Archivi tag: Recensioni

Kula Shaker, Pilgrims Progress

Kula Shaker. C’era una volta la psichedelia degli anni ’60 alimentata da una serie di innovazioni tecnologiche che l’hanno cibata per tutto il decennio. Il mellotron, il sintetizzatore, il wah wah e non solo sono stati fondamentali per forgiare un determinato tipo di musica che spaziando dalla musica folk a quella rock ci ha regalato un prezioso compendio musicale. Tra i dischi più importanti non posso non citare Revolver dei Beatles, Meddle dei Pink Floyd, Sweet Child dei Pentagle e tutte quelle band che son diventate progressive, aggiungendo elementi classici e virtuosismi su virtuosismi tipo Emerson, Lake and Palmer e i Genesis. La psichedelia degli anni ’60 ha di fatto lasciato spazio a qualcos’altro che negli anni ’70 ha poi generato anche l’hard rock e le basi per l’Heavy Metal, genere diffusissimo negli anni ’80.
 
Negli anni ’90 c’è stato un revival di suoni pop quello che in tanti chiamano BritPop, reso celebre Oasis, Supegrass, Blur e i Kula Shaker. Questi ultimi hanno tratto ispirazione dalla parte più psichedelica degli anni ’60 utilizzando il Sitar e le armonie vocali tipiche della musica indiana. Questa miscela alchemica, un vero viaggio, è stata però attualizzata con un sound corposo tipico della musica anni ’90 di qualità.
Pilgrims Progress è un disco del 2010; leggendo recensioni qua e là è stato definito un 6.5, ottimo lavoro di maniera ma poco originale. Io non sono d’accordo altrimenti adesso starei ascoltando i 13 floor Evevators o i Moody Blues. Gli arrangiamenti, nonostante i chiari riferimenti revivalisti sono un vero gioiellino, un’attualizzazione fresca e abbastanza contemporanea. Che poi il 2010 non è così vicino. Parliamo di 5 anni fa ma io tendo a ritenere recenti anche i dischi del 2003. Il discorso si amplia e si distorce ma la cosa chiara è che la band produce materiale originale e sempre interessante.  Sento spesso giudizi che danno poco valore al talento e poi cos’è l’originalità? Se penso a quante canzoni diverse tra loro son state fatte con il giro di Sol quasi stento a crederci. Potremmo fare centinaia, migliaia di ore di pezzi meravigliosi tutti  creati ed eseguiti con questi accordi. L’originalità sta nel talento, nella capacità di trasformare le intuizioni e le suggestioni in qualcosa di nuovo e quindi originale. A breve uscirà Eclipse, ultimo disco dei Kula Shaker. Arriveranno anche in Italia per due date.

Avete mai sentito 90125 degli Yes?

Disco del 1983, 90125 (nome che deriva dal numero di catalogo dell’album nella Atlantic) è entrato in mio possesso in contemporanea alla sua uscita grazie a un’amico di mio padre che gli registrò la cassetta. Così in tante domeniche anni ’80 mentre papà suonava  Owner of a Lonely Heart io ballavo come una dannata tutto 90125, disco d’annata eppure ancora oggi di una freschezza disarmante. PLAY
yes 90125
A volte mi pare che gli anni ’70 degli Yes tra psichedelia, prog e sperimentazione siano stati un meraviglioso percorso obbligato per giungere a questa gemma che trasforma il pop di massa in qualcosa di elegante e non convenzionale, una finissima e intramontabile invenzione, come i tacchi a spillo. Ma veniamo al disco… Gli integralisti amanti del prog anni ’70 ammutoliscono sempre quando dico che 90125 è il mio preferito di questa band perchè i componenti qui son cambiati. La band si era sciolta nel 1980 e in questo nuovo progetto ci sono Chris Squire al basso e Alan White alla batteria, ai quali si aggiungono il chitarrista Trevor Rabin e il tastierista originale che era uscito di scena nel 1971,Tony Kaye. L’idea era un po’ vaga ma alla fine del 1981 si aggergò anche Jon Andersen alla voce e seppur con titubanza il gruppo mantenne il nome YES anche se l’idea era di chiamarsi Cinema.
Il risultato è uno dei più immensi dischi pop della storia costruito con la perfezione e la maestosità dell’architettura romana  ma vestito con abiti fluo, molto anni ’80, mangiabile e passabile su MTV. Per capire la struttura del disco vi propongo di ascoltare il pezzo Leave it a cappellaho i BRIVIDI. Il disegno vocale di questo brano è struggente, mi spiazza è tipo il Guggenheim di New York e poi ascoltate l’originale, è una meraviglia. È incredibile che tutto questo lavoro maniacale, tipico del progressive sia stato fatto in chiave POP, una genialata.
yes 90125Negli anni ’80 si era pazzi per la tecnologia (pensiamo ai Kraftwerk), l’era dei computer era arrivata, di lì a poco sarebbero stati commercializzati i primi cd, Mtv e i videoclip erano una realtà, anche i Queen stavano svoltando verso sonorità più contemporanee. Nascevano mode nuove e bizzarre e artisti come Madonna, la Material Girl dettavano legge. Dopo le lotte degli anni ’60 e la frenesia degli anni ’70 i ragazzi degli anni ’80 volevano portabilità e piatti in plastica usa e getta, come i dischi. Era il momento delle incongruenze, della massificazione totale, dell’inquinamento sfrenato (anche acustico).
Nonostante ciò la fantasia strutturale di questo album è meravigliosa, pensate alla batteria in Changes.. che delirio, è una bomba (ho i brividi mentre l’ascolto) e le tastiere? Sono calibrate ed eleganti in tutti i pezzi come la chitarra che porta in tutti i brani una ventata elettrica senza minarne il pop.  E le voci? Incredibili i giochi vocali con relativi nodi e snodi, le improvvise virate e poi i testi sono superiori, altra cosa da non trascurare.
Non trovo un solo difetto in questo disco da indossare con orgoglio come fosse un anello di fidanzamento e io una ragazzina degli anni ’60 patita dei film d’amore di Gianni Morandi. 10 e infiniti+ e un immenso grazie agli YES per aver condiviso 90125 con il mondo intero.



It can happen to everyone eventually


As you happen to say

 

It can happen today
As it happens
It happens in every way
You can mend the wires
You can feed the soul apart
You can touch your life
You can bring your soul alive
It can happen to you
It can happen to me
It can happen to everyone eventually
As you happen to say
It can happen today
As it happens
It happens in every way

 

(It can happen)

Abarra Festival 2015, io c’ero e voi?

Finalmente trovo un minuto per raccontarvi il mio Abarra Festival in qualità di blogger chiacchieratrice. Lo scorso Weekend in compagnia di Federico Serra (che ha filmato tutte le mie ciarle), ho invitato su questi divani tutti gli artisti presenti all’Abarra Festival.
Hola La poyana

DAY ONE, 16 luglio:

Io e Fede siamo arrivati alle 16,00, il sole era bollente ma il divano era nell’unico punto in ombra su cui giacevano semiaddormentati i Fuzz Orchestra. Abbiamo sistemato la videocamera, risolto alcuni problemi logistici e siam partiti subito con le interviste, realizzate tra un soundcheck e l’altro.  Tra gli aneddoti della prima giornata c’è un bel pezzo acustico suonato solo per noi da Hola la Poyana e le chiacchierate interessantissime con tutti gli artisti, come i Germanotta Youth, due ragazzi romani che hanno un sacco di cose da dire, così come i Threesome. Purtroppo tra gli imprevisti abbiamo notato che l’audio dell’intervista a Fabio Ferrario dei Fuzz Orchestra è danneggiato per cause sconosciute, confidiamo nella tecnologia e teniamo le dita incrociate.. Le interviste si son concluse con i Pussy Stomp e con Andrea, uno degli organizzatori del “Summer is mine Festival” che si svolgerà prossimamente a Carbonia, poi ci siamo gustati i concerti dal divano in compagnia di amici, artisti e persone nuove!

 

Squartet

DAY TWO, 17 luglio:

La prima serata è terminata alle 5 del mattino perchè avevamo entrambi un impegno, così siamo arrivati all’Abarra alle 18,00. Anche questa volta ho svegliato gli artisti che riposavano nel divano, in particolare Fabiano Marcucci  degli Squartet che doveva esser stanchissimo.. con quel sole lì.. I primi a essere intervistati son stati gli Asino, due simpaticissimi ragazzi di Massa Carrara  (con i quali ci siam ritrovati anche i giorni seguenti) che quando stanno sul palco sono un delirio! Gli Squartet, gentilissimi e coltissimi, mi hanno addirittura regalato il loro cd fresco di stampa, Adplicatio Minima (ascoltatelo!).  Le curiosità più complesse del festival le ho riversate sui Father Murphy, due ragazzi che suonano una musica oscura ma che a guardarli bene son luminosi. Ho concluso il giro con i Titan Amber; Correlazione quantistica, miei concittadini, non hanno avuto tempo, peccato!
Pussy Stomp

DAY THREE, 18 luglio:

Al nostro arrivo occupavano il divano gli Undisco Kidd..
Abbiamo esordito il giro di interviste con River of Gennargentu (che ormai consideriamo un amico), un artista genuino come il pane che pare arrivato qui dal 1920 tramite teletrasporto. River ci ha inoltre suonato un pezzo con la sua cigar box..  La sera ho parlato con i Chen, Nagel, un interessante duo violoncello-elettronica; ho continuato la serata con i Testadeporcu, un duo velocissimo che ha sviluppato una sua teoria del tutto molto interessante che sentirete nelle video interviste. Gli Undisco Kidd sono una band potentissima, ragazzi che a 25 anni hanno già esperienza da vendere, compongono pezzi e li arrangiano da veri professionisti. Penso che sentiremo parlare di loro! Anche la chiacchierata con i Plasma Expander è andata a buon fine, abbiamo discusso dei loro programmi per il futuro, di Francesco Salvi e.. Ho infine intervistato gli organizzatori dell’Abarra Festival e i ragazzi della Chemical Booking con i quali abbiam parlato di improvvisazione e band improvvisate!
Io nel mio divano..
Il mio Abarra Festival è stato pieno di persone che dal pubblico si sono avvicinate, come alcuni lettori del Blog. Un ragazzo che vive in Germania mi ha mandato i saluti di Angelo, uno sconosciuto trapiantato lì con il quale sono in contatto via telematica e per il quale ho girato un videoclip nel 2011, Ciao Angelo! Tra le tante persone con cui ho parlato ci sono mio padre, mio nipotino, Lisa, mio fratello e la sua bella fidanzata, voi che avete supportato anche solo con un sorriso o una stretta di mano questa prima uscita off line di Stereorama. A tutti voi Grazie perchè abbiamo condiviso energia, idee, indirizzi mail e il divano. 
Grazie agli organizzatori, Gianfranco, Ale Loddi, Antioco, Matteo, ai sorrisi della bella Arianna e ai ragazzi del chiosco. 
Grazie a Gegia e Dani per la loro grinta, alle ragazze ShakerArt e ovviamente.. 
Grazie alle band, a Federico, a Davide e Guido che mi hanno aiutata a montare e smontare lo stand, a Fabio che mi ha prestato i divani, insomma la lista è lunga.. 
GRAZIE a tutti, alla prossima!

Nel 2015 i King Crimson diventano Lounge

Qualche settimana fa ho fatto una compilation sul vento e tra le tracce ho inserito anche una cover del bellissimo pezzo I Talk to the wind dei King Crimson. Ascoltando la compilation mi sono definitivamente innamorata di questa versione lounge e del disco intero in cui è inserita dal titolo In the Lounge of the Naldo King.
King Crimson In the Lounge of the Naldo KingCaballero Reynaldo
Sono così andata a esplorare su spotify i dischi del suo autore, Caballero Reynaldo e l’ho contattato per un’intervista che pubblicherò prossimamente. Informandomi ho scoperto che il vero nome di Caballero Reynaldo è Luis Gonzalez ed è nato nel 1962. Ha iniziato a fare musica negli anni 80 e ha militato in alcune band spagnole, Amor Sucio e malcolm Scarpa Trio.
Il disco
Mi domando se Robert Fripp abbia sentito il disco dedicato ai King Crimson e cosa ne pensi. In pratica Caballero Reynaldo ha preso alcuni dei pezzi più famosi della leggendaria band psych-prog e li ha arrangiati in chiave lounge, bossanova, con atmosfere esotiche. Detta così sembra una cosa strana ma ragazzi, i pezzi filano e fondono meravigliosamente. In pratica le scene apocalittiche e psichedeliche dei King Crimson si sono spostate in spiaggia, al tramonto con tanto di cocktail alla frutta. La stupenda voce di Rebeca Ibañez si sposa a meraviglia con la profonda voce maschile di Reynaldo e assieme creano e bilanciano una atmosfera al limite della spensieratezza assoluta in cui i testi contrubuiscono a creare suggestioni contrastanti che impreziosicono questo lavoro.
Impressioni
Quando ho conosciuto i King Crimson avevo 14 anni e fu da subito un amore idomabile, ingestibile. Son davvero troppo forti! Però io non sono una di quelle integraliste che grida al sacrilegio quando qualcuno prende pezzi come Epitaph e li sveste anzi gli mette il bikini e se li porta in spiaggia, la cosa per me è interessante. Questo disco è davvero un ottimo ascolto e le cover qui non son cover ma tributi interessanti di chi ama shakerare le cose e creare mix innovativi! In attesa di chiacchierare con l’autore vi propongo di ascolare In the Lounge of the Naldo King di Caballero Reynaldo e di scrivermi un commento. Che ve ne pare?
Sacrilegio?
Genialata?

Hot Tuna, Double Dose

Questi giorni stavo ascoltando un po’ di vecchi album ed ero davvero intenzionata a scrivere un Post su Adrenalize dei Def Leppard fin quando, mentre facevo zapping venerdì notte molto tardi, ho sentito un pezzo che adoro e ho capito: oggi, lunedì 1 giugno avrei parlato di un disco del 1978, Double Dose degli Hot Tuna.
Partiamo dal presupposto che pubblicare un Live è sempre un’arma a doppio taglio, può infatti risultare una cosa noiosa o in alcuni casi essere uno dei migliori lavori di un artista. Quando si fa strada l’opzione due allora la band in questione è davvero fortunata, insomma il Live è il banco di prova no? Tra quelli riuscitissimi mi vengono in mente Va bene Va bene così live di Vasco, Aprite i Vostri Occhi dei Litfiba e Ac/Dc Live oltre Double dose, ovviamente, quelli peggio riusciti invece non me li ricordo proprio.
Gli Hot tuna sono un “side project” dei Jefferson Airplane composto da Jack Casady al basso e Jorma Kaukonen alla chitarra e voce, nato durante un Stop forzato ai lavori dei Jefferson, infatti, dopo un cambio formazione la band perse il lustro e l’entusiasmo dividendosi in due fazioni, questa e l’altra composta da Grace Silk e Kantner.
Jack Casady, Jorma KaukonenGli Hot Tuna tirarono fuori un sound diverso dalle caratteristiche altalenanti tra il Blues acustico e un “Hard Rock” raffinato; l’album presenta un lato A acustico caratterizzato da un interessante fingerpicking e dalla caldissima e nasale voce di Kaukonen in cui è contenuto il bellissimo pezzo Embrionic Journey, scritto proprio da lui.
Ora immaginiamoci un vinile, un doppio vinile, quindi 4 facce da guardare/ascoltare di cui il lato A è un’intro a qualcosa che non avverrà mai.
Passando al lato B il pezzo I Wish I would passa il testimone a un sound elettrico in cui l’interessante gioco basso-batteria fa da cornice a una chitarra aggressiva con wah-wah e jam session scontornate da assoli potenti. All’improvviso arriva Genesis di Kaukonen solista, un vero gioiello per le mie orecchie, mio padre la suona sempre e,  a parte la mia fortuna d’avere un grande chitarrista in famiglia, il pezzo è davvero superiore, forse avrei dovuto recensire Quah di Kaukonen? Lo farò un altra volta!
Insomma brani originali e cover son qui Hottunizzate ad arte a tal punto che alcuni pezzi son meglio qui che in studio, un colpaccio!
Gli Hot Tuna dopo aver fatto questo disco nel 1978 si son dissolti per ricomporsi magicamente all’inizio degli anni 90′. Double dose è un grande disco da avere in collezione. Garantito!

25 numeri 1: i dischi italiani di cui non posso fare a meno

Questi giorni ho letto un paio d’articoli e post in cui si diceva “i 10 migliori dischi della storia del Blues”, i “10 migliori dischi della storia del raggae” e cose così, allora anche io ho voluto partecipare alla cosa. Ho così deciso di stilare la lista dei miei 10 dischi italiani poi diventati 25, con grande  fatica ad arginare il listone. Moltissimi artisti che stimo e ascolto in loop son rimasti fuori ma la classifica, che non è una classifica è solo un “the best of” più o meno.
Padania – Afterhours, 2012
Il primo disco che mi è venuto in mente è stato Padania, degli Afterhours,  a mio parere il loro lavoro migliore, un condensato del loro percorso il cui risultato è un gesto di liberazione. Padania sembra proprio un album anarchico dove le note son l’unico collante tra le menti libere di spaziare. Un lavoro eccellente che pone Padania nella mia personale classifica dei dischi italiani più interessanti di sempre.
Omonimo – Napoli Centrale, 1975
Sentire i suoni del bronx contestualizzati nei vicoletti napoletani è davvero una cosa esaltante. Questo disco di James Senese & Co. è uno dei migliori lavori italiani di respiro internazionale, il successivo, Mattanza, sarà altrettanto meraviglioso ma meno partenopeo.
Canzoni dell’Appartamento –Morgan, 2003
Canzoni dell’appartamento è uno dei migliori lavori di Morgan, racchiude pezzi come Altrove, che diciamocelo non sarebbe potuta nascere altrove o dovunque. Morgan, per dirla a modo suo è davvero una “bella storia” e questo album, UNICO, è un ottima perla della discografia italiana.
 
Amore e non Amore – Lucio Battisti, 1971
Lucio non è mai stato un cantautore, Lucio è stato un interprete è un superbo compositore/arrangiatore. Questo disco dimostra quanto fosse avanti e il suo percorso sia stato unico nel panorama italiano dell’epoca.
 
Colpa d’alfredo – Vasco rossi, 1980
A me piace sempre paragonare Vasco a Battisti perchè entrambi hanno cantato se stessi. Lucio nel momento in cui andavano i cantautori impegnati e Vasco invece, che di cantautori s’è cibato, ha spostato l’argomento di conversazione sulla leisure, sul tempo libero, sull’amore non troppo innocente. Questo disco contiene alcuni dei pezzi italiani più belli di sempre. Colpa d’Alfredo in primis, è un albero mestro.
 
Aprite i vostri occhi – Litfiba 1987
Chi ha ascoltatao i Litfiba conoscerà senz’altro questo Live. Un vero gioiello. Canzoni come Dio e Apapaia sono qui nella loro miglior versione. Stupendo Live.
Mediamente isterica – Carmen Consoli 1999
Se si vuole fare un salto nel cantautorato italiano non si può non passare per Mediamente Isterica. Pezzi come Geisha e Besame Giuda rimarranno nella storia. E la cantantessa siciliana è un’ottima musicista. L’ho vista Live nel tour sucessivo e quella Jaguar l’ha fatta suonare per bene. Detto questo sto disco spacca e ha formato un po’ di gente e tanti emuli.
 
Rats and Rolls – Nino Ferrer 1970
Nino Ferrer è uno dei miei cantautori preferiti in ASSOLUTO. Tutti i suoi dischi sono una variazione continua, una ricerca e una sperimentazione d’altissimo livello. Rats and Rolls è il disco italiano più anarchico che io abbia mai sentito. Ottimo bassista e contrabbassista Nino s’è sempre accompagnato a grandi musicisti e ascoltando questo gioiello introvabile scoprirete un mondo ingiustamente sommerso. Nino Ferrer è la nostra Atlantide.
 
Il dado –Daniele Silvestri 1996
Dei 25 dischi importanti questo è quello che ho ascoltato meno, ero indecisa con Lorenzo 1997 ma ho preferito metter Silvestri anche se il mio cuore appartiene al Jova. Il dado è un disco interessante di quelli fuori dal tempo, ha vinto su Lorenzo, perchè forse è meno conosciuto, quindi ho voluto dargli un po’ del mio spazio. Ascoltatelo, spacca!
Arbeith Mach Frei –Area international Popular group, 1973
Gli Area, con il loro cantante greco, Eustrazio Demetriou (Demetrio era il cognome ed Eustrazio il nome), sono una delle cose più belle successe in italia. Sperimentazione e ricerca, attitudine, studio e intelligenza. Personalità interessanti quelle di Patrizio Fariselli e compagnia. Canzoni come Luglio, Agosto, Settembre, e Abeit Macht Frei sono esempi meravigliosi della piega che qualcuno ha dato alla canzone italiana. IMMENSI. GRAZIE.
 
Reset – Negrita 1999
Questo disco è adrenalina, l’ho consumato e mi ha fatto saltare ininterrottamente ogni volta che l’ho messo su. Anche in macchina. Io infatti non l’ascolto mai se son alla guida, non perde mai il suo fascino, è davvero energico. Di quelle energie pulite però, che in Italia i brani rock hanno sempre un qualcosa di negativo. No, Reset è energia pulita.
Marlene Kuntz – Il Vile 1996
Ho ascoltato un po’ più Catartica ai tempi in cui sono usciti, ma se devo esser sincera il Vile è più completo e poi c’è 3di3 e anche retrattile. Che bel disco, che suono, che testi. Questo album è perfetto. Veramente; è talmente marcio che alla fine si purifica. Bellissimo.
 
Linea gotica – Consorzio Suonatori indipendenti  1996
Questo album è in rappresentanza dell’intera discografia dei CCCP e CSI. Realmente avrei potuto mettere un album qualsiasi. Son particolarmente legata a questo disco perchè ritengo che sia di fattura sopraffina. Il suono, i bassi, l’atmosfera. Linea Gotica merita davvero.
 
Omonimo – Alberto Fortis, 1979
L’omonimo di Fortis è un meraviglioso disco che gli ha spezzettato la carriera a causa di alcuni diverbi con discografici (A voi Romani, Milano e Vincenzo). Tutt’oggi l’album è fresco e interessante, è rimasto intatto in tutta la sua ironia e finta leggerezza. I suoni son quelli di transizione che hanno caratterizzato il sound della fine dei 70. Poi un giorno scriverò un post sull’età d’oro del sound -secondo me ovviamente-.
 
I buoni e i cattivi – Edoardo Bennato, 1974
Edoardo Bennato è un maestro. Bennato è il sogno americano contestualizzato a Napoli. Un po’ come James Senese and Co. Edo è riuscito a sintetizzare un sogno in una discografia meravigliosa. I Buoni e i cattivi si apre con Ma che bella città, un bel pezzo davvero. E poi ci son gioielli come Tira a Campare, primo pezzo del lato B del vinile se non ricordo male e finisce con Salviamo il Salvabile. La fattura è sopraffina, è un Bennato 100%
La pulce d’acqua – Angelo Branduardi 1977
Branduardi è in cima alla lista dei miei cantautori italiani assieme a Ferrer, Finardi, Gaber e pochissimi altri. Questo disco è un viaggio come tutti i dischi di Branduardi. A questo vinile son particolarmente legata e pezzi come la bella dama senza pietà, giustificano in pieno la mia devozione per il maestro. Quel sitar all’inizio e la poesia di Keats. La cultura medievalista di Branduardi qui si veste di un sogno Hippie, un Trip, un condensato d’Arte oriente-occidente-italia-inghilterra. Inoltre il disco si apre con Ballo in Fa diesis minore. Devo aggiunger altro? Non credo. Una volta gli ho stretto la mano a Branduardi.
 
Zero,ovvero la famosa nevicata dell’85 – Bluvertigo 1999
I Bluvertigo non sono uno scherzo, nel 1998 hanno anche vinto gli European Music Awards. Giusto per dire. Zero è un gran bel disco di una band che si è sempre definita “indefinibile”. Brani  quali Sono=Sono, La crisi, Sovvrappensiero, sono alcuni di quelli contenuti in questo disco che, detto tra noi, ha un sound da paura. Ecco un altro suono che apprezzo è quello corposo degli Anni 90, tipo questo. I bluvertigo sono una mosca bianca nel panorama musicale italiano. E questo disco è una bomba!
 
Sugo – Eugenio Finardi, 1976
Finardi è un artista italo americano FONDAMENTALE in Italia, come l’acqua santa in chiesa. Avete sentito Fibrillante, il suo ultimo disco? Merita davvero. Torniamo a Sugo, il disco si apre con musica ribelle e contiene bei pezzi come Quasar, La radio e Oggi ho imparato a Volare. Insomma se io avessi scritto solo una di queste canzoni sarei una persona realizzata. Sugo è un ottimo punto di partenza per fare un bel giro in Italia.
La morte dei miracoli – Franie Hi-NRG, 1997
Ascoltato poco ma amato molto, questo disco contiene un’intro meravigliosa e po c’è dentro anche Quelli che benpensano. è un lavoro intelligente che ha conquistato, rockers, poppers, dancers e non solo. Il Rolling Stone l’ha giustamente inserito tra i 100 migliori dischi italiani. Son d’accordo.
 
Ingresso libero – Rino Gaetano, 1974
Primo e miglior disco di Rino Gaetano. Quest’album l’ho lettralmente macinato. La prima volta che ho sentito Tu, forse non essenzialmente tu, ero grande, avevo tipo 23 anni. Ero a una festa di laurea come imbucata. Parlavo con alcuni amici e mi son sentita male. Mi son seduta e un mio amico s’è avvicinato preoccupato: “Marty stai Bene?” e io glio ho risposto “Ma è Gaetano? Che è sta Roba?” Avevo le lacrime agli occhi. Mi ha riportata indietro di qualche anno  a quando tenevo la mano al mio primo fidanzatino e quelle robe ultra pink da signorina romantica. Poi mi son comprata il disco e ho scoperto che Oltre Gianna Gianna c’era altro. E mi sono innamorata. Gli altri pezzi spaccano. Insomma la vecchia che salta con l’asta è un delirio psichedelico e poi c’è Agapito Malteni… No, no, questo disco è una perla assoluta. 100% gold.
 
Kinotto – Skiantos, 1979
Siamo sinceri di Kinotto ce n’è uno e quell’uno si apre con “Mi piacion le sbarbine”, come si può lasciarlo fuori classifica? Gli Skiantos hanno rappresentato il modo scanzonato finto stronzo di esser stronzi, perchè poi son proprio forti. Vabbè poi qui c’è Ti rullo di cartoni e i Gelati. Gran bel disco. Unici gli Skiantos.
 
Oro incenso e birra – Zucchero 1989
Dischi belli Zucchero ne ha fatti tanti. Zucchero è stato l’unico italiano a partecipare a Woodstock 1999. da qualche parte dovrei avere un sacco di ritagli di giornale sull evento. Ricordate i red Hot Chili Peppers vestiti da lampadine nudi con calzino? Comunque, Oro incenso e birra che già dal titolo ha vinto tutto si apre con Overdose d’amore e coro ultragospel, uno spettacolo funk-italian-blues. Poi dietro ci sono giusto un paio di Hit tipo Nice, il Mare, Madre dolcissima. Ma che roba è? Un greatest Hits? No, no è proprio l’album. Vabbè c’è anche Diamante. Ciao proprio. Grande Adelmo Zucchero Sugar Fornaciari.
 
Io non mi sento italiano – Giorgio Gaber 2003
Pensavate davvero che mi sarei dimenticata di Mister G. Dai, no! La discografia e il teatro di gaber son immensi. In sua rappresentanza ho scelto il suo ultimo disco, uscito poco dopo la sua prematura scomparsa. Ai Gaber quanto manchi!  la capacità di quest’artista è sempre quella di affrescare la società italiana in ogni sua lacuna e debolezza, esaltandone i punti di forza e smontando i clichè. Insomma in questo meraviglioso disco c’è anche Io non mi sento Italiano, un testamento spirituale di altissimo livello che Giorgio spedì al Presidente della Repubblica Ciampi in qualità di lettera. Ricordo benissimo, ero a casa c’era il Tg e fuori c’era un sole che spaccava le pietre. Intervistarono Ciampi, l’unico presidente che mi sia mai stato simpatico, a pelle, tra quelli che ho conosciuto. Comunque Gaber è un dono importante che è stato fatto all’Italia. Dobbiamo ritenerci fortunati.
Svalutation – Adriano Celentano, 1979
Celentano sa essere colto anche vestito di stracci. Celentano ha assorbito come un buco nero tutto quello che gli roteava attorno. Ha attirato nella sua orbita qualsiasi cosa e poi se l’è mangiata. Tra i pezzacci da paura di Adriano c’è anche Svalutation che è stata scritta nel… 2015? No 1979. Riflettiamoci su.
Mondi Lontanissimi –
Franco Battiato 1985
Se non avessi incluso Mondi Lontanissimi sarei stata una stolta anche se il Battiato che amo di più è quello delle sperimentazioni dei primi anni 70 ma questo disco è troppo GRANDE per lasciarlo fuori. Come il suo autore. Mondi lontanissimi contiene il mio suo pezzo preferito No time, No space, poi c’è un po’ di roba ultra morbida, l”animale e altri pezzacci interessanti. Battiato è sui generis, conoscete qualcosa di simile? Io No.
Bene la mia lista dei 25 dischi italiani fondamentali è terminata. Quando ricorderò qualcos’altro che ho lasciato fuori mi mangerò le mani. Di certo Ognuno di questi Artisti ha un suo modo di esprimersi che ha notevolmente influenzato il mio gusto e la mia persona. Questi album son tutti numeri Uno. 
Quali sono i vostri?

Paul Weller’s new album, Saturns Pattern

Da qualche tempo sono in fissa con Paul Weller, le sue sfacettature infinite e quel modo intelligente di intendere il Pop sono a dir poco esaltanti, finalmente è uscito Saturns Pattern il suo ultimo lavoro..
 
 
Saturns Pattern Paul Weller recensione
Saturns Pattern arriva come una bomba dopo 22 Dreams uscito nel 2008. Di certo tra le cose che saltano all’orecchio, il modo in cui struttura la canzone non passa inosservato.
Il disco è un autentico condensato di storia e invettiva, un originale e imprevedibile viaggio, infatti, dentro c’è proprio tutto, dal Merseybeat agli Oasis passando per i The Jam e i New Order, il tutto microfiltrato da una sperimentazione costante.
Blues, sintetizzatori ed elettronica come una classicità intimista e interessanti strumenti elettrici costruiscono un disco dalla bellezza eclettica e lucente che trovo difficilissimo descrivere.
Saturns Pattern mi piace molto, moltissimo, è un gioiellino bello e buono da indossare in cuffia come un bel paio d’orecchini. L’unica cosa negativa di Paul Weller è sempre di carattere estetico, non mi sono mai piaciuti i suoi tagli di capelli. Dettaglio irrilevante, no?

 

Canzoni che non ascolto più, scadute come il latte dimenticato fuori dal frigo

stairway to heavenL’altro giorno chiacchieravo di musica con un mio collega e lui ha tirato fuori una teoria interessante, in pratica ascolta con parsimonia gli artisti e i dischi che ama perché non vuole stufarsi. La cosa può essere, anzi è senz’altro, un buon metodo per preservare le cose importanti e niente. Questi giorni ho continuato a riflettere sulla cosa e ho pensato a quante canzoni non reggo più, tipo Obladì Obladà, Stairway to Heaven (che poi è una delle prime cose che ho suonato con la chitarra) e tante altre che si son consumate, hanno perso il loro fascino e l’infinita -poi rivelatasi finita- bellezza che avevano le prime volte e anni che le ho ascoltate. La verità è che alcune canzoni hanno una scadenza, soggettiva ovviamente ma l’hanno, altre invece no, son tipo l’acciao inossidabile, durano in eterno. 

Alcune delle canzoni che non ascolto più, scadute come il latte dimenticato fuori dal frigo:
Stairway to Heaven
Smoke on The Water
Obladì Obladà
Yellow Submarine
Bocca di Rosa

Sono tante proprio tante le canzoni che non riesco più a sentire, proprio non ci riesco eppure mi piacevano tanto. 
Ecco una mini lista dei pezzi a lunga conservazione, inossidabili che non mi perdono mai:

Jumpin Jack Flash Rolling Stones
Bohemian Rhapsody Queen
It’s along way to the top (if you wanna Rock ‘n’ Roll) AC/DC
Love in Elevator Aerosmith
Ashes to Ashes David Bowie
Dancing Barefoot Patti Smith
Jealous guy John Lennon
Gold Soundz Pavement
Tomorrow never Knows The Beatles

Mi farebbe piacere conoscere i vostri pezzi scaduti e quelli inossidabili a lunga conservazione, non esitate a scrivere la vostra lista!

 

Tracy Chapman, 1988

Tracy Chapman Fast Cars
Quando ero molto piccola puntualmente ad Agosto andavo nel reparto dischi della Standa per scegliere qualche bel regalo per mio cugino 9 anni più grande di me che in quel mese compie gli anni. Mia madre, anche se non avevo ancora 10 anni, mi dava carta bianca nella scelta dell’Lp regalo. 
Nel 1988 avevo 7 anni e puntai, senza sapere nulla dell’autrice, l’omonimo di Tracy Chapman. Mi aveva colpito quella copertina scura, quasi priva di colore che risaltava semplicemente in mezzo agli altri dischi a tinte fluo anni 80′. Si ero davvero molto piccola quando iniziai ad amare la musica, avevo un piccolo mangianastri portatile della philips e quando io e mamma regalavamo un disco a qualcuno mi facevo poi comprare una musicassetta per farmi doppiare il vinile, iniziai così la mia piccola collezione, prima ancora di acquistare una cassetta originale e tutte quelle robe importanti che scaldano il cuore degli infanti. In quel periodo andavamo sempre tutti in camera di mio cugino ad ascoltare musica e quando il disco finiva ognuno diceva la sua, anche io che ero la più piccola della comitiva. 
Premi PLAY
 
Tracy Chapman, 1988 
Questo disco è la primo pugno in faccia alla musica folk americana post Dylan e la cosa ancor più entusiasmante è che sia stata una donna a compiere questa delicata operazione sul cantautorato a stelle e strisce. Nessuno vuol toglier nulla a Bob Dylan, grande maestro, ma ai manieristi che ancora oggi continuano a ispirarsi a lui scopiazzandolo, decisamente Si. BASTA non se ne può più di sentire infinite versioni di Hurricane e Blowin in the wind. Dovevamo aspettare il 1988 per capire che la cosa poteva prendere una piega differente? A quanto pare Si. Schiva, riservatissima, talvolta polemica Tracy Chapman ha esordito con un pezzo che si chiama Talkin’about Revolution, chiara presa di posizione che ha subito messo in luce la sua luce. Lo stile asciutto, essenziale e i testi diretti, senza fronzoli hanno vinto sulla superficialità che ha largamente imperato negli anni 80.  Fast Cars affronta altre tematiche  forti come la disoccupazione e la miseria il tutto con una musica delicata, profonda e lucidissima. Ad accrescere il Phatos la canzone Across the Lines:

Choose sides or run for your life, tonight the riots begin on the back streets of America They kill the dream of America..

Il suo essere minimale viene accentuato nel pezzo Behind the wall in cui si sente solo la sua voce; in totale il disco contiene 11 pezzi, racconti, fotografie minuziose della società americana. La maturità artistica di Tracy Chapman, all’epoca ventiquattrenne, è davvero impressionante; la sua lucidità da cantastorie inoltre non fa trapelare frustrazione, le sue parole non esprimono giudizi, lei osserva, registra e racconta lasciando aperta la comunicazione con l’ascoltatore. Tracy Chapman non è una sacerdotessa su un palco, parla con e tra la gente. Importante è non confondere la semplicità e l’assenza di virtuosismo come una qualcosa di facile, perchè non lo è affatto. Altro punto in favore della Chapman è stata la promozione del disco, realizzata in maniera un po’ anticonvenzionale, lontana il più possibile da MTV e da tutti i canali standard.
Se non conoscete questo capolavoro vi consiglio di inserirlo nelle vostre collezioni, lasciatevi trasportare in quella destrutturazione genuina del sogno americano che rende Tracy Chapman una stella brillante e potente. A lei vanno 10 e infiniti+ 

While they’re standing in the welfare lines, crying at the doorsteps of those armies of salvation, wasting time in the unemployment lines, sitting around waiting for a promotion. Don’t you know, theyre talkin ‘bout a revolution, it sounds like a whisper and finally the tables are starting to turn, talkin ‘bout a revolution, yes, finally the tables are starting to turn, talkin ‘bout a revolution..

 

Confrontational, Done with You

La settimana scorsa ho ricevuto una mail in cui ho trovato Done with you, un ep -uscito lo scorso febbraio- scritto e suonato da un artista che non conoscevo, Confrontational. Dopo aver sentito il disco la prima volta m’è venuto da paragonarlo a un mix tra Goblin in profondo rosso, Marilyn Manson e una dose massiccia di New Wave, tipo i New Order e i Bauhaus, il tutto rielaborato in chiave personale e vestito con abiti del XXI secolo.  
Confrontational StereoramaIl pezzo iniziale “Wanderer of darkness” è un crescendo strumentale in cui la tensione sale e sale sino alla fine. Il risultato è davvero interessante, ritmato, cardiaco.
In Done with you che dà il nome al disco di Confrontational, si possono scorgere facilmente le influenze della New Wave anni 80′ senza però far passare il brano per una sterile copia di qualcosa, menzione speciale alla voce davvero profonda e avvolgente.
Giving Ground è un altro pezzo interessante, il ritmo circolare, la voce e le sferzate elettriche si sposano bene; le suggestioni dark intrigano e ipnotizzano.
Under this Crimosn Sky è la quarta e ultima traccia di questo gioiellino, forse il brano che amo meno. Qui la voce, sintetizzata e filtrata, distoglie un po’ l’attenzione.Confrontational ha talento, pensate che dopo aver suonato nei Dahlia Indaco e nei Recs of the Flesh, lo scorso anno s’è messo in proprio. Done with you è interamente suonato, cantato, registrato e mixato da lui (Massimo Usai) nel suo studio casalingo. Massimo ha recentemente trovato una nuova band con cui sta programmando un Tour in giro per l’Europa. Confrontational ha inoltre partecipato a una raccolta fondi per una ragazza affetta da distrofia muscolare, copio e incollo dalla sua mail:

“Abbiamo debuttato live a Milano in apertura ad una band Giapponese ed una dalla Repubblica Ceca (ho suonato con un batterista inglese, un bassista francese ed una tastierista olandese) e ora stiamo organizzando delle date live fra Germania, Belgio, Olanda e Francia per Maggio. Nel frattempo l’EP è adesso anche presente su una compilation di beneficenza per Laya, una ragazza affetta da distrofia muscolare per la quale, in meno di 10 giorni, abbiamo già raccolto oltre 4000 dollari insieme agli altri gruppi presenti”.