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Intervista. Giorgio Ciccarelli, la musica e i Colour Moves

Giorgio Ciccarelli dopo gli AfterhoursHo contattato Giorgio Ciccarelli qualche tempo fa per un’intervista ma, causa paternità a tempo pieno e uscita del disco dei Colour Moves, la nostra chiacchierata è stata rimandata con alcuni simpatici scambi di email, sino all’altro ieri. 


NB:Prima che iniziate a leggere, vorrei precisare che mi è dispiaciuta la rottura tra gli Afterhours, Ciccarelli e Prette ma non mi interessa continuare a parlarne, quindi non aspettatevi piccanti rivelazioni sulla questione in questa intervista. 
 
Salve Giorgio,
ho buttato giù qualche domanda sulla tua carriera, l’idea è
di non concentrare l’intervista  solo sugli Afterhours, per dare un quadro di ampio respiro sul tuo lavoro.
Hai iniziato a suonare giovanissimo in varie band tra cui i
Colour Moves, i SUX! i Maciunas, gli Echidna e negli ultimi 15 anni con gli
Afterhours. Come vedi te stesso agli esordi e come invece oggi?
Credo di aver mantenuto quell’approccio istintivo che era
caratteristico del mio suonare di allora, nel senso che, quando prendo in mano
la chitarra per buttare giù una parte o un arrangiamento, di solito, la prima
cosa che mi viene è quella che alla fine tengo. Per farti un esempio, quando ho
registrato la chitarra per il pezzo degli After fatto con Mina, al momento del
“solo” (lo chiamo così giusto per capirci, anche se di solo non si tratta), ho
registrato una cosa con lo slide per “riempire”, dopodiché ci
sono tornato su almeno un milione di volte per svilupparlo, per trovare
qualcosa di più adatto, ma alla fine ho tenuto la take originale, quella fatta
“per riempire”, l’ho proposta ed è andata sul disco…
In linea generale, la differenza sostanziale col “me stesso”
di allora è che oggi sono più consapevole di quello che sto suonando e in più
ho una certa capacità di capire e leggere la potenzialità e la direzione dei
pezzi.
Ho letto la tua dichiarazione sulla fine della collaborazione
con gli Afterhours (e quella del gruppo) e non vorrei tornare sulla questione.
Mi piacerebbe però sapere, se la cosa non ti crea noie, com’è stato suonare in
questa band e quali sono i ricordi migliori (o i peggiori) della tua lunga
permanenza nel gruppo. 
Suonare negli After è stato artisticamente esaltante,
soprattutto da quando sono entrato completamente in maniera attiva nel
progetto, vale a dire dal gennaio del 2006 e proprio a quel periodo che
risalgono i ricordi migliori, anche se ce ne sono stati tanti altri
successivamente, ma il primo tour negli U.S.A., quello del 2006 appunto, è
stato per me indimenticabile. I ricordi peggiori attengono sempre e solo alla
sfera umana e personale, per cui, li tengo per me.
Colour Moves
Il 2015 si è aperto con l’uscita del disco A Loose End dei
Colour Moves, registrato oltre 20 anni fa e rimasto “parcheggiato”.  Come vi è venuta l’idea di stampare un lavoro
chiuso per tanti anni in un cassetto?
Tutto è nato per gioco, un regalo di compleanno fatto al
nostro batterista che comprendeva un paio d’ore in sala prove con i suoi ex
compagni di avventura, i Colour Moves, da lì è nato e si è sviluppato tutto il
progetto che, in verità, è partito piuttosto in sordina, nel senso che avevamo
pensato all’inizio di pubblicare un cd contenente una raccolta dei pezzi già
usciti nel biennio 1986/87, poi, continuando a suonare in sala prove, ci è
venuta la voglia di riprendere in mano le canzoni che avevamo fatte allora e di
registrarle. Dopodiché, sono successe un sacco di cose che hanno portato il
progetto a svilupparsi  in maniera
esponenziale; abbiamo coinvolto Matteo B. Bianchi, allegando il suo libro
“Sotto anestesia (furibonde avventure new wave di provincia)” ad alcune copie
del vinile,  Tito Faraci, uno dei più
stimati autori italiani di fumetti e fondatore con Matteo negli anni ’80 della
Fanzine “Anestesia Totale”, che, sempre insieme a Matteo, ha redatto un numero
speciale della fanzine (anch’essa allegata al vinile), insomma, c’erano un
sacco di cose che bollivano in pentola e le abbiamo cotte a puntino…
Ciccarelli Colour MovesAvete in programma un Tour o hai qualche altro progetto in
cantiere?
Di tour veri e propri non se ne parla, perché il tutto è
sempre e comunque vissuto in maniera rilassata e giocosa, certo, se capitano
dei concerti interessanti da fare, li facciamo, ma siamo fuori dal classico
concetto di band per cui vale la regola: registrazione, disco, tour,
registrazione, disco, tour, ecc..
Personalmente ho poi il mio progetto solista da seguire, un
disco che dovrebbe veder la luce a novembre di quest’anno e a cui sto lavorando.
Mi piace molto conoscere il mondo della musica tramite gli addetti ai lavori, perchè dietro i dischi c’è un mondo ignoto: vista la tua lunga carriera mi piacerebbe chiederti com’era
il mondo del “business” musicale nei decenni passati. Ritieni che oggi sia
migliorato (o peggiorato)?
Senza entrare specificatamente a parlare del mondo del
business musicale che è  indubbiamente
cambiato in maniera radicale negli ultimi trent’anni, mi limito a dire che,
questo “mondo” è fatto da persone e le persone, sono più o meno valide, più o
meno stimabili. Come sempre capita anche nella vita, devi aver la fortuna di
incontrare persone “speciali”, certo è che nel mondo musicale, di queste
persone “speciali”, ce ne sono pochine…
Che musica ti piace ascoltare ultimamente? Hai qualche disco
da consigliarmi?
Uhm, ti posso dire che il disco di Edda mi è piaciuto
veramente molto, come anche un disco che uscirà a breve, di
un cantautore che si chiama Vincenzo Fasano, “Quintale” dei Bachi da pietra è
per me un must degli ultimi tempi, questo giusto per far dei nomi… In generale,
i miei ascolti variano davvero tanto, la musica che ascolto dipende molto da
come mi sento e varia dal surf dei Barracudas allo pseudo folk di Matteo
Salvatore
, passando per Nina Simone fino ad arrivare a Will I Am + Britney Spears
(ho un figlio quasi adolescente…), la cosa che ti posso dire è che c’è sempre
musica nella mia vita.
Come
occupi il tuo tempo libero?
Ho tre figli, oltre a suonare non ho tempo libero.
Ringrazio Giorgio per la simpatia e per questa interessante chiacchierata, in attesa del suo disco solista, consiglio l’ascolto dei Colour Moves.
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Intervista Edda: non sarò saggio ma..

Edda stavolta come mi ammazzerai?Prologo
Ieri sono finalmente andata a vedere un concerto di Edda, di cui è uscito a Ottobre il disco “Stavolta Come Mi Ammazzerai?”  prodotto dalla Niegazowana recordsLa serata è stata organizzata dall’associazione  “le Officine”  in collaborazione con la Vox day; mi aspettavo un gran bel concerto ma ciò a cui ho assistito è ben altra cosa.. Sono arrivata al palazzo Siotto a Cagliari verso le 19,45 avevo appuntamento alle ore 20,00 per un’intervista, per essere puntuale ho corso per le vie del centro storico come una scema e una volta giunta a destinazione ero sconvolta. Fortunatamente Edda era ancora in radio così ho approfittato della cosa per prender fiato e ricompormi un attimino. Edda ovvero Stefano Rampoldi, è arrivato alle 20 e 15, l’ho raggiunto nel Back stage dove un po’ di gente, tra cui il suo manager e il resto della band, chiacchierava nei divani mentre Stefano aspettava la sua pizza margherita. A quel punto abbiamo iniziato a parlare mentre le persone attorno discorrevano d’altro e a momenti dicevano la loro, insomma era una cosa molto semplice e informale. 
Intervista
Ciao Edda, che hai fatto oggi a Cagliari?
Niente di che ho mangiato dal Cinese poi il resto del gruppo s’è addormentato e la giornata è stata una tristezza. Peccato perchè Cagliari è bellissima, non c’è bisogno che te lo dica io..
Abbiamo continuato a discorrere d’altro e poi siamo giunti all’intervista vera e propria..
I precedenti due dischi risultavano più asciutti, essenziali mentre con “Stavolta come mi ammazzerai?” sei tornato a una dimensione di gruppo e il risultato è ancora più acido, graffiante, Rock. Com’è questa nuova fase?
Negli altri due dischi non avevo voglia di tornare all’interno di una band, anche perchè sai lasciare un gruppo e poi riniziare con un’altro.. no, non ne avevo voglia.
Forse non ti andava una relazione di quel tipo..
Si, esatto. Brava. Non avevo voglia di intraprendere una nuova relazione, anche se poi anche gli altri dischi non li ho fatti interamente da solo.  È arrivata la pizza! Grazie Francesco.
Se vuoi mangia, continuiamo dopo
No macchè la pizza può aspettare… Comunque è come dicevi tu, se vuoi suonare però alla fine le relazioni le devi creare, è bello fare le cose anche con persone che ti seguono, i ragazzi con cui suono ora hanno arrangiato il disco per  cui..
Da ascoltatrice ritrovo nei tuoi lavori il senso d’urgenza, la tua musica sembra scritta perchè necessaria, mentre oggi la gran parte non lo è, anzi s’è perso molto il senso dell’imediatezza..
Io sono uno istintivo anche nella vita, agisco prima di pensare, questo è un po’ un problema ma nella musica è giusto esserlo, almeno nella composizione. Poi le canzoni come le ascolti sono state arrangiate e lavorate, anche se probabilmente rimane quest’impronta istintiva. Si.
Negli anni 90′ la scena in cui suonavano i Ritmo tribale, come gli Afterhours e tanti altri era un po’ quella più rock del panorama musicale nostrano,  una sorta di “Seattle italiana”, si notava la ricerca della qualità prima che del disco di Platino..
Noi eravamo molto ambiziosi e badavamo molto ai risultati concreti, non è che ci fosse tutta questa poesia, forse c’era un po’ di cinismo ma alla fine ci devi vivere.
Almeno la qualità era molto alta
Bhe speriamo di aver fatto bene
Ultima domanda, un po’ complicata, la leggi tu e poi rispondi?
Chi è Edda oggi e come… che c’è scritto?
Come eri all’epoca dei Ritmo Tribale? 
Ero molto meno maturo di adesso. L’intelligenza è la stessa, non è che abbia fatto degli scatti di qualità particolari però prima mi mancava un po’ di visione generale, probabilmente dovuta alla giovane età e alla poca esperienza. Poi col tempo, anche se l’intelligenza è poca, riesci un po’ a mettere in riga le cose. Nel frattempo ho fatto un po’ di casini, diciamo che l’Edda di ieri era un ragazzo un po’ immaturo, quello di oggi non sarà un saggio ma un po’ meno scemo di prima sicuramente.
Intervista Stefanmno Rampoldi.Dopo questa mini intervista in cui s’è chiaccherato come se ci conoscessimo da anni, ha aperto la serata Herbert Stencil, un cantautore davvero meritevole di cui a breve uscirà il nuovo disco. Infine è arrivato il tanto atteso concerto di Edda che, accompagnato da Fabio Capalbo alla batteria e  Luca Bossi al basso e piano, ha creato una vera bomba sonora  regalando al pubblico uno spettacolo in grande stile. Edda è un vero turbine emotivo che una volta salito sul palco irradia energia coinvolgendo chiunque gli stia attorno.  Se avete sentito i suoi dischi sappiate che in Live è ancora meglio. Sembra impossibile? Vedere per credere!Epilogo
Alla fine del concerto sono andata a salutarlo con il vinile in mano in cerca di un autografo…
Bhe Martina che t’è sembrato?
Da paura, siete davero forti, mi mancava questo tipo d’adrenalina. Siete B-r-a-v-i-s-s-i-m-i. Posso abbracciarti poi me ne vado?
Edda non risponde, è lui ad abbracciarmi poi prende il vinile e scrive qualcosa. Dopo un paio di minuti leggo “Martina grazie delle tue parole Edda”.