Intervista. Noah, la chitarra di Lou Reed – Prima Parte

Una sera mentre ero ospite a cena a casa di mia madre, al Tg hanno fatto un servizio su una piccola azienda in quel di Milano che produce chitarre in alluminio, la Noah Guitars, che ha costruito strumenti per Lou Reed, Ben Harper, Saturnino e tantissimi altri. Dopo aver appuntato il nome su un foglietto e aver letto un po’ di notizie sull’azienda, ho scoperto che i suoi ideatori sono artigiani 2.0 che, con l’ausilio di tecnologie sofisticate e con l’uso delle mani, hanno creato uno strumento nuovo. Ho  quindi spedito una mail per concordare un’intervista e sabato scorso ho imbastito una lunga e interessantissima chicchierata con Renato Ruatti, uno dei fondatori. Ecco la prima parte.
Come è nata la Noah Guitars?
La Noah è un progetto che nasce a metà degli anni ’90, io sono un architetto e designer e a un certo punto Gianni Melis, professore d’inglese appassionato di musica e amico di mia moglie mi propone di creare una chitarra in ferro facendomi vedere una resofonica e una telecaster. Quindi l’idea iniziale era di costruire una Fender come fosse una resofonica, dopo alcuni tentativi ho deciso di scavare un corpo di alluminio con una macchina a controllo numerico ma il progetto costava un sacco di soldi quindi lo abbiamo accantonato, inoltre una Fender d’annata costava 500 dollari quindi non aveva senso. Un anno e mezzo dopo la mia collega dello studio d’architettura s’è sposata con un meccanico, Mauro Moia, che costruisce aerei alla Aermacchi. Con il suo aiuto è stato facile realizzare un primo prototipo, o meglio la chitarra di Gianni, perchè al tempo non c’era nessuna idea di fare chitarre e per me era semplicemente un’interessante esercizio professionale. Oggi produciamo chitarre e bassi.
Quali sono state le prime reazioni?
La chitarra destava stupore e sconcerto però in realtà funzionava bene. Inoltre con il corpo d’alluminio la chitarra non faceva nessun ronzio, cosa che poi ha scatenato l’interesse di Lou Reed che dopo uno scambio di mail decise di venirci a trovare nel 2007 per capire come lavoriamo.
Che in quel momento sarà stato un bel riconoscimento..
Beh direi proprio di si. Pensa che un signore di Napoli ha regalato una nostra chitarra a Lou, che già lì insomma ti fa piacere ecco…
Uno dei primi ad acquistare un vostro strumento è stato Saturnino..

Si, il primo basso l’abbiamo fatto per lui. Come ti dicevo prima, questo strumento destava molto scetticismo, io non so suonare ma per disegnare la chitarra ho studiato chitarre e chitarristi, leggendo forum e blog, che nei primi anni ’90 iniziavano ad essere  d’uso comune, capii che le domande  e le risposte erano sempre uguali, anche se cambiavano le persone, quindi dal mio punto di vista quello era un mondo “morto”. Contemporaneamente a questo tipo di persone continuavamo a incontrare personaggi più liberi artisticamente che provavano lo strumento senza un’atteggiamento “provinciale” o senza cercare un suono già sentito. Sono inoltre arrivato alla conclusione che le dita fanno la differenza e poi certo ognuno prima o poi trova la propria chitarra.

Inoltre, parlo per il legno, anche una chitarra prodotta in serie ha sempre risultati diversi. Così un modello fender prodotto da un legno x darà comunque 10 chitarre diverse, eppure apparentemente uguali. Parliamo della Noah, cosa mi dice del metallo?

Una delle caratteristiche della nostra chitarra è la dinamica, quindi ha la capacità di essere uno strumento diverso in base a chi la suona, è molto sensibile, precisa. Lavorando con una macchina a controllo numerico per noi il centesimo di millimetro fa la differenza, con il legno la precisione è un po’ più relativa; nonostante ciò abbiamo notato che alcuni strumenti in alluminio erano diversi dagli altri. Abbiamo poi capito che il senso del taglio anche nella lastra di alluminio ricavata per laminazione, così come nel legno, dava risultati differenti.

Il manico invece?
Il manico della chitarra è ovviamente in legno, abbiamo frequentato per un po’ di tempo Cremona, patria dei violini, per studiarlo e viene fatto da alcuni liutai di fiducia su legno scelto da noi  e sempre in base a nostre precise indicazioni. Capendo queste cose, anche grazie ai preziosi consigli dei musicisti, abbiamo via via modificato lo strumento.
Vorrei chiederle di Ben Harper, perchè nipote di un importante liutaio. Immagino siate arrivati a lui tramite Saturnino..
Lorenzo Jovanotti m’ha chiamato una notte, tipo all’una del mattino, per chiedermi una copia del basso di Saturnino. Ora noi non abbiamo strumenti in Stock, calcola che in 18 anni abbiamo fatto solo 100 strumenti, comunque il caso ha voluto che avessimo una copia di quel basso in laboratorio.
Era in occasione della loro collaborazione a Sanremo?
No, ma in quell’occasione Ben Harper scoprì lo strumento. Dice Saturnino che durante il sound check Ben bloccò le prove perchè colpito dal suono del basso. Passato del tempo, la primavera dopo ricevo la famosa chiamata di Jovanotti e il giorno dopo  siamo andati noi a consegnargli il basso in Sicilia, mi pare. Io mi immaginavo Ben Harper un signore, non so perché, invece era un ragazzino. So che questo basso regalatogli da Lorenzo e Saturnino è poi diventato il suo basso di studio. In seguito ci ha commissionato una lapsteel in alluminio, consegnata a Verona un anno dopo, che non abbiamo mai pubblicato perchè se l’è portata via! Non abbiamo neanche una foto.. Di lui mi ha impressionato che quando siamo arrivati era in giro in skate per la città, mentre la volta del nostro primo incontro era fuori tra la gente e curiosava tra le bancarelle..
Impossibile sacrificare una sola parola di questa interessante conversazione, ho deciso così di pubblicarla a puntate. Nel prossimo episodio vedremo questi Artigiani 2.0 andare direttamente a casa di Lou Reed.. 

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