I capelli di James Brown, il levare, il nostro addio

James Brown Stereorama
Stamattina stavo pensando a James Brown o meglio ai capelli di James Brown che sono diventati assieme al suo infinito talento, uno degli emblemi di questo immenso artista, come le gambe sovraesposte di Tina Turner e la chioma di Jimi Hendrix.

I capelli sono la prima cosa. E denti la seconda. Capelli e denti. Un uomo che ha queste due cose, ha tutto.

Su James Brown ci sarebbe un oceano di cose da dire e partendo dalle sue intuizioni si potrebbe plasmare un universo. È un dato di fatto che quest’uomo abbia assunto il ruolo di catalizzatore di un’intuizione e di certo non si può non associarlo alla musica Funky.
Il funky comunque aleggiava nell’aria, i ritmi si stavano scaldando e tutto faceva presagire una musica nuova che nessuno però era ancora riuscito a concretizzare fin quando James decise di suonare i suoi pezzi accentuando il levare anziché il battere per creare una suggestione musicale potentissima mai sentita prima; in seguito modificò il numero delle battute stravolgendo ulteriormente la scrittura musicale. James è anche stato un formidabile ballerino.

L’unica cosa che può risolvere la maggior parte dei tuoi problemi è la danza.

Curiosità

James Brown, con ben 99 singoli, è il secondo artista della storia dopo Elvis Presley ad avere il maggior numero di canzoni nella Billboard Hot 100.

L’aeroporto, il mio addio a James Brown
Ricordo che qualche settimana dopo la morte di James Brown  mi trovavo in aeroporto, stavo rientrando a casa da uno dei miei viaggi inglesi o spagnoli. Mi pare che per passare il tempo comprai NME o il Mojo. Lui era lì in copertina, sorridente con i capelli in vista, l’occhio beffardo e un completo in seta rosso-viola. Bordeaux. Si. Bordeaux. Lì in aeroporto, con gente sconosciuta che mi sostava affianco lessi l’articolo commemorativo e pensai “ricorderò sempre questo addio”, poi arrotolai il giornale, lo infilai nella tasca e corsi veloce come il vento per non perdere l’aereo.
Buona visione

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