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Keith Richards, John Lennon e George Harrison non amano Sgt. Pepper’s e quindi?

Premessa
Keith Richards Sgt Pepper'sI Beatles sono stati la prima band che ho amato. Quando ero all’ultimo anno d’asilo volevo imparare a scrivere per poter raccontare la più interessante storia su di loro, raccoglievo ogni cosa, articoli di giornale, fotografie e ascoltavo Help, l’unico disco, assieme a un 45″ di George Harrison, di cui disponevo. Però avevo capito che erano diversi. Almeno per me, Beatlemaniaca di 5 anni. Poi sono andata a scuola, babbo natale mi ha regalato un mangianastri portatile e mi son fatta duplicare un sacco di cassette loro, anche se gli album li ho scoperti pian piano. Per esempio dai 13 ai 16 anni ero totalmente in fissa con il White Album. Molto, moltissimo. Nel corso degli anni la mia passione è aumentata esponenzialmente e nel 2008 sono andata da sola a Liverpool per circa 20 giorni per conoscere il loro Big Bang. Purtroppo era agosto e c’era un raduno internazionale dei Fan dei Beatles quindi non son riuscita ad entrare a casa di Zia Mimì in Menlove Avenue che si trova subito dopo quell’edificio ottagonale in cui c’è scritto Sgt. Pepper’s. Una cosa che mi ha sorpresa, guardando Liverpool munita della guida per beatlemaniaci è come in quel luogo tutto parli di loro, ma io son fusa, son stata pure nel wolworths dove Cinthya ebbe le doglie per Julian. Comunque questa sono io e i Beatles li ascolto da sempre, sono la mia cornice musicale, un non-limite che contiene tutto il resto, dalle canzoni italiane anni 30 ai Chemical Brothers, da Patti Smith a Brian Ferry, da Lalo Schifrin a Paul Anka. 
Keith Richards Sgt Pepper's
Sgt. Pepers è un disco strano perché si percepisce, ascoltandolo, che è interamente costruito a tavolino, mentre gli altri dischi, quelli precedenti, credo siano stati composti più sul divano o al pianoforte.
Ora mi pongo un paio di domande:
Mi piace Sgt. Pepper’s? Si.
È il mio disco preferito dei Beatles? No, la loro perla è Revolver
È quindi Revolver il disco che ascolto di più? No. Il disco che ascolto di più è Abbey Road
È questo l’album a cui sono più affezionata? No. In questo caso la risposta è Help ma il mio pezzo preferito è in Rubber Soul.
Potrei stare anni a parlare dei significati simbolici attribuiti a Sgt. Pepper’s, alla sovracoperta e a tutto il resto, ma non sono qui per fare una lezione di storia. Sgt. Pepper’s è un ottimo disco, diverso dai precedenti e quasi completamente scollegato dai pochi successivi. Credo che sia stato un adeguamento al tempo, un galleggiare nella corrente della Summer of Love, in cui questi ragazzi non ancora trentenni non erano né She loves you ye ye né Happiness is a Warm gun. Questo album è un tassello obbligato della loro meravigliosa discografia e quando l’ascolto penso sempre alla plastica. Sgt. Pepper’s è un disco di plastica, artificiale e artificioso ma non per questo è spazzatura.
John Lennon su Sgt. Pepper’s

 

Dico sempre che preferisco l’album doppio (White album), perché lì la mia musica è migliore; non mi importa nulla del concetto generale di Pepper, potrebbe anche essere migliore ma per me la musica era meglio nell’album doppio, lì ero davvero me stesso.  Penso che sia semplice come il nuovo album (Plastic Ono Band), come “I’m so tired” in cui c’è solo la chitarra. Mi sentivo più a mio agio con quella roba che non con la produzione. Non mi piace la produzione ma Pepper è un buon disco, va bene.
(John Lennon)

George Harrison su Sgt Pepper’s

Per me Sgt peppers è stato stancante, è stato un po’ noioso perché, bene c’è stato qualche episodio in cui mi so divertito, ma non amo coì tanto quel disco. […] In quel momento era qualcosa che non volevo fare, stavo perdendo interesse nell’essere un Fab.

Keith Richards su Sgt. Pepper’s

I Beatles erano grandi quando erano i Beatles. Ma non ci sono moltissime strade nella musica. Penso che loro l’abbiano persa. Perchè no? Se tu  sei un Beatle negli anni ’60 tu l’hai persa e dimentichi cosa volevi fare, così inizi a fare Sgt. Pepper’s.  Alcuni pensano sia un album geniale, ma credo sia un accozzaglia di spazzatura, tipo Satanic Majestic –Oh se tu puoi fare un sacco di merda, allora possiamo farlo anche noi.*

Keith Richards Sgt Pepper's
Conclusioni

Vi piace Sgt Pepper’s? Bene, benissimo, alla grande, anche a me! Se Keith Richards, amico e vicino di casa di Paul alle Barbados col quale fà spesso colazione, si permette di dire una cosa del genere, beh, son certa avrà i suoi motivi e senz’altro avrà studiato e vissuto la Fab Four Story da vicino. Sgt Peppers è il primo vero distacco dei Beatles dai Beatles, se si parla di emozione, di coinvolgimento, partecipazione indubbiamente questo disco può essere considerato un fallimento. Anyway a me piace parecchio.
 
John, sei stanco di essere un Beatle?
No, atrimenti sarei un Rolling Stones

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John lennon, diario di una fan, altrimenti ci sono altre cose tipo Is Paul really Dead? o Goats head soup..

The Hollywood Vampires: Joe Perry, Alice Cooper & Johnny Depp + Paul McCartney

Johnny Depp, Alice Cooper, Joe Perry, Paul McCartney
In questi giorni ho letto una notizia molto interessante: a Febbraio il Festival Rock in Rio ha svelato parte della line up in cui spiccano i The Hollywood Vampires, un supergruppo formato da Johnny Depp, Alice Cooper e Joe Perry.
Recentemente son stati resi noti sia il disco in uscita (un concept) sia la voglia di partire in Tour. Il gruppo è stato formato da Depp e Cooper lo scorso anno, registrando con Bob Ezrin, che molti ricorderanno per le sue collaborazioni con i Pink Floyd e Lou Reed. In un’intervista al Rolling Stone, Joe Perry ha dichiarato:

il disco sarà un tributo a tutti gli amici che si sono persi con alcool e droghe, semplicemente suonando le loro canzoni.

John lennon, Alice Cooper, Nilsson
Il nome Hollywood Vampires è in effetti ispirato a una combricola di artisti che si incontravano per bere al Rainbow Bar negli anni 70′; tra questi lo stesso Alice Cooper, John Lennon, Keith Moon e altri.
In questi giorni Paul McCartney è passato in sala d’inicisione accompagnato dal suo batterista, Abe Laboriel Jr per registrare “Come and get it” che Paul scrisse nel 1969 per i Badfinger, band in cui sia Pete Ham che Tom Evans sono morti suicidi.
L’occasione ha permesso a Perry e McCartney di incontrarsi per la prima volta; al riguardo Joe s’è detto stupito della professionalità con cui il Beatle sia riuscito a rivisitare la canzone senza avere sotto mano nessuno spartito, ha poi aggiunto

Inutile dire che non c’è fama che tenga, quando Paul è nella stanza è difficile concentrarsi.

La band sta organizzando il Tour per il prossimo settembre.

Ascolta qui in anteprima The Art of McCartney

Ascolta “The Art of McCartney”, un’antologia dei pezzi più importanti della carriera dell’artista suonata da altri artisti tra cui The Cure, Bob Dylan, Billy Joel, Yusuf Islam, Kiss e tanti altri. Con un totale di 42 pezzi il disco uscirà il prossimo 18 novembre ma è possibile ascoltarlo in streaming. Premi Play

The Art of McCartney Tracklist:
the art of Paul McCartney The Cure01. Billy Joel – “Maybe I’m Amazed” 02. Bob Dylan – “Things We Said Today”03. Heart – “Band on the Run”04. Steve Miller – “Junior’s Farm”05. Yusuf Islam – “The Long and Winding Road”06. Harry Connick, Jr. – “My Love”07. Brian Wilson – “Wanderlust”08. Corinne Bailey Rae – “Bluebird”09. Willie Nelson – “Yesterday”10. Jeff Lynne – “Junk”11. Barry Gibb – “When I’m 64″12. Jamie Cullum – “Every Night”13. Kiss – “Venus and Mars”/”Rock Show”14. Paul Rodgers – “Let Me Roll It”15. Roger Daltrey – “Helter Skelter”16. Def Leppard – “Helen Wheels”17. The Cure, featuring James McCartney – “Hello Goodbye”18. Billy Joel – “Live and Let Die”19. Chrissie Hynde – “Let It Be”20. Cheap Trick’s Robin Zander and Rick Nielsen – “Jet”21. Joe Elliott – “Hi Hi Hi”22. Heart – “Letting Go”23. Steve Miller – “Hey Jude”24. Owl City – “Listen to What the Man Said”25. Perry Farrell – “Got to Get You Into My Life”26. Dion – “Drive My Car”27. Allen Toussaint – “Lady Madonna”28. Dr. John – “Let ‘Em In”29. Smokey Robinson – “So Bad”30. The Airborne Toxic Event – “No More Lonely Nights”31. Alice Cooper – “Eleanor Rigby”32. Toots Hibbert with Sly & Robbie – “Come and Get It”33. B.B. King – “On the Way”34. Sammy Hagar – “Birthday”
*Bonus* 01. Robert Smith – “C Moon”02. Booker T. Jones – “Can’t Buy Me Love”03. Ronnie Spector – “P.S. I Love You”04. Darlene Love – “All My Loving”05. Ian McCulloch – “For No One”06. Peter, Bjorn and John – “Put It There”07. Wanda Jackson – “Run Devil Run”08. Alice Cooper – “Smile Away”

Is Paul really DEAD?

Paul Faul

Introduzione
Secondo alcuni Paul McCartney sarebbe morto nel 1966. 

La tesi é “avvalorata” da alcune prove documentali relative non solo alle differenze fisiche tra Paul (l’originale) e Faul (Finto Paul), ma anche ad alcuni particolari eventi della storia dei Beatles che tra il 1966 e il 1970 paiono giustificarla.
Capitolo 1
La leggenda
La notte del 9 Novembre del 1966 alle ore 5:00 del mattino, Paul McCartney lasciò con la sua Aston Martin gli Abbey Road studios dopo un furente litigio con John a causa di un diverbio su una canzone. Come in ogni storia intrisa di mistero, durante quella notte buia e tempestosa, Paul si schiantò con la sua Aston Martin lasciandoci le penne.

Capitolo 2 
Am I dead?

Paul and faul deadPoco più tardi, verso le 6 del mattino, un ufficiale di nome Maxwell informò il resto della band dell’incidente letale. La leggenda narra che nel luogo dell’incidente fosse presente una ragazza di nome Rita, un’autostoppista, che disperata affermava tra le lacrime che il morto era paul Mccartney.  Secondo la ricorstruzione, dopo essere salita sull’ auto e averlo riconosciuto Rita ebbe una crisi isterica, scuotendolo sino a fargli perdere il controllo dell’auto. Lui rimase incastrato in auto ma lei riuscì ad uscire dal veicolo per cercare aiuto. La macchina esplose e il corpo fu decapitato.I beatles trascorsero 2 giorni rinchiusi in casa pensando alla tragica fine dell’ amico e a quella inevitabile della band. John disse di avere molte canzoni finite e altrettante in fase di lavorazione scritte con Paul, circa una cinquantina. I Beatles decisero allora di non fermarsi, di continuare a vivere il sogno, camuffando la morte dell’amato collega.

Capitolo 3 

L’ingresso di Faul
Il misterioso Maxwell suggerì di trovare un sosia ed eventualmente sottoporlo a un intervento

paul faul sgt peppers

chirurgico. I Beatles accettarono. Il giorno seguente fu annunciato che la band non avrebbe più suonato live concentrandosi solo sugli album in studio. Successivamente il giornale americano “Tiger Beat” lanciò il conoscorso “Il sosia di paul” che non ebbe mai nessun vincitore accertato. In realtà William Campbell era il sosia che la band andava cercando, così con moderni interventi chirurgici il suo volto fu “riadattato” la dove divergeva dall’originale beatle. Il ragazzo fu poi mandato a una scuola di dizione e il resto della band gli insegnò i pezzi. Secondo alcuni studi il Paul post  1966 é semplicemente una persona diversa:

  • Faul sarebbe più alto, confrontandolo affianco a Lennon prima dell’incidente aveva una statura simile alla sua, dopo invece sembra essere circa 5 cm più alto.
  • Il viso di Paul era più tondeggiante, più ovale quello di Faul
  • Dentatura diversa
  • Alcuni esami hanno rilevato che la voce di Paul prima del 1966 é diversa da quella del periodo successivo.
Capitolo 4 
Copertine e testi con riferimento alla morte di Paul
is paul McCartney dead?

John suggerì di segnalare l’accaduto al pubblico tramite richiami nelle copertine, doppi sensi nelle canzoni e sottofondi con messaggi subliminali, così nei testi come in alcune sovraincisioni che possono sentirsi chiaramente solo ascoltando i vinili al contrario, sono riportati alcuni indizzi fondamentali per avvalorare questa tesi . 

Per non dividere i proventi del copyright con Campbell i 3 Beatles superstiti fondarono la Apple (originariamente chiamata A Paul).
Paul McCartney diedRubber soul originariamente si chiamava “Rubber Paul”, in riferimento al corpo dilaniato dell’amico morto, poi cambiato in “Soul”. La fotografia del disco fu scattata come fosse ripresa da una bara. Il titolo formava il disegno di un cuore capovolto. Nel singolo di “Nowere man”, Paul guardava in una diversa direzione rispetto agli altri. Il testo Nowere man è dedicato  a Paul. Girl era dedicata alla ex fidanzata di Paul, Jean Hasher. Sgt. Peppers Lonely Hearts Club Band é un vero elogio funebre, in mezzo ai fiori si può notare il basso di Paul.  Un’altra prova é quella della grancassa: Tagliando con uno specchio la scritta “lonely Hearts” si formano le scritte “1 ONE 1” e “HE DIE” che indicherebbero “1 1 1”, il numero dei Beatles superstiti ed la scritta un po’ sgrammaticata “Egli muore”. Nella foto sopra la testa di Paul compare una mano aperta che in alcune culture orientali sarebbe simbolo di morte. Inoltre, sul braccio ha un distintivo sopra il quale sembra essere scritto OPD “Officially Pronunced Dead” (Dichiarato Ufficialmente Morto).

Officially pronounced dead Paul
Il testo del pezzo “A day in the life”, in particolare la prima strofa fornisce un altro indizio eclatante:
I read the news today, oh boy/ About a lucky man who made the grade/And though the news was rather sad/ Well I just had to laugh/ I saw the photograph/ He blew his mind out in a car / He didn’t notice that the lights had changed/ A crowd of people stood and stared /They’d seen his face before /Nobody was really sure /If he was from the House of Lords.                      

TRADUZIONE

Ho letto una notiza oggi, ragazzi/  su un uomo che s’è fatto un volo/ la notizia era spiacevole/  ma mi son fatto una risata/Ho visto la fotografia,/  S’è spaccato la testa  con un auto/Non aveva visto il semaforo diventare rosso/Diverse persone stavano lì a fissarlo/Avevano già visto il suo volto/Nessuno era davvero sicuro/Che appartenesse alla camera  Lords.
Nell’album Abbey Road , Paul è l’unico a piedi nudi come per volersi estraniare. Esistono inoltre numerosissimi altri indizi come la targa del maggiolone che stà a significare Linda McCartney Widowed (Linda McCartney vedova).
Uno dei documentari più recenti e ben strutturati é: Paul McCartney really dead: The last testament of George Harrison, del 2010.
Nel 2003 Paul McCartney ha tenuto un concerto gratuito al Colosseo, e in mezzo a quella folla ero presente anche io. Seppur curiosa, questa teoria non mi ha mai convinta. Se voleste approfondire l’argomento, il web è davvero pieno di articoli sulla morte di Paul.  Uno tra questi il blog Plasticmaccainteramente dedicato a questa vicenda, in alternativa provate a digitare Paul/Faul su google..  Leggi anche John Lennon, diario di una fan


John Lennon, diario di una fan

Difficile spiegare la mia dedizione a John Lennon, una stima viscerale e familiare che risale a quand’ero in fasce e ballavo Help in salotto. Alle elementari mi misi in testa di scrivere un libro sui Beatles (volevo fare la scrittrice), mi feci  così regalare una macchina da scrivere per bambini: la meccano blu. Un amore lungo una vita quello per il quartetto e in particolare per il mio Give Peace a Chance, che mi ha portata ad andare a Liverpool da sola a un raduno internazionale di fan dei Beatles e a girare la città a piedi in cerca di meravigliosi luoghi da imprimere nella mia testa.  

John Winston Lennon è nato il 9 Ottobre del 1940, sotto i bombardamenti che quel giorno afflissero Liverpool, una città portuale inglese. Figlio di due eccentrici fu affidato alle cure della zia Mimì, sorella della madre, che lo crebbe in maniera severa in un quartiere operaio a 30 minuti di bus dal centro. John era un bambino frivolo, irrequieto con un innato talento artistico, un compagno di scuola racconta che una volta durante un tafferuglio John lo strattonò dicendogli “ricorda bene, un giorno tutti sapranno il mio nome, tutti conosceranno John Lennon”. In effetti la voglia di riscatto, segnata dall’adolescenza difficile, dal riavvicinamento con la madre e dalla sua prematura scomparsa, (Julia fu investita da un auto sulla Menlove avenue, a due passi da casa di John), furono per Winston un insieme di eventi che stimolarono al massimo le sue doti artistiche. A una specie di festa in parrocchia, in un viale alberato, davanti al cimitero in cui è sepolta Eleanor Rigby, John incontrò Paul. Poi arrivò George, il mio primo amore infantile, Stuart e Pete Best, questi ultimi scomparvero più o meno quando entrò in scena il cuore dei Fab Four: Ringo. Questi 4 ragazzi, molto diversi fra loro, hanno scritto i capitoli più innovativi di tutta la storia musicale del 900′ e poi si sono detti addio nel 1970, tipo il 10 Aprile se non ricordo male. 

Tra i vari amori di John, il più discusso è quello provato per Yoko Ono, artista concettuale giapponese che visse con lui una vita simbiotica, sospesa momentaneamente solo quando lei lo cacciò di casa dopo averlo affiancato a May Pang. Yoko Ono è un altro capitolo del quale vorrei parlare, perché provo per lei profondo rispetto, fatta eccezione per la sua partecipazione al Live in Toronto. La carriera post-Beatles è da capogiro, John Lennon, trasferitosi a New York, ribatezzata da lui ” la mia seconda Liverpool”, si è mobilitato per i diritti civili a tal punto da essere iscritto nelle liste nere dell FBI. L’8 Dicemmbre del 1980 è stato ucciso da un fanatico (altro capitolo da approfondire???) Mark David Chapman
L’ 8 Dicembre 1990 ho seguito uno speciale su di lui in Tv, avevo 9 anni e mi addormentai
in lacrime tra le braccia dei miei genitori, ero disperata. Perchè? Perché è finito così? Aveva ancora tanta bellezza da condividere; ancora oggi ripenso a quel giorno, in cui bimba mi misurai per la prima volta con il senso di impotenza avanti ad alcuni fatti della vita.
Se parliamo di musica John Lennon è stato un cantautore in grado di descriversi con parole universali, pensiamo al brano In my life o al pezzo Watching the wheels, in cui racconta se stesso nell’ era post-Beatles, oppure ascoltiamo il brano Isolation o God, in cui lucidamente afferma “Dio è un concetto che usiamo per misurare la nostra sofferenza”. La sua musica rappresenta per me un faro che indica la strada. Lennon non è il mio musicista preferito né il cantante che mi fa più emozionare, tuttavia un insieme di qualità speciali  lo rendono il mio Artista, il primo punto di riferimento, come un parente lontano di cui ho sempre sentito numerosi racconti e al quale vorrei somigliare. John Lennon rappresenta la libertà artistica di raccontarsi, senza filtri; é la speranza, la capacità di reinventarsi e creare bellezza anche quando le cose non vanno per il verso giusto. John Lennon è attitudine, riscatto, giustizia, rivoluzione, creatività. 
Questa è solo una riflessione sull’ Artista a cui devo tutto e nulla e di cui un giorno, sogno ancora di scrivere un bellissimo libro. 

Paul McCartney ascolta Battisti!

Che piaccia o no Lucio Battisti è stato un importante spartiacque nella concezione della musica pop italiana; la sua creatività fresca, nuova e leggera è stata infatti uno dei più grandi fari musicali italiani del secolo scorso. 
“Molti non sanno, ad esempio, che tramite Paul McCartney, che aveva tutti i suoi dischi, è stato avvicinato dai produttori dei Beatles che avrebbero investito milioni di dollari su di lui per il mercato americano. Rifiutò perché gli sembrava eccessivo dover dare ai produttori il 25%!” (Mogol)


Il 4 Marzo 1969 uscì il suo primo album “Lucio Battisti” con il quale riuscì a fondere il meglio della tradizione melodica tricolore con le influenze della nuova scena musicale americana (Lucio amava particolarmente i cantanti Rhytm and Blues come Otis Redding e Ray Charles). Tutti conoscono il suo magnifico sodalizio con il paroliere Mogol, con il quale ha scritto alcune delle pagine più belle e spensierate della musica italiana, già perché la musica può essere anche spensierata, non sempre è richiesto il testo intellettuale per scaldare il cuore del pubblico. In realtà Battisti ha trattato anche tematiche sociali con finta leggerezza (introspettiva solo a posteriori), abbinando un testo di denuncia alla musica leggera, pensiamo al brano “Anche per te”
Nel ’74, dopo un viaggio in Brasile uscì il disco “Anima latina”, dove lo sperimentalismo, complice la PFM, ne è il fulcro centrale.
“Con Anima Latina aveva scoperto una vita diversa, che forse gli piaceva di più ma che in quel momento, per vari motivi, non poteva mettere in pratica. Per questo ad Anima Latina fecero seguito alcuni dischi un po’ più convenzionali. Il periodo con Panella, a mio avviso, riprende proprio il discorso rimasto in sospeso dopo quell’album innovativo”. (Marengo)

Il primo disco di Battisti senza Mogol “E già”(con testi composti da sua moglie), risale al 1982: qui l’elettronica è il centro dell’intero lavoro in cui è stata completamente abolita la strumentazione tradizionale e tutte le basi sono composte con sintetizzatori e tastiere elettroniche; lui che a cavallo tra gli anni 60′ e i 70′ era diventato il re del POP italiano, riuscì con questo disco a staccarsi completamente dalla tradizione, lasciandosi cullare dalle moderne tecnologie. 
Dal disco successivo iniziò il suo sodalizio con Pasquale Panella i cui testi difficili, ricchi di giochi di parole e più impegnati rispetto a quelli della discografia precedente, segnarono un’ulteriore novità per i suoi ascoltatori.
Battisti era un uomo irrequieto, sempre all’avanguardia, che mal vestiva i panni dell’eterno sanremese, sperimentando con audacia la musica latina, quella progressive o elettronica. Lucio è stato un artista a tutto tondo che per amore del progresso e dell’innovazione  ha collezionato sia successi che insuccessi commerciali. Se si parla del suo carattere, è risaputo che, fin dagli esordi, fu un tipo schivo e riservato, non sopportava i giornalisti e si batteva in continuazione per tenere al sicuro la sua vita privata, insomma, nel’epoca in cui il gossip diventava la pubblicità più importante, Battisti si rivelò un uomo senza fronzoli che, completamente a modo suo e senza scendere a compromessi, ha saputo rivoluzionare il modo di intendere la musica italiana.
 “Un artista non può camminare dietro il suo pubblico, un artista deve camminargli davanti”. (Lucio Battisti)