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Il batterista degli Ac/Dc accusato di omicidio

phil Rudd accusato di omicidio ac/dcSembra che il 2014 sia un anno da dimenticare per gli Ac/Dc..
Dopo l’ictus di Malcolm Young, la storica chitarra ritmica, un’altra ombra cala sulla band; il batterista Phil Rudd é stato accusato di aver assoldato un killer per compiere due omicidi. L’uomo è stato arrestato mercoledì mattina nella sua casa in Tauranga in Nuova Zelanda e trovato in possesso di cannabis e cocaina. Gli Ac/Dc hanno così commentato “Abbiamo saputo dell’arresto di Phil dal telegiornale. Non abbiamo nessuna dichiarazione da fare”.
Rimane un grande sconcerto, sperando che le accuse siano infondate, gli Ac/Dc supereranno anche questa? Ci auguriamo proprio di SI. Per maggiori informazioni leggi l’articolo della BBC

Ascolta Anisina by Pink Floyd

Trasmesso sulla BBC “Anisina”, il brano strumentale di “the endless river” il nuovo disco dei Pink Floyd in uscita l’11 Novembre.
Ascolta QUI "Anisina", nuovo pezzo dei Pink Floyd Questo é un brano strumentale al piano che poi é stato riarrangiato con i fiati. Il titolo “Anisina” come spiega Gilmour durante il programma radio, significa “In memoria di..”.
Durante la chiacchierata con Mr.Gilmour, s’è parlato un po’ del disco in uscita il prossimo 11 Novembre e della carriera dei Pink Floyd.
Ho fatto una trascrizione dell’intervista.
Come mai il disco esce ora e come l’avete creato? 
Dopo aver registrato The Division Bell nel 1994, avevamo bisogno di ritrovarci assieme perché era da tanto che non ci vedavamo, così abbiamo fatto diverse jam sessions (circa 20 ore).  Da lì abbiamo estrapolato alcuni pezzi riadattandoli. 
Quindi le registrazioni sono state fatte 20 anni fa?
Si. Il pezzo che presentiamo quest’oggi è strumentale, Recentemente ho fatto un disco e ho suonato con altri pianisti e ho pensato “quanto vorrei che Rick fosse ancora qui” per darmi una mano, così sono andato a riascoltare la nostra vecchia musica, in particolare queste sessioni, 
Raccontami dei Pink Floyd negli anni ’60..
Loro hanno inciso il primo disco nel 1967 e il disco fu scritto da Syd Barrett, un mio amico che era una specie di Leader della band in quel preciso momento. Per varie ragioni dovette lasciare il gruppo e mi chiese di prendere il suo posto nel gennaio del 1968, quando avevo 21 anni.
Come ti sei sentito?
Ero contento, inoltre loro avevano bisogno di qualcuno quindi..ho fatto la differenza.
Doveva essere difficile creare un disco innovativo, qualcuno suonava come i Pink Floyd in quegli anni?
The endless river Pink Floyd

Non esattamente, esistevano moltissime micro influenze, specialmente progressive, in giro per il mondo. La gente aveva suoni differenti, che poi si  tirano fuori quando si suona assieme e ciò che vien fuori é particolare, unico. 

Qual’è l’abum a cui sei più legato?
Bhe, direi The dark side of the moon e Wish you where here, quello è stato un periodo fantastico. Anche The division bell in cui abbiamo lavorato assieme dopo molti anni. 
Cosa stiamo per ascoltare?
Anisina é un brano strumentale, non credo fosse nuovo nel 1993 quando é stato registrato. Era un pezzo esclusivamente al piano, recentemente l’abbiamo arricchito con il sax e il clarinetto. che lo rendono molto più “istantaneo”.  Abbiamo deciso di chiamarlo Anisina, una parola turca che significa “in memoria di..”….

 Potete ascoltare  QUI l’intervista e il brano a partire dalle 2 ore e 15 minuti.
Leggi e ascolta anche “Louder than words” QUI

Chef Rubio racconta la musica popolare romana

Chef Rubio racconta la musica popolare romana su stereorama
Chef Rubio scrive un articolo per Stereorama dedicato alla musica popolare romana. Nella precedente intervista mi aveva colpito particolarmente la sua descrizione della scena musicale a Roma e dintorni; ho così ricontattato Gabriele Rubini per chiedergli di descrivere che musica tira in quel di Roma. Ecco il suo articolo.

La musica è parte di me

Parte integrante
L’unica droga di cui necessito
Poi è legale quindi tanto meglio
Ho attraversato diverse fasi musicali
Dal metal al punk, dal cross-over al grunge, dalla drum&bass alla dub e così potrei andare avanti per altre dieci righe.
La musica è la mia unica compagna fissa.
Che poi tecnicamente neanche lei è fissa perché molto figlia del momento e del “mood” e di conseguenza mai uguale. 
Di recente il lavoro mi ha consentito di trascorrere più tempo a Roma e ho ricominciato a viverla ho avuto la fortuna e il piacere di coltivare nuove amicizie che giorno dopo giorno si consolidano.
Il caso ha voluto che tra queste persone ci fossero elementi della scena musicale romana: i ragazzi de Il muro del cantoGiancane e i Kutso.
E’ successo che i ragazzi de “Il muro del canto” fossero all’inaugurazione del nuovo studio di cari amici tatuatori Nina Tattoo a Marino, vicino Roma. Loro suonavano e io offrivo cibo.
Entrambi offrivamo qualcosa e quel qualcosa era frutto dell’amicizia solida che abbiamo con Paolo, Chiara e Sandrone le colonne portanti di questo studio di tatuaggi.
Con il ‘Muro del Canto’, non ci siamo neanche troppo parlati quel giorno viste le dinamiche dell’evento ma quello è stato l’inizio inconsapevole di un’amicizia che considero sempre più di spessore e che si snoda parallelamente a un percorso musicale che sto compiendo lungo le vie della musica regionale, non solo romana.
Chef Rubio scrive per Stereorama un postE’ così che ho conosciuto tutti i progetti in parallelo dei Muro con “Montelupo e Giancane per citarne alcuni  e altre realtà quali i Kutso che sono poi dei Castelli come me.
Tutte persone di Roma e dintorni che hanno a disposizione armi differenti  ma accomunate da una romanità che di romanità ha lo spirito e non la mera comunicazione
Qualcosa di viscerale che sinapticamente ci unisce attorno a una visione comune
assieme a
Nostri coetanei
Persone anziane che ci danno spunto e da cui dipendiamo inconsciamente
giovani per cui vorremmo essere d’esempio 
ognuno con le proprie armi combatte per sensibilizzare il pubblico su una fine che sembra segnata e che invece
può essere evitata attraverso il recupero e la conservazione di valori popolari, tradizionali, genuini.
Non a caso con i ragazzi de “Il muro del canto” i primi di novembre a Roma saremo assieme su un palco in occasione della presentazione del prossimo libro di Don Pasta
Un evento in cui la scrittura, la musica e l’amore per la cucina del popolo, quella fatta con umiltà e orgoglio a partire dal quasi niente delle frattaglie, avranno come unico destinatario il popolo, appunto. 
La musica è un motore che spesso dà vita ad amicizie, rivolte, ideali, mode e cambiamenti.

Gabriele Rubini -Chef Rubio-

Chef rubio i re deglla griglia dmaxChef Rubio é un ragazzo pieno di interessi, curioso e decisamente una bella penna. Lo vedremo nuovamente in Tv a partire dal 27 ottobre alle ore 21.10 con Paolo Parisi e Cristiano Tomei nel programma “I re della griglia”: il primo talent show-barbecue in onda su DMAX (canale 52 digitale terrestre). 


Jeff Buckley e Nusrat Fateh Ali Khan: “He’s my Elvis!”

Nusrat fateh Ali Khan is one of the greatest singers of our time. When his singing takes off, 
his voice embodies soulfulness and sprituality like no other.
Jeff Buckley
Nusrat Fateh Ali Khan Quand’ero all’Università c’erano i famosi “crediti liberi” che si potevano colmare con attività extra, così ne approfittai e mi iscrissi ad alcuni seminari di musica, tra i quali uno su Nusrat Fateh Ali Khan. Nusrat era un cantante pachistano che portò in giro per il mondo il canto tradizionale del suo Paese, il Qawwali, fondendolo con la musica contemporanea occidentale. Inutile dire che fu  amore al primo ascolto.
Cos’è il Qawwali? è un canto sufi tradizionale del Pakistan e della zona indiana, ha origini antichissime e risale al VII secolo; fino a qualche decennio fa potevano cantarlo solo gli uomini. Caratteristica di questi canti è la dimensione di trance,  detta wajad, in cui musicisti e pubblico cadono durante i concerti rituali; questa  dimensione di estasi è considerata il momento in cui ci si congiunge con Dio. Il gruppo è composto di circa 10 musicisti, solitamente tutti membri della stessa famiglia e tra gli strumenti utilizzati vi sono la tabla, l’harmonium e percussioni di ogni tipo.
Dopo questa parentesi vorrei tornare a Nusrat. Quella sera, mentre lo sentivo cantare mi portò altrove, in mondi lontanissimi, sconosciuti e non stereotipati da allucinazioni collettive, rimasi sorpresa e indifesa davanti a questo spettacolo per la mente che mi entrò dentro e poi ne uscì come uno spirito invisibile. Figlio di un suonatore Qawwali, Nusrat iniziò a suonare la tabla giovanissimo per poi passare al canto, rivelandosi da subito in tutta la sua potenza vocale di ben sei ottave. Il suo primo successo fu Haq Ali Ali una composizione in stile tradizionale ma presto il suo enorme carisma lo portò in tour in Inghilterra e poi a una prima collaborazione con Peter Gabriel con il quale scrisse la struggente colonna sonora de l’ultima tentazione di Cristo film di Martin Scorsese. Dieci anni dopo collaborò con Eddie Vedder in due brani del film Dead Man Walking Ascolta The long Road e con Oliver Stone per la colonna sonora di Natural Born Killers.
Nusrat pubblicò 5 album con la Real World Records di Peter Gabriel, un’etichetta discografica che promosse la fusione tra il suono contemporaneo e le tradizioni musicali di tutto il mondo, in cui uscendo dagli schemi alternò ai brani tradizionali alcune sperimentazioni come l’album Musst Musst. Suo Grande fan Jeff Buckey lo metteva sempre in cima agli artisti che l’avevano più influenzato nel modo di cantare, dichiarando:
“Nusrat canta come se ogni nota fosse l’ultimo suono da ascoltare prima di morire 
e  ascoltandolo pare di fluttuare verso il paradiso o cadere all’inferno. 
Quella melodia gutturale, passionale e piena di estasi si sprigiona dalla gola di un uomo che è talmente immerso nella musica da non esistere più”.  
Potete ascoltare uno stralcio di un concerto in cui Jeff Buckley improvvisa Nusrat, il primo della Playlist.
Nel 1997 ormai molto malato, Nusrat Fateh Ali Khan morì in Inghilterra a soli 48 anni, pare per problemi cardiaci dovuti, a quanto risulta da fonti indiscrete, al suo massiccio consumo di alcool.
Universalmente riconosciuto come “l’imperatore del Qawwali” Fateh fu il primo ad aprirsi con il suo canto tradizionale verso collaborazioni con musicisti occidentali fondendo la tradizione con melodie contemporanee, il che gli causò oltre agli universali apprezzamenti anche molti nemici tra gli integralisti del canto qawwali; certo è che la voce di Nusrat attraversa i corpi, arriva agli spiriti e li innalza verso l’alto. Qui  trovate un’antologia delle sue più importanti collaborazioni.

When I sing for God, I feel myself in accord with God, and the house of God, Mecca, is right in front of me. And I worship. When I sing for Mohammed, peace be upon him, our prophet, I feel like I am sitting right next to his tomb, Medina, and paying him respect and admitting to myself that I accept his message”.
Nusrat Fateh Ali Khan