Goats head Soup, Rolling Stones -ascolto mattutino-

Sono le 6:00 a.m un terribile
temporale mi ha svegliata più di un’ora fa e non riuscendo a dormire mi sono
alzata e ho messo su Goats head soup con il quale adesso vedo l’alba grigia di
questa giornata fredda e invernale.
Questo è un album del 1973 uscito dopo Exile on main Street  e prima
di It’s only Rock and Roll, è nato in un periodo molto prolifico per Rolling ma molto caotico se andiamo sul personale: mentre
Jagger e la sua bella Bianca se la spassavano per bene Keith affrontava la sua
massiccia dipendenza da eroina, Mick Taylor invece molto preoccupato per il suo
futuro, iniziava a dare segni di cedimento, Charlie fortunatamente era come sempre l’ inossidabile colonna portante degli Stones. L’album nacque on the run partendo da alcune
tracce accantonate di Let it Bleed ed Exile. Lo scheletro del disco è stato
registrato in Giamaica, presso gli Dynamic studios -luogo che ha ispirato il
titolo dell’album che non è altro che un piatto tipico della cucina giamaicana-
in cui gli Stones lontani dallo show business si ritrovarono per suonare; le
tracce furono poi perfezionate tra L.A e Londra. Questo è anche l’ultimo album della
band prodotto da Gimmy Miller e il terzo prodotto dalla Rolling Stones Records.
La bellissima copertina è opera di David Bailey, prestando particolare
attenzione si noterà che Keith è stato aggiunto con “copia incolla”  visto che, causa sballo permanente, non si
presentò sul set fotografico.
For Goats Head Soup, Jamaica was one of the few places that would let
us all in! By that time about the only country that I was allowed to exist in
was Switzerland… Jamaica – oh, the music island! We were hearing intersting
sounds coming out of Jamaica, plus they had cheap studios. Dynamic Sound in
Kingston was an amazing place: the drum kits and the amps were nailed to the
floor. Jamaica’s a wonderful place, kind of free and easy. I’d been there on
and off in the 1960s, but only for a visit. After Goats Head Soup I’ve lived
there whenever I can. I have family there – villages welcome me with open arms.
Keith Richards
Rispetto ad Exile questo lavoro è
più morbido e caldo. La tracklist si apre con Dancing with Mr.D, bellissimo pezzo 100% Stones, che molto elegante
ed ammaliante ipnotizza l’ascoltatore con il suo ritmo circolare mandando il
cervello da un’altra parte. L’arpeggio iniziale è suonato da Mick Taylor e non
da Keith che probabilmente era “altrove”.
100 years ago si propone con un ritmo funkeggiante ma rilassato,
impreziosito dal clavinet che contribuisce a creare un’atmosfera tersa anche
quando il pezzo si colora e l’ascoltatore è costretto a balzare in piedi.
Coming down again è una canzone dalla bellezza struggente, in gran parte
grazie alle parti vocali di Richards -mia voce preferita di sempre- accompagnato ai
cori dai due Mick, in parte per la sua struttura sognante che pare fluttuare
sopra il mondo incurante dell’universo.
Doo Doo Doo Doo Doo (Heartbracker) A questo punto dopo aver
quasi volato, non si può star fermi con questo pezzaccio tutto da ballare e secondo supersingolo dell’album in cui l’incisiva sezione dei fiati lo completa dandogli un
ulteriore spinta. Sentite i sotterranei riff di chitarra. 10+
Angie Quand’ero in quarta elementare comprai la mia prima
cassettina dei Rolling, un bellissimo Live, quasi solo perché c’era Angie; Ok
avevo 9 anni e non conoscevo tutte le robe che i miei nonnetti preferiti
avevano combinato ma… che struttura, e il pianoforte? Ecco, una delle cose che
mi commuovono degli Stones assieme alla voce di Keef è il pianoforte, è sempre
usato a regola d’arte dando una sontuosità barocca a pezzi che di barocco non
hanno nulla. Il pezzo inoltre è stato ispirato dalla nascita della figlia di
Keith, Angela -che cosa dolce-, ed è schizzato subito in classifica rimanendoci
per un bel po’.
Silver train è il pezzo necessario dopo aver pianto a dirotto
ascoltando Angie, con Slide di Taylor e armonica di Jagger che imita un treno a
vapore.
Hide your Love is not bad.
Winter è un brano di Mick Taylor, mantiene la linea soft delle prime tracce del disco; tuttavia lo strumento che più mi appassiona è la batteria, vera protagonista di questa traccia: lo stile jazzato e i toni caldi e pacifici di Charlie sono in linea con il
leitmotiv giamaicano.
Can you Hear the music? Questa è la canzone più sperimentale dell’album
con una bella intro fatta di campanelli, flauti, piano e chitarra, poi loro:
Charlie e Mick. Se parliamo di emozioni, questo brano mi fa andare in
cortocircuito, decisamente psichedelico e travolgente, mi commuove. Si, gli
Stones mi commuovono, toccano aree inesplorate del cervello dove solo loro
riescono ad arrivare.  Il ritmo quasi
arreso viene infranto dall’inebriante ritornello che pare un inno al sole.
Star Star in origine si chiamava Starfucker, ma fu censurata. Bel
finale per un grande lavoro.

Tirando le somme questo disco è
soft, inebriante dai retroscena malinconici per veri intenditori, Angie ne è il
“capolavoro” ma dentro questa zuppa ci sono tanti altri ingredienti!

Songwriting and playing is a mood. 
Like the last album we did was basically recorded in short concentrated periods. 
Two weeks here, two weeks there – then another two weeks. 
And, similarly, all the writing was concentrated so that you get the feel of one particular period of time. Three months later it’s all very different and we won’t be writing the same kind of material as Goats Head Soup.
Mick Jagger 

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