John Lennon, diario di una fan

Difficile spiegare la mia dedizione a John Lennon, una stima viscerale e familiare che risale a quand’ero in fasce e ballavo Help in salotto. Alle elementari mi misi in testa di scrivere un libro sui Beatles (volevo fare la scrittrice), mi feci  così regalare una macchina da scrivere per bambini: la meccano blu. Un amore lungo una vita quello per il quartetto e in particolare per il mio Give Peace a Chance, che mi ha portata ad andare a Liverpool da sola a un raduno internazionale di fan dei Beatles e a girare la città a piedi in cerca di meravigliosi luoghi da imprimere nella mia testa.  

John Winston Lennon è nato il 9 Ottobre del 1940, sotto i bombardamenti che quel giorno afflissero Liverpool, una città portuale inglese. Figlio di due eccentrici fu affidato alle cure della zia Mimì, sorella della madre, che lo crebbe in maniera severa in un quartiere operaio a 30 minuti di bus dal centro. John era un bambino frivolo, irrequieto con un innato talento artistico, un compagno di scuola racconta che una volta durante un tafferuglio John lo strattonò dicendogli “ricorda bene, un giorno tutti sapranno il mio nome, tutti conosceranno John Lennon”. In effetti la voglia di riscatto, segnata dall’adolescenza difficile, dal riavvicinamento con la madre e dalla sua prematura scomparsa, (Julia fu investita da un auto sulla Menlove avenue, a due passi da casa di John), furono per Winston un insieme di eventi che stimolarono al massimo le sue doti artistiche. A una specie di festa in parrocchia, in un viale alberato, davanti al cimitero in cui è sepolta Eleanor Rigby, John incontrò Paul. Poi arrivò George, il mio primo amore infantile, Stuart e Pete Best, questi ultimi scomparvero più o meno quando entrò in scena il cuore dei Fab Four: Ringo. Questi 4 ragazzi, molto diversi fra loro, hanno scritto i capitoli più innovativi di tutta la storia musicale del 900′ e poi si sono detti addio nel 1970, tipo il 10 Aprile se non ricordo male. 

Tra i vari amori di John, il più discusso è quello provato per Yoko Ono, artista concettuale giapponese che visse con lui una vita simbiotica, sospesa momentaneamente solo quando lei lo cacciò di casa dopo averlo affiancato a May Pang. Yoko Ono è un altro capitolo del quale vorrei parlare, perché provo per lei profondo rispetto, fatta eccezione per la sua partecipazione al Live in Toronto. La carriera post-Beatles è da capogiro, John Lennon, trasferitosi a New York, ribatezzata da lui ” la mia seconda Liverpool”, si è mobilitato per i diritti civili a tal punto da essere iscritto nelle liste nere dell FBI. L’8 Dicemmbre del 1980 è stato ucciso da un fanatico (altro capitolo da approfondire???) Mark David Chapman
L’ 8 Dicembre 1990 ho seguito uno speciale su di lui in Tv, avevo 9 anni e mi addormentai
in lacrime tra le braccia dei miei genitori, ero disperata. Perchè? Perché è finito così? Aveva ancora tanta bellezza da condividere; ancora oggi ripenso a quel giorno, in cui bimba mi misurai per la prima volta con il senso di impotenza avanti ad alcuni fatti della vita.
Se parliamo di musica John Lennon è stato un cantautore in grado di descriversi con parole universali, pensiamo al brano In my life o al pezzo Watching the wheels, in cui racconta se stesso nell’ era post-Beatles, oppure ascoltiamo il brano Isolation o God, in cui lucidamente afferma “Dio è un concetto che usiamo per misurare la nostra sofferenza”. La sua musica rappresenta per me un faro che indica la strada. Lennon non è il mio musicista preferito né il cantante che mi fa più emozionare, tuttavia un insieme di qualità speciali  lo rendono il mio Artista, il primo punto di riferimento, come un parente lontano di cui ho sempre sentito numerosi racconti e al quale vorrei somigliare. John Lennon rappresenta la libertà artistica di raccontarsi, senza filtri; é la speranza, la capacità di reinventarsi e creare bellezza anche quando le cose non vanno per il verso giusto. John Lennon è attitudine, riscatto, giustizia, rivoluzione, creatività. 
Questa è solo una riflessione sull’ Artista a cui devo tutto e nulla e di cui un giorno, sogno ancora di scrivere un bellissimo libro. 

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