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Intervista. Antonio Aiazzi dalle tastiere ai giochi da tavolo, dai Litfiba all’Opera rock

 

Ho iniziato ad ascoltare i Litfiba nel 1989, in terza elementare. La mia prima cassetta originale della band è stata quella meraviglia di 

Aprite i vostri occhi 12-5-87. Li ho anche visti nel tour Pirata a Cagliari, nell’estate del 1990 e ho rischiato d’essere schiacciata da un cancello sfondato dai loro fans. Fortunatamente mio padre si è accorto e mi ha scaraventata a distanza, così me la sono cavata con qualche livido. Il mio secondo concerto è avvenuto il 21 agosto del 1993: Terremoto. Questo è stato il primo vero Live della mia vita perché a quel punto  conoscevo abbastanza bene i Litfiba per provare sia gioia sia consapevolezza. A mio parere le  tastiere di Antonio Aiazzi sono state fondamentali per il sound creato dalla band, ho sempre rimarcato questa mia convinzione, senza di lui sarebbero stati un’altra cosa. Ecco l’intervista:
Quando ha iniziato a suonare?
A circa sette anni, entravo di nascosto in camera di mia sorella per suonare una pianola (una Frontalini accordion elettric) che doveva essere il primo passo per dei suoi studi di piano. Ma è andata in un altro modo…
Nel corso del tempo i Litfiba hanno cambiato stile. Da tastierista, che rapporti ha con la tecnologia -intesa come attrezzatura per fare musica-? Preferisce il vecchio sound o le novità? 
Oggi mi piace mischiare, quindi posso suonare una fisarmonica un po’ scordata e calante e suonare MAIN STAGE dentro un Mac. Sto pensando di trovare anche strumenti elettrici un po’ vintage . Il suono è scoperta, ma tornare indietro a sentire anche suoni dimenticati può esserlo. In questo momento sono di nuovo attratto dal suono anni ’60.
C’è un’occasione particolare in cui avete capito che i Litfiba stavano diventando “grandi”, conosciuti ovunque?
Ci sono stati degli avvenimenti che ci hanno fatto salire ogni volta uno scalino, ma la nostra gavetta ci ha insegnato che dovevamo lavorare molto. Comunque non mi sembra che abbiamo mai avuto l’impressione di avere fatto Bingo. Già essere indipendenti dai genitori era un bel risultato.
Secondo lei è cambiato il pubblico?
Sicuramente si, è cambiato nel senso che è scomparso! Ma comprendo quello che sta succedendo, siamo dentro la generazione della pigrizia tecnologica multitasking. Funzionano solo i grandissimi eventi da stadio.
 
A un certo punto ha messo da parte la musica, almeno ufficialmente, per dedicarsi ai giochi da tavolo. Come è nata l’idea di avventurarsi in questo settore?
L’idea non è mia ma di mia moglie, che un giorno nel 2007 ha pensato di fare un gioco sulla Toscana, un Trivial. Io sono sempre stato un appassionato di giochi (e scherzi) e le ho dato una mano. Poi è diventata una attività con altri prodotti, adesso stiamo preparando dei nuovi giochi sotto il nostro marchio Giochi Briosi.
A parte il tour con Gianni Maroccolo “Nulla è andato perso” ha altri progetti musicali -e non- in cantiere? 
Musicali, un’ Opera Rock con degli amici, ci stiamo lavorando da un anno e adesso siamo alla fase “cerca il produttore.” Poi ho anche iniziato a lavorare ad un’ idea musicale/visiva sperimentale, ma adesso non ho tempo e testa.
Che musica le piace ascoltare? Mi suggerirebbe qualche disco?
Ormai non è più questione di quale musica, ma di cosa ti arriva o no. Suggerisco un’artista che mi ha sbalordito, sentendo una sera la sua voce in radio: Lianne La Havas. Ma questo genere di meraviglie spesso sono molto personali.
Grazie!                  

 

Intervista. Gianni Maroccolo e la ricerca degli incontri

Nel 2014 ho cercato di intervistare Maroccolo ma preso da mille impegni non è mai riuscito a trovare il tempo. La
vita però a volte offre nuove opportunità, così l’ho contattato per una chiacchierata al Fabrik, un club di Cagliari, in cui giovedì scorso ha suonato “Niente è andato perso”.  Maroccolo è un uomo che ha vissuto tante esperienze musicali intense e importanti nel panorama musicale italiano degli ultimi 30 anni ma nonostante ciò la sua naturalezza, i suoi modi pacati e la sua gentilezza dimostrano che lui è davvero uno che bada alla sostanza e ben poco alla confezione delle cose. Ecco la trascrizione dell’intervista
Gianni sei un artista che ha fatto parte di molti progetti incredibili: Litfiba, CSI, CCCP, Marlene Kuntz senza contare le innumerevoli collaborazioni.
Sei un artista in continua evoluzione…
Io credo che questa vita terrena sia fatta di cicli dove in qualche modo nascono delle cose che poi muoiono e ci fanno rinascere per andare altrove. Mi sento un po’ come un cagnaccio che girovaga da solo e ogni tanto ama unirsi a un branco o crearne uno per camminare assieme e condividere un pezzo di vita sia umanamente che artisticamente. È giusto che le cose
finiscano portando sempre a una rinascita. Siccome mi piace suonare sono costantemente alla ricerca non tanto di nuovi progetti ma di nuovi incontri: nella vita mi piace viaggiare e incontrare persone. Viaggiare con loro.
Come è nato “Nulla è andato perso”?
Questo progetto è solista fra virgolette perché in realtà sono in compagnia di cari amici come Antonio Aiazzi, Andrea Chimenti, Beppe Brotto che suona una serie di strumenti indiani e nepalesi bellissimi e Simone che ha collaborato con me nei CSI. Questo concerto l’ho pensato da tanto e desideravo farlo.
Sembra che quella di oggi sul palco sia una serata tra amici
Bhe a un certo punto tutto torna anche se apparteniamo a generazioni diverse. Proprio per il discorso della ricerca degli incontri ho sempre cercato persone con cui condividere le cose importanti della vita prima di affrontare il problema o la gioia di fare musica assieme. Le alchimie devono funzionare poi la musica viene da sé. I progetti a tavolino secondo me non portano da nessuna parte.
Il flusso di energia tra persone è molto importante
È una vita che mi sento in dovere di suonare per smuovere qualcosa, non mi piace fare il Juke-box. Non mi è mai importato riempire i palazzetti, anche se mi è capitato. Ho vissuto anni della mia vita in cui i contesti erano quelli ma ogni progetto, anche i più grandi, li ho vissuti con serenità; quando è venuta a mancare me ne sono andato o i progetti son finiti naturalmente.
A casa ho un vecchio disco di mio padre che si chiama “Essenza” di Claudio Rocchi che ho amato molto. E in genere apprezzo i suoi lavori, decisamente unici. Mi parli un po’ del vostro rapporto e di come è nato il disco VDB23? L’ho trovato molto interessante, sotto molti aspetti, ricco di citazioni eppure “altro” rispetto ai vostri lavori precedenti.
Il presente è conseguenza naturale del nostro passato quindi le citazioni all’interno del disco sono molto probabili. Sai è accaduto per magia, frutto di uno di quegli incontri che cambiano la vita, speciali… L’intesa con Claudio va al di là dell’album. In VDB23 parole e musica sono in gran parte composte in Sardegna dove abitava lui, vicino a Oristano. Anche io ho vissuto in Sardegna quand’ero ragazzino per circa 12 o 13 anni. L’album è davvero frutto della magia di un incontro.
Adoro la struttura del disco, ha pezzi “fuori forma” che non rispettano lo standard dei 3 minuti…
Credo allora che il concerto di stasera ti piacerà parecchio… (ride) anche perché di cose da 3 minuti non c’è nemmeno una!
Abbiamo parlato del presente, com’eri invece ai tuoi esordi?
Quand’ero adolescente non ho mai sognato di fare il musicista. Le uniche scelte che avevo fatto poi la vita me le ha sconvolte: volevo fare il marinaio, studiavo al nautico di Cagliari e non vedevo l’ora di finire la scuola per imbarcarmi e girare il mondo. Per una serie di vicissitudini i miei son poi tornati in Toscana così il mio sogno è svanito e la mia seconda passione dopo il mare, la musica, ha preso il sopravvento. Casualmente o forse no, nulla avviene mai per caso. Però, vedi Martina, io non
ho mai rincorso i sogni, mi è successo qualche volta di correrci dietro in maniera ossessiva e ho capito che più ti accanisci più i tuoi desideri si allontanano da te.  Invece se vivi le cose mentre accadono, senza aspettative, la vita ti sorprende. Anche quando sembra che tutto per te vada male, alla fine la vita ti stupisce, o almeno a me è successo così. C’è anche da dire che tanti miei compagni di viaggio a un certo punto hanno cercato il successo, la popolarità e una certa sicurezza economica, giustamente, io però me ne sono sempre fregato.
Mi è venuta in mente una citazione di William Burroghs che disse a Patti Smith quando non era famosa “fatti un nome e mantienilo pulito, non scendere a compromessi e lui ti ripagherà”. Credo molto in questa attitudine alla vita, le aspettative sono spesso zavorre.
(Sorride) Non conoscevo questa citazione ma è esattamente ciò che stavo dicendo: forzare il karma o il destino (o ciò che si vuole in base alle proprie credenze) non serve a nulla. Ovviamente devi agevolare i tuoi desideri cioè se ti piace suonare devi far di tutto per farlo ma non perché questo abbia una finalità precisa se non quella che a te piaccia suonare ed esprimerti attraverso la musica.
Ti migliora la vita…
A me certamente ma anche a tutti quelli che la ascoltano. La funzione della musica è quella di arricchire le persone. Tutti i generi da quella leggera, alla classica, nessuno escluso. Fa compagnia, aiuta a staccare dalla quotidianità, rilassa!
In questo momento hai altri progetti in cantiere anche se il tour è appena iniziato?

Al momento no. Con la banda vogliamo dedicarci a questi concerti e sicuramente non ho più l’idea o il desiderio di ricreare un gruppo come i miei precedenti. A 55 anni farei fatica a ritrovarmi in un progetto di gruppo stabile ripartendo da zero. Tutti i gruppi passati dai Litfiba ai CSI ai Marlene Kuntz e via dicendo hanno in un certo senso, e lo dico con la massima modestia, lasciato un piccolo segno nel nostro cammino su questa vita. Ho anche il timore di non riuscire a costruire una storia altrettanto importante per me. Preferisco quindi ripartire da questi concerti per capire cosa farò in futuro. A breve ci sarà una collaborazione abbastanza tosta a Firenze con Io sono un Cane. Grazie per il tempo che mi hai dedicato. Buon concerto

(sorride) anche a te Martina.
Ho infine accennato a Gianni Maroccolo del mio hashtag #martinameetstones e mi ha detto con un gran sorriso “certo che ti aiuto però fai la foto con me e aiutami a reggere il foglio”.
 Che altro aggiungere?

25 numeri 1: i dischi italiani di cui non posso fare a meno

Questi giorni ho letto un paio d’articoli e post in cui si diceva “i 10 migliori dischi della storia del Blues”, i “10 migliori dischi della storia del raggae” e cose così, allora anche io ho voluto partecipare alla cosa. Ho così deciso di stilare la lista dei miei 10 dischi italiani poi diventati 25, con grande  fatica ad arginare il listone. Moltissimi artisti che stimo e ascolto in loop son rimasti fuori ma la classifica, che non è una classifica è solo un “the best of” più o meno.
Padania – Afterhours, 2012
Il primo disco che mi è venuto in mente è stato Padania, degli Afterhours,  a mio parere il loro lavoro migliore, un condensato del loro percorso il cui risultato è un gesto di liberazione. Padania sembra proprio un album anarchico dove le note son l’unico collante tra le menti libere di spaziare. Un lavoro eccellente che pone Padania nella mia personale classifica dei dischi italiani più interessanti di sempre.
Omonimo – Napoli Centrale, 1975
Sentire i suoni del bronx contestualizzati nei vicoletti napoletani è davvero una cosa esaltante. Questo disco di James Senese & Co. è uno dei migliori lavori italiani di respiro internazionale, il successivo, Mattanza, sarà altrettanto meraviglioso ma meno partenopeo.
Canzoni dell’Appartamento –Morgan, 2003
Canzoni dell’appartamento è uno dei migliori lavori di Morgan, racchiude pezzi come Altrove, che diciamocelo non sarebbe potuta nascere altrove o dovunque. Morgan, per dirla a modo suo è davvero una “bella storia” e questo album, UNICO, è un ottima perla della discografia italiana.
 
Amore e non Amore – Lucio Battisti, 1971
Lucio non è mai stato un cantautore, Lucio è stato un interprete è un superbo compositore/arrangiatore. Questo disco dimostra quanto fosse avanti e il suo percorso sia stato unico nel panorama italiano dell’epoca.
 
Colpa d’alfredo – Vasco rossi, 1980
A me piace sempre paragonare Vasco a Battisti perchè entrambi hanno cantato se stessi. Lucio nel momento in cui andavano i cantautori impegnati e Vasco invece, che di cantautori s’è cibato, ha spostato l’argomento di conversazione sulla leisure, sul tempo libero, sull’amore non troppo innocente. Questo disco contiene alcuni dei pezzi italiani più belli di sempre. Colpa d’Alfredo in primis, è un albero mestro.
 
Aprite i vostri occhi – Litfiba 1987
Chi ha ascoltatao i Litfiba conoscerà senz’altro questo Live. Un vero gioiello. Canzoni come Dio e Apapaia sono qui nella loro miglior versione. Stupendo Live.
Mediamente isterica – Carmen Consoli 1999
Se si vuole fare un salto nel cantautorato italiano non si può non passare per Mediamente Isterica. Pezzi come Geisha e Besame Giuda rimarranno nella storia. E la cantantessa siciliana è un’ottima musicista. L’ho vista Live nel tour sucessivo e quella Jaguar l’ha fatta suonare per bene. Detto questo sto disco spacca e ha formato un po’ di gente e tanti emuli.
 
Rats and Rolls – Nino Ferrer 1970
Nino Ferrer è uno dei miei cantautori preferiti in ASSOLUTO. Tutti i suoi dischi sono una variazione continua, una ricerca e una sperimentazione d’altissimo livello. Rats and Rolls è il disco italiano più anarchico che io abbia mai sentito. Ottimo bassista e contrabbassista Nino s’è sempre accompagnato a grandi musicisti e ascoltando questo gioiello introvabile scoprirete un mondo ingiustamente sommerso. Nino Ferrer è la nostra Atlantide.
 
Il dado –Daniele Silvestri 1996
Dei 25 dischi importanti questo è quello che ho ascoltato meno, ero indecisa con Lorenzo 1997 ma ho preferito metter Silvestri anche se il mio cuore appartiene al Jova. Il dado è un disco interessante di quelli fuori dal tempo, ha vinto su Lorenzo, perchè forse è meno conosciuto, quindi ho voluto dargli un po’ del mio spazio. Ascoltatelo, spacca!
Arbeith Mach Frei –Area international Popular group, 1973
Gli Area, con il loro cantante greco, Eustrazio Demetriou (Demetrio era il cognome ed Eustrazio il nome), sono una delle cose più belle successe in italia. Sperimentazione e ricerca, attitudine, studio e intelligenza. Personalità interessanti quelle di Patrizio Fariselli e compagnia. Canzoni come Luglio, Agosto, Settembre, e Abeit Macht Frei sono esempi meravigliosi della piega che qualcuno ha dato alla canzone italiana. IMMENSI. GRAZIE.
 
Reset – Negrita 1999
Questo disco è adrenalina, l’ho consumato e mi ha fatto saltare ininterrottamente ogni volta che l’ho messo su. Anche in macchina. Io infatti non l’ascolto mai se son alla guida, non perde mai il suo fascino, è davvero energico. Di quelle energie pulite però, che in Italia i brani rock hanno sempre un qualcosa di negativo. No, Reset è energia pulita.
Marlene Kuntz – Il Vile 1996
Ho ascoltato un po’ più Catartica ai tempi in cui sono usciti, ma se devo esser sincera il Vile è più completo e poi c’è 3di3 e anche retrattile. Che bel disco, che suono, che testi. Questo album è perfetto. Veramente; è talmente marcio che alla fine si purifica. Bellissimo.
 
Linea gotica – Consorzio Suonatori indipendenti  1996
Questo album è in rappresentanza dell’intera discografia dei CCCP e CSI. Realmente avrei potuto mettere un album qualsiasi. Son particolarmente legata a questo disco perchè ritengo che sia di fattura sopraffina. Il suono, i bassi, l’atmosfera. Linea Gotica merita davvero.
 
Omonimo – Alberto Fortis, 1979
L’omonimo di Fortis è un meraviglioso disco che gli ha spezzettato la carriera a causa di alcuni diverbi con discografici (A voi Romani, Milano e Vincenzo). Tutt’oggi l’album è fresco e interessante, è rimasto intatto in tutta la sua ironia e finta leggerezza. I suoni son quelli di transizione che hanno caratterizzato il sound della fine dei 70. Poi un giorno scriverò un post sull’età d’oro del sound -secondo me ovviamente-.
 
I buoni e i cattivi – Edoardo Bennato, 1974
Edoardo Bennato è un maestro. Bennato è il sogno americano contestualizzato a Napoli. Un po’ come James Senese and Co. Edo è riuscito a sintetizzare un sogno in una discografia meravigliosa. I Buoni e i cattivi si apre con Ma che bella città, un bel pezzo davvero. E poi ci son gioielli come Tira a Campare, primo pezzo del lato B del vinile se non ricordo male e finisce con Salviamo il Salvabile. La fattura è sopraffina, è un Bennato 100%
La pulce d’acqua – Angelo Branduardi 1977
Branduardi è in cima alla lista dei miei cantautori italiani assieme a Ferrer, Finardi, Gaber e pochissimi altri. Questo disco è un viaggio come tutti i dischi di Branduardi. A questo vinile son particolarmente legata e pezzi come la bella dama senza pietà, giustificano in pieno la mia devozione per il maestro. Quel sitar all’inizio e la poesia di Keats. La cultura medievalista di Branduardi qui si veste di un sogno Hippie, un Trip, un condensato d’Arte oriente-occidente-italia-inghilterra. Inoltre il disco si apre con Ballo in Fa diesis minore. Devo aggiunger altro? Non credo. Una volta gli ho stretto la mano a Branduardi.
 
Zero,ovvero la famosa nevicata dell’85 – Bluvertigo 1999
I Bluvertigo non sono uno scherzo, nel 1998 hanno anche vinto gli European Music Awards. Giusto per dire. Zero è un gran bel disco di una band che si è sempre definita “indefinibile”. Brani  quali Sono=Sono, La crisi, Sovvrappensiero, sono alcuni di quelli contenuti in questo disco che, detto tra noi, ha un sound da paura. Ecco un altro suono che apprezzo è quello corposo degli Anni 90, tipo questo. I bluvertigo sono una mosca bianca nel panorama musicale italiano. E questo disco è una bomba!
 
Sugo – Eugenio Finardi, 1976
Finardi è un artista italo americano FONDAMENTALE in Italia, come l’acqua santa in chiesa. Avete sentito Fibrillante, il suo ultimo disco? Merita davvero. Torniamo a Sugo, il disco si apre con musica ribelle e contiene bei pezzi come Quasar, La radio e Oggi ho imparato a Volare. Insomma se io avessi scritto solo una di queste canzoni sarei una persona realizzata. Sugo è un ottimo punto di partenza per fare un bel giro in Italia.
La morte dei miracoli – Franie Hi-NRG, 1997
Ascoltato poco ma amato molto, questo disco contiene un’intro meravigliosa e po c’è dentro anche Quelli che benpensano. è un lavoro intelligente che ha conquistato, rockers, poppers, dancers e non solo. Il Rolling Stone l’ha giustamente inserito tra i 100 migliori dischi italiani. Son d’accordo.
 
Ingresso libero – Rino Gaetano, 1974
Primo e miglior disco di Rino Gaetano. Quest’album l’ho lettralmente macinato. La prima volta che ho sentito Tu, forse non essenzialmente tu, ero grande, avevo tipo 23 anni. Ero a una festa di laurea come imbucata. Parlavo con alcuni amici e mi son sentita male. Mi son seduta e un mio amico s’è avvicinato preoccupato: “Marty stai Bene?” e io glio ho risposto “Ma è Gaetano? Che è sta Roba?” Avevo le lacrime agli occhi. Mi ha riportata indietro di qualche anno  a quando tenevo la mano al mio primo fidanzatino e quelle robe ultra pink da signorina romantica. Poi mi son comprata il disco e ho scoperto che Oltre Gianna Gianna c’era altro. E mi sono innamorata. Gli altri pezzi spaccano. Insomma la vecchia che salta con l’asta è un delirio psichedelico e poi c’è Agapito Malteni… No, no, questo disco è una perla assoluta. 100% gold.
 
Kinotto – Skiantos, 1979
Siamo sinceri di Kinotto ce n’è uno e quell’uno si apre con “Mi piacion le sbarbine”, come si può lasciarlo fuori classifica? Gli Skiantos hanno rappresentato il modo scanzonato finto stronzo di esser stronzi, perchè poi son proprio forti. Vabbè poi qui c’è Ti rullo di cartoni e i Gelati. Gran bel disco. Unici gli Skiantos.
 
Oro incenso e birra – Zucchero 1989
Dischi belli Zucchero ne ha fatti tanti. Zucchero è stato l’unico italiano a partecipare a Woodstock 1999. da qualche parte dovrei avere un sacco di ritagli di giornale sull evento. Ricordate i red Hot Chili Peppers vestiti da lampadine nudi con calzino? Comunque, Oro incenso e birra che già dal titolo ha vinto tutto si apre con Overdose d’amore e coro ultragospel, uno spettacolo funk-italian-blues. Poi dietro ci sono giusto un paio di Hit tipo Nice, il Mare, Madre dolcissima. Ma che roba è? Un greatest Hits? No, no è proprio l’album. Vabbè c’è anche Diamante. Ciao proprio. Grande Adelmo Zucchero Sugar Fornaciari.
 
Io non mi sento italiano – Giorgio Gaber 2003
Pensavate davvero che mi sarei dimenticata di Mister G. Dai, no! La discografia e il teatro di gaber son immensi. In sua rappresentanza ho scelto il suo ultimo disco, uscito poco dopo la sua prematura scomparsa. Ai Gaber quanto manchi!  la capacità di quest’artista è sempre quella di affrescare la società italiana in ogni sua lacuna e debolezza, esaltandone i punti di forza e smontando i clichè. Insomma in questo meraviglioso disco c’è anche Io non mi sento Italiano, un testamento spirituale di altissimo livello che Giorgio spedì al Presidente della Repubblica Ciampi in qualità di lettera. Ricordo benissimo, ero a casa c’era il Tg e fuori c’era un sole che spaccava le pietre. Intervistarono Ciampi, l’unico presidente che mi sia mai stato simpatico, a pelle, tra quelli che ho conosciuto. Comunque Gaber è un dono importante che è stato fatto all’Italia. Dobbiamo ritenerci fortunati.
Svalutation – Adriano Celentano, 1979
Celentano sa essere colto anche vestito di stracci. Celentano ha assorbito come un buco nero tutto quello che gli roteava attorno. Ha attirato nella sua orbita qualsiasi cosa e poi se l’è mangiata. Tra i pezzacci da paura di Adriano c’è anche Svalutation che è stata scritta nel… 2015? No 1979. Riflettiamoci su.
Mondi Lontanissimi –
Franco Battiato 1985
Se non avessi incluso Mondi Lontanissimi sarei stata una stolta anche se il Battiato che amo di più è quello delle sperimentazioni dei primi anni 70 ma questo disco è troppo GRANDE per lasciarlo fuori. Come il suo autore. Mondi lontanissimi contiene il mio suo pezzo preferito No time, No space, poi c’è un po’ di roba ultra morbida, l”animale e altri pezzacci interessanti. Battiato è sui generis, conoscete qualcosa di simile? Io No.
Bene la mia lista dei 25 dischi italiani fondamentali è terminata. Quando ricorderò qualcos’altro che ho lasciato fuori mi mangerò le mani. Di certo Ognuno di questi Artisti ha un suo modo di esprimersi che ha notevolmente influenzato il mio gusto e la mia persona. Questi album son tutti numeri Uno. 
Quali sono i vostri?