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Is Paul really DEAD?

Paul Faul

Introduzione
Secondo alcuni Paul McCartney sarebbe morto nel 1966. 

La tesi é “avvalorata” da alcune prove documentali relative non solo alle differenze fisiche tra Paul (l’originale) e Faul (Finto Paul), ma anche ad alcuni particolari eventi della storia dei Beatles che tra il 1966 e il 1970 paiono giustificarla.
Capitolo 1
La leggenda
La notte del 9 Novembre del 1966 alle ore 5:00 del mattino, Paul McCartney lasciò con la sua Aston Martin gli Abbey Road studios dopo un furente litigio con John a causa di un diverbio su una canzone. Come in ogni storia intrisa di mistero, durante quella notte buia e tempestosa, Paul si schiantò con la sua Aston Martin lasciandoci le penne.

Capitolo 2 
Am I dead?

Paul and faul deadPoco più tardi, verso le 6 del mattino, un ufficiale di nome Maxwell informò il resto della band dell’incidente letale. La leggenda narra che nel luogo dell’incidente fosse presente una ragazza di nome Rita, un’autostoppista, che disperata affermava tra le lacrime che il morto era paul Mccartney.  Secondo la ricorstruzione, dopo essere salita sull’ auto e averlo riconosciuto Rita ebbe una crisi isterica, scuotendolo sino a fargli perdere il controllo dell’auto. Lui rimase incastrato in auto ma lei riuscì ad uscire dal veicolo per cercare aiuto. La macchina esplose e il corpo fu decapitato.I beatles trascorsero 2 giorni rinchiusi in casa pensando alla tragica fine dell’ amico e a quella inevitabile della band. John disse di avere molte canzoni finite e altrettante in fase di lavorazione scritte con Paul, circa una cinquantina. I Beatles decisero allora di non fermarsi, di continuare a vivere il sogno, camuffando la morte dell’amato collega.

Capitolo 3 

L’ingresso di Faul
Il misterioso Maxwell suggerì di trovare un sosia ed eventualmente sottoporlo a un intervento

paul faul sgt peppers

chirurgico. I Beatles accettarono. Il giorno seguente fu annunciato che la band non avrebbe più suonato live concentrandosi solo sugli album in studio. Successivamente il giornale americano “Tiger Beat” lanciò il conoscorso “Il sosia di paul” che non ebbe mai nessun vincitore accertato. In realtà William Campbell era il sosia che la band andava cercando, così con moderni interventi chirurgici il suo volto fu “riadattato” la dove divergeva dall’originale beatle. Il ragazzo fu poi mandato a una scuola di dizione e il resto della band gli insegnò i pezzi. Secondo alcuni studi il Paul post  1966 é semplicemente una persona diversa:

  • Faul sarebbe più alto, confrontandolo affianco a Lennon prima dell’incidente aveva una statura simile alla sua, dopo invece sembra essere circa 5 cm più alto.
  • Il viso di Paul era più tondeggiante, più ovale quello di Faul
  • Dentatura diversa
  • Alcuni esami hanno rilevato che la voce di Paul prima del 1966 é diversa da quella del periodo successivo.
Capitolo 4 
Copertine e testi con riferimento alla morte di Paul
is paul McCartney dead?

John suggerì di segnalare l’accaduto al pubblico tramite richiami nelle copertine, doppi sensi nelle canzoni e sottofondi con messaggi subliminali, così nei testi come in alcune sovraincisioni che possono sentirsi chiaramente solo ascoltando i vinili al contrario, sono riportati alcuni indizzi fondamentali per avvalorare questa tesi . 

Per non dividere i proventi del copyright con Campbell i 3 Beatles superstiti fondarono la Apple (originariamente chiamata A Paul).
Paul McCartney diedRubber soul originariamente si chiamava “Rubber Paul”, in riferimento al corpo dilaniato dell’amico morto, poi cambiato in “Soul”. La fotografia del disco fu scattata come fosse ripresa da una bara. Il titolo formava il disegno di un cuore capovolto. Nel singolo di “Nowere man”, Paul guardava in una diversa direzione rispetto agli altri. Il testo Nowere man è dedicato  a Paul. Girl era dedicata alla ex fidanzata di Paul, Jean Hasher. Sgt. Peppers Lonely Hearts Club Band é un vero elogio funebre, in mezzo ai fiori si può notare il basso di Paul.  Un’altra prova é quella della grancassa: Tagliando con uno specchio la scritta “lonely Hearts” si formano le scritte “1 ONE 1” e “HE DIE” che indicherebbero “1 1 1”, il numero dei Beatles superstiti ed la scritta un po’ sgrammaticata “Egli muore”. Nella foto sopra la testa di Paul compare una mano aperta che in alcune culture orientali sarebbe simbolo di morte. Inoltre, sul braccio ha un distintivo sopra il quale sembra essere scritto OPD “Officially Pronunced Dead” (Dichiarato Ufficialmente Morto).

Officially pronounced dead Paul
Il testo del pezzo “A day in the life”, in particolare la prima strofa fornisce un altro indizio eclatante:
I read the news today, oh boy/ About a lucky man who made the grade/And though the news was rather sad/ Well I just had to laugh/ I saw the photograph/ He blew his mind out in a car / He didn’t notice that the lights had changed/ A crowd of people stood and stared /They’d seen his face before /Nobody was really sure /If he was from the House of Lords.                      

TRADUZIONE

Ho letto una notiza oggi, ragazzi/  su un uomo che s’è fatto un volo/ la notizia era spiacevole/  ma mi son fatto una risata/Ho visto la fotografia,/  S’è spaccato la testa  con un auto/Non aveva visto il semaforo diventare rosso/Diverse persone stavano lì a fissarlo/Avevano già visto il suo volto/Nessuno era davvero sicuro/Che appartenesse alla camera  Lords.
Nell’album Abbey Road , Paul è l’unico a piedi nudi come per volersi estraniare. Esistono inoltre numerosissimi altri indizi come la targa del maggiolone che stà a significare Linda McCartney Widowed (Linda McCartney vedova).
Uno dei documentari più recenti e ben strutturati é: Paul McCartney really dead: The last testament of George Harrison, del 2010.
Nel 2003 Paul McCartney ha tenuto un concerto gratuito al Colosseo, e in mezzo a quella folla ero presente anche io. Seppur curiosa, questa teoria non mi ha mai convinta. Se voleste approfondire l’argomento, il web è davvero pieno di articoli sulla morte di Paul.  Uno tra questi il blog Plasticmaccainteramente dedicato a questa vicenda, in alternativa provate a digitare Paul/Faul su google..  Leggi anche John Lennon, diario di una fan