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Lunga Attesa dei Marlene Kuntz, altro che ritorno al passato!

Ormai è ufficiale, Lunga Attesa è una delle novità più interessanti del momento, l’ascolto a nastro continuo e mi ci perdo.
Questo disco non è un semplice album, no, è una fotografia. Lo accosto idealmente a Guernica in quel lontano 1937, giusto un attimo prima che le bombe arrivassero.
I colori usati sono già quelli di Picasso ma il momento è nostro, con piccole spaccature solari e intensi momenti immobili.  Lunga attesa è stupendo e implacabile in tutta la sua autenticità.
Narrazione racconta pensieri comuni di persone comuni accomunate dall’assenza di un pensiero critico. Una realtà così non può che portare la noia in chi invalida il mucchio non buttandocisi dentro. Se la cosa non vi è chiara probabilmente è perché non c’è niente di nuovo in tutto questo.
Tutto è già stato assorbito e assimilato.
Modificato il DNA.
Questo pezzo mi ha assalita. L’ho riascoltato parecchie volte facendomi del male ma è così crudo, quanta insensibilità abbiamo accumulato?
Perché tutti continuano a dire che Lunga attesa è in linea con i primi dischi dei Marlene Kuntz? Per me è così contemporaneo che non ritrovo alcuna affinità concettuale con gli anni ’90: questi Marlene parlano di altre cose. Mi rendo conto di dissentire da tutte le recensioni che ho letto ma pare queste si moltiplichino a dismisura ripetendo sempre la stessa filastrocca. Io colgo temi e strutture differenti rispetto ai dischi icona della band. Un nuovo logo. Un’attesa lunga in un percorso ostico.
Una strada lunga, attesa e battuta lentamente si divide in due rami: l’universale incomprensibile e il vuoto cosmico sociale. Un po’ di requie è un amore distruttivo e intenso che si spera non finisca mai. Il sole è la libertà di chi estrae sostegno dall’unicità dei rapporti umani. Potrebbe anche essere una dichiarazione d’amore a un figlio. Potrebbe. E poi arriva Leda, l’unico pezzo che non amo o almeno così dovrebbe essere, se non fosse che al minuto 3,07, all’improvviso arriva una rovinosa caduta agli inferi: la batteria accelera il mio ritmo cardiaco accompagnata da quel basso che è un fucile.
Mi stende.
Ogni volta.
Mi stupisco e la riavvolgo.
Questo è talento.
Poi c’è città dormitorio. Un mostro che avanza lento, così l’ha descritta Godano. Concordiamo. Non so perché ma empaticamente mi ricorda Black Sabbath e War Pigs dei Black Sabbath. Non hanno nulla a che vedere se non quell’oscuro immobilismo che cammina deformato, deformante e senza luce. Ma non finisce qui. No. Perché questo disco è intriso di perle, di innovazioni repentine e disarmanti. Al minuto 4,25 c’è un coro incredibile. Sembra Chernobyl e quelle voci paiono bambini. Fa paura da quanto è struggente. Sulla strada dei ricordi il sentiero non è certo migliore, ascolto rimpianti e punti interrogativi, note che dilatano i pensieri. Un attimo divino spezza la catena, umano e arruffato, finalmente il cuore palpita di speranza. Il tempo di un respiro. Fecondità è un treno da prendere al volo, rapido e meraviglioso, una freccia rossa che chiede silenzio. E i toni non sono certo amichevoli.
Formidabile chiude il cerchio.
Ora servirebbe una chiusura ad effetto o forse no.
10 e infiniti +


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Intervista. Cristiano Godano racconta Lunga Attesa e i primi 25 anni dei Marlene Kuntz

Venerdì scorso ho avuto il piacere di fare quattro chiacchiere con Cristiano Godano in relazione all’ultimo disco dei Marlene Kuntz, “Lunga Attesa” e ai primi 25 anni della band…
 
Questo è un LP estremamente tosto, contemporaneo e dinamico: oltre al tiro pauroso -un vero muro- le tematiche affrontate sono un lucido affresco del momento in cui viviamo. Non capita spesso ma in questo disco c’è davvero un intero periodo storico. Inoltre Lunga Attesa è in movimento: ogni traccia contiene al suo interno una variazione o qualcosa che, quando credevo di aver afferrato il senso, mi ha stupita. Complimenti.
Grazie (sorride)
Mi racconti un po’ della stesura?
La composizione è simile a quella degli altri dischi, di solito noi andiamo in studio e proviamo a fare musica che ci sorprenda, che non ci dia la sensazione di averla già eseguita. Cerchiamo di non avere consapevolezza, cioè non andiamo in studio dicendo “dobbiamo fare quella cosa in quel modo perché poi la produrremo in questo modo e funzionerà per un certo tipo di pubblico e per le radio”. Noi non siamo fatti così. Di solito ci incontriamo per suonare, in questo caso l’unico nostro presupposto è stato “impediamoci di essere soft”. Ogni volta che ci ammorbidivamo un po’, cercavamo poi di fare una roba tosta. Avevamo voglia di questo. Poi le cose
venivano da sé, per esempio, il pezzo che hai sentito nel sound check (città dormitorio), è un brano lento.
Però che muro, secondo me è uno dei più potenti del disco, è un macigno!
Si certo, una cosa voluta è stato avere due o tre pezzi che “tirano indietro”, sempre con questo mood pesante ma più adagio. Città dormitorio è un mostro che avanza con lentezza e mi ricorda un po’ un certo tipo di doom metal. Volevo quel tipo di effetto lì. A un certo punto dicevamo “non facciamo roba molle finché ci riusciamo” ma per noi è impossibile abbandonarla completamente. In effetti il disco contiene due o tre pezzi così, pur cercando nel complesso un piglio più tirato.
Dopo aver fatto le mie riflessioni e stilato le domande ho letto, per curiosità, un po’ di recensioni. Io ti ho già fatto la mia ma ho notato che, spesso, Lunga Attesa è considerato un filo diretto col passato. Cosa pensi di questa affermazione?
Le letture sulle nostre cose molto spesso ci hanno spiazzato, deluso e tante volte non le avevamo messe in conto. Noi non abbiamo un animo provocatore, per esempio, quando abbiamo fatto Uno non volevamo andare controcorrente tipo “voi volete le chitarre distorte e noi facciamo questa cosa qua”. No. Per noi era un disco che poteva andare in quella direzione.
Tu sei un artista non devi farlo per me, principalmente chi deve godere del disco sei tu. No?
(Cristiano annuisce) Un po’, più vai avanti e più sei consapevole di quello che stai facendo e sarebbe veramente falso se io ti dicessi che faccio musica solo per me, la realizzo sperando che piaccia alla gente però mai per ottenere un certo tipo di effetto. Io so solo che cerco di fare buona musica e quindi spesso le reazioni mi, ci hanno dato dispiacere, così alla fine ci siam detti “Vabbè forse non capiscono un cazzo. Loro.” Questo tipo di reazione, su Lunga Attesa dico, era un po’ più prevedibile però (ride), ti pare che una band un minimo intelligente dica “andiamo a fare un disco che sappia di passato”, no? L’unica nostra remora era sul fatto che avremmo usato solo chitarre, quando i dischi così oggi sono pochi e non sono considerati la cosa più cool, anche nell’ambiente più underground eccetera eccetera. Ci siamo quindi preoccupati di farlo risultare moderno anche senza le tastiere che oggi vanno molto. Proprio l’esatto contrario delle cose che hai letto! (sorridiamo)
Io ho sempre inteso le dinamiche relazionali all’interno di un gruppo un po’ come i rapporti di coppia, quindi vorrei chiederti: come riuscite a mantenere la passione accesa dopo oltre 20 anni assieme?
Non c’è il sesso di mezzo. Noi siamo eterosessuali quindi tra di noi non c’è mai stato nessun interesse in questo senso. Il sesso spesso crea danni all’interno dei gruppi. Secondo me la maggior parte delle coppie scoppiano per problemi legati ad esso, la passione è difficile da mantenere quindi non avendo dinamiche di questo tipo è più facile portare avanti la band. Sorrido ma credo di non dire una stronzata. Poi i Marlene Kuntz stanno assieme
ormai da 25 anni e per me questo è miracoloso e sicuramente rimarchevole: noi siamo realmente amici, realmente solidali e realmente stimolati a vicenda. Tutt’ora non ci siamo stufati l’uno dell’altro: ogni volta che andiamo in sala prove sappiamo cosa l’altro può dare ma siamo anche certi che proverà e riuscirà a sorprenderci. Non è da tutti questa cosa.
Torniamo al disco, i testi sono nati in contemporanea alla musica o in un secondo momento?
Io penso sempre i testi dopo che la musica mi ha dato un po’ di supporto anche perché cercano sempre di stare dietro al suo mood. L’80% della musica qui dentro è cattiva, sostenuta, acida, così i testi avevano bisogno di una chiave di lettura che fosse coerente.  Alcuni mi hanno detto “Cristiano i testi stavolta son proprio incazzati”, io non credo che fosse quello il mio spirito ma ho senz’altro cercato una resa efficace trovando argomenti di discussione che mi prendessero, ovviamente. Non voglio certo scrivere di qualcosa che non sento! (sorride) In questo caso bisogna avere la calma per aspettare la cosa giusta che ti faccia sentire a casa in quel momento.
Mi è venuto in mente il testo di Niente di nuovo. Ricordo che nei primissimi ascolti è stato uno dei brani che mi ha maggiormente commosso. È particolarmente toccante, ho avuto il bisogno di riascoltarlo subito più volte.
Capisco, credo che sia il mio pezzo preferito del disco. (sorridiamo)
Un evento bellissimo legato a Lunga Attesa è il contest che avete creato lanciando questo testo nell’etere (i Marlene Kuntz hanno pubblicato il testo di Lunga Attesa prima dell’uscita del disco, invitando i fans a utilizzarlo per creare un proprio brano) ricevendo in cambio ben 200 versioni!
Sono 320 non 200! La cosa ultima che il pubblico ha ricevuto è arrivata in maniera sequenziale, molto lentamente. Preciso che noi non l’abbiamo pensata come contest perché non ci piacciono.
Però la ricompensa è stata molto bella (i video dei primi 30 pezzi finalisti sono stati postati sui canali social della band).
Si per carità, era un atto dovuto trovare un premio perché abbiamo chiesto alla gente di fare una cosa anche se non esattamente per noi ma più per la creatività. La cosa è nata in un certo modo: coi Marlene cerchiamo di rendere la nostra pagina facebook un po’ interessante e pubblichiamo ogni giorno la canzone del mattino e quella della sera.
A me è capitato spessissimo di imbattermi nell’una o nell’altra, è una buona idea!
Pubblichiamo alle 11 e alle 21 come se fosse un po’ una radio e a un certo punto abbiamo pensato di fare “il testo della settimana” a disposizione della gente dal punto di vista della sola lettura, così abbiamo iniziato a postare quelli vecchi sganciandoli dalla musica. In prossimità della chiusura del disco ho avuto il guizzo di postare un testo nuovo, di una canzone non ancora pubblicata, Lunga Attesa. Addirittura inizialmente, preso dall’entusiasmo, ho pensato di pubblicarli tutti, uno a settimana. Però poteva diventare una cosa un po’ pesante e forse sgradita al pubblico che avrebbe potuto dirci “preferisco leggermi i testi quando esce il disco.” Così ci siamo limitati a uno, da lì a farlo musicare il passo è stato molto breve, il risultato è stato sorprendente e davvero inaspettato. Pensavamo “la gente sentirà che il testo funziona” ma in tutta onestà nessuno di noi avrebbe mai immaginato di ricevere oltre 300 versioni. Le abbiamo ascoltate tutte eh!
Per correttezza e per curiosità immagino…
Si esatto, proprio per questo.
Oltre i primi 30 avete fatto altre piacevoli scoperte?
Si assolutamente, ci siamo posti un limite di 30 brani scegliendone 10 a testa. C’è un sacco di roba che mi ha davvero incantato. Realmente. Abbiamo tenuto fuori qualcosa che ci piaceva moltissimo. Figo.
Questa iniziativa è molto umana, nel senso che spezza un sacco di
barriere
Si ma in maniera concreta, facendo cose! (sorride)
Esatto, mannaggia, se vi avessi mandato la mia… mi avreste cestinata!
(Rido) Non abbiamo cestinato nulla, tu l’hai fatta?
No, per fortuna vostra!
Magari saresti finita tra le prime 30, chissà! (ridiamo)
Ho poi chiesto a Cristiano di scattarsi una foto per supportare il mio sogno, #martinameetstones e ci siamo messi a chiacchierare di Mick Jagger.
Hey Cristiano, gli Stones stanno assieme 52 anni, vi hanno superati!
Martina, son molto più grandi di me, dacci il tempo di raggiungerli!
Bhe si in effetti! (risata generale)
Ci siamo infine salutati con un sorriso! Di Cristiano mi hanno colpita la semplicità come la sua simpatia e l’affabilità. Credo che da questa intervista traspaiano candidamente. Mi son anche avvicinata a Riccardo e ai due Luca per farmi autografare il vinile, con loro s’è parlato del disco e di quando li ho visti Live nel 1996. Andando via ho pensato “E se avessi avuto il coraggio di chiedergli un’intervista quando avevo 15 anni?” “Perché non ci ho pensato?” Chissà perché ho iniziato a fare ciò che amo, scrivere di musica, solo tanto tempo dopo…

Il concerto

La sera al Biggest di Samassi, una discoteca bellissima e assai vintage, ho assistito al concerto. Io stavo un po’ defilata accanto a Riccardo Tesio dove, inspiegabilmente si sentiva benissimo! Da quella posizione mi sono concentrata per
parecchio tempo sulle chitarre e sui ping pong armonici tra lui e Cristiano, spettacolari, come la loro intesa fatta di gestualità rituali. Dall’altra parte c’era Luca Saporiti che -diciamocelo pure- ha un tiro pauroso. Il pezzo in cui mi ha emozionata di più è senz’altro Leda, esattamente nell’improvviso cambio in cui a ogni nota corrisponde un terremoto. Al centro Cristiano Godano, carismatico e passionale in tutta la sua esplosiva pacatezza. Ho osservato anche Luca Bergia che ha pompato il sangue alla band per tutto il concerto come un cuore in corsa: alla grande! Mi ero ripromessa di andare a salutare i Marlene dopo lo spettacolo poi ho pensato a quante persone sarebbero state lì a dire la loro, scattando foto tra baci e abbracci e sono andata via senza aggiungermi al carico umano ed emotivo che li avrà avvinghiati a sé nel post concerto.  Lunga Attesa è una bella storia che spazia e sorprende sia su disco sia dal vivo. Andate a vedere i Marlene Kuntz, spaccano!
Ringrazio mio fratello Guido per le foto.

Dischi e traguardi del 2015

Tutti parlano dei migliori dischi del 2015 e io non voglio essere da meno, ma quest’anno è stato importante da molti altri punti di vista.
Se penso a quest’anno il primo disco che mi viene in mente è Classe A di Dan Solo, celebre super ex-bassista dei Marlene Kuntz. Dopo aver sentito l’album ho contattato Dan per un’intervista se volete rileggerla eccola!
L’ep di River of Gennargentu, Taloro è stata un’altra preziosa conquista del 2015, la voce calda di Lorenzo porta in una dimensione magica.
Andando avanti nei mesi un altro disco che ho ascoltato parecchio è Mississippi to Sahara dell’artista Faris Amine che oggi posso definire un amico. L’album è un viaggio unico nel suo genere che, partendo dalla reinterpretazione di pezzi tradizionali del Delta, sfocia in qualcos’altro. Se non conoscete il disco vi consiglio di concedergli un ascolto, sono certa vi entusiasmerà! Dopo l’intervista ho avuto il piacere di ospitare a casa mia Faris che ha allietato un piccolo gruppo di amici con chitarra e voce sino all’alba, che abbiamo osservato dalla montagna che incornicia il mio paesello del medio campidano.
Il terzo disco del 2015 non è un’uscita recente ma risale al 1974 ed è Ron Wood, I’ve got my own album to do. Non conoscevo questo album solista di Ronnie Wood ma da quando l’ho scoperto mi accompagna soprattutto quando scrivo. Non sapendo nulla ho voluto ascoltarlo cercando di coglierne le sfumature e con mia grande soddisfazione quando sono andata a verificare gran parte delle mie intuizioni erano vere. I’ve got… è stato scritto in collaborazione con George Harrison e Mick Jagger che all’epoca avevano letteralmente occupato casa di Ronnie, è un ascolto caldo, spensierato, ricco di vibrazioni buone. Ve lo consiglio!
In questi giorni sto ascoltando anche Crosseyedheart di Keith Richards ma devo lavorarci ancora su per poter scrivere qualcosa!
Sempre parlando di musica quest’anno è stato per me davvero speciale, ho intervistato davvero molti artisti:
Diego Mancino grande artista che ho scoperto quando si è iscritto alla mia pagina twitter
Edda che dopo l’intervista e il concerto mia ha salutato con un grande abbraccio
Pussy Stomp orgoglio del mio paesello, amici che stimo e artisti dal taglio interessante
Cristiano Godano con il quale ho parlato delle turbe speciali degli artisti
Giorgio Ciccarelli che dopo gli Afterhours s’è lanciato in nuove sfide. Devo ancora ascoltare il suo nuovo album solista, le cose cambiano, intanto leggete la recensione di Borchie+Briciole!
Dan Solo è uscito con un disco vario e intenso che merita d’essere ascoltato e assimilato per bene.
Faris Amine parte 1 e parte 2 che mi ha raccontato del deserto e della musica che ama
I 15 artisti presenti all’Abarra Festival, dei quali ancora non mi sono arrivati i video e non posso mostrarli!
Xavi Lozano Palay l’artista spagnolo che crea strumenti musicali da materiali di riciclo
Patrizio Fariselli tastierista degli Area, uno dei miei gruppi preferiti che in realtà si occupa di tantissime cose. La nostra chiacchierata è scivolata via piacevolmente, dandoci del tu e scambiandoci opinioni. Intervistare Fariselli è per me è stato un traguardo importante, gli Area li amo davvero. Fariselli ha parlato di molte cose, della musica per l’infanzia, delle colonne sonore e della società.
Eugenio Finardi è un altro faro importante. Un Maestro di musica e vita. Lo rincorrevo da un anno e dopo una mancata intervista al Sardegna Chiama causa telefono (mio) morto, Finardi è venuto a Villacidro, casa mia.
Teresa de Sio con la quale ho parlato di Arte, quella importante che “surfa i secoli”
Quat’anno è stato musicalmente importantissimo. Ho potuto discorrere con Artisti diversi eppure Unici, con uomini e donne che vivono d’Arte e che da sempre sono colonna sonora della mia vita.
Chiudo il 2015 felice con una nuova sfida-sogno: i Rolling Stones!
Auguro a tutti di trascorrere un 2016 in musica, quella giusta.
Claudio Rocchi diceva
“Il viaggio più lungo comincia col muovere un passo
coltivala dentro la voglia di dare,
questo è il passo da fare!
AUGURI!
 

Intervista, Dan Solo – Classe A

Dan Solo classe AIn tanti conoscerete Dan Solo che è stato il bassista dei Marlene Kuntz da Il Vile a Fingendo la Poesia (1996-2004). Dan Solo è uno di quelli che quando lo vedi suonare Live ti vien da definirlo “un Treno” o almeno dalle mie parti si usa definire così quelli che hanno una marcia in più. Dopo e durante l’esperienza coi Marlene Dan Solo ha suonato con i Petrol e ha curato la colonna sonora di “Indagine Su Un Cittadino Di Nome Volontè”. Ho avuto il piacere di intervistare Dan Solo che è recentemente uscito con il suo primo disco solista “Classe A”, un lavoro di ampio respiro che non si focalizza sul genere risultando, nonostante ciò, un ascolto omogeneo e interessante.
Buongiorno Dan, inizio l’intervista facendoti i complimenti per il disco, è davvero interessante, elegante e raffinato; più l’ascolto e più mi
appassiono. 
Come è nato Classe A?
Classe AClasse A nasce dall’esigenza di fare qualcosa che ancora non
avevo fatto, e di cose ce ne sono molte. Per esempio, scrivere un album di
canzoni in totale libertà espressiva, senza condizionamenti o influenze
esterne; l’unica maniera per affrontare un’idea del genere era farlo da solo.
Sono partito dai testi, ma senza una suggestione melodica. La musica è arrivata
come conseguenza. A mano a mano che la musica emergeva, anche le parole si
districavano da una matassa di quartine e frasi e andavano a comporsi
ordinatamente. Ho quindi realizzato una serie di provini “casalinghi” dove per
esigenze di scrittura ho usato la mia voce per stendere le parti melodiche.
Senza rendermene conto ho gettato le basi per un disco solista. Da sempre
collaboro nella stesura dei testi con altri cantanti, e sovente le mie parole
sono state interpretate da altri. Nella realizzazione dei provini, mi sono reso
conto che queste parole, le parole che compongono Classe A, potevano essere
cantate soltanto dal suo autore, cioè da me. Così mi trovo, oggi, a fare il
cantautore, anche se non è stata una scelta premeditata.
Come mai questo Titolo?
Classe A evoca molte cose, la “A” è per me anarchia, amore,
attitudine… Classe A è un modo per definire il livello qualitativo di uno
strumento elettrico o elettronico, ad esempio, un amplificatore, una lavatrice…
è la top class, l’apice (ecco un’altra “A” pertinente). Classe A è anche
commercio, mercato, valore nel senso commerciale, mi piaceva l’idea di un
titolo con tanti significati, anche opposti e in contraddizione tra di loro.
Dan Solo Marlene KuntzIl tuo disco è raffinato, pulito e genuino; ha davvero “classe” quindi vorrei chiederti, secondo te esiste
l’eleganza nella composizione musicale?
Certamente, l’eleganza ha parametri che sono variabili e che
cambiano di cultura in cultura. Nel rock in Italia, o forse in genere in
occidente, il canone estetico è “brutto sporco e cattivo”, altrimenti sei
considerato pop; personalmente, mi lavo e curo il mio modo di vestire, ma non
mi sento e non sono pop. Ho curato molto la stesura delle undici canzoni che
compongono questo lavoro, inseguendo un impossibile ideale di perfezione. La
perfezione non l’ho raggiunta, e ci mancherebbe, ma ho forse invece trovato la
mia eleganza, che è in fin dei conti un equilibrio tra le forme e i contenuti.
 Cosa mi dici del Tour?
Insieme alla mia agenzia
stiamo cercando di organizzare un vero e proprio tour, la formazione che mi
accompagna dal vivo non sarà la stessa che ha suonato in Classe A; tranne
Roberto Sanna (chitarra) che collabora con me sin dall’inizio del progetto, gli
altri musicisti sono entrati in seconda battuta, e sono Luca Costanzo alla
batteria e Raffaele Carano alla chitarra.
Da “addetto ai lavori” come ti sembra la musica
(in particolare quella rock/ cantautorale) italiana oggi?
Difficile rispondere, a differenza di altri momenti storici,
vedi gli anni novanta, non mi sembra ci sia, in generale, un grande fermento
creativo. Forse è colpa delle sovrastrutture mentali che abbiamo in testa, sia
quelle imposte e conformi al sistema sia quelle che, in totale autonomia, ci
creiamo da noi; sono diventate così ingombranti da soffocare il processo
creativo, e renderlo un meccanico “copia e incolla” delle emozioni. Il
risultato è la perdita della forza e dell’intensità, sia nelle parole che nella
musica.
marlene Kuntz Dan Solo Cos’è il successo?
Una parola che non vuol dire niente, se non che guadagni
bene…
Guardando indietro faresti lo stesso percorso
artistico che hai intrapreso o cambieresti qualcosa?
Non toccherei nemmeno una virgola, e non vedo come potrei
farlo, dal momento che la vita, la consapevolezza e il percorso artistico sono
la stessa cosa, sfaccettature di un meraviglioso mistero.
Ultima domanda: Mi consigli un disco che ascolti
ultimamente?
C’è questo bassista con i capelli lunghi che ha appena
pubblicato il suo esordio come autore e interprete delle sue canzoni, si chiama
Dan e il disco Classe A. Merita proprio, ascoltatelo!
 
Ringrazio Dan Solo per la sua disponibilità e vi invito a comprare il suo disco. Merita davvero!

Intervista: Cristiano Godano, il talento e le turbe speciali

Marlene Kuntz Godano intervista

La prima volta che ho visto i Marlene Kuntz è stato nel 1996 nel mio paesello, Villacidro. Ero piccolissima e vivendo in campagna me ne andai a metà concerto perchè mio padre doveva tornare a casa. La sera dormii in camera di mio fratello (perchè in linea d’aria si sentiva tutto), con la finestra aperta e mi addormentai pregando che non girasse il vento mentre i Marlene cantavano Lieve. Fatto questo romantico preambolo sulla mia adolescenza, sabato sono andata con la mia amica Alice (che ha scattato la foto in cui siamo ritratti io e Cristiano), al Life Music Club di Oristano per vedere lo spettacolo “Ex live”  di Giancarlo Onorato che ha ospitato Cristiano Godano. Messami d’accordo con gli organizzatori sono arrivata lì un paio d’ore prima del concerto mentre la band stava facendo il soundcheck. Quand’è arrivato Cristiano ci siamo presentati e nel giro di 30 secondi avevo già il registratore acceso.

Com’è nata la collaborazione con Giancarlo Onorato?
In due o tre occasioni io e Giancarlo siamo stati ospiti in contesti in cui, più che suonare, si parlava con un interlocutore. Quindi da cosa nasce cosa,  e sai com’è. In quel momento Giancarlo stava portando avanti lo spettacolo con Paolo Benvegnù che poi s’è tirato indietro, noi ci trovavamo bene ed eccomi quà.
Secondo te, qual’è il ruolo dell’artista oggi? ritieni sia cambiato nel corso degli anni?
Questa è una domanda complessa, bisognerebbe avere alle spalle una riflessione ad hoc, però mi sembra di no. Credo che l’artista debba creare un suo mondo e questo non necessariamente coincide con qualche causa di tipo sociologico. Se tu pensi a un creatore di musica e basta, dove non ci sono parole, credo sia più semplice non porsi questo tipo di domanda, no? L’ascoltatore non si chiede se quella composizione lì è funzionale a qualcosa. Se lo chiedevano i russi e probabilmente qualsiasi regime totalitario pretende dai suoi artisti una rettitudine strumentale. Comunque al di là di quest’aberrazione, quando senti musica non ti chiedi quale sia il ruolo dell’artista e io mi aspetto questa cosa anche da un pittore, scrittore e cantante. Mi interessa più l’estro artistico che il suo ruolo.
Guardandoti indietro, se chiudi gli occhi (Cristiano chiude gli occhi), ricordi il momento preciso in cui hai pensato “io voglio suonare, voglio fare questo”?
Cristiano Godano StereoramaPiù che un momento direi che c’è stato un contesto preciso di turbe speciali. Mettersi in testa di fare questo lavoro comporta tantissime incognite, è un po’ come l’inizio di una qualsiasi avventura imprenditoriale, non sai mai come andrà a finire. Inoltre in Italia suonare un determinato tipo di Rock comporta senz’altro un rischio molto elevato perchè non siamo un Paese molto accogliente per questo tipo di sonorità. Bisogna essere sufficientemente matti per decidere di fare questo, però la passione era insopprimibile. Il momento è durato alcuni anni, anni in cui molti ragazzi ci provavano. Da quel che ho imparato io nella mia vita, nel talento di chi riesce è inclusa anche una forma molto speciale di cocciutaggine. Alcuni arrivano a 30 anni che ancora inseguono il sogno; io credo mi sarei fermato a 27 massimo anche se mi sbattevo molto ed ero un sognatore molto concreto, ero arrivato al punto in cui o quagliavo o, con molto dispiacere, avrei rinunciato. Fortunatamente ce l’ho fatta ma dopo 5 o 6 anni in cui mi sono impergnato parecchio.
Cristiano Godano 14 03 2015Alla luce di ciò che mi hai appena detto che consiglio daresti a un artista che vuole emergere?
La cocciutaggine è fondamentale ma unita a una componente razionale, è fondamentale una lucidità di qualche tipo; credo che un buon insegnamento mio sia proprio questo. Analizzare il proprio percorso è utile perchè non vale la pena sprecare una vita dietro un sogno o almeno ecco, bisogna avere la capacità di saper interpretare la propria passione nel corso dei mesi e degli anni. Poi, se a 45 anni non sai rinunciare ai sogni e sei contento con te stesso ben venga, l’importante è non ritrovarsi a un certo punto con un pugno di mosche, frustrati e presi malissimo a fare qualcosa che non appaga. Ecco in questo caso finiscila prima, questo direi a mio figlio.
Ultima domanda (-Cristiano fa finta di mettersi le cuffie “Sono pronto”- scoppiamo a ridere) mi piace farmi consigliare dischi, ultimamente lo chiedo spesso. Cosa ascolti ultimamente?
Questo tipo di domanda mi mette sempre in crisi.. Sto ascoltando tantissima musica, oggi prima di addormentarmi  ho sentito i Modest Mouse ma non c’ho capito molto perchè ero mezzo andato nel mondo dei sogni. Questa è davvero il tipo di domanda a cui non so mai rispondere, aspetta fammi pensare.. mi piacciono i Disappears, gruppo poco conosciuto, di cui ti consiglio Irreal.
Me li ascolterò senz’altro, Grazie!
Grazie a te
Cristiano Godano intervista StereoramaA fine intervista Cristiano Godano mi ha chiesto di appuntargli il nome del mio blog su un foglio “così poi me lo guardo”  io ho aggiunto un “grazie per il tuo tempo, Martina” e ho concluso dicendogli “Cristiano ti ho fatto l’autografo” e siamo scoppiati a ridere un’altra volta!
A questo punto ci siamo salutati. Devo dire che Godano me lo sono sempre immaginato schivo, invece è stato lui a venirci incontro qualche minuto dopo. Abbiamo così iniziato a parlare per oltre un’ora mentre il resto della band era ancora immerso nel soundcheck, ho così scoperto un’uomo forse un po’ timido ma curioso e socievole, dall’ironia sottile, che mi ha messa a mio agio sin dal primo istante. Avrei voluto parlare anche con Giancarlo Onorato ma dopo il souncheck è volato via in albergo..