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Intervista. Gianni Maroccolo e la ricerca degli incontri

Nel 2014 ho cercato di intervistare Maroccolo ma preso da mille impegni non è mai riuscito a trovare il tempo. La
vita però a volte offre nuove opportunità, così l’ho contattato per una chiacchierata al Fabrik, un club di Cagliari, in cui giovedì scorso ha suonato “Niente è andato perso”.  Maroccolo è un uomo che ha vissuto tante esperienze musicali intense e importanti nel panorama musicale italiano degli ultimi 30 anni ma nonostante ciò la sua naturalezza, i suoi modi pacati e la sua gentilezza dimostrano che lui è davvero uno che bada alla sostanza e ben poco alla confezione delle cose. Ecco la trascrizione dell’intervista
Gianni sei un artista che ha fatto parte di molti progetti incredibili: Litfiba, CSI, CCCP, Marlene Kuntz senza contare le innumerevoli collaborazioni.
Sei un artista in continua evoluzione…
Io credo che questa vita terrena sia fatta di cicli dove in qualche modo nascono delle cose che poi muoiono e ci fanno rinascere per andare altrove. Mi sento un po’ come un cagnaccio che girovaga da solo e ogni tanto ama unirsi a un branco o crearne uno per camminare assieme e condividere un pezzo di vita sia umanamente che artisticamente. È giusto che le cose
finiscano portando sempre a una rinascita. Siccome mi piace suonare sono costantemente alla ricerca non tanto di nuovi progetti ma di nuovi incontri: nella vita mi piace viaggiare e incontrare persone. Viaggiare con loro.
Come è nato “Nulla è andato perso”?
Questo progetto è solista fra virgolette perché in realtà sono in compagnia di cari amici come Antonio Aiazzi, Andrea Chimenti, Beppe Brotto che suona una serie di strumenti indiani e nepalesi bellissimi e Simone che ha collaborato con me nei CSI. Questo concerto l’ho pensato da tanto e desideravo farlo.
Sembra che quella di oggi sul palco sia una serata tra amici
Bhe a un certo punto tutto torna anche se apparteniamo a generazioni diverse. Proprio per il discorso della ricerca degli incontri ho sempre cercato persone con cui condividere le cose importanti della vita prima di affrontare il problema o la gioia di fare musica assieme. Le alchimie devono funzionare poi la musica viene da sé. I progetti a tavolino secondo me non portano da nessuna parte.
Il flusso di energia tra persone è molto importante
È una vita che mi sento in dovere di suonare per smuovere qualcosa, non mi piace fare il Juke-box. Non mi è mai importato riempire i palazzetti, anche se mi è capitato. Ho vissuto anni della mia vita in cui i contesti erano quelli ma ogni progetto, anche i più grandi, li ho vissuti con serenità; quando è venuta a mancare me ne sono andato o i progetti son finiti naturalmente.
A casa ho un vecchio disco di mio padre che si chiama “Essenza” di Claudio Rocchi che ho amato molto. E in genere apprezzo i suoi lavori, decisamente unici. Mi parli un po’ del vostro rapporto e di come è nato il disco VDB23? L’ho trovato molto interessante, sotto molti aspetti, ricco di citazioni eppure “altro” rispetto ai vostri lavori precedenti.
Il presente è conseguenza naturale del nostro passato quindi le citazioni all’interno del disco sono molto probabili. Sai è accaduto per magia, frutto di uno di quegli incontri che cambiano la vita, speciali… L’intesa con Claudio va al di là dell’album. In VDB23 parole e musica sono in gran parte composte in Sardegna dove abitava lui, vicino a Oristano. Anche io ho vissuto in Sardegna quand’ero ragazzino per circa 12 o 13 anni. L’album è davvero frutto della magia di un incontro.
Adoro la struttura del disco, ha pezzi “fuori forma” che non rispettano lo standard dei 3 minuti…
Credo allora che il concerto di stasera ti piacerà parecchio… (ride) anche perché di cose da 3 minuti non c’è nemmeno una!
Abbiamo parlato del presente, com’eri invece ai tuoi esordi?
Quand’ero adolescente non ho mai sognato di fare il musicista. Le uniche scelte che avevo fatto poi la vita me le ha sconvolte: volevo fare il marinaio, studiavo al nautico di Cagliari e non vedevo l’ora di finire la scuola per imbarcarmi e girare il mondo. Per una serie di vicissitudini i miei son poi tornati in Toscana così il mio sogno è svanito e la mia seconda passione dopo il mare, la musica, ha preso il sopravvento. Casualmente o forse no, nulla avviene mai per caso. Però, vedi Martina, io non
ho mai rincorso i sogni, mi è successo qualche volta di correrci dietro in maniera ossessiva e ho capito che più ti accanisci più i tuoi desideri si allontanano da te.  Invece se vivi le cose mentre accadono, senza aspettative, la vita ti sorprende. Anche quando sembra che tutto per te vada male, alla fine la vita ti stupisce, o almeno a me è successo così. C’è anche da dire che tanti miei compagni di viaggio a un certo punto hanno cercato il successo, la popolarità e una certa sicurezza economica, giustamente, io però me ne sono sempre fregato.
Mi è venuta in mente una citazione di William Burroghs che disse a Patti Smith quando non era famosa “fatti un nome e mantienilo pulito, non scendere a compromessi e lui ti ripagherà”. Credo molto in questa attitudine alla vita, le aspettative sono spesso zavorre.
(Sorride) Non conoscevo questa citazione ma è esattamente ciò che stavo dicendo: forzare il karma o il destino (o ciò che si vuole in base alle proprie credenze) non serve a nulla. Ovviamente devi agevolare i tuoi desideri cioè se ti piace suonare devi far di tutto per farlo ma non perché questo abbia una finalità precisa se non quella che a te piaccia suonare ed esprimerti attraverso la musica.
Ti migliora la vita…
A me certamente ma anche a tutti quelli che la ascoltano. La funzione della musica è quella di arricchire le persone. Tutti i generi da quella leggera, alla classica, nessuno escluso. Fa compagnia, aiuta a staccare dalla quotidianità, rilassa!
In questo momento hai altri progetti in cantiere anche se il tour è appena iniziato?

Al momento no. Con la banda vogliamo dedicarci a questi concerti e sicuramente non ho più l’idea o il desiderio di ricreare un gruppo come i miei precedenti. A 55 anni farei fatica a ritrovarmi in un progetto di gruppo stabile ripartendo da zero. Tutti i gruppi passati dai Litfiba ai CSI ai Marlene Kuntz e via dicendo hanno in un certo senso, e lo dico con la massima modestia, lasciato un piccolo segno nel nostro cammino su questa vita. Ho anche il timore di non riuscire a costruire una storia altrettanto importante per me. Preferisco quindi ripartire da questi concerti per capire cosa farò in futuro. A breve ci sarà una collaborazione abbastanza tosta a Firenze con Io sono un Cane. Grazie per il tempo che mi hai dedicato. Buon concerto

(sorride) anche a te Martina.
Ho infine accennato a Gianni Maroccolo del mio hashtag #martinameetstones e mi ha detto con un gran sorriso “certo che ti aiuto però fai la foto con me e aiutami a reggere il foglio”.
 Che altro aggiungere?