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Revolution, quando i Beatles fecero infuriare Nina Simone

Revolution. C’era una volta un mondo culturalmente impegnato in cui gli artisti non se la mandavano a dire e si sparavano addosso note e cotronote in una vera battaglia sonora. In Italia un caso eclatante, dai contorni decisamente scanzonati, è quello dei due amici Celentano/Gaber che si son fatti la “guerra” con due pezzi quali il ragazzo della Via Gluck e la risposta al ragazzo della via Gluck. 
Bene. 
Nina Simone Revolution
Tutti conosciamo i Beatles, uno dei loro album più impegnati e impegnativi è senz’altro l’album bianco uscito nel novembre 1968 e comunemente chiamato “il doppio”. Tra tutti i brani del White album uno dei più famosi e discussi è senz’altro il pezzo Revolution di John Lennon (anche se per questioni discografiche è considerato un Lennon McCartney).
La canzone è ispirata al fermento rivoluzionario di quegli anni, in particolare le lotte studentesche europee. Il brano esplica il cambio di interesse di Lennon che lo porterà, lontano dai fab four, a scrivere moltissime canzoni dal contenuto socio politico. John, pacifista convinto, si è fatto portavoce del movimento non violento e in un certo senso “reazionario” in un momento storico molto delicato in cui la violenza sembrava essere l’unica chiave di svolta. Il brano ha avuto grande impatto, l’obiettivo dell’autore è rassicurante “vedrai che si aggiusterà tutto” il che ha fatto insorgere alcune polemiche, soprattutto fra gli artisti rivoluzionari impegnati sul fronte delle battaglie razziali.

You say you want a revolution
Well, you know We all want to change the world
You tell me that it’s evolution
Well, you know We all want to change the world
But when you talk about destruction
Don’t you know that you can count me out
Don’t you know it’s gonna be all right?
All right, all right
You say you got a real solution
Well, you know
We’d all love to see the plan
You ask me for a contribution
Well, you know
We’re all doing what we can
But if you want money
For people with minds that hate
All I can tell is brother you have to wait
Don’t you know it’s gonna be all right?
All right, all right
You say you’ll change the constitution
Well, you know
We all want to change your head
You tell me it’s the institution
Well, you know
You better free you mind instead
But if you go carrying pictures of chairman Mao
You ain’t going to make it with anyone anyhow
Don’t you know it’s gonna be all right?
All right, all right!

 
“Volevo dire la mia sul movimento rivoluzionario, era il momento giusto e i tempi erano maturi anche per dare risposte sulla guerra in Vietnam. Volevo che le persone sapessero che anche io pensavo in termini rivoluzionari, iniziai a rifletterci su quando ero in India. Continuo ad avere la sensazione che tutto andrà bene e che Dio ci salverà, per questo ho scritto Revolution, sono convinto che le cose si metteranno a posto. Volevo parlarne, prendere parte alla rivoluzione, volevo dire a te e a tutti gli ascoltatori “tu cosa ne pensi? Io penso questo!”
John Lennon, Rolling Stone 1970
John Lennon revolution
Il pezzo non passò certo inosservato e fece andare su tutte le furie un’artista rivoluzionaria, per nulla pacifista, Nina Simone che prese la base del pezzo, riadattandola e ribaltandola e ci scrisse sopra la sua risposta, la sua Revolution.


And now we got a Revolution
Cause i see the face of things to come
Yeah, your Constitution
Well, my friend, its gonna have to bend
Im here to tell you about destruction
Of all the evil that will have to end.

Some folks are gonna get the notion
I know theyll say im preachin hate
but if i have to swim the ocean
well i would just to communicate
its not as simple as talkin jive
the daily struggle just to stay alive

Singin about a Revolution
because were talkin about a change
its more than just evolution
well you know you got to clean your brain
the only way that we can stand in fact
is when you get your foot off our back

Nina Simone, pianista classica è diventata un’artista Jazz e Blues per caso mentre cercava di sbarcare il lunario. Il suo impegno civile la ha portata a misurarsi con i più grandi intellettuali dell’epoca. La morte di Martin Luther King e la censura dei media nei suoi confronti la hanno devastata a tal punto che a un certo punto ha lasciato gli Stati Uniti per trasferirsi in Liberia smettendo di cantare. Il pezzo Revolution non ha avuto il successo che Nina si aspettava ed è stato boicottato dalle radio che rimandavano il 45 giri al mittente rotto in mille pezzi.
Mi son sempre piaciuti i Beatles come band, anche oggi ma, Cristo, è stato spiacevole essere una giovane rivoluzionaria negli anni ’60 e sentirli uscir con un pezzo contro il movimento rivoluzionario. Chiaramente il pezzo dei Beatles è stato scritto dal punto di vista dell’ establishment. Frasi come “minds that hate” e “Chairman Mao” non avevano alcun senso per le persone che stavano cercando di sopravvivere lottando per la libertà nel terzo mondo, senza menzionare le lotte razziali degli Stati Uniti. 
Nina Simone
Credo che sia stata interessante la risposta di Nina Simone. La sua Revolution aveva una musica molto bella e simile, ma non troppo, alla nostra. Mi sono emozionato perché qualcuno del suo calibro ha reagito immediatamente alle mie parole.
John Lennon, 1971
 
Esempi come questo sono la dimostrazione di quanto l’arte sia importante e fondamentale in tutta la storia dell’Uomo. Siamo animali artistici e la musica è un qualcosa di così ancestrale e allo stesso modo contemporanea. Abbiamo bisogno di Artisti, di menti brillanti e soprattutto non dobbiamo dimenticare il passato.

Ascolta qui in anteprima The Art of McCartney

Ascolta “The Art of McCartney”, un’antologia dei pezzi più importanti della carriera dell’artista suonata da altri artisti tra cui The Cure, Bob Dylan, Billy Joel, Yusuf Islam, Kiss e tanti altri. Con un totale di 42 pezzi il disco uscirà il prossimo 18 novembre ma è possibile ascoltarlo in streaming. Premi Play

The Art of McCartney Tracklist:
the art of Paul McCartney The Cure01. Billy Joel – “Maybe I’m Amazed” 02. Bob Dylan – “Things We Said Today”03. Heart – “Band on the Run”04. Steve Miller – “Junior’s Farm”05. Yusuf Islam – “The Long and Winding Road”06. Harry Connick, Jr. – “My Love”07. Brian Wilson – “Wanderlust”08. Corinne Bailey Rae – “Bluebird”09. Willie Nelson – “Yesterday”10. Jeff Lynne – “Junk”11. Barry Gibb – “When I’m 64″12. Jamie Cullum – “Every Night”13. Kiss – “Venus and Mars”/”Rock Show”14. Paul Rodgers – “Let Me Roll It”15. Roger Daltrey – “Helter Skelter”16. Def Leppard – “Helen Wheels”17. The Cure, featuring James McCartney – “Hello Goodbye”18. Billy Joel – “Live and Let Die”19. Chrissie Hynde – “Let It Be”20. Cheap Trick’s Robin Zander and Rick Nielsen – “Jet”21. Joe Elliott – “Hi Hi Hi”22. Heart – “Letting Go”23. Steve Miller – “Hey Jude”24. Owl City – “Listen to What the Man Said”25. Perry Farrell – “Got to Get You Into My Life”26. Dion – “Drive My Car”27. Allen Toussaint – “Lady Madonna”28. Dr. John – “Let ‘Em In”29. Smokey Robinson – “So Bad”30. The Airborne Toxic Event – “No More Lonely Nights”31. Alice Cooper – “Eleanor Rigby”32. Toots Hibbert with Sly & Robbie – “Come and Get It”33. B.B. King – “On the Way”34. Sammy Hagar – “Birthday”
*Bonus* 01. Robert Smith – “C Moon”02. Booker T. Jones – “Can’t Buy Me Love”03. Ronnie Spector – “P.S. I Love You”04. Darlene Love – “All My Loving”05. Ian McCulloch – “For No One”06. Peter, Bjorn and John – “Put It There”07. Wanda Jackson – “Run Devil Run”08. Alice Cooper – “Smile Away”

Yoko senza Lennon

Yoko Ono

In questi giorni girava in rete una (già vecchia) performance di Yoko Ono“Voice Piece for soprano & Wish Tree”*, che  è stata messa in piedi al MOMA di New York. Durante l’esibizione l’artista giapponese ha urlato e ansimato al microfono per 3 minuti. Gli occhi curiosi dei presenti sono stati rapiti dalla sua esibizione, che si è conclusa tra sorrisi e applausi. Il video ha fatto il giro del mondo, riaprendo il dibattito sulle sue performance sempre molto discusse.

Una ribelle ragazza giapponese, Yoko Ono,  nata nel 1933 e figlia di un importante banchiere e di una pianista, a un certo punto si trasferì a New York per questioni di studio, dedicandosi inizialmente alla composizione musicale ad Harvard, per poi iscriversi al Sarah Lawrence College.

In terra americana Yoko Ono si sposò nei primi anni 50′ con con il compositore e pianista giapponese Toshi Ichianagy che la mise in contatto con alcuni artisti d’avanguardia, tra cui John Cage.  Il suo iniziale interesse per la musica si spostò gradualmente verso l’arte performativa e nei primi anni ’60 iniziò a farsi un nome nell’ambiente. Il suo matrimonio, decisamente burrascoso, la fece sprofondare in una forte depressione e a un certo punto tentò il suicidio e fu ricoverata in una clinica psichiatrica in Giappone. Intanto, il regista americano Antony Cox, suo grande estimatore, volò nella terra del Sol Levante per incontrarla.

Pochi mesi dopo si sposarono ed ebbero nel 1963 la figlia Kyoko.

Vorrei sottolineare che Yoko è stata tra i primissimi esponenti della corrente artistica Fluxus, assieme ad altri importanti nomi quali  Joseph Beuys,

Yoko Ono Lennon fluxus

John Cage e l’italiano Gianni Sassi (che ha creato alcune famose copertine per Franco Battiato e gli Area). Nel corso degli anni Yoko si è ampiamente dedicata all’arte performativa, come in Cut Piece (1965) in cui il pubblico ha tagliato con delle forbici i suoi vestiti sino a denudarla, e concettuale, come nel libro Grapefruit (1964)approdando alla video arte con alcuni film sperimentali tra cui il celebre Bottoms (1967).  

Fu nel 1966 che anche John Lennon si interessò all’artista giapponese dopo aver visto una sua installazione a Londra, innamorandosi di lei e sposandola nel 1969. Dalla loro relazione nacque nel 1975 il figlio Sean. Pare opportuno mettere l’accento sul fatto che Lennon la conobbe all’ Indica Gallery di Londra dove si recò per vedere una mostra della giovane giapponese, che all’epoca era considerata un’artista raffinata e complessa.
yoko ono yesTutto ciò che la coppia ha fatto sino all’8 Dicembre 1980 si conosce per bene; fu in questo periodo che il lavoro dell’artista fu oscurato dalla sua vita privata, mettendo in risalto la sua eccentricità e abolendo, agli occhi del pubblico e dei media, il suo talento creativo. In musica il suo primo lavoro, Two virgins,  risale al 1968 in compagnia di Lennon. Tra i dischi solisti consiglio l’ascolto di Feeling the spacedel 1973 e Yes I’m a Witch del 2007.

Dopo la morte del marito, Yoko ha ripreso la sua carriera esponendo nei più prestigiosi musei del mondo, creando opere ispirate agli ideali di pace e tolleranza e criticando in maniera irriverente le credenze e i costumi della nostra società. Ancora oggi eccentrica e provocatoria, poliedrica e sempre interessante offre, a chi riesce andare oltre la parola Beatles, numerosi spunti di riflessione.
yoko-ono-fluxus“Yoko Ono é la più famosa artista sconosciuta: tutti sanno il suo nome, ma nessuno sa veramente quello che fa.” 
 
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* L’esibizione ha scatenato lunghi e infiniti dibattiti sui social media e nel mio salotto. Mi ha colpita in particolare un’osservazione dell’artista Patrizio Fariselli in relazione a un montaggio dell’esibizione di Yoko Ono su un brano di Katy Perrygli ho così chiesto di poterla pubblicare:


“Vorrei dire due parole riguardo questa potente performance di Yoko Ono. […]

Altre volte ho visto un rigetto simile, ma dal vivo. Per esempio alla performance Empty Words di John Cage (amico ed estimatore di Yoko Ono) al Lirico di Milano; oppure ai primi concerti degli Area (in particolar modo quello del 1973 al Palazzo dello sport di Roma) quando, appena Demetrio iniziava a cantare, pareva venisse dato il segnale di massacrare quegli impudenti che osavano profanare il consueto rito esterofilo del rock.Se dal punto di vista dell’estetica musicale spicciola, questo brano di Yoko Ono è effettivamente indifendibile, da una prospettiva squisitamente performativa è delizioso.Le sue strida si sovrappongono a contrasto (e che contrasto) a un melenso pezzo di Katy Perry, e se, con un radicale spostamento di prospettiva, focalizziamo la nostra attenzione sulla voce, scopriremo facilmente che il corpo estraneo è… proprio il pezzo pop. […]
Provate ad ascoltarla NON come si trattasse della cover di un qualsiasi cantante che si confronta con questioni musicali ortodosse, ma per quel che è: l’opera di un’artista che ribalta i parametri e il senso di un prodotto popolare. Forse, così, questa inascoltabile canzone aprirà la vostra mente a nuove, interessanti prospettive”. Patrizio fariselli

Is Paul really DEAD?

Paul Faul

Introduzione
Secondo alcuni Paul McCartney sarebbe morto nel 1966. 

La tesi é “avvalorata” da alcune prove documentali relative non solo alle differenze fisiche tra Paul (l’originale) e Faul (Finto Paul), ma anche ad alcuni particolari eventi della storia dei Beatles che tra il 1966 e il 1970 paiono giustificarla.
Capitolo 1
La leggenda
La notte del 9 Novembre del 1966 alle ore 5:00 del mattino, Paul McCartney lasciò con la sua Aston Martin gli Abbey Road studios dopo un furente litigio con John a causa di un diverbio su una canzone. Come in ogni storia intrisa di mistero, durante quella notte buia e tempestosa, Paul si schiantò con la sua Aston Martin lasciandoci le penne.

Capitolo 2 
Am I dead?

Paul and faul deadPoco più tardi, verso le 6 del mattino, un ufficiale di nome Maxwell informò il resto della band dell’incidente letale. La leggenda narra che nel luogo dell’incidente fosse presente una ragazza di nome Rita, un’autostoppista, che disperata affermava tra le lacrime che il morto era paul Mccartney.  Secondo la ricorstruzione, dopo essere salita sull’ auto e averlo riconosciuto Rita ebbe una crisi isterica, scuotendolo sino a fargli perdere il controllo dell’auto. Lui rimase incastrato in auto ma lei riuscì ad uscire dal veicolo per cercare aiuto. La macchina esplose e il corpo fu decapitato.I beatles trascorsero 2 giorni rinchiusi in casa pensando alla tragica fine dell’ amico e a quella inevitabile della band. John disse di avere molte canzoni finite e altrettante in fase di lavorazione scritte con Paul, circa una cinquantina. I Beatles decisero allora di non fermarsi, di continuare a vivere il sogno, camuffando la morte dell’amato collega.

Capitolo 3 

L’ingresso di Faul
Il misterioso Maxwell suggerì di trovare un sosia ed eventualmente sottoporlo a un intervento

paul faul sgt peppers

chirurgico. I Beatles accettarono. Il giorno seguente fu annunciato che la band non avrebbe più suonato live concentrandosi solo sugli album in studio. Successivamente il giornale americano “Tiger Beat” lanciò il conoscorso “Il sosia di paul” che non ebbe mai nessun vincitore accertato. In realtà William Campbell era il sosia che la band andava cercando, così con moderni interventi chirurgici il suo volto fu “riadattato” la dove divergeva dall’originale beatle. Il ragazzo fu poi mandato a una scuola di dizione e il resto della band gli insegnò i pezzi. Secondo alcuni studi il Paul post  1966 é semplicemente una persona diversa:

  • Faul sarebbe più alto, confrontandolo affianco a Lennon prima dell’incidente aveva una statura simile alla sua, dopo invece sembra essere circa 5 cm più alto.
  • Il viso di Paul era più tondeggiante, più ovale quello di Faul
  • Dentatura diversa
  • Alcuni esami hanno rilevato che la voce di Paul prima del 1966 é diversa da quella del periodo successivo.
Capitolo 4 
Copertine e testi con riferimento alla morte di Paul
is paul McCartney dead?

John suggerì di segnalare l’accaduto al pubblico tramite richiami nelle copertine, doppi sensi nelle canzoni e sottofondi con messaggi subliminali, così nei testi come in alcune sovraincisioni che possono sentirsi chiaramente solo ascoltando i vinili al contrario, sono riportati alcuni indizzi fondamentali per avvalorare questa tesi . 

Per non dividere i proventi del copyright con Campbell i 3 Beatles superstiti fondarono la Apple (originariamente chiamata A Paul).
Paul McCartney diedRubber soul originariamente si chiamava “Rubber Paul”, in riferimento al corpo dilaniato dell’amico morto, poi cambiato in “Soul”. La fotografia del disco fu scattata come fosse ripresa da una bara. Il titolo formava il disegno di un cuore capovolto. Nel singolo di “Nowere man”, Paul guardava in una diversa direzione rispetto agli altri. Il testo Nowere man è dedicato  a Paul. Girl era dedicata alla ex fidanzata di Paul, Jean Hasher. Sgt. Peppers Lonely Hearts Club Band é un vero elogio funebre, in mezzo ai fiori si può notare il basso di Paul.  Un’altra prova é quella della grancassa: Tagliando con uno specchio la scritta “lonely Hearts” si formano le scritte “1 ONE 1” e “HE DIE” che indicherebbero “1 1 1”, il numero dei Beatles superstiti ed la scritta un po’ sgrammaticata “Egli muore”. Nella foto sopra la testa di Paul compare una mano aperta che in alcune culture orientali sarebbe simbolo di morte. Inoltre, sul braccio ha un distintivo sopra il quale sembra essere scritto OPD “Officially Pronunced Dead” (Dichiarato Ufficialmente Morto).

Officially pronounced dead Paul
Il testo del pezzo “A day in the life”, in particolare la prima strofa fornisce un altro indizio eclatante:
I read the news today, oh boy/ About a lucky man who made the grade/And though the news was rather sad/ Well I just had to laugh/ I saw the photograph/ He blew his mind out in a car / He didn’t notice that the lights had changed/ A crowd of people stood and stared /They’d seen his face before /Nobody was really sure /If he was from the House of Lords.                      

TRADUZIONE

Ho letto una notiza oggi, ragazzi/  su un uomo che s’è fatto un volo/ la notizia era spiacevole/  ma mi son fatto una risata/Ho visto la fotografia,/  S’è spaccato la testa  con un auto/Non aveva visto il semaforo diventare rosso/Diverse persone stavano lì a fissarlo/Avevano già visto il suo volto/Nessuno era davvero sicuro/Che appartenesse alla camera  Lords.
Nell’album Abbey Road , Paul è l’unico a piedi nudi come per volersi estraniare. Esistono inoltre numerosissimi altri indizi come la targa del maggiolone che stà a significare Linda McCartney Widowed (Linda McCartney vedova).
Uno dei documentari più recenti e ben strutturati é: Paul McCartney really dead: The last testament of George Harrison, del 2010.
Nel 2003 Paul McCartney ha tenuto un concerto gratuito al Colosseo, e in mezzo a quella folla ero presente anche io. Seppur curiosa, questa teoria non mi ha mai convinta. Se voleste approfondire l’argomento, il web è davvero pieno di articoli sulla morte di Paul.  Uno tra questi il blog Plasticmaccainteramente dedicato a questa vicenda, in alternativa provate a digitare Paul/Faul su google..  Leggi anche John Lennon, diario di una fan


The Flaming Lips, With a Little help from my fwends

Flaming Lips sono una band che suona da oltre 30 anni e Sgt.Peppers é uno dei dischi più acidi e psichedelici dei Beatles. Ecco un tributo colorato dei primi ai secondi con una rivisitazione originale di questo classico intramontabile. Ho ascoltato l’anteprima qualche giorno fa e finalmente da oggi sarà disponibile sul mercato.  In effetti é difficile immaginare un’intera cover del disco Sgt. Peppers Lonely Hearts Club Band che non sia scontata, perché questo é un album molto complesso, studiato a tavolino “quasi” interamente da Paul McCartney, in cui nulla, proprio nulla é lasciato al caso.

Flaming Lips, With a Little help from my fwends
Il progetto dei Flaming Lips é audace e si avvale di una marea di collaborazioni, una per ogni pezzo; di queste alcune sono quasi “ovvie” come quella dei Foxygen e Dr.Dog,  altre sono invece inaspettate e controcorrente come quella spettacolare di Miley Cyrus che assieme a Moby contribuisce a creare una fantastica “Lucy in the sky with diamonds”, vera punta di “diamante” del disco. 
Tra i pezzi più interessanti ci sono Fixing a Hole, in cui i collaboratori d’eccezione sono gli Electric Wurms, mentre Whitin You without you, in collaborazione con Birdflower & Morgan Delt risulta essere una vera bomba psichedelica: fantastica.  Oltre a questi la già citata Lucy in the sky with diamonds A day in the Life sono tra gli esperimenti meglio riusciti
Il risultato, apprezzabile anche dai Fan più integralisti dei Beatles, é infatti da interpretare come una rilettura tutt’altro che amatoriale, scritta con amore ma al contempo dal risultato quasi dissacrante, frivolo e irriverente. Questi ingredienti di consapevolezza e destrutturazione contribuiscono a creare un tributo strano, a tratti quasi fastidioso, che però si fà amare sin dalla prima nota con i suoi colpi di Synt e suoni ultra pop shakerati a dovere. Il disco mi piace, mi piace molto e vi consiglio l’ascolto. 
Curiosità:
Nel loro Tour si son spesso incontrati con Sean Lennon che con la band GOASTT, ha anche partecipato ad alcune date. Sono disponibili foto e video sul suo profilo instagram.

Leggi anche Long Gone, il nuovo Ep dei GOASTT

Ascolta Long Gone, il nuovo Ep dei GOASTT

Long gone, il nuovo ep dei The GOASTT, segue l’album Midnight Sun, uscito lo scorso Maggio. Un lavoro ricco di suoni del passato eppure tremendamente nuovo, pubblicato dalla Chimera Music e contenente 5 pezzi.  Premi Play

L’ep è composto da 5 brani e si apre con la cover di Syd Barrett “Long Gone”: la traccia riprende il sound minimal del pezzo originale per poi lasciare spazio a un nuovo arrangiamento più ricco e corposo che sfocia in un vero delirio psichedelico; ottimo il lavoro di background in particolare alle voci. 10++
Dark matter è un altro pezzo curioso, inizia con un’intro horror  dai contorni esoterici -potrebbe essere la sigla di un film di Tim Burton o un pezzo dei King Crismson-. Il gioco vocale Lennon-Kemp regala luce al brano, dandogli quella leggerezza e colore che inizialmente mancavano, il risultato è una suggestione ammaliante che non sbiadisce neanche dopo vari ascolti! 10++
Early worm ricorda la musica orientale in cui una sequenza di note viene ripetuta per raggiungere una dimensione trascendente e spirituale. Interessante il gioco basso-batteria e le doppie voci. Ogni strumento è qui perfettamente calibrato, consiglio l’ascolto in cuffia. Bellissimo pezzo 10++
Delilah è un buon pezzo, costruito semplicemente; per un attimo si rompe e cade nell’oscurità, quella buia e tenebrosa che troviamo in Because dei Beatles ma è solo un momento, il tempo riprende il suo spazio e il brano prosegue per la sua strada.
Brand New World Order è una canzone lenta in cui la melodia viene agganciata a intermittenza delle voci di Sean Lennon e Charlotte Kemp Muhl. 

Nel complesso l’album è un ottimo lavoro, costruito con criterio da due che, una volta tanto, si posson dire musicisti. Long Gone sembra essere il proseguo di Midnight Sun, anch’esso ricco di suggestioni e richiami ai grandi nomi della musica psichedelica come l’album 666 degli Aphrodite’s Child, piuttosto che i primi Pink Floyd o Serge Ginsburg. Molto viva anche l’influenza di George Harrison alle chitarre e dei Beatles in Revolver. Le suggestioni portano alla mente anche artisti contemporanei come Olivia Ruiz e Elliott Smith. Il disco, come il precedente, é un lavoro unico e contemporaneo, in cui le rimembranze del passato sono state ben assimilate per creare novità, cosa rara al giorno d’oggi. 

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Burning Beatles. Odi et amo nella musica

Guns’n’Roses
Vasco Rossi

In questi giorni ho avuto modo di
fare una riflessione sulle grandi band, oltre l’english humor di Mick Jagger, testimonial nello spot per il ritorno
dei Monty Python, il cui primo spettacolo è andato sold out in meno di un minuto, ho assistito anche a scene di puro delirio “odi et amo” per
il ritorno di Vasco Rossi, con tanto
di vignette ironiche sulla sua svolta metal; già perché musicisti,
cantautori e artisti scatenano sempre enormi polemiche, insomma, con i “Grandi”
si va sempre da un eccesso all’altro. Sostanzialmente i fan, come il popolo del
Blasco o quello degli Stones, vivono la loro passione musicale in maniera
“totale”, spesso tatuandosi frasi di una canzone, loghi ecc.. al contrario,
appena esce un nuovo disco o Tour della band di turno, come i Litfiba, iniziano a fioccare insulti filo-nazisti
da parte di coloro che li “odiano”. La storia è piena di esempi illustri,
pensiamo ai Queen, quando ci si
imbatte in qualcuno che li disprezza, quasi mai le parole utilizzate sono
“delicate”. Che dire dei Doors e Jim Morrison? Il mondo è pieno di
vedove di Jim e di persone che vorrebbero ammazzarle.  Grande polemica, seppur breve, è stata fatta
negli anni 60’ contro i Beatles che
grazie alla celebre affermazione di Lennon “siamo più famosi di Gesù Cristo”
crearono una vagonata di anti fab four in meno di 24h. E i Guns’n’Roses e i Nirvana dove li lasciamo? Il disprezzo verso la
rock band losangelina più famosa del pianeta è ancora vivo e vegeto, così quando la radio al bar trasmette Sweet child o Mine, alcuni mimano l’assolo e altri
partono in quinta con gli insulti, non esiste una via di mezzo o almeno io non la conosco; Per quanto
riguarda i Nirvana, devo fare
ammenda, in quanto, quando negli anni 90’ tutti -e dico tutti- i miei amici se
li sparavano a manetta, io ero nel pieno della mia fase Hippie anni 60’ ed
ero proprio una di quelle che non spendeva parole galanti nei loro confronti,
anche se, a dirla tutta, la morte di Kurt mi rattristò particolarmente.  Quando un artista si porta dietro queste due
categorie di persone “odi et amo”, allora è sicuramente grande.. almeno credo!

The “burning” Beatles

The GOASTT: Midnight Sun

Il secondo lavoro dei The Ghost of a Saber Tooth Tiger (The GOASTT), con titolo Midnight Sun, prodotto dall’etichetta Chimera Music di Sean Lennon, uscirà il prossimo 29 Aprile. Da oggi è possibile ascoltarlo in streaming QUI. 

Ma chi sono i The Gost of a Saber Tooth Tiger?
I GOASTT sono un duo composto da Sean Lennon, figlio di Yoko Ono e John Lennon e la sua compagna, la modella, bassista e cantante Charlotte Kemp Muhl. Le suggestioni di questo lavoro riportano alla psichedelia esoterica degli anni 60′, pensiamo ai July, agli Electric Prunes, ai Pink Floyd degli anni 70′ o al disco 666 degli Aphrodite’s Child, filtrati attraverso la sapienza oscura dei Beatles. Non lasciatevi però condizionare dal cognome: i rimandi alla psichedelia beatlesiana sono certamente evidenti, come tra l’altro in tantissime altre Band; le imbastiture sonore rimandano inoltre ai primi lavori degli Air e lievemente (senza esagerare), anche al Brit Pop anni 90 dei Blur. Questo mix esplosivo di richiami musicali non è tuttavia la caratteristica principale dell’album che risulta, tirando le somme, un lavoro originale fuori dal tempo che a tratti ricorda una musica ancestrale. Guarda il video Animals.

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