Intervista. Teresa de Sio e l’Arte che surfa i secoli

Intervista Teresa de SioNel mio paese si è appena concluso il XXX premio letterario Giuseppe Dessì in cui una serie di scrittori e musicisti hanno abbellito la vita cittadina con i loro versi, musiche e racconti. Tra gli ospiti c’era anche Teresa de Sio che ha presentato il suo ultimo romanzo, l’attentissima e con la quale son riuscita a scambiare quattro chiacchiere. Ricordo quando da bambina la vedevo in Tv con quel tamburello e i capelli ricci, lunghissimi e quella voce con un timbro così particolare, mi affascinava sempre. 
 
Devo assolutamente fumarmi una sigaretta!
Io non fumo
e fai bene! -sorride-Così abbiamo iniziato a chiacchierare io e la brigantessa, mentre terminava di scrivere una dedica su un libro; accanto a lei c’era il vinile di Diamanda Galas, You must be certain to the devil, a quel punto mi sono emozionata “anch’io ho questo disco in vinile”, “è di Giacomo Serreli!” -dice lei- poi ci siam sedute l’una accanto all’altra e…

Lei ha iniziato la sua carriera agganciandosi alla musica folk per poi sperimentare avvalendosi di varie collaborazioni tra cui Brian Eno, Fabrizio de André, Paul Buckmaster. Secondo lei è importante conoscere le tradizioni?

È importante come conoscere la storia. La tradizione musicale va mantenuta perché racchiude gran parte dello spirito di un popolo però oltre ai musicisti  a lei fedeli devono esistere anche quelli, tra i quali cerco di posizionarmi, che cercano di diventare loro stessi tradizione portando innovazione al suo interno. Se ci pensi in musica il folclore non è altro che una serie di sperimentazioni che si sono affermate nel tempo.
In effetti la tradizione nasce come innovazione, come una rivoluzione all’interno di uno status quo per poi diventare anch’essa parte della storia
Esatto, non penso mai al folclore come a un qualcosa di statico e di fermo che sta alle mie spalle, dietro di me; lo sento presente e mi piace esserne interprete aggiungendo qualcosa di nuovo, di mio.
In che modo la tecnologia può, in musica, contribuire a questa fusione e tendersi in questo senso anche al futuro?
La tecnologia è sempre esistita, oggi la intendiamo in senso informatico ma se pensi agli scalpelli di Michelangelo erano all’epoca molto tecnologici, all’avanguardia. Pensa alla potenza innovativa della ruota o alla quantità infinita di strumenti musicali che nei vari popoli e culture sono stati creati adoperando materiali tipici di quella zona ed epoca. Per esempio, una volta ho fatto una serie di concerti con l’orchestra nazionale della mongolia e tra i loro strumenti c’è il Morincur, un violino interamente creato utilizzando solo esclusivamente parti del cavallo, animale da loro considerato sacro e molto importante all’interno della loro società.
Secondo lei perché, soprattutto tra i giovanissimi, si sta perdendo l’interesse per il passato? Le spiego meglio, credo che voi artisti viviate in una posizione privilegiata perché esprimendo voi stessi raccontate un epoca, siete quasi chiaroveggenti; al contempo credo che oggi dilaghi (più tra i giovani) un forte disinteresse per la tradizione/storia/arte, palesemente veicolato con lo scopo di allontanare dalla bellezza e dalla verità. 
Ci sono due risposte una positiva e una meno. La prima risposta è: si possono avvicinare i più giovani all’Arte solo continuando il proprio cammino, facendo ciò in cui si crede senza lasciarsi condizionare. Questo è importantissimo. Altra cosa fondamentale è trasmettere loro il nostro sapere che è ciò che noi siamo, come musicisti e persone. È importante trasferire contenuti attraverso la nostra musica, canzoni, libri o qualsiasi cosa facciamo. Spesso tra generazioni c’è una lotta ma in particolare oggi c’è un aspetto negativo: tutta la macchina produttiva in questo momento fa in modo che avvenga un taglio con il passato. A dominare il mondo non sono più la bellezza, l’arte, la cultura o la politica ma il mercato; l’antagonista più acerrimo al mantenimento della bellezza e della cultura è il mercantilismo. In tutti i campi. I giovani nascono già dentro questo sistema. La battaglia va affrontata su più fronti non solo con l’arma della musica o dell’arte.
In fondo il buon esempio è l’unica cosa che permette di trasmettere il sapere
Esatto, la cultura non è qualcosa di scolastico, noioso e pedante, è anzi divertente. I modelli imposti dai media, anche quelli su internet che spesso vengono ammantati di un senso di libertà, sono veicolati dal mercato. Solo con le relazioni umane di qualità  può nascere l’arte che fa il surf sulle onde dei secoli. Scegliendo i rapporti umani reali e non veicolati dal denaro si fa non solo un lavoro su se stessi ma sulla realtà oggettiva, visto che il mondo mercantile produce scorie. Se ci pensi siamo nel momento storico in cui gli oggetti vengono consumati di meno, un vestito che indossi oggi domani è obsoleto, diventando parte di un enorme cumulo di cose che ci seppelliranno. Toro seduto diceva già nell’800 “l’uomo bianco morirà sepolto dai suoi rifiuti” e guarda quant’è vero.
Di Teresa de Sio mi colpisce sempre l’attaccamento alla sua terra e la volontà di fare cose slegate e legatissime alle sue origini. Ha fatto un sacco di meraviglie artistiche la De Sio. Ora m’attende l’attentissima, suo romanzo, lì, sul comodino. 

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