Intervista. Faris Amine: il Sahara, la chitarra, il Mississippi – Prima Parte

A Faris Amine, artista Tuareg che ha collaborato con i Tinariwen e Terakaft,  sono arrivata per caso, quando, River of Gennargentu, di cui ho recensito il disco, mi ha passato Mississippi to Sahara. Il titolo chiarisce subito che questo è un album di viaggio e connessione, un po’ come andare da una parte all’altra del pianeta senza nessun biglietto aereo. Faris Amine in Mississippi to Sahara reinterpreta  a modo suo 10 pezzi classici del Blues americano, riscrivendo i testi e suonandoli nello stile Assouf, un genere che desrcrive un sentimento di perdita e nostalgia tramite uno strumento non tradizionale tra i Tuareg: la chitarra. Parlando con Faris ho scoperto un ragazzo molto semplice, con le idee chiare che a soli 32 anni ha vissuto 3 vite almeno, adattandosi con naturalezza senza perdere la sua identità di figlio del deserto. La nostra chiacchierata è stata molto naturale e ben più lunga del previsto, abbiamo parlato di casa, deserto, religione, musica e progetti. Dividerò l’intervista in più parti.

 
Faris Amine by Claudia Bonacini

Quanti anni hai? Dal tuo
vissuto potresti averne tantissimi ma sembri giovanissimo!

Ho 32 anni, grazie per il
giovanissimo.
La prima domanda che vorrei
farti riguarda le tue origini, visto che tua madre era una Tuareg, popolo
nomade dell’Africa, e tuo padre italiano. Grazie al popolo itinerante hai
viaggiato parecchio sin da piccolo e parli diverse lingue. Sei una persona che
si è misurata con molti stili di vita e culture.  Cosa significa essere nomadi e cos’è per te la libertà?
La gente non ha un’idea molto
chiara su cosa significhi essere nomadi, perché lo lega molto al viaggio, allo
spostarsi mentre non è per forza quello che definisce il nomade. C’era una
bellissima frase, non ricordo più di chi sia ma non è mia, che diceva “un
nomade non è per forza un viaggiatore e un viaggiatore non è per forza un
nomade”.
Essere nomadi è un modo di vivere, altrimenti sarebbero più nomadi
una Hostess o un rappresentante di un Tuareg. Il nomadismo è un modo di
pensare, vedere le cose come se fossero tutte in movimento, le cose bisogna
sempre camminarle e inseguirle perché si spostano continuamente. I tuareg poi
sono un popolo nomade si, ma sulla propria terra, secondo logiche ben precise
che esistono da millenni, legate alle tribù, non esistono “zingari
d’africa” come si sente dire in giro.
Abbiamo una forte tradizione. Per molte persone la parola tradizione è
una parola pesante vero?
Si in effetti può avere
diverse chiavi di lettura, sia negative che positive, dipende dal contesto..
L’idea di tradizione viene spesso
legata a un obbligo, un peso, qualcuno o qualcosa da seguire, invece quella dei
Tuareg è una tradizione leggera perché essere indipendente e uno spirito libero
fa già parte della tradizione stessa. Spesso anche nelle storie tradizionali o
il protagonista non è proprio un Tuareg oppure è qualcuno che sfida qualche
regola prestabilita.
E poi mi hai chiesto che cos’è la
libertà! è un domandone! Fammi pensare un attimo… Libertà per me è non essere
lo schiavo e neppure il padrone.
E la casa invece?
La casa devi essere in grado di
portartela dietro, non è un luogo preciso, quindi è dovunque io sia libero
e  in pace, il problema nasce quando io
non sto bene in un posto, a quel punto la cosa è un problema.  Dovunque io mi sento libero io mi sento a
casa.
A questo punto, una domanda
ovvia, quanto influisce l’ambiente nella tua creazione artistica? In moltissimi
casi, tantissimi artisti tirano fuori i loro dipinti o musiche migliori nei
momenti in cui non stanno bene e non si sentono a casa..
Influisce moltissimo, per certe
canzoni l’ambiente ti parla, che siano gli altri esseri umani o le rocce, il
mare, il deserto o la sabbia. Alcuni brani son stati scritti nel deserto del
Sahara e non sarebbero potuti nascere altrove. Altri li ho creati in città,
ultimamente ho scritto qualcosa anche vicino al mare, in Sardegna.  Si, l’ambiente conta molto.
Sei quindi stato anche in
Sardegna?
Ho imparato molto dalla Sardegna,
oltre il deserto è il luogo in cui son stato più fermo.
La Sardegna è una terra molto
particolare, arida e ci son tanti posti vuoti quindi è indubbiamente
stimolante..
Dopo il deserto è il luogo in cui
mi sento più in comunione con la natura. Lì c’è un’energia particolare e poi ci
sono molte connessioni con l’Africa, oltre al fatto che sono davvero
vicinissime. Verrò a suonare presto in Sardegna tra fine Luglio e metà Agosto,
farò diverse date.
Mi fa piacere, spesso la
Sardegna vien screditata, perché magari non si entra in empatia con i luoghi in
realtà talvolta le cose come il vento e le rocce se li ascolti ti parlano.
Bisognerebbe replicare la frase
inglese “Only a fool doesn’t love Paris” per la Sardegna. Non so chi
screditi la Sardegna se non quelli della frase di prima… È vero che le cose
trasmettono energia, anche se non è scientificamente provato. E la Sardegna è
decisamente un posto speciale, uno dei più bei posti al mondo per me!

Intervista Faris Amine Prima Parte

Che mi dici dell’Italia e
della situazione in Africa?

L’italia è un Paese strano perché in realtà ha un sacco di connessioni con il nord-africa, ancor più la Sardegna, però nessuno conosce questi link. In Francia conoscono molto di più i Berberi per esempio, così come a loro è piuttosto chiaro come il Nord Africa non sia arabo alla radice. Esistono tutta una serie di etnie autoctone e spesso bianche come i Tuareg che sono originari del Sahara e non c’entrano nulla con gli arabi. I Tuareg stanno lì da 20 mila anni e hanno un alfabeto a sé che è più antico di quello egizio e ancora lo si usa! Sono cose di un valore inestimabile ma che non si conoscono.  In Italia c’è poca curiosità ma c’è una parentela forte. Ero in Mali quando sono scoppiate le ultime ribellioni. L’Africa rimane un continente pericoloso, si scavano km nella terra per il petrolio o l’uranio ma non per l’acqua. Stiamo finendo come gli indiani d’America, i Tuareg vengono assimilati o perseguitati. Diverse canzoni le ho scritte mentre ero ancora lì, dopo il primo attacco, e una in particolare a cui tengo molto, Niliwityan Dagh Tinariwen, mi viene in mente infatti anche la questione dell’estremismo religioso…

FINE Prima Parte

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