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Quello che non c’è negli Afterhours

Stamattina, in convalescenza post influenzale, ho lavorato da casa. Mi è venuta in mente Quello che non c’è, la canzone degli Afterhours e ho pensato di mettere su il loro disco. 
L’album è stato colonna sonora del mio secondo anno di Università e ricordo bene un sabato del giugno 2003 quando, affacciata alla finestra della casa dello studente, ascoltavo proprio questo pezzo. Ero sola, tutti erano tornati a casa ma io no, dovevo prepararmi per un esame e preferii non perder tempo. Quella sera, completamente immersa in questo brano, mentre osservavo il traffico dall’alto del mio undicesimo piano, all’improvviso il cielo si riempì di lanterne cinesi. 
Mi commossi sino alle lacrime. 
Ricordo ancora quella leggera brezza serale, tipica delle giornate estive, i colori tersi e le cose, ognuna perfettamente collocata al suo posto. Stavo bene in quegli strascichi post adolescenziali e in quello che non c’è.
Salutai il giorno alla finestra.
Lo ricorderò per sempre anche se non è per sempre.
Il disco è uscito nel 2002 dopo la diserzione di Xabier Iriondo alla quale seguì l’arruolamento di Giorgio Ciccarelli. Come cambiano le cose.
Quello che non c’è è fortemente ispirato a un viaggio in India fatto da Manuel in compagnia dell’amico Emidio Clementi dei Massimo Volume. Le chitarre, con la ripetizione dei riff quasi ipnotica, sono meravigliose e pezzi come Bye bye bombay ne sono un chiaro esempio. Una forte introspezione rende l’esperienza un viaggio.
La sezione ritmica, con Viti al Basso, va dritta come un treno. Giorgio Prette, uno dei batteristi che ammiro di più, come al solito non ha sbagliato un colpo. Superlativo in Bunjee Jumping.
Il disco sembra creato con un’inedita formula magica che ha vestito la band di abiti nuovi.
Il racconto si presenta come un monologo allo specchio dove l’urgenza sfuma in meditazione.
Il violino di Dario Ciffo completa e intensifica questa esperienza.
Le parole, pericolose come lame, dolci come zucchero raggiungono l’apice in ogni pezzo ma è in Ritorno a casa che esplodono.
Nel ricordo nitido di un sogno.
.
La verità è che quello che c’è negli Afterhours non c’è da nessun’altra parte.

Borchie + Briciole racconta la sua Ballata per piccole Iene

Stereorama Borchie + Briciole AfterhoursQualche mese fa, tipo a inizio anno, son capitata su un Blog Borchie + Briciole mentre cercavo qualcosa sugli Afterhours e mi sono appassionata alla scrittura-monologo della blogger. Quel suo parlare solo per sé, che in fondo il Blog è un diario non segreto in cui quell’intimità irrazionale, noi blogger, vogliamo condividerla col mondo. Senza volerlo sto’ blog l’ho trovato spesso  sul mio percorso di ricerca informazioni così ho scritto alla sua autrice, Valentina Sedda, che poi manco a farlo apposta è nata a 40 km da casa mia. Valentina scrive, scrive da Dio, senza curarsi del Seo e tutte quelle robe social media bla bla. Così se ti imbatti sul suo Blog ci arrivi perché stai cercando qualcosa di non convenzionale. Lei è così. I suoi racconti e recensioni non sono mai formali o tecnici ma partono dall’intangibile emozione che prova quando si scontra con qualcosa o qualcuno. Valentina inoltre disegna e fa una marea di cose, andate a curiosare… Ci siam trovate bene, io e lei, naturali come se ci conoscessimo dal 1999. Un anno a caso. Insomma abbiam deciso di regalarci un guestpost, come atto di reciproca stima in cui i nostri spazi per un attimo si fanno intercambiabili; lei coi suoi meravigliosi monologhi io con la mia estrema sintesi. A breve comparirò sul suo Blog e la cosa mi emoziona perché ci tengo a questa sconosciuta adorabile conosciuta. Bene, lascio la parola a Borchie + Briciole che ci racconterà il suo Ballate per piccole Iene degli Afterhours.
 
E poi c’è l’album della relazione fissa e del male.
E della scoperta in tempo reale degli After.
Era inverno, la prima volta che ho sentito Ballate per
piccole iene
.
Era inverno e pioveva, davanti al capolinea del tram a
Milano Nord.

 

E ricordo di aver toccato il metallo freddo del portone, per tirarlo a me,
aprire e poi chiudere. Uscire di casa. E mettere play.

 

Pioveva e mi stringevo sotto l’ombrello, i capelli
schiacciati nel basco in lana.
Era la prima volta nella mia vita che uscivo con gli
auricolari ficcati nelle orecchie.
Avevo un vecchio lettore cd regalatomi da un’amica e il
cd masterizzato male del nuovo disco degli Aftehours.
Era buio, di un buio illuminato male dai fari delle auto.
Un buio sfuocato che mi faceva cenni di libertà e solitudine.
E ho messo play.
E son partite le prime note de La sottile linea bianca.
E io camminavo, attraversavo la strada per arrivare a
quella stazione di periferia – che già ora non esiste più.
Camminavo con lo stupore di chi entra in un sogno
meraviglioso. Un sogno bagnato e meraviglioso.
È stata la prima volta che ho visto la città con gli
occhi di quella poesia in musica.
Bianco calore sfondami il cuore.
La vibrazione e le carezze, di quei versi respirati con
tutto il diaframma. Le note, le note che mi afferravano i polsi e la testa.
E mi sono vista da fuori. Nella mia gioventù e nello
spaesamento. Nelle linee basse della mia persona, nelle parole di uno
sconosciuto.
Niente mai, era stato paragonabile all’intimità di quelle
parole bagnate dalla pioggia.
Sarai sempre sola, ora che mi hai.
È che il pianto tuo mi incendia.
Cazzo.
E ogni volta che ripasso per quelle vie – che son passati
10 anni – ogni volta che ripasso per quelle vie rivedo i neon e i fari a
illuminare la mia figura in una trance bianca e pura sporcata dal traffico –
sporcata da una Milano livida d’inverno.
Le parole che ti affondano giù, inghiottite come la
pillola più liscia.
Bianco calore scalda il mio amore.
E le chitarre distorte e graffiate che ti trascinano nel
loro fango di verità.
Sfondami il cuore.

 

E gli occhi dello
stupore.

 

E l’autista che ti guida ha una sola mano.
E parli di quel mondo di piccole iene, del mondo
opportunista di un amore che ti rende innocuo.

 

Che forse non sei più il predatore che eri abituato ad essere.

 

E tu continui a pensare pensieri oscuri che ti sovrastano
e ti senti sporco e scuro e nero e uccidi ma non vuoi morire.
Solo se conviene.
E di labbra in posti sbagliati e identità perdute e
respiri interrotti.
E peccati per ritrovarti.
Mi uccidi ma non vuoi morire.
Mia piccola iena.
Che me lo immagino come un viaggio in auto nella nebbia
umida – questo disco.
Forse per l’autista a inizio canzone.
Ma il viaggio si interrompe brusco – perché devi essere perfetto
quando precipiti.
Che È la fine quella più importante.
E di eroi decaduti che non si arrendono più e niente
può minare me e te
.
Fattosfattodisperatoquanto bello sei.
E io che mi ricordavo sempre solo della stessa storia –
che cazzo com’era bello fattosfattodisperato. Perfetto mentre moriva
nell’autodistruzione.
Sii perfetto se precipiti.
E cazzo – poi Ci sono molti modi.
E la mano che ti invade le viscere e le rivolta.
È quello che sai che ti uccide o e quello che non sai?
E i presagi violenti spinti via dal cuore e spenti in
testa – il tentato omicidio dei presagi.
Torneremo a scorrere.
Scorrere di male o scorrere di vita.
Lasciandoti fottere forte.
E le patologie senza virus, le patologie eterne di cuori
mezzo distrutti.
E nel buio, eroe del mio inferno privato.
Che come sempre infettarsi e uccidersi di questa
patologia è l’unico sopravvivere.
Una scelta inevitabile.
Torneremo a scorrere.
E tutto il vuoto che si è fatto strada perché sopportare
il dolore era way too much.
E per sentirmi vivo ti uccideró.
La vacuità di un corpo senza speranze e forze.
Lo so che il mio amore è una patologia, vorrei che mi
uccidesse ora.
E la voce strappata e la sua schiena ai concerti mentre
la suona al piano.

 

Che ero laterale al palco, qualche volta. E vedevo solo capelli e schiena.

 

Vorrei che mi uccidesse ora.
E arrivano mani battute di battute incalzanti e La
vedova bianca
e di tutto ciò che è sbagliato senza limiti.
Che siamo uguali in questo sentimento marcio e corrotto.
Ma la violenza della stabilità è un modo di morire a
metà.
Che lo pensiamo entrambi, tra baci sporchi e fuochi che
tentano di non spegnersi.
Un bacio sporco sa spogliare il cuore dai demoni.
Ma non si puó fare a meno di stare insieme in questa
malata stabilità.
Vieni a fare un giro dentro di me.
ManiManiMani.
E anche tu hai qualcosa dentro di te – che è sbagliato e
ci rende simili.
Accettarlo è la prima cosa da fare per sopravvivere a
questo tentativo di equilibrio.
È sbagliato ma ci rende simili.
Carne fresca.
Lieve e tranquilla cantilena in cerca di quiete.
Se c’è un senso sei tu.
E niente si muove e io non mi muovo.
Sei carne fresca.
Con tutte le novità disorientanti che porti – e lo
stupore.
Tutto è calmo intorno a te.
E tutta la calma inquietante – la calma che dovrebbe
stenderti e placarti invece sembra solo un tappeto di nuvole pronte ad
esplodere.
E cerchi di assaporare la calma temporanea – che non mi
pare avrà lunga durata.
Male in polvere.
Sta polvere bianca di merda mi uccide pensare che la si
trovi affascinante.
Cento demoni giocano con te.
E non ti mollano e non ti abbandonano.
E uomo orribile hai cibo in polvere.
Un cibo che ti trascina giù.
Non mentire su te.
Ma c’era un male in lei che non si cura mai.
L’oscurità di una vita che chissà che avrai mai vissuto.
Di oscurità senza lacrime e senza regole – che la conosco bene, l’oscurità.
L’oscurità della consapevolezza del mondo.
L’oscurità della paura e dell’apatia.
Cento demoni viaggiano con te, in quell’oscurità.
E cerchi metodi di compensazione e ognuno ha il suo.
Siano baci siano cocaina – niente puó salvarti da te stesso. Sei tu la tua
condanna.
La mente sa che ci sei solo tu.
Chissà com’è.
Che sempre di male si parla.
Male da zittire e sopraffare – l’album del male.
Capita di non farcela e di essere il coltello ed insieme
la ferita.
Che è sempre l’album del male interiorizzato, nutrito e
cresciuto con cura dentro di noi.
Chissà com’è – se è come me è quasi amore.
Che se anche tutto va bene, il tormento – il tormento ti sovrasta.
Chissà com’è se come me non ha cuore.
O ha un cuore che sa di condanne autoinflitte.
E il sangue di Giuda.
E l’inizio come di vetri rotti e sussurri.
Imparare a barare e sembrare piú vero.
Due miserie in un corpo solo.
Scoppia il sangue dentro e scorre veloce.
C’è solo sangue quando sai che sei fedele a quello in cui
non credi più.
E cercare di proteggersi da te e da se stessi – come
non morire
.
E di cazzi inutili e cosce in rovina.
Di tempo passato e segni sulla pelle. E di sangue che
troppo pulsa e troppo confonde.
E quel ronzio nelle orecchie, che lo senti sfondarti le
vene e ogni capillare.
E annebbiarti i pensieri.
Far male un po’
Pentirsi un po’.
Tornare a sfamarsi un po’.
Solo sangue dentro me.
Che il sangue è istinto e violenza.
Solo sangue e non magia.
Solo sangue e non va via.
E lieve, Il compleanno di Andrea.
Uscire in punta di piedi.
E una voce consapevole che ti dice sopravviverai.
Che nel male puoi viverci e continuare ad andare avanti.
Sopravviverai.
Solo un altro che ha perso e tu sei mia.
Sopravviverai per me.
E la caduta elettrica e lenta e lunga, la caduta in un
mare viscoso e scuro.
Forse fango, più che mare.

 

Sopravviverai.
 

Intervista. Giorgio Ciccarelli, la musica e i Colour Moves

Giorgio Ciccarelli dopo gli AfterhoursHo contattato Giorgio Ciccarelli qualche tempo fa per un’intervista ma, causa paternità a tempo pieno e uscita del disco dei Colour Moves, la nostra chiacchierata è stata rimandata con alcuni simpatici scambi di email, sino all’altro ieri. 


NB:Prima che iniziate a leggere, vorrei precisare che mi è dispiaciuta la rottura tra gli Afterhours, Ciccarelli e Prette ma non mi interessa continuare a parlarne, quindi non aspettatevi piccanti rivelazioni sulla questione in questa intervista. 
 
Salve Giorgio,
ho buttato giù qualche domanda sulla tua carriera, l’idea è
di non concentrare l’intervista  solo sugli Afterhours, per dare un quadro di ampio respiro sul tuo lavoro.
Hai iniziato a suonare giovanissimo in varie band tra cui i
Colour Moves, i SUX! i Maciunas, gli Echidna e negli ultimi 15 anni con gli
Afterhours. Come vedi te stesso agli esordi e come invece oggi?
Credo di aver mantenuto quell’approccio istintivo che era
caratteristico del mio suonare di allora, nel senso che, quando prendo in mano
la chitarra per buttare giù una parte o un arrangiamento, di solito, la prima
cosa che mi viene è quella che alla fine tengo. Per farti un esempio, quando ho
registrato la chitarra per il pezzo degli After fatto con Mina, al momento del
“solo” (lo chiamo così giusto per capirci, anche se di solo non si tratta), ho
registrato una cosa con lo slide per “riempire”, dopodiché ci
sono tornato su almeno un milione di volte per svilupparlo, per trovare
qualcosa di più adatto, ma alla fine ho tenuto la take originale, quella fatta
“per riempire”, l’ho proposta ed è andata sul disco…
In linea generale, la differenza sostanziale col “me stesso”
di allora è che oggi sono più consapevole di quello che sto suonando e in più
ho una certa capacità di capire e leggere la potenzialità e la direzione dei
pezzi.
Ho letto la tua dichiarazione sulla fine della collaborazione
con gli Afterhours (e quella del gruppo) e non vorrei tornare sulla questione.
Mi piacerebbe però sapere, se la cosa non ti crea noie, com’è stato suonare in
questa band e quali sono i ricordi migliori (o i peggiori) della tua lunga
permanenza nel gruppo. 
Suonare negli After è stato artisticamente esaltante,
soprattutto da quando sono entrato completamente in maniera attiva nel
progetto, vale a dire dal gennaio del 2006 e proprio a quel periodo che
risalgono i ricordi migliori, anche se ce ne sono stati tanti altri
successivamente, ma il primo tour negli U.S.A., quello del 2006 appunto, è
stato per me indimenticabile. I ricordi peggiori attengono sempre e solo alla
sfera umana e personale, per cui, li tengo per me.
Colour Moves
Il 2015 si è aperto con l’uscita del disco A Loose End dei
Colour Moves, registrato oltre 20 anni fa e rimasto “parcheggiato”.  Come vi è venuta l’idea di stampare un lavoro
chiuso per tanti anni in un cassetto?
Tutto è nato per gioco, un regalo di compleanno fatto al
nostro batterista che comprendeva un paio d’ore in sala prove con i suoi ex
compagni di avventura, i Colour Moves, da lì è nato e si è sviluppato tutto il
progetto che, in verità, è partito piuttosto in sordina, nel senso che avevamo
pensato all’inizio di pubblicare un cd contenente una raccolta dei pezzi già
usciti nel biennio 1986/87, poi, continuando a suonare in sala prove, ci è
venuta la voglia di riprendere in mano le canzoni che avevamo fatte allora e di
registrarle. Dopodiché, sono successe un sacco di cose che hanno portato il
progetto a svilupparsi  in maniera
esponenziale; abbiamo coinvolto Matteo B. Bianchi, allegando il suo libro
“Sotto anestesia (furibonde avventure new wave di provincia)” ad alcune copie
del vinile,  Tito Faraci, uno dei più
stimati autori italiani di fumetti e fondatore con Matteo negli anni ’80 della
Fanzine “Anestesia Totale”, che, sempre insieme a Matteo, ha redatto un numero
speciale della fanzine (anch’essa allegata al vinile), insomma, c’erano un
sacco di cose che bollivano in pentola e le abbiamo cotte a puntino…
Ciccarelli Colour MovesAvete in programma un Tour o hai qualche altro progetto in
cantiere?
Di tour veri e propri non se ne parla, perché il tutto è
sempre e comunque vissuto in maniera rilassata e giocosa, certo, se capitano
dei concerti interessanti da fare, li facciamo, ma siamo fuori dal classico
concetto di band per cui vale la regola: registrazione, disco, tour,
registrazione, disco, tour, ecc..
Personalmente ho poi il mio progetto solista da seguire, un
disco che dovrebbe veder la luce a novembre di quest’anno e a cui sto lavorando.
Mi piace molto conoscere il mondo della musica tramite gli addetti ai lavori, perchè dietro i dischi c’è un mondo ignoto: vista la tua lunga carriera mi piacerebbe chiederti com’era
il mondo del “business” musicale nei decenni passati. Ritieni che oggi sia
migliorato (o peggiorato)?
Senza entrare specificatamente a parlare del mondo del
business musicale che è  indubbiamente
cambiato in maniera radicale negli ultimi trent’anni, mi limito a dire che,
questo “mondo” è fatto da persone e le persone, sono più o meno valide, più o
meno stimabili. Come sempre capita anche nella vita, devi aver la fortuna di
incontrare persone “speciali”, certo è che nel mondo musicale, di queste
persone “speciali”, ce ne sono pochine…
Che musica ti piace ascoltare ultimamente? Hai qualche disco
da consigliarmi?
Uhm, ti posso dire che il disco di Edda mi è piaciuto
veramente molto, come anche un disco che uscirà a breve, di
un cantautore che si chiama Vincenzo Fasano, “Quintale” dei Bachi da pietra è
per me un must degli ultimi tempi, questo giusto per far dei nomi… In generale,
i miei ascolti variano davvero tanto, la musica che ascolto dipende molto da
come mi sento e varia dal surf dei Barracudas allo pseudo folk di Matteo
Salvatore
, passando per Nina Simone fino ad arrivare a Will I Am + Britney Spears
(ho un figlio quasi adolescente…), la cosa che ti posso dire è che c’è sempre
musica nella mia vita.
Come
occupi il tuo tempo libero?
Ho tre figli, oltre a suonare non ho tempo libero.
Ringrazio Giorgio per la simpatia e per questa interessante chiacchierata, in attesa del suo disco solista, consiglio l’ascolto dei Colour Moves.
Leggi anche Intervista a Edda

Nuovi sconvolgimenti in casa Afterhours

Con un comunicato stampa gli Afterhours continuano a far parlare di sé, oltre Giorgio Prette, lascia la band anche Giorgio Ciccarelli. Entreranno nel gruppo Fabio Rondanini e Stefano Pilia. 

Giorgio Prette Afterhours, Manuel Agnelli
Di seguito il comunicato della band:
Quello che è successo quest’anno nelle nostre vite è di ben altra grandezza e importanza rispetto a quello che abbiamo appena annunciato e a quello che stiamo per annunciare, ma ci ha reso più determinati nel prendere delle decisioni che era giusto prendere da tempo.
Per essere quello che vogliamo essere davvero, come uomini, non come musicisti e, in qualche caso, per ritrovarci.

 

Termina, dopo 15 anni, anche la collaborazione fra Giorgio Ciccarelli e gli Afterhours.

 

Per motivi molto diversi da quelli che hanno portato Giorgio Prette a lasciare questo progetto ma, anche in questo caso, sempre e comunque frutto di un lunghissimo periodo di tentativi, discussioni laceranti, ripensamenti e contraddizioni.

 

Tutto, bello o brutto, eroico o squallido, semplicemente vero. Semplicemente nostro. Semplicemente vita.

 

Per questo chiediamo rispetto per quello che sta succedendo.

 

Sono tempi bui. Il complottismo da sbarco, il gossip morboso, la malafede, la superficialità e, nel migliore dei casi, il nichilismo, sono segnali della disperazione che ne deriva.
Per questo vi chiediamo di fidarvi.
Non è facile per chi va e non sarà facile per chi resta ma le cose GRAVI, nella vita, sono altre.
Gli Afterhours sono sempre stati un gruppo di persone inquiete e in movimento.
Non sarà mai diverso da così perché è quello che siamo nel profondo e di questo siamo fatti.
Questo ci causa da sempre un sacco di problemi. Ma abbiamo imparato a essere orgogliosi della nostra natura.
Ci sono, fra di noi, anni di comunione totale che ci legano comunque e che vanno anche oltre quello che sono i nostri rapporti e i nostri desideri di vita oggi.
È possibile quindi che, in un futuro vicino o lontano, si torni a suonare insieme. Oppure è possibile che non accada mai.
Ma le nostre vite adesso sono più importanti di questo.
Ogni volta che abbiamo affrontato uno sconvolgimento, ed è successo più di una volta, è stata anche una grande occasione di rinnovamento.
Quest’ultimo gruppo di persone ha espresso una coesione artistica che mai si era realizzata prima negli Afterhours, eppure non si trattava certo della formazione originale.
Per noi che restiamo, questa è una prova da affrontare con grande energia e, sì, con grande euforia, perché l’instabilità ci appartiene e non ci spaventa.
Ancora una volta per noi è un’occasione.
Per questo vi chiediamo di fidarvi.
Si uniscono a noi, per questo tour teatrale, due grandissimi musicisti: Fabio Rondanini e Stefano Pilia.
Con loro non vogliamo tamponare un’assenza o replicare quello che abbiamo già fatto ancora e ancora in passato, ma provare ad esplorare di nuovo.
Sono due fra i migliori talenti che questa generazione ha espresso, abbiamo la fortuna di conoscerli. Abbiamo la fortuna di essere amici.
Comincia un nuovo percorso.
Chi vuole essere con noi sa che non troverà quello che già conosce, ma è per questo che esistiamo.
Sapete che l’unico modo che abbiamo per rispettarvi veramente, per non comprarvi, per non ipnotizzarvi è ESSERE SEMPRE NOI STESSI. Come uomini non come musicisti. Anche quando è doloroso. Anche quando non vi piace.
Chi vuole essere con noi sa che l’aspettiamo. Perché abbiamo voglia di voi. Perché abbiamo bisogno di voi. Perché noi siamo se voi ci siete.
Per questo vi chiediamo di fidarvi.
Chi non vuole essere con noi, lo diciamo molto chiaramente, sia coerente e ci abbandoni.
Siamo solo un gruppo. La vita, la nostra e la vostra, è più importante di questa cosa.
Con infinito amore,
AFTERHOURS
Manuel Agnelli
Xabier Iriondo
Rodrigo D’Erasmo
Roberto Dell’Era

 

Per approfondimenti: