La ricetta futurista di Morgan e Bugo

Metti due artisti.

Amici di vecchia data.

Metti che il primo, estroso, geniale, irriverente, dai pensieri veloci, contraddittorio eppure logico abbia fatto un gran casino col danaro.

Perde la casa.

Metti che il secondo, un artista interessante ma sempre discograficamente marginale, gli sia stato di conforto in quel momento delicato e poi abbia scritto un pezzo che sembra fatto a posta per un duetto con il primo.

I due sono amici, un duetto ci sta.

Sanremo?

Ci sta.

C’è poi una terza figura ma chi è?

Il terzo uomo lochiameremo semplicemente Terzo, un nome inventato, di pura fantasia. Metti che il Sig. Terzo sia l’ex discografico del primo uomo ma anche l’attuale scuderia del secondo.

Ecco la ricetta:

Alla base un’amicizia.

Un artista imprevedibile e geniale.

Un’artista interessante.

Un ex collaboratore del primo e attuale partner del secondo.

Cosa può succedere con tutti questi ingredienti messi lì, nel frullatore di Sanremo, in mondovisione?

Sembra una ricetta futurista. Sapevate che esiste davvero un ricettario futurista?

Chi l’ha scritto è il Signor Marinetti.

Bugo è stato caricato a molla contro di me!

 

Non riesco ancora a crederci, Morgan è un figo! Sono qui a giustificare qualcosa che volevo andasse bene e invece…

Dopo lo stupore per la strofa cambiata da Morgan e l’abbandono del palco a opera di Bugo, dopo lo sgomento e l’attesa delle rispettive conferenze stampa mi son fatta la mia idea, che non è la verità ma di certo ha una sua logica: tra i due litiganti il terzo gode.

Ci sono moltissimi motivi per cui Terzo sia stato l’ago della bilancia.

Comunque…

Cosa rimarrà della settantesima edizione di Sanremo?

Due cose, sovversive e potenti.

Imprevedibili? Forse.

Un testo cambiato e rivolto al proprio collega e l’abbandono del palco di uno dei due interpreti.

Quanto è forte questa cosa?

Guardiamo l’esibizione con un po’ di distacco,  e ricordiamo che ci sono cose più gravi perché questa, a ben vedere, non è grave per niente, è solo spettacolo.

In un’altro articolo O mangi di questa minestra, la Tv da Morgan a Ferrer avevo scritto

Includere in un format televisivo un artista come Morgan che basa la propria esistenza umana e artistica sull’imprevedibilità e sulla sacrosanta e legittima volontà di contraddirsi significa o innovare il Format, scegliendo la sperimentazione e l’imprevedibilità per areare l’aria stantia, o voler in qualche modo sfruttare a proprio favore le incongruenze dell’artista per far parlare di sé. Pare ovvio e palese che in questo caso l’opzione più plausibile, non necessariamente vera, sia la seconda.

Lo show finisce qua…

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