Addio a Joe Cocker, il graffiante bluesman dalla voce nera

Joe Cocker mortoCi sono alcuni artisti che sono più importanti di altri, per la loro attitudine o per come muovono le mani e ovviamente per la voce e modo di suonare. Dieci minuti fa ho appreso della morte di Joe Cocker e ho iniziato a scrivere e cancellare frasi. Lui è uno dei pochissimi eletti  che hanno cantato i Beatles superandoli, a Woodstock ha reso una bella canzone come With a litllte help from my friends assolutamnente immensa. La sua voce caldissima è unica nel panorama musicale degli ultimi 50 anni eppure Joe si è spento oggi, come i comuni mortali, dopo aver fatto cose immortali; in effetti la fine arriva anche per i migliori ma stupisce sempre come un fulmine a ciel sereno quando anche i GRANDI passano dall’altra parte. 
Joe è nato nel 1944, ha iniziato a suonare praticamente in fasce nel garage di un’amico all’età di 15 anni. Dopo un paio d’album è proprio la sua strabiliante versione di  With a little help from my friends a consacrarlo definitivamente al successo facendolo partire in quinta nelle classifiche inglesi e poi in quelle statunitensi; assolutamente indimenticabile la sua versione a Woodstock, con i capelli grondanti di sudore e la sua maglietta multicolor.
Vitaccia intensa quella di Joe, ampiamente segnata dall’abuso di alcool e stupefacenti che, in alcuni periodi della sua vita, l’hanno fatto scomparire dalle scene; ma si sa ciò che non ti ammazza ti rinforza e a metà degli anni 80′ è tornato alla ribalta sfondando le classifiche planetarie con You can Leave your Hat On. In realtà oltre questi due enormi successi ci sono disconi preziosi per le nostre collezioni. Pensiamo al disco With a little Help from my friends del 1969 che si apre con una fantastica Feeling alright dei Traffic e Something is coming on o al disco Joe Cocker! uscito nello stesso anno in cui è contenuta un’originalissima versione di She’s good to me. Una parte della grandezza di questo artista è stata quella di impossessarsi “arrogantemente” di pezzi famosissimi e attualissimi come Honky Tonk Woman degli Stones e renderli assolutamente alieni rispetto alle versioni originali, dote non da poco. Interpretare canzoni altrui senza cadere nel banale è una cosa molto difficile. Vogliamo parlare dei lenti? Come dimenticare Forgive me now contenuta in Jamaica you Will del 1975, in cui la sua voce total black è attorniata da cori nerissimi e super azzeccati, e che dire della sua versione di Isolation di John Lennon? Mi vien da piangere. Dire addio a un artista significa non aspettare più un suo nuovo disco..

‘Til someone comes along and take my place with a different name, oh and a different face, I can’t get off so I guess I’m here to stay

 

 
 

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