Archivi tag: John lennon

Yoko Ono. Dichiarazioni d’amore per una donna circondata d’odio

Yoko Ono è poco amata,lo pensano tutti.

O quasi.

Io la definisco un’artista difficile ma al contempo semplicissima.
Di fatto, molti suoi lavori mi piacciono tantissimo, alcuni meno, altri per niente.
In generale appartengo a coloro che non la reputano causa dello scioglimento dei Beatles quindi non serbo rancore verso di lei.

Qualche anno fa ho creato un post dal titolo Yoko senza Lennon  poi ho scritto su una maglietta il suo nome e quando la uso, OGNI VOLTA, le persone mi dicono semplicemente “perchè?” 

Ho sempre trovato difficoltà a leggere qualcosa di oggettivo su Yoko Ono, qualcosa che illustri il suo lavoro senza giudizi o meglio pregiudizi, fin quando, due settimane fa, sono incappata in un titolo interessante: “Yoko Ono. Dichiarazioni d’amore per una donna circondata d’odio”.

L’ho acquistato IMMEDIATAMENTE.

Mi son detta “ok, non sarà oggettivo ma almeno, una volta tanto, avrò a che fare con l’altra faccia della medaglia!”

Il Libro

Questo libro è interessante sotto molti punti di vista.
È scorrevole.
Divertente.
Offre una visione inedita del lavoro di Yoko Ono, in particolare di quello non musicale, ai più sconosciuto.

Detto ciò, io adoro l’ arte concettuale e comprendo e apprezzo il suo approccio performativo apparentemente bizzarro, minimale e molto spesso fuori contesto.

Il saggio, che non è proprio corretto chiamare tale, è stato scritto da un fan quindi spesso cede a dichiarazioni d’amore in stile “tardo adolescenziale” senza però risultare pesante, anzi, stupisce soprattutto perché gli aggettivi usati sono, una volta tanto, positivi!

Perché leggerlo?

Il volume regala tanti spunti di riflessione soprattutto per chi non conosce Yoko, aiutando a capire meglio il percorso artistico di questa artista senza cadere in banali, diciamo pure sterili, preconcetti.

Yoko è l’ Artista sconosciuta piú conosciuta al mondo
John Lennon

Imagine

Il 9 ottobre è uscita una versione di Imagine interamente cantata da Yoko Ono che sta scatenando numerosi dibattiti, in Italia sono tutti negativi!

Ho così scritto le mie prime impressioni a caldo.

Il pezzo

L’ho ascoltato 2 volte, la prima per la musica la seconda per la voce.

La musica

Yoko Ono è un’Artista concettuale e ha saputo evocare il pezzo togliendo sostanza.
Semplificandolo al massimo.
Svuotandolo il più possibile sino a lasciarne solo lo scheletro, il concetto.
Ha creato molto spazio libero, aria, tra le note e il video si sposa perfettamente con questo intento.
Mi piace.

La voce

Yoko, quando vuole, sa cantare ma a lei non interessa il bel canto solo l’ espressività del mezzo in questione.

Non usa la voce come una cantante.

In questo pezzo, pieno di lacune, lei mi ha incuriosita.

Esistono milioni di versioni di Imagine, nessuna così asciutta ed emotiva.
La voce trattenuta, gli anticipi, i ritardi non sono veri errori, sono piuttosto dettagli emozionali.

Questa versione di Imagine è davvero imperfetta sotto tutti i punti di vista però, forse, è bella così!

Revolution, quando i Beatles fecero infuriare Nina Simone

Revolution. C’era una volta un mondo culturalmente impegnato in cui gli artisti non se la mandavano a dire e si sparavano addosso note e cotronote in una vera battaglia sonora. In Italia un caso eclatante, dai contorni decisamente scanzonati, è quello dei due amici Celentano/Gaber che si son fatti la “guerra” con due pezzi quali il ragazzo della Via Gluck e la risposta al ragazzo della via Gluck. 
Bene. 
Nina Simone Revolution
Tutti conosciamo i Beatles, uno dei loro album più impegnati e impegnativi è senz’altro l’album bianco uscito nel novembre 1968 e comunemente chiamato “il doppio”. Tra tutti i brani del White album uno dei più famosi e discussi è senz’altro il pezzo Revolution di John Lennon (anche se per questioni discografiche è considerato un Lennon McCartney).
La canzone è ispirata al fermento rivoluzionario di quegli anni, in particolare le lotte studentesche europee. Il brano esplica il cambio di interesse di Lennon che lo porterà, lontano dai fab four, a scrivere moltissime canzoni dal contenuto socio politico. John, pacifista convinto, si è fatto portavoce del movimento non violento e in un certo senso “reazionario” in un momento storico molto delicato in cui la violenza sembrava essere l’unica chiave di svolta. Il brano ha avuto grande impatto, l’obiettivo dell’autore è rassicurante “vedrai che si aggiusterà tutto” il che ha fatto insorgere alcune polemiche, soprattutto fra gli artisti rivoluzionari impegnati sul fronte delle battaglie razziali.

You say you want a revolution
Well, you know We all want to change the world
You tell me that it’s evolution
Well, you know We all want to change the world
But when you talk about destruction
Don’t you know that you can count me out
Don’t you know it’s gonna be all right?
All right, all right
You say you got a real solution
Well, you know
We’d all love to see the plan
You ask me for a contribution
Well, you know
We’re all doing what we can
But if you want money
For people with minds that hate
All I can tell is brother you have to wait
Don’t you know it’s gonna be all right?
All right, all right
You say you’ll change the constitution
Well, you know
We all want to change your head
You tell me it’s the institution
Well, you know
You better free you mind instead
But if you go carrying pictures of chairman Mao
You ain’t going to make it with anyone anyhow
Don’t you know it’s gonna be all right?
All right, all right!

 
“Volevo dire la mia sul movimento rivoluzionario, era il momento giusto e i tempi erano maturi anche per dare risposte sulla guerra in Vietnam. Volevo che le persone sapessero che anche io pensavo in termini rivoluzionari, iniziai a rifletterci su quando ero in India. Continuo ad avere la sensazione che tutto andrà bene e che Dio ci salverà, per questo ho scritto Revolution, sono convinto che le cose si metteranno a posto. Volevo parlarne, prendere parte alla rivoluzione, volevo dire a te e a tutti gli ascoltatori “tu cosa ne pensi? Io penso questo!”
John Lennon, Rolling Stone 1970
John Lennon revolution
Il pezzo non passò certo inosservato e fece andare su tutte le furie un’artista rivoluzionaria, per nulla pacifista, Nina Simone che prese la base del pezzo, riadattandola e ribaltandola e ci scrisse sopra la sua risposta, la sua Revolution.


And now we got a Revolution
Cause i see the face of things to come
Yeah, your Constitution
Well, my friend, its gonna have to bend
Im here to tell you about destruction
Of all the evil that will have to end.

Some folks are gonna get the notion
I know theyll say im preachin hate
but if i have to swim the ocean
well i would just to communicate
its not as simple as talkin jive
the daily struggle just to stay alive

Singin about a Revolution
because were talkin about a change
its more than just evolution
well you know you got to clean your brain
the only way that we can stand in fact
is when you get your foot off our back

Nina Simone, pianista classica è diventata un’artista Jazz e Blues per caso mentre cercava di sbarcare il lunario. Il suo impegno civile la ha portata a misurarsi con i più grandi intellettuali dell’epoca. La morte di Martin Luther King e la censura dei media nei suoi confronti la hanno devastata a tal punto che a un certo punto ha lasciato gli Stati Uniti per trasferirsi in Liberia smettendo di cantare. Il pezzo Revolution non ha avuto il successo che Nina si aspettava ed è stato boicottato dalle radio che rimandavano il 45 giri al mittente rotto in mille pezzi.
Mi son sempre piaciuti i Beatles come band, anche oggi ma, Cristo, è stato spiacevole essere una giovane rivoluzionaria negli anni ’60 e sentirli uscir con un pezzo contro il movimento rivoluzionario. Chiaramente il pezzo dei Beatles è stato scritto dal punto di vista dell’ establishment. Frasi come “minds that hate” e “Chairman Mao” non avevano alcun senso per le persone che stavano cercando di sopravvivere lottando per la libertà nel terzo mondo, senza menzionare le lotte razziali degli Stati Uniti. 
Nina Simone
Credo che sia stata interessante la risposta di Nina Simone. La sua Revolution aveva una musica molto bella e simile, ma non troppo, alla nostra. Mi sono emozionato perché qualcuno del suo calibro ha reagito immediatamente alle mie parole.
John Lennon, 1971
 
Esempi come questo sono la dimostrazione di quanto l’arte sia importante e fondamentale in tutta la storia dell’Uomo. Siamo animali artistici e la musica è un qualcosa di così ancestrale e allo stesso modo contemporanea. Abbiamo bisogno di Artisti, di menti brillanti e soprattutto non dobbiamo dimenticare il passato.

Io non tremo. Eagles of death metal e la strage di Parigi

Questa è la prima volta che scrivo il titolo del post prima di mettermi a scrivere. 
L’arte e in generale la musica sono degli importanti catalizzatori della verità, della storia, quella vera e la descrivono offrendo spunti di riflessione autentici. In questi giorni l’attentato a Parigi durante il concerto degli Eagles of Death Metal ha scosso e diviso le persone tra quelle che si sentono vicine a Parigi e altre che guardano più in là e si sentono coinvolti anche da tragedie che distano più km dalla loro casa, cosa giustissima e lecita.
 
Vi racconto una storia…
Qualche tempo fa parlavo con due amici che amano moltissimo Parigi e ho pensato di regalare un weekend in questa città a me e al mio compagno, così ho vagliato i concerti in città sino a dicembre e mi son soffermata su quello degli Eagles of Death Metal, che a dirla tutta non sono uno dei gruppi che ascolto di più ma sarebbero stati perfetti per una tre giorni fuori casa. Alla fine non s’è fatto nulla perché quando arriva il momento di prendere il biglietto aereo per Parigi, puntualmente, non acquisto o ne compro uno per l’Inghilterra, luogo in cui ho vissuto e che sento molto mio. Non c’è una ragione specifica per cui io non sia mai stata a Parigi, fatto sta che in quel concerto potevo esserci anche io. La cosa che sconvolge tante persone è proprio questa, alcuni amici che ascoltano gli EODM potevano essere lì quella sera, lo scenario era assolutamente calzante per il tipo di viaggi che io e gran parte delle mie conoscenze facciamo. Il concerto rock, unico sfizio per chi come me sbarca a stento il lunario, è uno di quegli svaghi ancora concessi, ogni tanto, insomma in quel teatro potevo esserci io o mio fratello. Era uno scenario vicino al mio stile di vita.
La morte è brutta ovunque accada, ma purtroppo le ragioni politiche sporcano il lutto e fanno sembrare quasi nulle le centinaia di morti avvenute dal’altra parte del mondo. Poi discutere dei morti come fossero pedine del Risiko fa davvero pena. Non to facendo questo. Io ho massimo rispetto per tutte le vittime della guerra, ovunque nel mondo.
Ho scelto per voi 5 pezzi i cui titoli compongono un concetto compiuto:
“Imagine,
Wake up.
Power to the people.
Talking about revolution
People have the power!”
 
Il primo pezzo, Imagine, lo conosciamo tutti, è un brano di John Lennon, estratto dall’omonimo album del 1971, racconta di come il mondo dovrebbe essere.

Imagine there’s no countries
It isn’t hard to do
Nothing to kill or die for
And no religion too
Imagine all the people
Living life in peace

Il secondo, Wake Up è un potentissimo pezzo dei Rage Against The Machine in cui si parla di quelli che girano e rigirano, di quelli che giustificano. il brano è contenuto nell’omonimo disco del 1992.

Movements come and movements go
Leaders speak, movements cease
When their heads are flown
‘Cause all these punks
Got bullets in their heads
Departments of police, the judges, the feds
Networks at work, keepin’ people calm
You know they went after King
When he spoke out on Vietnam
He turned the power to the have-nots
And then came the shot

 
Power to the People è un altro brano di Lennon sempre del 1971 ed è un’affermazione importante, seguita a importanti conquiste popolari contro la discriminazione razziale.

A million workers working for nothing
You better give ‘em what they really own
We got to put you down
When we come into town
Singing power to the people
Power to the people
Power to the people
Power to the people, right on

 
Talking about a Revolution è un pezzo del 1988 scritto dall’allora ventiquatrenne Tracy Chapman. Questo è un brano molto molto potente e la parola Revolution è quasi sussurrata. L’album tutto è uno dei migliori pezzi di cantautorato. Tracy descrive l’illusione del sogno americano e la realtà.

Don’t you know
They’re talkin’ bout a revolution
It sounds like a whisper
Don’t you know
They’re talkin’ about a revolution
It sounds like a whisper

While they’re standing in the welfare lines
Crying at the doorsteps of those armies of salvation
Wasting time in the unemployment lines
Sitting around waiting for a promotion

Poor people gonna rise up
And get their share
Poor people gonna rise up
And take what’s theirs

Don’t you know
You better run, run, run…
Oh I said you better Run, run, run…
Finally the tables are starting to turn
Talkin’ bout a revolution

 
People have the power è un altro pezzo del 1988 estratto dall’album Dream of Life ed è scritto da uno dei miei artisti preferiti, Patti Smith.

I was dreaming in my dreaming
of an aspect bright and fair
and my sleeping it was broken
but my dream it lingered near
in the form of shining valleys
where the pure air recognized
and my senses newly opened
I awakened to the cry
that the people have the power
to redeem the work of fools
upon the meek the graces shower
it’s decreed the people rule

The people have the power
The people have the power
The people have the power
The people have the power

Vengeful aspects became suspect
and bending low as if to hear
and the armies ceased advancing
because the people had their ear
and the shepherds and the soldiers
lay beneath the stars
exchanging visions
and laying arms
to waste in the dust
in the form of shining valleys
where the pure air recognized
and my senses newly opened
I awakened to the cry

Where there were deserts
I saw fountains
like cream the waters rise
and we strolled there together
with none to laugh or criticize
and the leopard
and the lamb
lay together truly bound
I was hoping in my hoping
to recall what I had found
I was dreaming in my dreaming
god knows a purer view
as I surrender to my sleeping
I commit my dream to you

The power to dream, to rule
to wrestle the world from fools
it’s decreed the people rule
it’s decreed the people rule

LISTEN
I believe everything we dream
can come to pass through our union
we can turn the world around
we can turn the earth’s revolution
we have the power
People have the power …

 
La verità è che non bisogna aver paura.

Keith Richards, John Lennon e George Harrison non amano Sgt. Pepper’s e quindi?

Premessa
Keith Richards Sgt Pepper'sI Beatles sono stati la prima band che ho amato. Quando ero all’ultimo anno d’asilo volevo imparare a scrivere per poter raccontare la più interessante storia su di loro, raccoglievo ogni cosa, articoli di giornale, fotografie e ascoltavo Help, l’unico disco, assieme a un 45″ di George Harrison, di cui disponevo. Però avevo capito che erano diversi. Almeno per me, Beatlemaniaca di 5 anni. Poi sono andata a scuola, babbo natale mi ha regalato un mangianastri portatile e mi son fatta duplicare un sacco di cassette loro, anche se gli album li ho scoperti pian piano. Per esempio dai 13 ai 16 anni ero totalmente in fissa con il White Album. Molto, moltissimo. Nel corso degli anni la mia passione è aumentata esponenzialmente e nel 2008 sono andata da sola a Liverpool per circa 20 giorni per conoscere il loro Big Bang. Purtroppo era agosto e c’era un raduno internazionale dei Fan dei Beatles quindi non son riuscita ad entrare a casa di Zia Mimì in Menlove Avenue che si trova subito dopo quell’edificio ottagonale in cui c’è scritto Sgt. Pepper’s. Una cosa che mi ha sorpresa, guardando Liverpool munita della guida per beatlemaniaci è come in quel luogo tutto parli di loro, ma io son fusa, son stata pure nel wolworths dove Cinthya ebbe le doglie per Julian. Comunque questa sono io e i Beatles li ascolto da sempre, sono la mia cornice musicale, un non-limite che contiene tutto il resto, dalle canzoni italiane anni 30 ai Chemical Brothers, da Patti Smith a Brian Ferry, da Lalo Schifrin a Paul Anka. 
Keith Richards Sgt Pepper's
Sgt. Pepers è un disco strano perché si percepisce, ascoltandolo, che è interamente costruito a tavolino, mentre gli altri dischi, quelli precedenti, credo siano stati composti più sul divano o al pianoforte.
Ora mi pongo un paio di domande:
Mi piace Sgt. Pepper’s? Si.
È il mio disco preferito dei Beatles? No, la loro perla è Revolver
È quindi Revolver il disco che ascolto di più? No. Il disco che ascolto di più è Abbey Road
È questo l’album a cui sono più affezionata? No. In questo caso la risposta è Help ma il mio pezzo preferito è in Rubber Soul.
Potrei stare anni a parlare dei significati simbolici attribuiti a Sgt. Pepper’s, alla sovracoperta e a tutto il resto, ma non sono qui per fare una lezione di storia. Sgt. Pepper’s è un ottimo disco, diverso dai precedenti e quasi completamente scollegato dai pochi successivi. Credo che sia stato un adeguamento al tempo, un galleggiare nella corrente della Summer of Love, in cui questi ragazzi non ancora trentenni non erano né She loves you ye ye né Happiness is a Warm gun. Questo album è un tassello obbligato della loro meravigliosa discografia e quando l’ascolto penso sempre alla plastica. Sgt. Pepper’s è un disco di plastica, artificiale e artificioso ma non per questo è spazzatura.
John Lennon su Sgt. Pepper’s

 

Dico sempre che preferisco l’album doppio (White album), perché lì la mia musica è migliore; non mi importa nulla del concetto generale di Pepper, potrebbe anche essere migliore ma per me la musica era meglio nell’album doppio, lì ero davvero me stesso.  Penso che sia semplice come il nuovo album (Plastic Ono Band), come “I’m so tired” in cui c’è solo la chitarra. Mi sentivo più a mio agio con quella roba che non con la produzione. Non mi piace la produzione ma Pepper è un buon disco, va bene.
(John Lennon)

George Harrison su Sgt Pepper’s

Per me Sgt peppers è stato stancante, è stato un po’ noioso perché, bene c’è stato qualche episodio in cui mi so divertito, ma non amo coì tanto quel disco. […] In quel momento era qualcosa che non volevo fare, stavo perdendo interesse nell’essere un Fab.

Keith Richards su Sgt. Pepper’s

I Beatles erano grandi quando erano i Beatles. Ma non ci sono moltissime strade nella musica. Penso che loro l’abbiano persa. Perchè no? Se tu  sei un Beatle negli anni ’60 tu l’hai persa e dimentichi cosa volevi fare, così inizi a fare Sgt. Pepper’s.  Alcuni pensano sia un album geniale, ma credo sia un accozzaglia di spazzatura, tipo Satanic Majestic –Oh se tu puoi fare un sacco di merda, allora possiamo farlo anche noi.*

Keith Richards Sgt Pepper's
Conclusioni

Vi piace Sgt Pepper’s? Bene, benissimo, alla grande, anche a me! Se Keith Richards, amico e vicino di casa di Paul alle Barbados col quale fà spesso colazione, si permette di dire una cosa del genere, beh, son certa avrà i suoi motivi e senz’altro avrà studiato e vissuto la Fab Four Story da vicino. Sgt Peppers è il primo vero distacco dei Beatles dai Beatles, se si parla di emozione, di coinvolgimento, partecipazione indubbiamente questo disco può essere considerato un fallimento. Anyway a me piace parecchio.
 
John, sei stanco di essere un Beatle?
No, atrimenti sarei un Rolling Stones

Leggi anche 
John lennon, diario di una fan, altrimenti ci sono altre cose tipo Is Paul really Dead? o Goats head soup..

Yoko senza Lennon

Yoko Ono

In questi giorni girava in rete una (già vecchia) performance di Yoko Ono“Voice Piece for soprano & Wish Tree”*, che  è stata messa in piedi al MOMA di New York. Durante l’esibizione l’artista giapponese ha urlato e ansimato al microfono per 3 minuti. Gli occhi curiosi dei presenti sono stati rapiti dalla sua esibizione, che si è conclusa tra sorrisi e applausi. Il video ha fatto il giro del mondo, riaprendo il dibattito sulle sue performance sempre molto discusse.

Una ribelle ragazza giapponese, Yoko Ono,  nata nel 1933 e figlia di un importante banchiere e di una pianista, a un certo punto si trasferì a New York per questioni di studio, dedicandosi inizialmente alla composizione musicale ad Harvard, per poi iscriversi al Sarah Lawrence College.

In terra americana Yoko Ono si sposò nei primi anni 50′ con con il compositore e pianista giapponese Toshi Ichianagy che la mise in contatto con alcuni artisti d’avanguardia, tra cui John Cage.  Il suo iniziale interesse per la musica si spostò gradualmente verso l’arte performativa e nei primi anni ’60 iniziò a farsi un nome nell’ambiente. Il suo matrimonio, decisamente burrascoso, la fece sprofondare in una forte depressione e a un certo punto tentò il suicidio e fu ricoverata in una clinica psichiatrica in Giappone. Intanto, il regista americano Antony Cox, suo grande estimatore, volò nella terra del Sol Levante per incontrarla.

Pochi mesi dopo si sposarono ed ebbero nel 1963 la figlia Kyoko.

Vorrei sottolineare che Yoko è stata tra i primissimi esponenti della corrente artistica Fluxus, assieme ad altri importanti nomi quali  Joseph Beuys,

Yoko Ono Lennon fluxus

John Cage e l’italiano Gianni Sassi (che ha creato alcune famose copertine per Franco Battiato e gli Area). Nel corso degli anni Yoko si è ampiamente dedicata all’arte performativa, come in Cut Piece (1965) in cui il pubblico ha tagliato con delle forbici i suoi vestiti sino a denudarla, e concettuale, come nel libro Grapefruit (1964)approdando alla video arte con alcuni film sperimentali tra cui il celebre Bottoms (1967).  

Fu nel 1966 che anche John Lennon si interessò all’artista giapponese dopo aver visto una sua installazione a Londra, innamorandosi di lei e sposandola nel 1969. Dalla loro relazione nacque nel 1975 il figlio Sean. Pare opportuno mettere l’accento sul fatto che Lennon la conobbe all’ Indica Gallery di Londra dove si recò per vedere una mostra della giovane giapponese, che all’epoca era considerata un’artista raffinata e complessa.
yoko ono yesTutto ciò che la coppia ha fatto sino all’8 Dicembre 1980 si conosce per bene; fu in questo periodo che il lavoro dell’artista fu oscurato dalla sua vita privata, mettendo in risalto la sua eccentricità e abolendo, agli occhi del pubblico e dei media, il suo talento creativo. In musica il suo primo lavoro, Two virgins,  risale al 1968 in compagnia di Lennon. Tra i dischi solisti consiglio l’ascolto di Feeling the spacedel 1973 e Yes I’m a Witch del 2007.

Dopo la morte del marito, Yoko ha ripreso la sua carriera esponendo nei più prestigiosi musei del mondo, creando opere ispirate agli ideali di pace e tolleranza e criticando in maniera irriverente le credenze e i costumi della nostra società. Ancora oggi eccentrica e provocatoria, poliedrica e sempre interessante offre, a chi riesce andare oltre la parola Beatles, numerosi spunti di riflessione.
yoko-ono-fluxus“Yoko Ono é la più famosa artista sconosciuta: tutti sanno il suo nome, ma nessuno sa veramente quello che fa.” 
 
——————————————————————————-


* L’esibizione ha scatenato lunghi e infiniti dibattiti sui social media e nel mio salotto. Mi ha colpita in particolare un’osservazione dell’artista Patrizio Fariselli in relazione a un montaggio dell’esibizione di Yoko Ono su un brano di Katy Perrygli ho così chiesto di poterla pubblicare:


“Vorrei dire due parole riguardo questa potente performance di Yoko Ono. […]

Altre volte ho visto un rigetto simile, ma dal vivo. Per esempio alla performance Empty Words di John Cage (amico ed estimatore di Yoko Ono) al Lirico di Milano; oppure ai primi concerti degli Area (in particolar modo quello del 1973 al Palazzo dello sport di Roma) quando, appena Demetrio iniziava a cantare, pareva venisse dato il segnale di massacrare quegli impudenti che osavano profanare il consueto rito esterofilo del rock.Se dal punto di vista dell’estetica musicale spicciola, questo brano di Yoko Ono è effettivamente indifendibile, da una prospettiva squisitamente performativa è delizioso.Le sue strida si sovrappongono a contrasto (e che contrasto) a un melenso pezzo di Katy Perry, e se, con un radicale spostamento di prospettiva, focalizziamo la nostra attenzione sulla voce, scopriremo facilmente che il corpo estraneo è… proprio il pezzo pop. […]
Provate ad ascoltarla NON come si trattasse della cover di un qualsiasi cantante che si confronta con questioni musicali ortodosse, ma per quel che è: l’opera di un’artista che ribalta i parametri e il senso di un prodotto popolare. Forse, così, questa inascoltabile canzone aprirà la vostra mente a nuove, interessanti prospettive”. Patrizio fariselli

Ascolta Long Gone, il nuovo Ep dei GOASTT

Long gone, il nuovo ep dei The GOASTT, segue l’album Midnight Sun, uscito lo scorso Maggio. Un lavoro ricco di suoni del passato eppure tremendamente nuovo, pubblicato dalla Chimera Music e contenente 5 pezzi.  Premi Play

L’ep è composto da 5 brani e si apre con la cover di Syd Barrett “Long Gone”: la traccia riprende il sound minimal del pezzo originale per poi lasciare spazio a un nuovo arrangiamento più ricco e corposo che sfocia in un vero delirio psichedelico; ottimo il lavoro di background in particolare alle voci. 10++
Dark matter è un altro pezzo curioso, inizia con un’intro horror  dai contorni esoterici -potrebbe essere la sigla di un film di Tim Burton o un pezzo dei King Crismson-. Il gioco vocale Lennon-Kemp regala luce al brano, dandogli quella leggerezza e colore che inizialmente mancavano, il risultato è una suggestione ammaliante che non sbiadisce neanche dopo vari ascolti! 10++
Early worm ricorda la musica orientale in cui una sequenza di note viene ripetuta per raggiungere una dimensione trascendente e spirituale. Interessante il gioco basso-batteria e le doppie voci. Ogni strumento è qui perfettamente calibrato, consiglio l’ascolto in cuffia. Bellissimo pezzo 10++
Delilah è un buon pezzo, costruito semplicemente; per un attimo si rompe e cade nell’oscurità, quella buia e tenebrosa che troviamo in Because dei Beatles ma è solo un momento, il tempo riprende il suo spazio e il brano prosegue per la sua strada.
Brand New World Order è una canzone lenta in cui la melodia viene agganciata a intermittenza delle voci di Sean Lennon e Charlotte Kemp Muhl. 

Nel complesso l’album è un ottimo lavoro, costruito con criterio da due che, una volta tanto, si posson dire musicisti. Long Gone sembra essere il proseguo di Midnight Sun, anch’esso ricco di suggestioni e richiami ai grandi nomi della musica psichedelica come l’album 666 degli Aphrodite’s Child, piuttosto che i primi Pink Floyd o Serge Ginsburg. Molto viva anche l’influenza di George Harrison alle chitarre e dei Beatles in Revolver. Le suggestioni portano alla mente anche artisti contemporanei come Olivia Ruiz e Elliott Smith. Il disco, come il precedente, é un lavoro unico e contemporaneo, in cui le rimembranze del passato sono state ben assimilate per creare novità, cosa rara al giorno d’oggi. 

Leggi anche The Goastt Midnight Sun

John Lennon, diario di una fan

Difficile spiegare la mia dedizione a John Lennon, una stima viscerale e familiare che risale a quand’ero in fasce e ballavo Help in salotto. Alle elementari mi misi in testa di scrivere un libro sui Beatles (volevo fare la scrittrice), mi feci  così regalare una macchina da scrivere per bambini: la meccano blu. Un amore lungo una vita quello per il quartetto e in particolare per il mio Give Peace a Chance, che mi ha portata ad andare a Liverpool da sola a un raduno internazionale di fan dei Beatles e a girare la città a piedi in cerca di meravigliosi luoghi da imprimere nella mia testa.  

John Winston Lennon è nato il 9 Ottobre del 1940, sotto i bombardamenti che quel giorno afflissero Liverpool, una città portuale inglese. Figlio di due eccentrici fu affidato alle cure della zia Mimì, sorella della madre, che lo crebbe in maniera severa in un quartiere operaio a 30 minuti di bus dal centro. John era un bambino frivolo, irrequieto con un innato talento artistico, un compagno di scuola racconta che una volta durante un tafferuglio John lo strattonò dicendogli “ricorda bene, un giorno tutti sapranno il mio nome, tutti conosceranno John Lennon”. In effetti la voglia di riscatto, segnata dall’adolescenza difficile, dal riavvicinamento con la madre e dalla sua prematura scomparsa, (Julia fu investita da un auto sulla Menlove avenue, a due passi da casa di John), furono per Winston un insieme di eventi che stimolarono al massimo le sue doti artistiche. A una specie di festa in parrocchia, in un viale alberato, davanti al cimitero in cui è sepolta Eleanor Rigby, John incontrò Paul. Poi arrivò George, il mio primo amore infantile, Stuart e Pete Best, questi ultimi scomparvero più o meno quando entrò in scena il cuore dei Fab Four: Ringo. Questi 4 ragazzi, molto diversi fra loro, hanno scritto i capitoli più innovativi di tutta la storia musicale del 900′ e poi si sono detti addio nel 1970, tipo il 10 Aprile se non ricordo male. 

Tra i vari amori di John, il più discusso è quello provato per Yoko Ono, artista concettuale giapponese che visse con lui una vita simbiotica, sospesa momentaneamente solo quando lei lo cacciò di casa dopo averlo affiancato a May Pang. Yoko Ono è un altro capitolo del quale vorrei parlare, perché provo per lei profondo rispetto, fatta eccezione per la sua partecipazione al Live in Toronto. La carriera post-Beatles è da capogiro, John Lennon, trasferitosi a New York, ribatezzata da lui ” la mia seconda Liverpool”, si è mobilitato per i diritti civili a tal punto da essere iscritto nelle liste nere dell FBI. L’8 Dicemmbre del 1980 è stato ucciso da un fanatico (altro capitolo da approfondire???) Mark David Chapman
L’ 8 Dicembre 1990 ho seguito uno speciale su di lui in Tv, avevo 9 anni e mi addormentai
in lacrime tra le braccia dei miei genitori, ero disperata. Perchè? Perché è finito così? Aveva ancora tanta bellezza da condividere; ancora oggi ripenso a quel giorno, in cui bimba mi misurai per la prima volta con il senso di impotenza avanti ad alcuni fatti della vita.
Se parliamo di musica John Lennon è stato un cantautore in grado di descriversi con parole universali, pensiamo al brano In my life o al pezzo Watching the wheels, in cui racconta se stesso nell’ era post-Beatles, oppure ascoltiamo il brano Isolation o God, in cui lucidamente afferma “Dio è un concetto che usiamo per misurare la nostra sofferenza”. La sua musica rappresenta per me un faro che indica la strada. Lennon non è il mio musicista preferito né il cantante che mi fa più emozionare, tuttavia un insieme di qualità speciali  lo rendono il mio Artista, il primo punto di riferimento, come un parente lontano di cui ho sempre sentito numerosi racconti e al quale vorrei somigliare. John Lennon rappresenta la libertà artistica di raccontarsi, senza filtri; é la speranza, la capacità di reinventarsi e creare bellezza anche quando le cose non vanno per il verso giusto. John Lennon è attitudine, riscatto, giustizia, rivoluzione, creatività. 
Questa è solo una riflessione sull’ Artista a cui devo tutto e nulla e di cui un giorno, sogno ancora di scrivere un bellissimo libro. 

The GOASTT: Midnight Sun

Il secondo lavoro dei The Ghost of a Saber Tooth Tiger (The GOASTT), con titolo Midnight Sun, prodotto dall’etichetta Chimera Music di Sean Lennon, uscirà il prossimo 29 Aprile. Da oggi è possibile ascoltarlo in streaming QUI. 

Ma chi sono i The Gost of a Saber Tooth Tiger?
I GOASTT sono un duo composto da Sean Lennon, figlio di Yoko Ono e John Lennon e la sua compagna, la modella, bassista e cantante Charlotte Kemp Muhl. Le suggestioni di questo lavoro riportano alla psichedelia esoterica degli anni 60′, pensiamo ai July, agli Electric Prunes, ai Pink Floyd degli anni 70′ o al disco 666 degli Aphrodite’s Child, filtrati attraverso la sapienza oscura dei Beatles. Non lasciatevi però condizionare dal cognome: i rimandi alla psichedelia beatlesiana sono certamente evidenti, come tra l’altro in tantissime altre Band; le imbastiture sonore rimandano inoltre ai primi lavori degli Air e lievemente (senza esagerare), anche al Brit Pop anni 90 dei Blur. Questo mix esplosivo di richiami musicali non è tuttavia la caratteristica principale dell’album che risulta, tirando le somme, un lavoro originale fuori dal tempo che a tratti ricorda una musica ancestrale. Guarda il video Animals.

Leggi anche The Goastt, Long Gone