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Beck: Morning phase, scrivo mentre ascolto

Sto per ascoltare per la prima volta il nuovo disco di Beck e non so cosa aspettarmi da questo camaleontico gentleman losangelino.
L’album si chiama Morning phase, influenzata dal titolo mi immedesimo in quelle piacevoli sensazioni mattutine che avevo da bambina la domenica mattina ma non l’ho ancora mandato in play e non so  cosa mi aspetta, ascolterò hip-hop, flamenco, folk-garage o come spesso accade tutti sti’ generi assieme?

Cycle è forse il momento in cui si passa dal sonno alla veglia mentre qualche raggio di sole filtra dalla vecchia tapparella che ci separa dal mondo?
Morning è una ballata, un brano malinconico in cui la musica crea suggestioni, la voce mi ricorda un po’ i bei lavori di Sting con dramma sincero di Padania degli Afterhours a fargli da cornice. Sembra una canzone arresa ma all’improvviso si dispera, si riprende la vita. Forse. Questo è solo il primo ascolto. Il pezzo è piuttosto lungo siamo oltre i 5 minuti. Mi piace.
Heart is a drum questo brano crea una bella suggestione visiva, fatta di luce e colori caldi. Mi ricorda le ballate struggenti dei Black Sabbath, le armonie di Nick Drake e quella malinconia comunque positiva e tutta particolare che ho provato solo quando ho vissuto in Inghilterra. 

Say goodbye  evoca suggestioni folk in parte dovute al banjo e ricorda “vagamente” Neil Young più qualcos’altro che ora non riesco a decifrare. Il pezzo fin’ora si presenta come l’anello debole del disco, manca di evoluzione, è statico. Monocromatico.

Blue moon inizio a stancarmi. Vediamo.  Anzi ascoltiamo. Mi son distratta la traccia è finita e sono a metà della successiva.

Unforgiven qui andiamo meglio. Ma senza esagerare.

Wave finalmente la monotonia si spezza. Pensavo che ci sarebbe stata una virata verso la luce, stellare. Invece no, qui c’è una caduta agli inferi. Bellissimo pezzo, pare di cadere a testa in giù. Mi riporta alla bellissima colonna sonora del film “Retourn to Oz” con musiche di quel geniaccio di David Shire. Il pezzo è finito, ma devo riascoltarlo subito. Quasi maligno ha una suggestione sonora da brivido. 10+

I move away from this place
In the form of a disturbance
And enter into the world
Like some tiny distortion

If I surrender
And I don’t fight this wave
No I won’t go under
I’ll only get carried away

Wave
Wave
Wave

Isolation
Isolation
Isolation
Isolation

Don’t let it go … nothing to say… posso mandare avanti? No, dai. Lo ascolto.
Blackbird chain è meno statico però non mi dice nulla.  Mi piace tuttavia l’inserto degli archi che danno alla composizione un po’ di brio e personalità. Sono belli anche i giochi vocali, ma senza esagerare. Penso che a un secondo o terzo ascolto lo capirò meglio.
Phase è come cycle solo un momento, una fase di transizione. Mi piace.
Turn away mi sta piacendo sin dalla prima nota e non voglio pensare a Simon & Garfunkel e neppure a “Turning away” dei Pink Floyd che in alcuni momenti mi sembra identica, ma solo in alcuni momenti. Il brano ha una sua consistenza, una sua struttura alla Beck. Mi piace molto gli assegno un meritato 8. 
Country down una bella armonica su un pezzo già sentito.
Waking light è il brano di chiusura di questo disco, mi attrae il testo e la sua musica che lo sottolinea amabilmente. Sembra un pezzo di Charlotte Gainsbourg, che tra l’altro è un’amica del caro Beck. Sul disco non so nulla, ho deciso di ascoltarlo prima. Mi piace. Si mi piace. 
Waking light, it grew from the shadow
Brace yourself to the morning low
Night is gone, long way turning
You’ve waited long enough to know

When the memory leaves you
Somewhere you can’t make it home
When the morning comes to meet you
Lay me down in waking light

No one sees you here, roots are all covered
There’s such a life to go and how much can you show?
Day is gone on a landslide of rhythm
It’s in your lamplight burning low

When the memory leaves you
Somewhere you can’t make it home
When the morning comes to meet you
Rest your eyes in waking light

When the memory leaves you
Somewhere you can’t make it home
When the morning comes to meet you
Open your eyes with waking light


Mi aspettavo un disco policromo invece no, questo album che definirei “monocromo” evoca per lo più suggestioni visive offuscate e malinconiche; il suo leitmotiv sonoro è un folk acustico privo di evoluzioni nonostante la qualità strutturale sia generalmente alta. La parte meno esaltante è quella centrale, i brani don’t let it go, blackbird chain e  say goodbye in particolare sono i più deboli. I testi sono invece tutti bellissimi e suggeriscono una consapevolezza dell’oggi e una speranza fioca per un domani migliore. Consiglio l’ascolto perché Beck é sempre un incognita ma evitatelo se siete euforici o di buon umore, conservatelo invece per quei momenti in cui avrete voglia di isolarvi per riflettere col naso in su, magari guardando il cielo scomparire. 
Voto 6, 5