Intervista a Umberto Palazzo. Il Rock italiano non interessa più a nessuno

Intervista a Umberto Palazzo: "Il Rock italiano non interessa più a nessuno"Umberto Palazzo ho iniziato a seguirlo ai tempi dei Santo Niente col Consorzio Produttori indipendenti, quando mi passò tra le mani un grande disco: La vita è facile del 1995, uno di quegli album che con successo passò di mano in mano al liceo. Qualche tempo fa, dopo aver letto un’intervista anti s.i.a.e molto interessante sulla rivista a fumetti Mamma!*, l’ho contattato per un’intervista. Come dice Umberto i Santo Niente “sono più vivi che mai”, l’ultimo loro lavoro risale al 2013 e si chiama “Mare Tranquillitatis”. 

Intervista a Umberto Palazzo: "Il Rock italiano non interessa più a nessuno"

Per prima cosa ti andrebbe di fare una playlist da ascoltare mentre si legge quest’intervista?
Sleaford Mods: A Little Ditty
Mac DeMarco: Salad Days
Real Estate: Talking Backwards
Neneh Cherry: Out Of The Black
Fennesz:  Becs
Wovenhand: Masonic Youth
Swans: A Little God In My Hands
Per ascoltarla premi  PLAY

Hai fondato i Massimo Volume all’ inizio degli anni 90’ per poi suonare con il Santo Niente e El Santo Nada. Guardando indietro come vedi te stesso 15 anni fa e cosa è cambiato, se è lo è, nel tuo modo di fare musica? 

Prima dei Massimo Volume c’erano gli Aut Aut, una band post punk che ho fondato  nell’81 e poi gli Ugly Things e soprattutto gli Allison Run col grande Amerigo Verardi. Il mio modo di fare musica cambia in continuazione, perché studio costantemente e lavoro tantissimo in sala di registrazione. Non smetto mai di studiare la musica, i modi di produrla e di comporla e le nuove tecnologie.
Quanto ti ha influenzato musicalmente il soggiorno inglese, quand’eri ragazzino? 
Mi ha cambiato totalmente la vita e mi ha fatto capire quanto sia diverso l’approccio alla musica fuori dai confini italiani.
Come sono nati Massimo Volume? 

Mimì era stato mio compagno di stanza e avevo letto le sue poesie. Lui e Cecio suonavano in una band garage di cui avevo registrato un demo nella saletta degli Allison Run, che era nella cantina di casa mia in Via Del Fossato 3. A un certo punto, nel ‘90 credo, rimasero senza cantante e, poiché volevano continuare a suonare, mi chiesero se conoscessi qualcuno che potesse prendere il posto di Paolo, ma comunque la loro intenzione era continuare a suonare garage rock. Io in quel periodo ascoltavo rock alternativo americano tipo Husker Du, Sonic Youth, Black Flag, Pixies e Dinosaur Junior, ma sapevo che anche loro ascoltavano quella roba e mi ricordavo le poesie di Mimì, che mi erano piaciute dal primo momento. Avevo l’idea di una band che avesse quel suono, ma sentivo anche la necessità che i testi fossero vicini alla realtà quanto lo erano quelli delle posse che in quel momento dominavano la scena. In un attimo ho avuto l’illuminazione e ho detto a Mimì che avremmo fatto una band insieme, che lui avrebbe recitato le sue poesie e io cantato e recitato e che non si doveva preoccupare di nulla perché avrei organizzato io il progetto musicalmente e così successe. Può suonare presuntuoso, ma io all’epoca avevo già lavorato a molti dischi (sono di tre anni più vecchio di Mimì e Cecio), avevo già suonato al primo maggio e avevo l’esperienza, la manualità, la tecnica e la strumentazione, cose che loro non avevano assolutamente. Vittoria arrivò che avevamo già scritto diversi pezzi e la presentai io agli altri. Nella loro versione della storia Vittoria è la fondatrice con Mimì. Poi ho lavorato con loro tre anni, scrivendo la maggior parte del materiale musicale, finché non mi hanno silurato tre mesi prima della registrazione di “Stanze”.
Com’è l’esperienza con I Santo Niente e come è stata quella con il Consorzio Produttori indipendenti? 
Con i ragazzi con cui suono ora facciamo una grande band e secondo me dal primo al quarto i dischi del Santo sono progressivamente migliori. Col CPI c’era più visibilità e si era inseriti in un giro aristocratico, ma non era poi questa grande cosa. C’era molta ipocrisia.
E dopo il CPI?
Dopo il consorzio ci sono “Occhiali scuri al mattino” che è un EP e “Il fiore dell’agave” che è un disco secondo me superiore a quelli fatti col CPI. Nel frattempo mi ero trasferito a Pescara e la formazione della band era ovviamente cambiata. Il Santo Niente dell’agave si trasformò nel Santo Nada e registrammo Tuco. El Santo Nada non si è mai sciolto e pensiamo di riprendere l’attività prossimamente. In seguito a questa evoluzione nel Santo Niente sono entrati Tonino Bosco, Federico Sergente e Lorenzo Conti e questa formazione e oramai stabile da quattro anni.

Qualche tempo fa hai dichiarato che “Il Rock in Italia è morto” lo pensi davvero? 
Non interessa più a nessuno se non a una ristrettissima cerchia di iniziati. Io sono abbastanza vecchio da ricordarmelo da vivo, comunque.
Un giornalista italiano una volta ha chiesto a Keith Richards cosa fosse il Rock e lui ha risposto “sono io”; secondo te il rock è uno stile di vita e qual è, se esiste, l’ artista per eccellenza? 
Credo che Keith abbia ragione per quello che lo riguarda, ma vuol dire anche che il rock è vecchio. Non credo comunque che sia più lo stile di vita che comunemente gli viene associato, perché la trasgressione oggi è ovunque tranne che nel rock. Le discoteche, anche quelle commerciali, sono posti molto più selvaggi dei concerti rock. Anzi il rock italiano è per lo più puritano in maniera imbarazzante.
Oltre ad essere sulle scene musicali italiane da un po’ di tempo, sei anche laureato in giurisprudenza. Parliamo di S.I.A.E, qualche tempo fa hai sollevato la questione sui diritti d’autore, la “Class Action”, com’è nata? 
Leggendo con attenzione la documentazione che la SIAE invia ogni sei mesi. Tutti gli autori dovrebbero farlo. Purtroppo non succede.
E l’Europa? Esistono leggi sul diritto d’autore a livello europeo? 
Certo, ma la gestione dei diritti è completamente diversa.
Cosa cambieresti in Italia se potessi (a parte abolire la Siae)? 
L’istruzione e il valore che viene dato alla cultura.

Umberto è di certo uno di quelli che tirano dritti per la loro strada crescendo e sperimentando nuove e varie strade musicali: disk jokey, direttore artistico del club Wake Up e ovviamente abilissimo cantautore. Evoluzione integra, senza svendite d’occasione la sua, in un percorso indubbiamente atipico e sempre interessante. 
Potrete vedere Il Santo Niente al Festival Strade Musicali, al Campus Universitario di Chieti il 13 Giugno. Per maggiori informazioni vi rimando alla pagina Facebook de Il santo niente.


* Mamma! Se ci leggi è giornalismo, se ci quereli è satira, Anno IV Numero 2/2012

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