Intervista. Noah, la chitarra di Lou Reed – Seconda Parte

Ecco la seconda parte dell’intervista all’architetto e designer Renato Ruatti fondatore della Noah, una chitarra in alluminio brevettata nel 1997 che ha via via destato l’interesse di alcuni artisti di fama mondiale. Un azienda di artigiani 2.0, come amano definirsi, nata per caso e che in 18 anni di attività ha prodotto circa 100 strumenti tra chitarre e bassi. La chiacchierata con Ruatti è stata intensa e ricca di aneddoti. Mi ha colpita il suo intusiasmo per il progetto e il suo modo di rimarcare che la chitarra è nata quasi per gioco e che s’è fatta strada da sola senza le classiche dinamiche del Marketing. 
La parola “cooperazione” è molto fuori moda in questo momento, soprattutto in Italia, mi ha colpita in effetti la vostra idea messa assieme da tre personalità così diverse, che ha creato un “prodotto” innovativo o meglio, oggetto d’artigianato artistico. Cos’è per voi lo spirito di cooperazione?
Questa è una bella domanda ed è pertinente. Io sono un designer ma non sono un chitarrista, certo amo la musica, però cimentarmi nella costruzione di una chitarra rappresentava una sfida nuova in cui non ero inizialmente troppo ferrato. Assieme ci siamo divertiti a trasformare un mio esercizio professionale in un progetto vero e proprio. Tu hai notato queste competenze diverse: Gianni conosce bene la musica e le chitarre, questa cosa è stata trasferita in parte sugli elementi sui quali stavo lavorando in maniera autonoma. Forse lo strumento è uscito così perchè io non sono un chitarrista e avevo l’apertura mentale per sperimentare nuove vie. Poi come per magia è arrivato Mauro, la terza competenza che ci mancava per mettere in opera il progetto.  Da quel momento siamo stati molto attenti alle innovazioni tecnologiche, sfruttandole per migliorare la chitarra e due anni fa siamo stati invitati dalla confartigianato come esempio di Makers, ovvero artigiani 2.0 che lavorano con la tecnologia.
Parliamo di divulgazione, in 18 anni avete creato circa 100 strumenti..
Il nostro nome è venuto fuori da qualche anno perchè associato a Lou Reed che aveva parlato di noi in un’intervista che era una sorta di atto d’amore verso lo strumento ma prima di allora a noi piaceva l’idea di rimanere clandestini anche perchè il chitarrista medio, che era il nostro mondo di riferimento, era sempre scettico, tant’è che dopo un po’ siamo ricomparsi in una rivista di design, non di musica.
Quindi ricapitolando, il vostro strumento è frutto di una reale cooperazione e vi siete fatti un nome senza fare nessuna campagna di marketing.. siete proprio controtendenza!
Le prime volte che abbiamo deciso di uscire dal laboratorio la sparata era stata questa:
1.Se lo strumento vale si farà strada da solo
2. Le chitarre non si regalano
Quando mi domandano come siamo arrivati a Lou, Saturnino, Ben Harper, Sting, Bruce Springsteen, Marco Colombo che negli anni 90′ suonava con Gianna Nannini, io rispondo che non c’entriamo nulla la chitarra ha fatto tutto da sola e noi non l’abbiamo mai svenduta.
Nel vostro caso vale il buon vecchio passa parola..
Il primo strumento è stato venduto alla jungle sound, una casa di registrazione di Fabrizio Rioda, chitarrista dei Ritmo Tribale ma in pratica questa chitarra è spesso regalata agli artisti dai loro amici. Il signore di Napoli l’ha regalata a Lou Reed, Saturnino e la Soleluna l’hanno regalata a Jovanotti, loro due l’hanno regalata a Ben Harper.. insomma s’è innescato una sorta di circuito del dono.
Quanto costa un modello base?
Compreso di Iva siamo attorno ai 4000 euro, tieni presente che ogni singola molla è fatta a mano.
Parliamo di Lou Reed..
 Il nostro primo incontro con Lou è avvenuto qui con alcuni amici suoi tra cui un vecchio prete. Non sapendo una parola d’inglese ho lasciato Lou a parlare con Gianni e io incuriosito mi son dedicato al suo amico che è voluto scendere in cantina; lì abbiamo scoperto che avevamo in comune un importante architetto italiano suo amico che io e la mia collega abbiamo conosciuto. Questo  prete era un signore particolare, pensa che ha una collezione di 26.000 libri autografati e ha voluto un coperchio della nostra chitarra autografato da noi 3. Alla fine gli ho chiesto: ma lei e Lou Reed come vi siete conosciuti? e lui ha risposto “da ragazzo vivevo a New York e ci siamo incontrati a casa di Jackson Pollok durante una cena..”  Che già li sei gratificato quanto basta.
Una volta che Lou è sceso in cantina si è sciolto, da Rockstar è diventato pacche sulle spalle, proprio un’altra persona. Discorreva di design in maniera molto competente e ha detto “ma guarda cosa succede in una cantina quando entra la tecnologia” che è poi è il riassunto del movimento dei Makers, nato 2 anni prima negli stati uniti e a un certo punto ci ha chiesto “Ma c’entrano gli italiani con le chitarre elettriche se non le avete nel DNA?” scatenando una bella discussione!
Questa cosa ci ha fatto inorgoglire, ora usciranno anche le meccaniche Noah che sono l’ultimo pezzo che ci mancava. La chitarra è interamente fatta a mano qui in Italia.
In seguito abbiamo fatto per Lou dei pomelli per altre sue chitarre e il nostro rapporto è andato avanti nel tempo, quando è tornato a Milano l’abbiamo accompagnato al Cenacolo e in occasione di alcuni concerti  ci siamo fatti qualche cena.
Dopo la sua morte Laurie Anderson, sua moglie, ha chiesto a un suo collaboratore di portare in casa le chitarre a cui Lou era più affezionato e tra queste c’era anche la nostra, sono 5 o 6 mi pare; così ci viene spedito un’invito per andarla a trovare. Per i buddisti l’anima del defunto rimane altri 49 giorni dopo la morte e Laurie ogni domenica ha organizzato incontri con le persone significative nella sua vita, questo noi non lo sapevamo, non avevamo informazioni particolari e pensavamo “vabbè gli abbiamo fatto solo due chitarre..” Insomma per farla breve ci siam trovati a casa di Lou Reed in un contesto molto intimo con lei che ci ha accolto dicendo “sono arrivati gli italiani!”, è stata una cosa molto commovente. Lì abbiamo scoperto che ogni oggetto in casa sua era di design originale, il pavimento recuperato, la porta, lo sgabello il tutto mentre eravamo circondati da artisti famosissimi…
Il bello della nostra relazione con Lou, come con tutti gli altri artisti con cui siamo in contatto, è che le cose non sono mai state forzate, è la chitarra che ha fatto tutto, creando rapporti assolutamente autentici. La nostra passione e il nostro amore per lo strumento, la dedizione artigianale in questo senso hanno funzionato.
La chiacchierata con Renato della Noah Guitars è giunta al termine se siete curiosi di scoprire lo strumento o volete avere maggiori informazioni per acquistarne uno mettetevi in contatto! La Noah è una chitarra che fa un suono che pare un pianoforte, sfrutta l’innovazione tecnologica eppure conserva la sapienza degli artigiani di bottega; è un oggetto creato con passione, un vero mix di design e tradizione made in Italy.  La chiacchierata è stata bella sotto molti punti di vista, ho però scordato di chiedere a Ruatti qualcosa sul loro incontro con Vito Acconci, uno dei miei artisti preferiti in assoluto. Ma dove ho la testa? 


Leggi La prima parte dell’intervista

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