Sleater-Kinney, No cities to Love

Reunion Sleater-Kinney

Tempo di reunion per una band tutta al femminile: le Sleater-Kinney; sicuramente sentire un nuovo lavoro di un gruppo storico come questo desta curiosità e l’onda mediatica che ne deriva è inevitabile viso che per seguaci e anti-fan questi “eventi” son sempre motivo di dibattiti accesi. Son particolarmente legata a questa band, pensate che nel 2000 io e le mie amiche del Liceo formammo una band, le Whitout Bra (in cui suonavo la chitarra), ispirandoci a gruppi come questo che ci influenzarono notevolmente.

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Facciamo un po’ di ripasso, le Sleater-Kinney sono Corin Tucker alla voce e alla chitarra, Carrie Browstein idem, e Janet Weiss alla voce e alla batteria e si son formate olreoceano nel 1994. Le Sleater-Kinney suonano quello che un tempo si chiamava Alternative Rock  o Riott Girl music (ragazze rissose), fatto questo inutile preambolo di genere, si sa per certo che son state attive sino al 2005 poi il nulla, anche se nel 2008 alcune voci parlavano di un nuovo lavoro. Dopo 10 anni di intense carriere soliste (la Weiss ha suonato con i The Shins e Stephen Malkmus, giusto per dire due nomi, la Browstein ha fondato i Wild Flag e la Tucker ha fondato la Corin Tucker Band), è arrivato il 20 Gennaio 2015 “No cities to love”. 
L’album è energico, divertente, travolgente, perfettamente in linea con i dischi storici, le voci e le chitarre riportano a un periodo dorato ma decadente in cui la musica suonata aveva un senso che via via s’è perso dietro gli appiattimenti fonici nei primi anni 2000. Questa piccola polemica si riferisce a sonorità, mi vengono in mente gli Strokes, che poi hanno completamente invaso il mondo del Rock distruggendo la personalità delle band.
2015 No Cities to Love
Mi rendo conto che il discorso è complesso e quest’affermazione va presa come generale e non come un odio a priori, (infatti il primo degli Strokes mi piace/va un sacco). Sia chiaro. Ok, forse sto andando off topic..
Torniamo al disco, la continuità con i lavori degli anni 90′ non ha reso questo una sterile replica, anzi, anche se si riconoscono  i “tratti somatici” del trio, questo suona come un’ urgenza umana/artistica di persone che si divertono assieme e dopo una pausa si son ritrovate punto. Bellissimi i pezzi Gimme Love, Bury our Friends e Fade che sono a mio avviso i meglio riusciti dell’album. Nel complesso il disco fila e fonde bene. Bentornate ragazze!

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