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Herbert Stencil e i gelati alla moda

Herbert Stencil i gelati alla modaHo sentito Herbert Stencil per la prima volta in occasione del concerto di Edda a Cagliari e gli ho chiesto un’intervista. Il caso ha voluto che un mese dopo sia uscito il suo disco, i gelati alla moda, e io sia stata invitata per intervistarlo Live prima della sua esibizione. Ecco la trascrizione.
 
Come è nata la tua passione per la musica, quando hai iniziato a comporre?
Tanto tempo fa, quando avevo tipo 18 anni, avevo appena iniziato a suonare la chitarra e c’era una ragazzina  a scuola che mi piaceva e quindi ho scritto una canzone per lei che si intitolava “Amo solo te”
Recentemente ho scritto un post sul mio blog che si chiama Indie mai, epopea di una parola senza senso, una riflessione contro la parola “indie” usata e stra usata a proposito. Ti dico questa cosa perchè vorrei che mi spiegassi come è nata la canzone “Indierock”.
Un sabato mattina avevo lasciato per sbaglio il telefono acceso e una mia amica mi ha chiamato e mi ha fatto un po’ girare. Nel frattempo mi è venuta una melodia in testa, sono andato in salone e ho scritto la canzone. In quel periodo ero particolarmente urtato da certa gente che si fa i concerti nel medio campidano a proprio uso e consumo e mi son detto, ok ora scrivo quello che penso.
Nelle tue canzoni sei sempre molto ironico, mi hanno colpito alcuni leitmotiv ricorrenti ovvero la rabbia, la delusione e la morte che compaiono in una percentuale molto alta. A questo punto vorrei chiederti qual’è il tuo approccio alla scrittura?
Diciamo che in generale il motivo per cui scrivo è la rabbia o in genere il non essere d’accordo con qualcosa stimola il mio lato creativo, mi fa scrivere ecco.
Mi ha colpito anche qualcos’altro in riferimento però alla musica: gli arrangiamenti. Io ti ho visto live solo due volte, la prima chitarra e voce e la seconda con i debosciati, la tua band. La sensazione che ho avuto in queste due diverse occasioni è che con la band l’arrangiamento sia molto..
Violento?
Herbert Stencil intervistaNo anzi tutt’altro, direi che viene accentuata una dimensione giocosa, l’arrangiamento è molto spensierato e si stacca dai testi mentre quando suoni da solo la musica tiene il filo alle parole, è un’arrangiamento filologico, diciamo così. 
Hai colto una cosa molto importante, man mano che sto andando avanti con l’esperienza sui palchi, sto cercando di differenziare le performaces quando suono da solo, in due o in quattro, proprio perchè ho una voglia diversa di comunicare, è come creare un ponte diverso con il pubblico. Quando suono con la band emerge più la rabbia, se suoniamo in due risaltano gli arrangiamenti, da solo mi concentro sul sentimento, insomma gli obiettivi sono un po’ diversi.
Altra cosa interessante è la copertina, me ne parli?
La copertina l’ha fatta un signore, Marco Cabiddu, che non è ancora arrivato stasera.. è davvero bravissimo, ha una cura e un amore per le minuzie e i particolari..
Forse è quasi artigianale..
Esatto
Come hai conosciuto i ragazzi della band?
Eravamo amici da un po’ poi Marco mi ha scritto su Facebbok “dai che suoniamo” sai quelle domande tipo ti metti si o no? ecco e quindi il giorno dopo eravamo in saletta.
Io ho terminato, se qualcuno del pubblico vuole rivolgere qualche domanda a Herbert Stencil si avvicini pure..
 
Arriva un ragazzo molto alto, poi mi han detto che suona anche lui in qualche band della zona, e gli cedo la parola
Cosa significa essere un cantautore oggi?
Vuol dire che ogni tanto ti svegli con in testa la necessita di scrivere un pensiero che ti è venuto in mente e se lo metti un po’ a posto puoi farlo sentire ai tuoi amici.

Intervista Edda: non sarò saggio ma..

Edda stavolta come mi ammazzerai?Prologo
Ieri sono finalmente andata a vedere un concerto di Edda, di cui è uscito a Ottobre il disco “Stavolta Come Mi Ammazzerai?”  prodotto dalla Niegazowana recordsLa serata è stata organizzata dall’associazione  “le Officine”  in collaborazione con la Vox day; mi aspettavo un gran bel concerto ma ciò a cui ho assistito è ben altra cosa.. Sono arrivata al palazzo Siotto a Cagliari verso le 19,45 avevo appuntamento alle ore 20,00 per un’intervista, per essere puntuale ho corso per le vie del centro storico come una scema e una volta giunta a destinazione ero sconvolta. Fortunatamente Edda era ancora in radio così ho approfittato della cosa per prender fiato e ricompormi un attimino. Edda ovvero Stefano Rampoldi, è arrivato alle 20 e 15, l’ho raggiunto nel Back stage dove un po’ di gente, tra cui il suo manager e il resto della band, chiacchierava nei divani mentre Stefano aspettava la sua pizza margherita. A quel punto abbiamo iniziato a parlare mentre le persone attorno discorrevano d’altro e a momenti dicevano la loro, insomma era una cosa molto semplice e informale. 
Intervista
Ciao Edda, che hai fatto oggi a Cagliari?
Niente di che ho mangiato dal Cinese poi il resto del gruppo s’è addormentato e la giornata è stata una tristezza. Peccato perchè Cagliari è bellissima, non c’è bisogno che te lo dica io..
Abbiamo continuato a discorrere d’altro e poi siamo giunti all’intervista vera e propria..
I precedenti due dischi risultavano più asciutti, essenziali mentre con “Stavolta come mi ammazzerai?” sei tornato a una dimensione di gruppo e il risultato è ancora più acido, graffiante, Rock. Com’è questa nuova fase?
Negli altri due dischi non avevo voglia di tornare all’interno di una band, anche perchè sai lasciare un gruppo e poi riniziare con un’altro.. no, non ne avevo voglia.
Forse non ti andava una relazione di quel tipo..
Si, esatto. Brava. Non avevo voglia di intraprendere una nuova relazione, anche se poi anche gli altri dischi non li ho fatti interamente da solo.  È arrivata la pizza! Grazie Francesco.
Se vuoi mangia, continuiamo dopo
No macchè la pizza può aspettare… Comunque è come dicevi tu, se vuoi suonare però alla fine le relazioni le devi creare, è bello fare le cose anche con persone che ti seguono, i ragazzi con cui suono ora hanno arrangiato il disco per  cui..
Da ascoltatrice ritrovo nei tuoi lavori il senso d’urgenza, la tua musica sembra scritta perchè necessaria, mentre oggi la gran parte non lo è, anzi s’è perso molto il senso dell’imediatezza..
Io sono uno istintivo anche nella vita, agisco prima di pensare, questo è un po’ un problema ma nella musica è giusto esserlo, almeno nella composizione. Poi le canzoni come le ascolti sono state arrangiate e lavorate, anche se probabilmente rimane quest’impronta istintiva. Si.
Negli anni 90′ la scena in cui suonavano i Ritmo tribale, come gli Afterhours e tanti altri era un po’ quella più rock del panorama musicale nostrano,  una sorta di “Seattle italiana”, si notava la ricerca della qualità prima che del disco di Platino..
Noi eravamo molto ambiziosi e badavamo molto ai risultati concreti, non è che ci fosse tutta questa poesia, forse c’era un po’ di cinismo ma alla fine ci devi vivere.
Almeno la qualità era molto alta
Bhe speriamo di aver fatto bene
Ultima domanda, un po’ complicata, la leggi tu e poi rispondi?
Chi è Edda oggi e come… che c’è scritto?
Come eri all’epoca dei Ritmo Tribale? 
Ero molto meno maturo di adesso. L’intelligenza è la stessa, non è che abbia fatto degli scatti di qualità particolari però prima mi mancava un po’ di visione generale, probabilmente dovuta alla giovane età e alla poca esperienza. Poi col tempo, anche se l’intelligenza è poca, riesci un po’ a mettere in riga le cose. Nel frattempo ho fatto un po’ di casini, diciamo che l’Edda di ieri era un ragazzo un po’ immaturo, quello di oggi non sarà un saggio ma un po’ meno scemo di prima sicuramente.
Intervista Stefanmno Rampoldi.Dopo questa mini intervista in cui s’è chiaccherato come se ci conoscessimo da anni, ha aperto la serata Herbert Stencil, un cantautore davvero meritevole di cui a breve uscirà il nuovo disco. Infine è arrivato il tanto atteso concerto di Edda che, accompagnato da Fabio Capalbo alla batteria e  Luca Bossi al basso e piano, ha creato una vera bomba sonora  regalando al pubblico uno spettacolo in grande stile. Edda è un vero turbine emotivo che una volta salito sul palco irradia energia coinvolgendo chiunque gli stia attorno.  Se avete sentito i suoi dischi sappiate che in Live è ancora meglio. Sembra impossibile? Vedere per credere!Epilogo
Alla fine del concerto sono andata a salutarlo con il vinile in mano in cerca di un autografo…
Bhe Martina che t’è sembrato?
Da paura, siete davero forti, mi mancava questo tipo d’adrenalina. Siete B-r-a-v-i-s-s-i-m-i. Posso abbracciarti poi me ne vado?
Edda non risponde, è lui ad abbracciarmi poi prende il vinile e scrive qualcosa. Dopo un paio di minuti leggo “Martina grazie delle tue parole Edda”.