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Quando ho deciso di inseguire un sogno: #martinameetstones

Dopo 2 settimane finalmente torno a scrivere, questo è un periodo particolarmente pieno di impegni, durante la mia assenza però è successo qualcosa…
 
Ho fatto un sogno…
Circa 3 settimane fa ho fatto un sogno che vi racconto brevemente, grazie a un hashtag #martinameetstones ho incontrato, in uno spazio e luogo indefiniti, i Rolling Stones! Sapete come sono i sogni, surreali eppure realtà.
La mattina ho raccontato la cosa ai miei colleghi e in famiglia mentre continuava a ronzarmi per la testa l’hashtag #martinameetstones; nel giro di poche ore ho deciso di aprire un canale instagram e inviare un videomessaggio ai Rolling Stones in persona. Detto, fatto.
Nello stesso momento ho pensato di chiedere al web di darmi una mano, l’idea è che più persone usano l’hashtag #martinameetstones più le possibilità che gli Stones vedano il mio videomessaggio aumentano.
Ora, la vita è strana, avrei potuto aprire un canale per chiedere un’auto nuova, che la mia cade a pezzi ma questo sogno di incontrare gli Stones mi è sembrato così semplice, leggero e al contempo profondo che ho deciso di inseguirlo.
Alcune persone mi hanno chiesto quale sia il mio scopo
La risposta è semplice mi piacerebbe stringere la mano a queste leggende viventi, i Rolling Stones, e farci due chiacchiere. Mi occupo di musica e parlare con loro sarebbe una cosa meravigliosa, vorrei davvero incontrarli ma se ciò non dovesse accadere almeno ci avrò provato.
Il discorso dell’inseguire i sogni può essere applicato a qualsiasi cosa, penso al ciclista Fabio Aru, mio compaesano che con tanti sacrifici ha deciso di investire la sua vita in un sogno molto importante rendendolo un lavoro.
martinameetstonesEsistono sogni importantissimi, veri progetti di vita come il suo e altri più leggeri e spensierati, one shot, come il mio. Due cose diverse, certo, che in ogni caso non si realizzano da sole.
In questi giorni mi hanno scritto da tutto il mondo, Filippine, Cile, Canada, Inghilterra, Massachussett, Brasile, Ohio, Italia, Irlanda, Svizzera, New York, un ragazzo che mi segue su facebook vive nello stesso paese di Ronnie Wood, altri mi hanno raccontato di come li hanno conosciuti o della loro passione.
Ci si lamenta sempre, dei soldi, del luogo in cui si vive, delle tasse, dei vicini di casa o delle campane che suonano a festa la domenica mattina, concentrate le vostre energie sulle cose positive che vi circondano e se non ne avete createle, concedetevi un po’ di leggerezza mentre faticate per le cose importanti, date una chance ai vostri sogni.
Se volete aiutarmi a inseguire il mio sogno scattatevi una foto o un video usando  gli hashtag #martinameetstones e #therollingstones
Ps: mi trovate su instagram, facebook e Google+

Artista dell’anno: Stones 50 anni in musica

Oggi è stata una giornata all’insegna degli Stones, a deciderlo non sono stata io ma gli eventi:
1. Nella classifica degli artisti che ho ascoltato di più nel 2014 i Rolling sono al 1° posto.
2. Son passati in radio mentre pensavo di metter su un loro disco
3. Ho letto un bellissimo articolo su Grazia.it 

Rolling Stones 50 anni in musica
Al terzo indizio ho deciso di affidare agli Stones il premio “Stereorama 2014” un importante e improvvisato riconoscimento inventato in questo preciso momento.
La band è nata all’inizio degli anni 60′ dall’unione di un paio di ragazzini che avevano in comune la passione per la musica americana dal Blues al Rock, passando per lo skiffle e il jazz. Artisti come Robert Johnson, Chuck Berry e Muddy Waters sono stati alcuni dei nomi più importanti nella carriera “da ascoltatori” dei giovanissimi Mick Jagger, Keith Richards e Brian Jones ai quali si sono poi uniti il cuore pulsante della band, Charlie Watts e Ronnie Wood.  Punti di forza degli Stones, oggi come 50 anni fa, sono l’energia e la trasgressione: le movenze di Jagger, molto provocanti, e la cattiva reputazione di tutti i componenti (fatta eccezione per Charlie) li fanno quasi sembrare personaggi di un romanzo Beat. Certo è che gli Stones sono una grande Live Band che ha fatto la gavetta suonando in giro per locali e che si è conquistata l’amore del pubblico a suon di concerti, finchè i pub eran troppo stretti, la fama è diventata planetaria e la loro musica leggenda.
Stones 50 anni in musicaTumbling dice, Wild Horses, Jumpin Jack Flash, Angie e Simpathy for the Devil, giusto per citare alcuni nomi,  sono  a pieno diritto super pezzi intramontabili e non c’è nulla da fare, il duetto Jagger-Richards è sempre una bomba. Dopo una miriade di dischi, vicende belle e spiacevoli, come la prematura morte di Brian Jones, gli Stones hanno festeggiato quest’anno i 50 anni di carriera: il primo disco omonimo uscì infatti il 16 Aprile del 1964. Quest’estate, dopo averli già visti nel 2006, sono stata a un loro concerto a Berlino in cui Keith Richards e il resto della gang si sono confermati come un’ esperienza meravigliosa e irripetibile, una specie di tatuaggio che son fiera di portarmi addosso.
Difficile selezionare i dischi più significativi della loro carriera ma fra questi non posso non citare Beggars Banquet del 1968, Stiky Fingers & Exile on Main Street (che ascolto sempre uno dietro l’altro) del 71 e 72 e Some girls  del 78′ con un sound da paura. Al momento il mio disco preferito è Goats Head Soup del 1973 che ho recensito qualche mese fa.
Curiosità:
La musica proposta dai Rolling, inizialmente per lo più cover completamente stravolte, risultò al principio degli anni 60 una novità in quel di Londra, tant’è che una sera arrivarono i Beatles in prima fila a un loro concerto. Dopo una chiacchierata, a fine serata si finì nella topaia di Keith e Brian ad ascoltare musica, dando così inizio a una bella amicizia.
Leggi anche Stones on Fire Live!

Intervista all’archeologa che ha chiamato un fossile come Mick Jagger

intervista all'archeologa che ha trovato un fossile mick JaggerLa settimana scorsa ho riportato la notizia di un’archeologa, Ellen Miller, che ha recuperato i resti di un animale estinto e ha deciso di dargli un nome ispirato a Mick Jagger.  Ci ho fatto quattro chiacchiere e riporterò l’intervista sia in inglese sia in italiano. 

Buongiorno Ellen, la tua scoperta ha fatto il giro del mondo, me ne vuoi parlare?
La nuova creatura appartiene a una famiglia estinta di animali preistorici. Non esiste oggi una specie che discenda da questo ceppo, ma avrebbe vissuto una  vita simile all’ippopotamo, sempre nei pressi di corsi d’acqua, nutrendosi di piante lungo la riva del fiume.
E poi hai dovuto dare il nome a questa creatura. Come mai ti sei ispirata a Mick Jagger?
Lo abbiamo chiamato Jaggermeryx naida in onore di Mick Jagger, perché la caratteristica più distintiva delle ossa sono le ganasce inferiori che hanno 8 buchi su entrambi i lati della linea mediana della mandibola, 16 in totale. Una formazione inusuale, pensa che gli esseri umani hanno normalmente uno o forse due di questi buchi al massimo. Questi fori servono per trasmettere impulsi ai vasi sanguigni e alle fibre nervose, quindi possiamo supporre che questa creatura deve aver avuto una mascella molto sensibile e piena di nervi per il foraggiamento delle piante lungo la riva del fiume. Così abbiamo pensato che fosse opportuno chiamarla rendendo omaggio a un personaggio famoso per le sue labbra. Inoltre io sono un grande fan degli Stones, così ..non è stato difficile scegliere il nome!
Questa notizia “gossip” è importante per mettere la ricerca al centro del dibattito, è una strategia di marketing? 
Non abbiamo scelto il nome per fare marketing; la scelta del nome è appropriata perché mette in evidenza la caratteristica più distintiva di questo nuovo fossile: il muso prominente. Ma sì, è vero, la scienza può anche essere divertente.
Ellen, parlami degli Stones .. 
Haha, cosa potrei dire sugli Stones che non è stato detto prima? Come tutti, mi piace il loro talento grezzo e il loro modo di fare.


Intervista originale
Tell me about this important discovery.. The new creature belongs to an extinct family of hoofed animals called anthracotheres. The family has no living relatives but they would have lived kind of a hippo-like or water deer-like lifestyle, that is, living in and around water, feeding on plants along the river shore.

jaggermix_naida ellen miller

And then you had to choose the name of the animal.. so.. why Mick Jagger was so inspiring?

 

We named it Jaggermeryx naida after Mick Jagger because the most distinctive feature of the bones was that the lower jaws of these animals all have 8 what are called, “foramina” (it means holes) on either side of the mid-line of the jaw, so 16 holes althgether. Just to show how unusual this is, humans normally have one or maybe two of these foramina at most. These holes transmit blood vessels and nerve fibers, so we can surmise that this creature must have had a highly innervated — very sensitive —  jaw, and we imagine it foraging for plants along the river bank using its super-sensitive snout. So, we thought it was appropriate to name it after someone famous for having big, sensitive lips. Plus I am a huge Stones fan, so… from one rock star in honor of another!
This “gossip” thing is important to  put the research out in the world, there is a lot of people working hard in a lot of important fields,but no one is noticing that, except collegues, and students, it’s a marketing strategy or it is not but finally the result  is like an advertising?
We didn’t do this as a marketing strategy. The name is appropriate because it highlights the most distinguishing characteristic of this new fossil animal, its sensitive snout. But yes it true, science can also be fun.
Tell me about the Stones..
Haha, what could I possibly say about the Stones that hasn’t been said before. Like everyone else, I love their raw talent and their edge.
 
Per approfondimenti leggi QUI

Burning Beatles. Odi et amo nella musica

Guns’n’Roses
Vasco Rossi

In questi giorni ho avuto modo di
fare una riflessione sulle grandi band, oltre l’english humor di Mick Jagger, testimonial nello spot per il ritorno
dei Monty Python, il cui primo spettacolo è andato sold out in meno di un minuto, ho assistito anche a scene di puro delirio “odi et amo” per
il ritorno di Vasco Rossi, con tanto
di vignette ironiche sulla sua svolta metal; già perché musicisti,
cantautori e artisti scatenano sempre enormi polemiche, insomma, con i “Grandi”
si va sempre da un eccesso all’altro. Sostanzialmente i fan, come il popolo del
Blasco o quello degli Stones, vivono la loro passione musicale in maniera
“totale”, spesso tatuandosi frasi di una canzone, loghi ecc.. al contrario,
appena esce un nuovo disco o Tour della band di turno, come i Litfiba, iniziano a fioccare insulti filo-nazisti
da parte di coloro che li “odiano”. La storia è piena di esempi illustri,
pensiamo ai Queen, quando ci si
imbatte in qualcuno che li disprezza, quasi mai le parole utilizzate sono
“delicate”. Che dire dei Doors e Jim Morrison? Il mondo è pieno di
vedove di Jim e di persone che vorrebbero ammazzarle.  Grande polemica, seppur breve, è stata fatta
negli anni 60’ contro i Beatles che
grazie alla celebre affermazione di Lennon “siamo più famosi di Gesù Cristo”
crearono una vagonata di anti fab four in meno di 24h. E i Guns’n’Roses e i Nirvana dove li lasciamo? Il disprezzo verso la
rock band losangelina più famosa del pianeta è ancora vivo e vegeto, così quando la radio al bar trasmette Sweet child o Mine, alcuni mimano l’assolo e altri
partono in quinta con gli insulti, non esiste una via di mezzo o almeno io non la conosco; Per quanto
riguarda i Nirvana, devo fare
ammenda, in quanto, quando negli anni 90’ tutti -e dico tutti- i miei amici se
li sparavano a manetta, io ero nel pieno della mia fase Hippie anni 60’ ed
ero proprio una di quelle che non spendeva parole galanti nei loro confronti,
anche se, a dirla tutta, la morte di Kurt mi rattristò particolarmente.  Quando un artista si porta dietro queste due
categorie di persone “odi et amo”, allora è sicuramente grande.. almeno credo!

The “burning” Beatles

Stones on Fire LIVE!

Questa settimana sono volata a Berlino per due grandi eventi: il mio primo concerto degli Aerosmith, che ho sognato sin dall’infanzia e il giorno dopo il mio secondo concerto degli Stones. Per accaparrarmi i biglietti dei Rolling ho sudato freddo, ho partecipato a mille aste e infine sono riuscita ad avere tra le mani due biglietti sotto il palco a un prezzo più o meno ragionevole. Il concerto si è svolto in un bellissimo anfiteatro berlinese,Waldbühne, immerso nei boschi, uno scenario mozzafiato per un Evento con la E maiuscola. Il mio posto mi ha permesso di vedere il back Stage, e a un certo punto ho riconosciuto Joe Perry degli Aerosmith e ci siamo salutati. 
Prima degli Stones  ha suonato un gruppo interessante a metà tra Wilson Pickett e Terence Trent d’Arby, con la grinta catartica dei Jet: i The temperance movement. Difficile conquistare una platea intera prima che suonino i signori del Rock, eppure questi ragazzi ci hanno preso in pieno! Davvero una bella scoperta, a quanto ho letto sul sito della band è stato Mick Jagger in persona a volerli portare con se per 4 date, in giro per l’Europa. Che colpaccio ragazzi! 
Dopo la parentesi del gruppo spalla, è partito un remix di Sympathy e poi lui: Keith con scarpe verdi, pantaloni bordeaux, camicia verde e sciarpina in tinta legata al pantalone, la sua chitarrozza e una bandana coi colori della Jamaica, è bastata una pennata e tutti abbiamo capito, quella era Start me up. A quel punto la situazione è diventata critica, noi eravamo 2 italiani in mezzo a un sacco di tedeschi che al massimo agitavano le braccia in maniera contenuta, noi invece facevamo coreografie alla Jagger, in qualche momento l’abbiamo anche sfidato! Tuttavia abbiamo spiegato alla gente affianco a noi che quel giorno eravamo una grande famiglia e incredibile.. alla fine anche loro si son fatti trasportare dalla foga italiana! Quindi l’abbiamo finita a comparire nelle loro foto, con tanto di abbracci a fine concerto e tutte ste’ robe, un nostro amico tedesco ci ha salutati dicendo: “sardinian people is crazy, keep rocking!”. Gli Stones, oltre ad essere bravissimi, sono anche simpaticissimi, al terzo brano Mick ha presentato la band e ha iniziato con: “adesso vi presento il grandissimo, fenomenale..” ed è uscito Ronnie Wood, ma Mick ha chiamato Charlie. Io vedevo il back stage e Keith ridendo gli diceva “ti sta chiamando” lui ha alzato il drink  e la sigaretta e gli ha fatto un cenno per la serie: “fammi fumare in pace poi esco”. Infatti è uscito dopo qualche minuto, quando l’ha deciso lui, dopotutto non ha bisogno di tante presentazioni. Altra cosa divertente, gli Stones lanciano, prima di ogni concerto, un contest su facebook per far scegliere un pezzo al loro pubblico in base ai like e condivisioni, così Mick ha detto: “ora arriviamo al pezzo che avete scelto voi, noi volevamo suonare Wind of Change degli Scorpions ma non l’ha votata nessuno quindi prendetevi Honky Tonk Woman”. Come ho accennato questo è stato il secondo live che ho visto e Jeez.. sono in formissima. Un concerto perfetto armonico, gioiso, già perché gli Stones sono un concentrato di gioia e adrenalina allo stato puro. La scaletta base è stata ampliata con qualche pezzo, tipo Under my thumb e un blues (forse) improvvisato con Mick Taylor che abbiamo visto anche nel loro albergo. Vi spiego, io non ero mai stata a Berlino, son approdata lì 3 giorni per vedermi due concertoni e non è che avessi questa gran voglia di vedere monumenti e robe varie, mi son vista solo il museo della die bruke, perché amo moltissimo l’espressionismo tedesco e Nolde, comunque abbiamo deciso di non fare i tamarri e andare a vederci la porta di Brandeburgo per pranzo, però qualche centinaio di metri prima abbiamo visto un sacco di lingue rosse con macchine fotografiche.. insomma li c’era l’albergo  degli Stones. Abbiamo deciso di prenderci un insalata molto costosa in un ristorante li affianco  e poi siamo rimasti li a chiacchierare con una signora sessantenne e suo marito che non conosceva Mick Taylor -lei lo ha cazziato di brutto-. Il mio amico Samuel, prontamente dall’Italia, ci aveva avvertito mandandoci foto degli Stones che facevano colazione in quella zona la mattina presto, ma mai mi sarei aspettata di finire in fila davanti al loro Hotel. Alla fine loro sono usciti dal retro, noi siamo stati li un oretta, non abbiamo visto le porte di Brandeburgo ma in fondo a Berlino posso tornare quando voglio. Torniamo al concerto, ho visto una band raggiante, carica di adrenalina e positività, un energico Mick Jagger che cercava il calore del pubblico in maniera bramosa ma elegante. Reduce dalla recente scomparsa della sua compagna pare abbia catalizzato le sue energie On Stage, in fondo “the show must go on” e diciamocelo, è impossibile immaginare questi nonnetti (si fa per dire) del rock a casa a non suonare facendo zapping davanti alla Tv, magari mangiando junkfood. No, no, questi son di un altro pianeta. Spero che andiate in massa a vederli al Circo Massimo perché fanno bene al cuore.

Visuale al mio arrivo

Ecco dov’ero io!

Sono una pessima fotografa

Foto dal profilo facebook degli Stones



Leggi anche la recensione di Goats head soup