Tutti gli articoli di Stereorama

Mi chiamo Martina Saiu e sono appassionata di musica sin dall’infanzia. Nel 2011 ho iniziato a collaborare come speaker nella web radio “Pigre.co” dove ho ideato e condotto Stereorama, un programma di approfondimenti musicali andato in onda sino alla fine del 2013. Quando la radio è andata Off Line per mancanza di fondi ho sentito il bisogno di continuare il progetto convertendo il mio programma in un Blog.

David Bowie, quando si spegne una stella

L’anno scorso ho scritto questa riflessione su David Bowie il giorno in cui è morto. Ho pensato di trascriverla sul Blog oggi, a un anno dalla sua scomparsa.

Nel mio paese, sul finire degli anni ’80, era ancora aperto un vecchio cinema anni ’60 in cui i posti a sedere erano delle semplici sedie in legno. Un giorno le maestre ci fecero fare una bella passeggiata lungo la Via Roma, una strada in salita che attraversa il centro storico, per portarci in questo cinematografo per vedere un film appena uscito: Labirinth. Devo ammettere che rimasi terrorizzata per un po’ da David Bowie, dal suo sorriso innaturale, dai suoi capelli e quando tornai a casa abbracciai mio fratello in fasce pregando che non lo rapissero mai. Il mio primo ricordo di David Bowie è legato a questo film per bambini, in prima elementare non avevo ancora i suoi dischi.

Da grande appassionata di musica posso citare molti altri momenti della mia vita segnati dalla presenza di David Bowie, per esempio il primo vinile suo che ho acquistato è Hunky Dory: nel 2004 mentre mi trovavo in vacanza-pellegrinaggio verso Liverpool feci tappa a Ludlow per incontrare degli amici. Girando per il paese entrai in un charity shop. “Oh little girl you have such a great taste, this album is very special”disse la signora coi capelli corti e ricci e gli occhialoni anni ’70 mentre mi faceva lo scontrino; io e lei parlammo un po’ di David Bowie e dei nostri gusti musicali (in quell’ occasione comprai anche un vinile di spirituals di Johnny Cash), nel mio inglese improvvisato così uscendo dal negozio le promisi di pensare a lei ogni volta che avrei messo sul piatto il vinile di Hunky Dory. Patto mantenuto fino a oggi.

È molto difficile spiegare l’attaccamento ad un artista, il legame che si crea con la sua musica è di tipo irrazionale ed è connesso a istanti di vita di cui questo estraneo-musicista fa parte. Gli artisti godono di questa dannazione e privilegio, entrano nelle case della gente e diventano la colonna sonora di momenti ed esistenze intere.

È un dato di fatto, gli uomini come David Bowie, artista camaleontico che ha segnato più di un’epoca sono indimenticabili e quando vanno via lasciano un vuoto incolmabile.

Ci mancherai Mr. Bowie

Lettera a Red Ronnie

Finalmente sento la necessità di scrivere sul Blog qualcosa di importante e urgente, per questo devo ringraziare Red Ronnie che, come sempre, ha rilasciato un’interessante intervista. Stavolta però non condivido il suo punto  di vista e, stimolata dalle sue riflessioni, ho necessità di dire la mia.

Caro Red,

le scrivo “caro” non per una circostanza formale ma perché lei mi è sinceramente caro: ho sempre seguito i suoi progetti con entusiasmo e ascolto con attenzione il suo punto di vista sulle questioni musicali. Ho anche cercato di intervistarla qualche tempo fa ma a causa dei suoi svariati impegni non è stato possibile, anche se mi ha  risposto con cordialità dimostrando come sempre la sua umiltà e professionalità. 

Stavolta mi trovo in disaccordo con lei riguardo alla sua recente intervista sull’Huffingtonpost in relazione a X Factor, Manuel Agnelli, i concorrenti dei Talent e purtroppo la chiusura del Roxy Bar. 

Lei ha detto “Il monopolio dei Talent Show è disumano. I ragazzi che escono fuori da questi programmi sono drogati dal falso successo. Prima si ritrovano a duettare con star della musica internazionale, poi a suonare e cantare nei centri commerciali. Sono come delle Cenerentole che salgono su una carrozza e allo scoccare della mezzanotte si ritrovano solamente con una zucca”. 

Io le rispondo: X Factor è un gioco in cui si vince un contratto mentre da Mike Bongiorno si vincevano 10 milioni di lire perché si conosceva il dizionario a memoria o all’Eredità si vincono, se va bene, 120 mila euro. X Factor è niente più di un gioco in cui presunti artisti possono farsi notare -e di brutto, come si dice in gergo-.

Inoltre X Factor è un programma TV.

Un format.

Uno standard.  

Non ci si può aspettare di aver fatto tutta la gavetta dopo essere stati 3 mesi in TV. Però, dico la verità, se avessi o ritenessi di avere un talento musicale parteciperei. Perché no? Anziché postare un video su YouTube e avere 2000 visualizzazioni potrei tranquillamente farmi conoscere da milioni di persone in un colpo solo, accelerando la mia fama, ma non il mio successo. Le persone tendono a confondere l’Arte con i fenomeni mediatici e la fama con il successo. Nulla di più sbagliato. La maggior parte dei ragazzi che non riescono a farsi un nome dopo il programma, sicuramente, la vivono male ma anche da parte loro ci vuole onestà. Non si può pensare di poter duettare con Giorgia o Robbie Williams ogni giorno. Soprattutto agli esordi. Per il bar di “Zia Maria”*, il classico baretto di paese, ci sono passati tutti da Morandi ai Beatles da Patty Pravo a Patti Smith da Laura Pausini a Madonna. Perché loro, i concorrenti dei talent dovrebbero esimersi da questo? In pochi la spuntano fuori dal programma e questo mi riporta alla mente tante stelle comete degli anni ’60 che incidevano un pezzo e poi cadevano nel dimenticatoio. Quanti, quanti nomi possiamo elencare? Infiniti. Capisco che lei Red parta da un punto di vista privilegiato, il suo Roxy Bar, vetrina in cui i tempi televisivi, oggi del web, sono labili e la passione per la musica rende ogni puntata completamente diversa l’una dall’altra non si può proprio paragonare a un Talent Show. 

Lei ha detto: Chi è Manuel Agnelli? Prima di X-Factor chi era questo Manuel Agnelli che ora finisce sulle home page di tutti i quotidiani online? Era uno che per avere un po’ di visibilità ha dovuto mostrare il pelo del pube sulla copertina di un giornale (Il mucchio selvaggio, ndr). Alla fine ci ritroviamo in programmi dove vincono i coach che sfruttano l’onda per far decollare o consolidare le proprie carriere. Come può Alvaro Soler giudicare gli altri?

Io le rispondo: Manuel Agnelli ha scritto canzoni di notevole spessore, il cui successo non è andato di pari passo con la fama. Il fatto che oggi lui abbia deciso di uscire dalla sua nicchia non credo interferirà con l’integrità dei suoi lavori futuri e se lo farà dobbiamo attendere il prossimo disco. Per il momento la sua band, gli Afterhours, è uscita con Folfiri o Folfox, un album molto personale, ma non sto qui a dirle cose che lei saprà più di me. Però, e qui mi vorrei soffermare, gli Afterhours sono stati apprezzati dal più temuto critico musicale italiano, MINA.

Mina ha inciso una cover di un loro pezzo, Tre volte dentro me e li ha voluti al suo fianco in Adesso è facile. Penso che, in quanto ad autorità sul campo, un riconoscimento della Signora Mazzini valga più, a livello di risonanza, del mio modesto parere di blogger. 

Per quanto riguarda la mercificazione della musica, credo che il problema derivi dalla mancata competenza del pubblico che non sa riconoscere il talento e compra dischi a caso; la colpa non è né dei concorrenti, né della TV ma del pubblico stesso che, per qualche motivo, ha smesso di cercare l’ago nel pagliaio, l’unicità.

Seguo il programma X Factor da anni, dopo un periodo di circa 5 anni di stop totale alla Tv. Ho cominciato perché Davide, il mio fidanzato, mi disse “Azz, Morgan parla come te!” e dentro questo format ho visto davvero pochi talenti. Uno è a mio avviso Loomy, un rapper che ha partecipato quest’anno e che mi arriva dritto come un pugno in faccia (e io non ascolto per nulla il Rap italiano).  Mi ha definitivamente conquistata con una stravolta -nel testo- ma rispettosa cover di Vasco Rossi. Detto questo, quando avrò un figlio e mi dirà “mamma ascolta questo pezzo, mi piace questo quadro” o qualsiasi altra cosa, gli chiederò il perché, vorrò una sua recensione, una presentazione che mi faccia capire le sue emozioni. Solo così possiamo salvare la Musica, imparando ad ascoltare con le nostre orecchie! L’Arte deve essere motivo di dialogo e confronto. Non deve esistere il “mi piace questo perché adesso passa in radio e quindi Bho”. L’ascoltatore, anche e soprattutto in tenera età, deve essere attivo.

https://youtu.be/gvpPuFUUoIU

Red-ronnie-david-bowieHo anche letto del Roxy Bar e mi dispiace sinceramente per la sua chiusura ma con lei non si sa mai, potrebbe rinascere sotto qualche altra forma, lei Red è pieno di sorprese!  

Infine la ringrazio perché, dopo tempo, mi ha fatto venire il desiderio di scrivere qualcosa di getto. 

Un caro saluto

Martina Saiu

https://youtu.be/2YomN4mJfv8

*tipico baretto di paese, il “Roxy Bar” come lo definisce lei, in cui puoi trovare l’avvocato e il disoccupato che commentano il Derby e i signori in pensione la mattina presto leggono il giornale.

Intervista. Kate Stone, tecnologia e strumenti musicali in carta

Ho scoperto Kate Stone guardando un documentario su Sky Arte. La sua Missione è trasformare l’esperienza che si ha con gli oggetti, permettendo a tutti di suonare musica senza nessuna formazione accademica. Kate ha fondato Novalia, in cui il suo team utilizza stampanti ordinarie per fabbricare elettronica interattiva e circuiti stampati a basso costo anche se di buona qualità. Sono rimasta così colpita  dalla sua idea che dopo aver terminato il documentario le ho mandato una mail per fissare un’intervista.

La tecnologia di Novalia aggiunge tocco, connettività e dati negli oggetti comuni. Noi giochiamo in uno spazio a metà tra fisico e digitale utilizzando meravigliosi sensori tattili stampati per collegare tra loro persone, luoghi e oggetti. Dalla cartolina ai grandi poster, la nostra stampa interattiva è spesso sottile come un foglio di carta. Fondiamo scienza e design per creare esperienze indistinguibili dalla magia.

Prima di scoprire il tuo progetto vorrei chiederti di parlarmi un po’di te. Qual è il tuo background e che  percorso ti ha portato verso la nascita di Novalia?

Nella mia vita ho attraversato numerosi cambiamenti ma non ho mai desiderato essere diversa. A scuola per esempio non mi sentivo capita, così sono stata bocciata.

In realtà anche io per molto tempo non ho saputo chi fossi.

Sono così partita  in Australia per 4 anni, in quel periodo ho conosciuto me stessa e sono diventata quello che sono.

Per fare ciò ho dovuto lasciare andare qualcosa: le aspettative.

Per essere se stessi si devono lasciare tutte le aspettative.

Non so perché ma le persone sentono sempre il bisogno di riflettersi nell’immagine che gli altri hanno di loro…

Ognuno deve affrontare il processo di costruzione della propria personalità  e per esprimersi è necessario essere svincolati da queste convenzioni.

Quando non hai nulla da perdere, in quel momento, puoi cambiare.

In 10 anni ho perso tutto quello che avevo così mi sono lanciata in una sfida emotiva e fisica.

  • Ho lasciato il mio lavoro, perché avevo bisogno di avere di più, così mi sono rinchiusa nel mio garage e ho cominciato a lavorare al mio progetto: il piano era non avere piani. Avevo bisogno di libertà espressiva che ho concretizzato attraverso le mie competenze scientifiche. Volevo essere un’esploratrice, in particolare nella “user experience” ma senza nessuna idea precisa, nessun piano. Ero così spaventata, così insicura ma ho dovuto farlo. Le persone si svegliano e vanno a lavoro vestite tutte uguali, ma chi sono? Quando si lavora in proprio non si hanno vincoli, si è più liberi ma è anche vero che lanciarsi in un progetto innovativo è abbastanza spaventoso. È stato difficile ma necessario.
  • Ho cambiato genere, da uomo sono diventata donna ma non voglio parlarne, anche se so che la cosa è stata parte del viaggio.
  • Sono stata in Coma: ho avuto un brutto incidente che mi ha mandata in coma.

Wow, tutte esperienze forti ma adesso sei qui, hai un bel sorriso, le tue idee finalmente hanno preso forma…

Si, una cosa che ho sempre saputo è che desideravo creare cose che facessero sorridere le persone. Quando le persone toccano e scoprono gli oggetti tornano bambine.

Bhe di certo quando ho visto il documentario su Sky ho sorriso pensando “questa donna indossa un cappello che funziona come la consolle di un dj!” (Kate sorride e indossa il cappellino). Tu usi questo berretto e tanti altri oggetti comuni per creare qualcosa di diverso dal loro utilizzo standard. Qual è stato l’input per trasformare tutte queste cose in esperienze inaspettate?

Se dovessi utilizzare una parola direi curosità. Mi incuriosiscono sia il funzionamento delle cose sia come le persone interagiscono con gli oggetti.

Anche come le persone suonano.

Sono curiosa anche di scoprire il futuro e il passato.

Le cose per me sono come puzzle. Conosci le palline natalizie con la neve dentro? Immagina ogni batuffolo di neve come il pezzo di un puzzle. Non importa se io sia sveglia o no, talvolta vedo quei fiocchi di neve andare avanti e indietro e cadere per comporre un disegno.

Come il Tetris?

Si qualcosa di simile solo che per avere il disegno devi agitare la pallina e devi rilassarti in modo che le tue idee inizino a comporsi. Ero anche molto affascinata dal mondo delle stampanti: mi sono quindi domandata “come posso usare le stampanti per produrre circuiti elettronici?” Quando ho lasciato il mio vecchio lavoro, nel quale mi occupavo di stampare oggetti in plastica, ho utilizzato lo stesso metodo per produrre nuovi materiali. Per capirci meglio, una delle domande che mi sono posta è: Come posso guardare gli oggetti esistenti ed essere con questi creativa? Il centro dell’idea non era come posso stampare circuiti elettronici ma come posso aggiungere elementi elettronici alla stampa? Mi sono quindi inventata una stampante elettronica che aggiunge elementi elettronici a libri, poster, giornali, come una cosa aggiuntiva alle cose!

Kate mi ha quindi mostrato il suo quaderno musicale e le ho detto ” è il mio preferito, con un oggetto simile le mie interviste sarebbero davvero musicali!”

Le cose di tutti i giorni, gli oggetti, sono i più interessanti. Una delle mie prime idee al riguardo è stata quella di aggiungere l’orologio digitale ai quotidiani. Poteva essere utile per chi sta aspettando un treno in stazione o per chi ha un appuntamento. Ma quello era solo il principio. Sarebbe stato troppo costoso ma da quel momento la mia mente ha trovato la direzione.

Penso agli ebook, questi sono la trasformazione di un oggetto in un emule digitale. Tu invece hai cambiato la normalità modificando l’interazione con le cose comuni!

Esatto, così l’idea del giornale in quel periodo è stata molto importante perché ha spostato le mie idee su un altro canale. Prima di quell’avvenimento ho dovuto  esplorare per 10 anni.

Nonostante l’ ambito scientifico, all’interno del tuo progetto non trascuri la creatività: arte, tecnologia, musica, user experience. Hai un approccio artistico alla tecnologia. 

Il mio approccio alle cose è strano.

Le persone fanno le cose come sono sempre state fatte mentre io le faccio a modo mio.

Ho incontrato anche persone davvero poco gentili. Soprattutto dopo aver avuto l’incidente.

La mia risposta è sempre stata la gentilezza. Io non sono una persona rancorosa. I miei amici mi hanno sempre detto “come puoi essere gentile con chi ti tratta male?” La mia attitudine mi ha permesso di ribaltare le cose e sono riuscita ad avere un dialogo con i colleghi di settore.

Come posso sviluppare idee senza un approccio artistico? Per me è l’unico modo di far funzionare le cose.

Tu stai portando la musica alla gente in un modo nuovo. Come vivi la tua idea ora che è reale?

La tecnologia, come gli strumenti musicali, ha un suo linguaggio che dice alle persone come essere usata. Mi piace quando le cose sono così intuitive che le persone si sentono invitate a usarle, giocare con loro e iniziano ad avere una sorta di approccio musicale, molto emotivo senza bisogno di conoscenze pregresse. Sai quando hai un violino in mano devi studiare per farlo suonare!

A Kate Stone interview. Technology, musical experience and the fun of Play!

I discovered Kate Stone watching a Sky Art documentary about technology. She basically tranform the user experience of playing music in something affordable for everyone, without learning instruments and without being Academic. She also wants to transforme the usual user experience ito something new. She founded Novalia, where her team uses ordinary printing presses to manufacture interactive electronics, which combine touch-sensitive ink technology and printed circuits into unique and cost-effective products. I was so impressed that after finising it I immediately sent her an email to arrange an Interview.

Novalia’s technology adds touch, connectivity and data to surfaces around us. We play in the space between the physical and digital using beautiful, tactile printed touch sensors to connect people, places and objects. Touching our print either triggers sounds from its surface or sends information to the internet. From postcard to bus shelter size, our interactive print is often as thin as a piece of paper. Let’s blend science with design to create experiences indistinguishable from magic.

Before taking about your  project I would like to know who you are to present yourself to my readers. I know you are a clever engineer so please

I have been through a lot of challenges but I don’t wish to have been different. I have being unlucky when I wanted people to understand me my ideas  so when I was at school i Failed my exams. At that time I also did not understand who I Was so why would I expect the others to undestand me? So I disappeared to Australia for 4 years travelling  to know myself or become myself. Well I had to let something go as all the expectations. When you know you give yourself a chance to become  who you actually are but you have to let go expectations!

Well i don’t know people needs to be reflected in the image the others have, but is common in everyone. everyone has to face the process of building a personal point of view of life an themself. Everyone needs to be free to express himself.

When you have  nothing to lose   you can  change.  During 10 years of my life I lost Everything so I made some challenges emotionals, physicals and to all life and I had some intenses experiences:

  • I quit my job because I needed to have more, so I went to my garage and I start building my own project. I decided my plan was to have no plans. I needed freedom to express myself through my science. I wanted to be an explorer in science, expecially in “User experience” with no idea, no plan. I was so scared, so insecure but I had to go for it. People in their suite are all the same, but my question was who are you? You know? When I worked for someone else it was like I had this task to complete and I felt the same as other people even if I wasn’t. When you work in your own you don’t have that expectations but is also quite scary. It was hard but necessary.
  • I changed gender from male to female but I don’t want talk about it, but you know it was part of the journey.
  • I had a crazy accident and I have being in Coma and I also had a Journey back from this experience.

Wow, that’s strong but you are here with your smile, your ideas, you know, this is powerfull.

Yeah, one thing I knew is that I wanted to create things that make people smile. When people touch things and smile is like an adult that becomes a child.

When I watched the documentary about you on Sky Arte I was smiling, you know, this woman has an hat that is like a consolle… (Kate put the hat on her head). Well, you use this hat, a notebook, posters and common stuff to make something different. What was the input for tranforming these things in unespected experiences?

If i had to use one word it’d be curiosity. Im’cusrious about how things work and i’m also curious about the people interact with things. About people makes music. I’m also curious about future, past, universe. Things are like a Gigsaw. Do you kno the Christmas ball with the snow? Imagine every piece of sow as a gigsaw piece. Well sometimes while am sleeping or awake i see all that pieces going around and start falling down and they fit toghter.

As the Tetris?

Yeah is like that but you have to shake it all al let your mind be relaxing so your ideas will start happening. Well I was interested in how print things so my question was: How to use printing to manufactured electronics? when I left my old job, where by the way I printed plastic objects, I use that method that they used to create new materials, and it was nothing new. To clear one of my questions was How can I look to the things we already done and be creative? But the question wasn’t “how can we print electronics” but How can we add electronics to print? So I invented an electronic printing machine that adds electronics to books, posters, newspapers, magazines… is an additional thing to normal things.

Kate shows me the music notebook and i say “I want it, is my favourite, with that my interviews well become more musicals!”

Everyday objects were the most interesting thing. One of my initial ideas was o print time in newspapers. It could be useful for people who’s on the train or have an appointment. But that was only the start. It was to expensive i couldn’t do it but my mind was in the right place.

I’m thinlking about ebook, you know, it is like transforming a thing. You thid another thing. You change normal things. You change the experience we have for everyday things!

So the time in the newspaper was so important, it moved my mind into a different box. Before it it was like 10 years exploring.

You’re like an Indiana Jones!

Yes (she smiles) you have to be brave because tehre are lots of monsters out there. Danger. I don’t know how my mission is.

The thing I love in your job is that you have a Full spectrum of creativity: Art, Tecnology, User Experiece, Music… You have an Artistic approach to Tecnology.

In my life when I approach things is strange. Is like people do thigs as they always have been done. I do the things in my own way because it is me in the most affective way. You know beside my work people was very unkind with me. Expecially after my accident but my way to approach them was kind. I’m not hatefull. My friends told me “how can you be so kind with this rude people?” But it made things change. Finally i connected with them and hask me to join their team about newspapers rules. How can y develop what i develop without art? For me this is the only way to make this thing work.

I would like to know your point of view about society participation because you are bringing music to the collectivity in a new way.  What’s your vision of this project now that’s reality?

Tecnology as any musical instrument has a body language or object language that tells people how they have to use it. I like when things are so intuitive that people feel invited to use it, to play with them and start to have some kind of musical approach, petty emotional with no need to study it before. You Know if you have a Violin you must study it!

If you want to know more about her projects just go to her website audioposter

Exhibitionism. The Review of Rolling Stones exhibition

Exhibitionism!

Exhibitionism!

Exhibitionism!

I certainly could not lose The Rolling Stones Exhibitionism, I followed it on the web since the beginning. So last week I flew to London, for a few days. I have several friends in town but one in particular, Marcello, is  A Stones fan as me, so I waited two days until he had an entire day off to come with me at the Saatchi Gallery.

Exhibitionism, the exhibition about The Rolling Stones

Exhibitionism is a journey through more than 50 years in which, through objects, music and suggestions is recreated a magical atmosphere and  the chameleon Rolling Stones’s style. In practice, is not only a display of objects, it is more like walking along their career in a dynamic and interactive way, as well as fun.

The exhibition is divided into nine thematic rooms with more than 500 objects ranging from personal diaries, tools, costumes and notes they took while recording in studio. But there is something more, like some stages prototypes and Art Covers.

Exhibitionism exposition 1-4

Rooms number 1 and 2 Ladies & Gentlemen + Guitars

The Start of the exhibition is characterized by a first room with a huge neon sign “Ladies and gentlemen,” and on the two sides walls are respectively indicated in a dynamic video / sound way all the albums and the map with the tour kilometers covered in the 54-years of their career. An exciting, powerful and evocative introduction even for those who know them very well.

After that, immediately, you are catapulted into a second room with walls covered with guitars.

The first guitars that I observed are those of Keith Richards that are a summary of his sound evolution, from the first Epiphones, to Gibsons, Fenders and a fantastic handmade five-string guitar.

In the room there is a beautiful  Mick Jagger’s acoustic guitar that you can easily find in the Nellcôte photos during Exile on Main Street sessions and some of his harmonics. Finally there are Ronnie Wood’s beautiful guitars.  

At this point the room seems to end but at the center there is something like a Tablet with headphones that simulate a multi 8-track in which you can listen to 8 tracks of the band including Angie, Sympathy for the Devil and others. With the mixer you can isolate all the tools or, if you like, you can mix it up. I had a lot of fun playing that! Marcello and I were there for a while.

exhibitionism ladies and gentlemen

Room number 3 Edith Grove

Now you will be ready to back in Time to the ’60. Rewind the clocks because in a few steps you will arrive in the first battered house where the Rolling Stones have lived at the beginning of their career.

Meticulously rebuilt according to the band memories, Edith Grove, is like the start of the games. In this room you will find  Keith Richards’ notebooks, the first record agreement and the first LP recorded with the name of The Rolling Stones. There are photos, posters and a glittering Charlie Watts drum set.  That’s an Emotion after another. Believe me.

exhibitionism rolling stones

Room number 4 Recording

In this room you’ll find yourself outside a recording studio, rounded by notes, recorders and the first Long Playing (prototype) of Exile in Main Street. If  you are intrested like me in technology, you can also listen to the memories of the band plus Don Was, the current Rolling Stones producer, who will talk about how the huge reel to reel sixties has rapidly switched to lower case and digital technologies. Very interesting is the Keith Richards memory about the multi-track evolution from 2 to 24 tracks. He talks about this subject even in his book Life. At this point you will think that the show is over however you have to climb to the another floor to continue your journey.

stonesism saatachi gallery

Room number 5 Film & Video

Posters and videoclips tell the story of the band from Scorsese’s Shine a light down to Sympathy for the Devil realized by Jean-Luc Godard. Artists who are interested in other artists. Interesting interview with Martin Scorsese.

Room  number 6 Art & Design

This room is dedicated to contamination, the typical Rolling Stones attitude they had since their debut. They have always carefully chosen the artists whose flank for the realization of the album covers and stuff related to the band.

You will pass from the homonymous LP recorded in 1964 to Let It Bleed and the hilarious gestation for the beautiful Some Girls cover. This section of the exhibition has room as well for the prototype of Exile on Main Street cover realized by Robert Frank. You will also find the exciting first drawings that sign the birth of the legendary logo, designed by John Pasche, at that time student of the Royal College of Art.

The Stones have always been the creative people who have been joined by other artists such as Andy Wharhol who designed some of the most famous covers for the Stones as Sticky Fingers and Love You Live. At this point of exhibitionism you will find the Stages evolution with a lot of original models proposed to the band by artists and architects. The most impressive is, in my opinion, the one created for Bridges to Babylon where I stopped for a long time. Not that the Stones are in need of  a special stage to stand out, I would like to joing them in the pub around the corner! However, the intelligence with which Stage as been studied is really impressive. That’s for me a new point of view on their history and now I want to know more about.

Room number 7 Style and Costumes

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That’s me while thinking about photos where Mick Jagger is wearing these clothes

 

This part of the exhibition presents historical clothes of the band. Marcello and I have not taken photos inside the exhibition because we were too much involved in the experience. However, he took this one while I was admiring Mick clothes.  Tweed, velvet and lace have quickly given way to Mick’s stretch clothes and Keith Richards famous spotted jackets used during Voodoo Lounge sessions. The result is a faboulous blaze of fabrics and colors, as the years they just rolled by with changes of style. Not only in music.

Room number 8 Rare and Unseen

Here you’ll find rare objects and some stuff never seen before like the portable Keith Richards’ wardrobe that seems to belong to a pirate or a small toy from early XX century, a little Charlie Watts drum set. You’ll also find the barber’s chair, some of Ronnie Wood paintings and other beautiful stuff.

Room number 9 Peformance 3D

You’ll finally land in the Back Stage full of guitars, amplifiers, monitors, guitar cables, dressing rooms and then… a lovely 3D Final!

Costs and info

The Exhibition is much larger than I expected, with the 9 rooms where I spent more than 4 hours and a half. The ticket costs 23 pounds (about 30 dollars), and you’ll find Exhibitionism in the Saatchi Gallery in London, but you are almost in a hurry because it will definetly close on September 4 to fly and conquer The world.

Next Stop is New York, where it will open in November. For more details about The Exhibition please visit the official website.

Just found a Great The Rolling Stones Radio!

 

 

 

Exhibitionism. Recensione della mostra dei Rolling Stones

Exhibitionism!

Exhibitionism!

Exhibitionism!

Non potevo certo farmi scappare la mostra dei Rolling Stones, ho seguito sul web tutti i preparativi di questo grande evento ancor prima che lo scorso anno fosse dato l’annuncio ufficiale.

La settimana scorsa sono così partita a Londra e ci son rimasta qualche giorno. Ho diversi amici in città ma uno in particolare, Marcello, è come me un grande appassionato di musica e degli Stones. Ho quindi pazientato due giorni prima che lui avesse un intero giorno libero per addentrasi con me all’interno di Exhibitionism.

Infine il giorno è arrivato.

Exhibitionism, la mostra

Exhibitionism è un viaggio di oltre 50 anni in cui, attraverso oggetti, musica e suggestioni viene ricreata l’atmosfera magica e camaleontica dei Rolling Stones. In pratica non ci si trova solo davanti a una esposizione di oggetti ma si ha la sensazione di camminare lungo un percorso dinamico e interattivo, oltreché divertente.

L’esposizione è articolata in 9 sale tematiche con oltre 500 oggetti che spaziano dai diari personali, agli strumenti, dai costumi di scena agli appunti in sala di registrazione sino ad arrivare ai modellini per i palcoscenici e gli studi per le copertine.

Exhibitionism exposition 1-4

Sale 1 e 2 Ladies & Gentlemen + Chitarre

L’ingresso alla mostra è caratterizzato da una prima sala con un’enorme scritta al neon “Ladies and gentlemen” ai cui due lati sono rispettivamente indicati in maniera dinamica Video/sonora gli album ufficiali da una parte e dall’altra mappa con Tour e chilometri percorsi in 54 anni di carriera. Un momento emozionante, un’introduzione potente  e suggestiva anche per chi li conosce molto bene. Dopo essersi ripresi si viene immediatamente catapultati in una seconda sala con interi muri ricoperti di chitarre più una divertente sorpresa.

Le prime chitarre che ho osservato sono quelle di Keith Richards e raccontano l’evoluzione del suo suono alternando le prime Epiphone, Gibson e Fender sino ad arrivare a una fantastica chitarra a cinque corde fatta su misura per lui. In sala è presente anche una stupenda chitarra acustica di Mick Jagger che ritroverete facilmente negli scatti fatti a Nellcôte in periodo Exile on Main Street e una decina di armoniche.  Stupende anche le chitarre di Ronnie Wood.  A questo punto la sala sembra terminare ma al centro sono presenti dei Tablet con cuffie che simulano un multi traccia a 8 piste in cui potere ascoltare 8 pezzi della band tra cui Angie, Sympathy for the Devil e altre, isolando tutti gli strumenti o mixandoli a vostro piacimento. Questo è stato per me uno dei momenti più divertenti, se siete appassionati di missaggio vi divertirete alla grande. Io e Marcello siamo rimasti lì per un bel po’.

exhibitionism ladies and gentlemen

Sala 3 Edith Grove

Dopo aver fatto il pieno di emozioni nelle prime due sale sarete pronti al viaggio nel tempo.  Riavvolgete gli orologi perché in pochi passi arriverete nella prima malconcia casa in cui i Rolling Stones hanno vissuto al’inizio della loro carriera. Meticolosamente ricostruita secondo i racconti della band, Edith Grove, rappresenta l’inizio dei giochi. Troverete taccuini di Keith Richards,  i primi contratti della band, il primo disco inciso con nome Rolling Stones, poster foto e al centro della sala una scintillante batteria di Charlie Watts.

Un’emozione dietro l’altra. Credetemi.

exhibitionism rolling stones

Sala 4 Recording

Vi troverete poi catapultati in uno studio di registrazione in mezzo ad appunti, registratori a bobine e il primo disco (prototipo) di Exile on Main Street. Se come me siete appassionati di tecnologia potrete ascoltare le testimonianze della band e quella di Don Was, attuale produttore dei Rolling Stones, che vi parleranno di come dagli enormi registratori a bobine degli anni sessanta si sia rapidamente passati a tecnologie minuscole e digitali. Interessante la riflessione di Keith Richards sui registratori a 2, 4, 8 e 24 piste. Dedica spazio all’argomento anche all’interno del suo libro Life.  A questo punto penserete che la mostra sia finita invece dovrete salire al secondo piano per continuare il viaggio.

stonesism saatachi gallery

Sala 5 Film & video

Locandine e spezzoni ripercorrono la storia della band da Shine a light di Scorsese sino a Simpathy for the devil di Jean Luc Godard. Artisti che si interessano di altri artisti. Interessante l’intervista a Martin Scorsese.

Sala 6 Art & Design

Sala dedicata alla contaminazione, punto di forza dei Rolling Stones che sin dagli esordi hanno scelto con cura gli artisti a cui affiancarsi per la realizzazione delle copertine dei dischi. Passerete dall’omonimo del 1964 a Let it Bleed sino alla divertentissima gestazione per la copertina di Some Girls, oltreché per il prototipo di Exile on Main Street opera di Robert Frank. Vedrete inoltre l’emozionante nascita del logo, opera di John Pasche, all’epoca studente del Royal College of Art.

Gli Stones sono sempre stati dei creativi che si sono affiancati ad altri artisti come Andy Wharhol che ha disegnato alcune delle più famose copertine per gli Stones come Sticky Fingers e Love you Live.  Arriverete poi alla sezione dedicata all’evoluzione del palcoscenico con tanto di modellini originali proposti alla band da artisti e architetti.

Il più maestoso è, a mio avviso, quello creato per Bridges to Babylon in cui mi sono soffermata a lungo. Non che gli Stones abbiano bisogno di particolari Stage per risaltare, a me andrebbero bene anche nel pub dietro casa! Tuttavia l’intelligenza con cui sono stati studiati i loro palchi è davvero impressionante. Un punto di vista nuovo sulla loro storia che mi ha appassionata parecchio nel corso della mostra e che adesso desidero approfondire.

Sala 7 Style and Costumes

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Io che frugo nella memoria alla ricerca di foto in cui Mick Jagger indossa questi abiti

Io e Marcello non abbiamo scattato foto all’interno dell’esposizione perché troppo presi dall’esperienza, tuttavia lui mi ha scattato questa mentre ammiravo gli abiti di Mick. Questa parte della mostra presenta una serie di abiti storici della band. Tweed, velluto e merletti hanno presto lasciato spazio agli abiti elasticizzati di Mick Jagger e alle famose giacche maculate di Keith Richards usate nel periodo Vodoo Lounge, il risultato è un tripudio di stoffe e colori, di anni che passano e di stile che cambia. Non solo in musica.

Sala 8 Rare e Unseen

Non potevano mancare oggetti rari o mai visti prima come la valigia guardaroba di Keith Richards che sembra quella di un pirata o la piccola batteria giocattolo di Charlie Watts, la sedia da barbiere e alcuni quadri di Ronnie Wood.

Sala 9 Peformance 3-D

Approderete nel back Stage tra chitarre, amplificatori, monitor, cavetti e camerini e poi… non vi svelo il finale in 3D!

Costi e info

La mostra è decisamente più vasta di quanto mi aspettassi, con 9 sale in cui ho trascorso molto tempo, oltre 4 ore e mezza. Il costo del biglietto  di ingresso è di 23 pound (circa 27 euro) e al momento potete visitare Exhibitionism alla Saatachi Gallery di Londra, ma affrettatevi perché chiuderà il 4 settembre per iniziare il suo Tour alla conquista di New York, dove aprirà in Novembre.

Per maggiori dettagli sulla mostra visitate il sito ufficiale.

Ho appena scoperto una radio dedicata agli Stones!

Ascolta qui il disco The endless River dei Pink Floyd

Pink Floyd the endless river premi play

Uscito “The endless river” dei Pink Floyd. L’album è diviso in quattro parti più un unico pezzo cantato “louder than words” con testo scritto dalla moglie di Gilmour. Il giorno in cui è stata annunciata l’uscita del disco sono stati montati dei cartelloni con l’immagine della copertina in 10 città sparse per il mondo, tra cui Milano. 

Chi ama i Pink Floyd premerà play con quella bramosia pre-digitale tipica di quando si aspettava che uscisse un disco e poi si andava ad ascoltarlo a casa dell’amico che aveva il migliore impianto hi-fi; magari assieme agli amici più stretti, trasformando il primo ascolto in un evento; bene, ora sono sola in salotto, sento il disco in cuffia ma la sensazione è proprio quella. 
Premi PLAY
In questo disco le suggestioni e richiami ai precedenti lavori dei Pink Floyd sono sempre presenti, con piccoli accenni che appena si palesano son già svaniti lasciando spazio a qualcos’altro. Le tracce del disco sono state estrapolate da “scarti” di lavorazione di The Division Bell e il vero protagonista qui é proprio il grande assente: Richard Wright, storica tastiera della band; ogni brano ha come fulcro le sue dita e sebbene i brani siano stati manipolati attualizzandoli con effetti digitali la sua performance gode di un posto d’onore; David Gilmour si slancia in magnifici assoli e fraseggi fluidi e scorrevoli come l’acqua di un fiume, morbidi, calibrati. Che dire di Nick Mason? Suona come un poeta che recita il suo canto migliore; è fantastico.
Pink floyd the endless river ascoltalo
I Pink Floyd sono sempre una scoperta di colori e sensazioni nuove, ogni loro lavoro ha una magia particolare e unica che difficilmente si ritrova in un altro disco. A chiudere il lavoro Louder than words, l’unico pezzo cantato che  si sublima con la voce calda e confortevole di Gilmour. The endless river é un viaggio misterioso in sentieri non ancora battuti, eppure il cammino pare stia giungendo al termine. Forse alla fine ci sarà un punto grande come una galassia a chiudere il cerchio dei Pink Floyd.  Scatenare la curiosità di un pubblico e farsi attendere come solo i Grandi sanno fare é qualcosa che sta venendo meno, nella musica e nell’Arte. Abbiamo bisogno di sognare e dare valore alle cose importanti. Rimane l’amore per una grande band e una discografia meravigliosa nella mia collezione, che saprà farmi compagnia mentre aspetto il sorgere del sole.
We bitch and we fight
Diss each other on sight
But this thing we do
These times together
Rain or shine or stormy weather
This thing we do

 

With world-weary grace
We’ve taken our places
We could curse it or nurse it and give it a name

 

It’s louder than words
This thing that we do
Louder than words
The way it unfurls
It’s louder than words
The sum of our parts
The beat of our hearts
Is louder than words
Louder than words

 

The strings bend and slide
As the hours glide by
An old pair of shoes, your favorite blues
Gonna tap out the rhythm
Let’s go with the flow, wherever it goes
We’re more than alive

 

It’s louder than words
This thing that we do
Louder than words
The way it unfurls
It’s louder than words
The sum of our parts
The beat of our hearts
Is louder than words
Louder than words

 

Intervista. Su Scannu Sessions

Stavolta ho avuto il piacere di intervistare Alberto Bobo Murru, uno dei quattro fondatori de “Su scannu sessions”, un progetto dedicato a registrazioni live itineranti con artisti che suonano in acustico e che ha come protagonista una vecchia sedia verde. Oltre la buona musica, su scannu sessions valorizza luoghi caratteristici creando suggestioni audio-visive molto interessanti.

Com’è nato il progetto “Su scannu session”?
Inizialmente l’idea è venuta a me e al mio amico Marco Bocchetta, visto che siamo legati dalla musica e  in particolare dall’amore per le sessioni acustiche, così ci siamo procurati una macchina fotografica, un registratore e un computer. Abbiamo poi coinvolto un’altro amico, Antonio Congiu, che si occupa del montaggio e dopo varie peripezie durate circa un anno e mezzo siamo giunti a Sara Montalbano, la nostra videomaker.


Perchè la sedia?

Su scannu

Durante un trasloco Marco ha visto questa sedia sgangherata con sopra una chitarra e ha chiesto al padrone di poterle acquistare entrambe per 40 euro. Dietro c’è inoltre la simbologia del palco ridotto all’osso, infatti sino a 50 anni fa la sedia veniva usata dagli artisti al centro delle piazze come un vero e proprio palco; abbiamo voluto questo ritorno al passato anche perché non amiamo i grandi palcoscenici.

Come scegliete i luoghi?
Marco fa il bombolaio quindi gira molto e conosce davvero tantissimi luoghi, così abbiamo iniziato ad appuntarli per poi farli diventare le nostre location di registrazione, il primo video per esempio è stato fatto in un luogo vicino al suo posto di lavoro. 
Vi ho conosciuti per caso sulla pagina di The Heart & The void, appena pubblicato il primo video e mi sono subito appassionata al vostro progetto, immagino ci dedichiate tanto tempo..
Su Scannu session è un bell’impegno,  senza scopo di lucro, anzi ci stiamo quotando per portarlo avanti ma è molto gratificante, col tempo stiamo cercando di farlo crescere.
Portare avanti un progetto del genere ti fa conoscere molti musicisti, io ho iniziato col programma su radio pigre.co, ora diventato Blog e ho avuto modo di intervistare diversi artisti, questa opportunità per me ha un grande valore..
Esatto, per esempio con Joe Perrino abbiamo poi fatto amicizia, siamo andati al bar, in generale abbiamo incontrato molti artisti disponibilisissimi.. ora vorremmo portare il progetto all’interno dei festival, in modo da realizzare delle session de “su scannu” al loro interno.
Un altra cosa interessante è che i vostri video valorizzano il territorio..
Questa è stata una delle motivazioni che ci hanno spinto a iniziare, è una chiave fondamentale; in tanti svolgono progetti simili al nostro, hanno buoni artisti ma non hanno paesaggi suggestivi, noi invece miriamo proprio a  una miscela di musica e paesaggio. Nel secondo video di Joe Perrino per esempio, abbiamo voluto creare il contrasto tra il ponte arruginito, la città dietro e il vecchio barcone  che è lì forse dagli anni ’50.  L’intento è di legare luoghi e artisti che meriterebbero più visibilità anche grazie a quelli che nel panorama sardo hanno una  certa importanza, come  Claudia Aru. 

Simone Scifoni

Come contattate gli artisti?

Alcuni come The Heart & the Void, sono amici, gli altri invece li contattiamo tramite social network, come Simone Scifoni. Preferiamo questa comunicazione perché è meno fredda di una mail, che suona un po’ più professionale. Altri invece ci contattano, come hai fatto tu, e si propongono per partecipare a su scannu. Talvolta però non viene capito il progetto, invece dietro c’è un’idea precisa, una programmazione, abbiamo inoltre già i primi 25 artisti, quindi i primi 50 video in scaletta.  La cosa paradossale è che talvolta a persone splendide in musica non corrispondono uffici stampa adeguati, quindi nel caso di alcuni musicisti è difficile mettersi in contatto.


Sembrate già abili nel vostro lavoro, il progetto fila perfettamente, apparentemente semplice per chi lo vede, in realtà ha senz’altro una ricerca dietro ben precisa e strutturata.

Sicuramente, è trascorso un anno e mezzo tra la nascita dell’idea e la realizzazione del primo video, quindi abbiamo avuto modo di lavorarci. 

Quanto bisogna essere “imprenditori” per portare avanti un progetto del genere? Anche se amatoriale, su scannu sessions è fatto in maniera professionale. In termini di marketing, avete un “prodotto finito” e siete molto chiari nei vostri intenti: ritroviamo sempre la sedia, la musica, uno scenario nuovo e suggestivo, insomma le riprese seguono una linea ben precisa. 
Come abbiamo avuto l’idea del progetto ci siamo confrontati con un nostro amico commercialista, chiedendo un consiglio di taglio pratico, in modo che, arrivando a un’eventuale proposta, sapremo come comportarci. Il progetto è nato senza pretese ma vogliamo farlo crescere, e ci siamo rivolti a un commercialista in modo da capire se stare sotto un grande cappello o fare da soli. Abbiamo in testa alcune cose che ci permetteranno di allargare un po’ la dimensione de “su Scannu”, quindi la mentalità organizzativa, più che imprenditoriale, è fondamentale. Noi siamo 4 teste e questo è un valore aggiunto, inizialmente nella fase di progettazione e ora sul campo, cerchiamo di seguire delle linee guida. 
Hai qualche dritta per tutte quelle persone creative che hanno idee interessanti ma non riescono a farle decollare?
  1. Scegliere un argomento in cui si è competenti o avvalersi della collaborazione di persone che lo sappiano fare, come abbiamo fatto noi mentre cercavamo Sara, la nostra videomaker.
  2. Pazienza: abbiamo aspettato un anno e mezzo prima di fare il primo video e non abbiamo mollato, anche se c’è stata la tentazione
  3. Coperativismo: credere nelle persone è fondamentale. 
  4. Partire dalle cose semplici, in base alle proprie disponbilità, cercando di trovare un compromesso tra l’idea che si vuole realizzare e i mezzi che si hanno a disposizione.
  5. Sfruttare i social network, anche se è difficile se non sei esperto
  6. Partire dalle cose semplici ma senza pensare in piccolo, ponendosi via via dei micro obiettivi, degli step, cercando di costruire man mano un discorso più ampio. 
  7. Essere positivi
Concordo su tutti i punti, avere una buona idea nel cassetto non significa essere un buon regista o un buon musicista, quindi la cooperazione con professionisti è fondamentale per farla decollare.

Un pomeriggio piacevole, quello che ho trascorso con Alberto e la mia  amica “partner in Crime” Paola, che mi accompagna spesso per le interviste. Su Scannu sessions si presenta come un progetto agli esordi (il primo video è stato pubblicato solo lo scorso luglio), ma da subito di alta qualità. Per rimanere aggiornati potete iscrivervi alla loro pagina Facebook o Youtube