamente conquistata con una stravolta -nel testo- ma rispettosa cover di Vasco Rossi. Detto questo, quando avrò un figlio e mi dirà “mamma ascolta questo pezzo, mi piace questo quadro” o qualsiasi altra cosa, gli chiederò il perché, vorrò una sua recensione, una presentazione che mi faccia capire le sue emozioni. Solo così possiamo salvare la Musica, imparando ad ascoltare con le nostre orecchie! L’Arte deve essere motivo di dialogo e confronto. Non deve esistere il “mi piace questo perché adesso passa in radio e quindi Bho”. L’ascoltatore, anche e soprattutto in tenera età, deve essere attivo.

https://youtu.be/gvpPuFUUoIU

Red-ronnie-david-bowieHo anche letto del Roxy Bar e mi dispiace sinceramente per la sua chiusura ma con lei non si sa mai, potrebbe rinascere sotto qualche altra forma, lei Red è pieno di sorprese!  

Infine la ringrazio perché, dopo tempo, mi ha fatto venire il desiderio di scrivere qualcosa di getto. 

Un caro saluto

Martina Saiu

https://youtu.be/2YomN4mJfv8

*tipico baretto di paese, il “Roxy Bar” come lo definisce lei, in cui puoi trovare l’avvocato e il disoccupato che commentano il Derby e i signori in pensione la mattina presto leggono il giornale.

Registratore multitraccia. Chi l’ha inventato?

Oggi mi sono svegliata con un quesito in testa. Vi capita mai? Il mio dubbio è: come e quando è nato il registratore multitraccia? Chi l’ha inventato?
Mentre facevo colazione ho così iniziato la mia ricerca e ho scoperto qualcosa di molto interessante.
L’uomo che ha inventato questo strumento è Les Paul, al secolo Lester William Polfuss. Les Paul è un genio chitarrista e inventore molto famoso per aver dato i natali a una delle chitarre più famose della storia: la Gibson Les Paul ma non solo…
Spetta a lui l’invenzione del registratore a 8 piste (registratore multitraccia) e la creazione di alcuni “storici” effetti come il Delay.
Ma veniamo all’oggetto che stanotte, in chissà quale sogno, ha destato la mia curiosità; il registratore multitraccia è uno strumento nato negli anni ’40 per mano del chitarrista inventore che con l’ausilio di un nastro magnetico dava la possibilità di registrare 8 tracce. Cosa significa? Significa che tutti gli strumenti, sino a 8, potevano e possono essere registrati separatamente. Non solo le classiche chitarra, basso e batteria ma anche cori, voci e sovra incisioni. Negli anni ’60 ci fu un vero boom dei multi traccia in sala d’incisione e gli artisti cominciarono a registrare non più in presa diretta ma separatamente.
Il progetto del registratore multitraccia è stato reso possibile grazie al patrocinio di Bing Crosby e della Ampex Corporation.
Il primo multitraccia a 8 piste della Ampex modello 5258 era molto grande, pensate che era alto 2 metri e pesava 110 kg.
Lo studio della macchina si è evoluto rapidamente aumentando la qualità del suono registrato attraverso questa meravigliosa invenzione!

Io so chi sono, lettera a Manuel Agnelli

Villacidro,  17 maggio 2016

Colonna sonora mentre scrivo: Watching the wheels

Ciao Manuel,
ti scrivo perché in questi giorni ho letto la notizia che sarai il nuovo giudice di X Factor e sono sconvolta dai commenti che ho sentito in giro. 
Ho letto tante di quelle cose vuotissime pro e contro di te da lasciarmi a bocca aperta, l’ultima diceva che sei l’erede di Malcolm McClaren e che stai letteralmente “raccogliendo i frutti del tuo culo” (articolo del Fatto quotidiano).

Ho visto gli Afterhours 9 volte, in tutte queste occasioni hai dimostrato chiaramente che non hai tempo da perdere e che le cose che fai, difficilmente, sono lasciate al caso (in particolare mi riferisco al Tora Tora a Cagliari -forse nel 2004- quando hanno abbassato senza senso il volume e hai spaccato la chitarra a terra prendendotela -giustamente- con l’amministrazione comunale). Un’altra cosa interessante sul tuo percorso artistico e non secondaria è che hai sempre cercato di portare avanti progetti di promozione culturale, cercando di fare emergere situazioni sonore ai più sconosciute, passando dal Tora Tora al Paese è Reale, dal Jack Daniels on Tour alle esperienze in teatro sino a X Factor. Ho avuto il piacere di intervistare Giorgio Prette due mesi fa e abbiamo parlato proprio dell’esperienza del Tora Tora, ti allego il link. 

Da ascoltatrice credo che la tua carriera sia stata fin ora in crescendo e Padania a mio avviso sia uno dei migliori dischi italiani di sempre (assieme a Arbeith Macht Frei  e
Crack degli Area, Ut dei New Trolls, Amore non amore di Battisti e
qualche altra perla): suona alle mie orecchie proprio come un atto di liberazione,
è un’opera quasi dada in cui l’armonia si disintegra per riassemblarsi
in qualcosa di stupefacente e incredibilmente mio: Io so chi sono, so
qual è il mio nome.

Tra qualche giorno uscirà Folfiri o Folfox, il nuovo disco degli Afterhours che attendo con curiosità, l’ho pre-ordinato, chissà come sarà e se mi conquisterete ancora! Il singolo mi è piaciuto parecchio, là in mezzo ho colto un po’ di diavolerie di Xabier e una genuina dose -massiccia- di veleno!

Veniamo al dunque…

Perché ti scrivo? Voglio difenderti o attaccarti? -forse ti domanderai-
La verità è che sono qui per dire a te e a pochi altri: “Io Sto con gli Artisti”.

Io credo che in musica e in Arte vincano sempre gli Artisti, non quelli retorici e ripetitivi che accontentano sterilmente il pubblico (che non sono Artisti), ma coloro che, come diceva Battisti, lo “guidano”. In Arte vincono quelli che osano dove il loro seguito non avrebbe mai immaginato perché hanno semplicemente curiosità di farlo, sperimentando nuove forme di comunicazione o rimanendo uguali se è ciò che ciò che realmente desiderano.
Sento di difendere la tua libertà di essere uguale o contraddirti, di spingerti avanti o da un’altra parte. Seguire il proprio istinto è l’unica cosa importante in questo momento complesso della nostra Storia.
Le persone in questi giorni giocano con te, la tua partecipazione a X Factor è stata per tanti troppo scioccante. Sei in una situazione di sovraesposizione con un disco in uscita, che a quanto pare sarà molto tosto, e alle porte una nuova avventura in un sistema mediatico tradizionale. I giudizi nei tuoi confronti non sono certo galanti e io, davvero, non capisco perché: nessuno ha sentito il disco o visto il programma! I giorni scorsi ho anche dibattuto amichevolmente con un’altra blogger sulla questione XFactor.  Sai, mi viene in mente quella volta in cui a “Speciale per voi” il pubblico si scagliò contro Battisti giudicandolo pesantemente per le sue “canzonette”. Quello stesso Battisti ha (qualche anno dopo), battuto strade artistiche ostiche, innovative e tutt’ora incomprese dal suo pubblico, con coraggio e voglia di sperimentare.
La gente ha sempre da ridire.
In attesa del disco e di vederti in Tv,

ti saluto
Martina
Ps: Potrei mica intervistarti?

Finalmente ho ritrovato il disco dei Black Sabbath

Stamattina stavo riascoltando qualche mia vecchia puntata radio, tra cui l’intervista a Paolo Campana che qualche anno fa ha girato il mondo alla scoperta di vinili. Pensate che ha intervistato discografici, dj e artisti come Peter Saville, che ha creato le celebri copertine dei Joy Division Winston Smith che si è invece dedicato ai Dead Kennedys, Ben Harper e tanti altri..
Ieri sono stato sotto
dove adesso c’è un enorme specchio
e finalmente ho ritrovato
il disco dei Black Sabbath
se lo guardi girare può ipnotizzare
etichetta a spirale diventa un cono che sale
(sale sale sale)
tridimensionale

Amore Assurdo, Morgan

Il moto centripeto dei miei pensieri ha riportato a galla un piacevole ricordo di quando ero piccina: i miei cugini compravano assiduamente LP e per il primissimo ascolto si stava tutti in silenzio ad ascoltarlo. Che meraviglia!
I miei amici sono passati molto presto al cd, già nel 1994 girava questo formato super mini. Io, che non avevo i soldi per comprarmi il lettore, ho continuato a rifornirmi di Lp che verso il 1995-97 costavano 2 lire. Li acquistavo sul Nannucci: Equipe 84, Joy Division e altre cose incompatibili tra loro ma vestibilissime per me.

Perché non ho mai smesso di comprare vinili?

Il Vinile permette di studiare al meglio le rifiniture della copertina, di leggere i testi e tenere tra le mani un’estensione ingombrante di ciò che è sul piatto. Non credo di essere una nostalgica perché io non ho mai smesso di ascoltarli e comprarli inoltre questo Blog ha il nome del mio giradischi, che fu di mio padre, lo Stereorama 2000 deluxe.
Non sono una purista del suono, una che va contro il progresso, no. Le cose cambiano. Qualche tempo fa parlavo con una ragazza che avrà avuto 19 anni e mi ha detto di non aver mai acquistato musica su un supporto, come dire, tangibile. I suoi primi dischi li ha avuti direttamente sull’Ipod che le è stato regalato quando era alle elementari.
Le band scrivono dischi che sono fruibili gratuitamente su spotify e quasi nessuno, se non i collezionisti, sono disposti a sganciare soldi e spazio per averli sottomano. Io stessa ne ho molti solo in formato digitale. Tuttavia, per quanto mi riguarda, l’LP non è una moda o un rincorrere qualcosa che non esiste più, anzi è un oggetto d’uso quotidiano.
Provate ad ascoltare Ummagumma dei Pink Floyd con la copertina del vinile tra le mani. Provate!
La differenza tra il formato liquido e il vecchio, antiquato vinile è tutta lì. Nella carta, nella bellezza di certe copertine che si fondono con la musica in esse contenute.
Bene, questa riflessione è come un cane che si morde la coda, piena zeppa di input, di riflessioni campate in aria ma io ho la febbre e sono a letto da due giorni.