La mia storia coi Duran Duran

I Duran Duran li ho seguiti involontariamente da bambina quando ne parlavano su Dj Television e nella Supercalssifica show la domenica prima di pranzo. La musica mi è sempre piaciuta, mi interessavano gli approfondimenti musicali quindi essendo stata bambina negli anni ’80 è impossibile che io non conosca i Duran Duran. Quando ero in prima media uscì il disco in cui c’era Ordinary World che mi piaceva da matti, e poi? Poi me li sono dimenticati.

I Duran Duran li ho riscoperti di recente 7/8 anni fa quando uscì il disco Astronaut. Così ho iniziato a riscoltarli e ad appassionarmi seriamente, il fatto è che essendo delle super icone pop molto spesso la gente non si sofferma sulle genialate che sti’ ex ragazzotti inglesi hanno tirato fuori. I Duran Duran si sono formati a Birmingham nel 1978 in quel momento in cui l’elettronica iniziò a farsi strada a calci e a pugni nella musica pop, lasciandosi alle spalle le sperimentazioni psichedeliche del mellotron e poi del sintetizzatore degli anni ’60. Nel 1978 la globalizzazione informatica era ormai alle porte e qualcosa di nuovo aleggiava nella aria,  ma torniamo ai Duran che sennò inizio a parlare di Robert Moog e vado OFF topic. I Duran non sono solo arrivati nel momento in cui il pop ha avuto la sua svolta elettronica  più massiccia, ma sono stati anche tra i primi a realizzare il videoclip come mezzo di promozione per la propria musica. Prima di MTV, nata in contemporanea col gruppo, il video musicale era qualcosa “in più” che si faceva per inserirlo nei video jukebox che si trovavano nei pub; i video erano qualcosa di non necessario. Con i Duran non si diceva più “hai sentito il nuovo singolo” ma ” hai visto il nuovo video?” Pionieri anche in questo senso i Duran si lanciarono letteralmente alla conquista del tubo catodico. 
Per parlarvi del loro genio ho scelto di presentare l’album Rio del 1982, composto da 9 tracce per la durata di 43 minuti. Forse questo è uno dei dischi pop in cui le avanguardie tecnologiche dell’epoca sono portate ai massimi livelli espressivi, senza sbagliare un colpo.
Mettendo su il disco non si può non notare l’originalità del primo pezzo Rio, che si presenta come un’incalzante corsa ad ostacoli, fatta di saltelli e piacevoli imprevisti, in cui il ritornello diventa un’importante lasciapassare per il successo: ogni volta che metto su il disco la canticchio per due giorni, vorrà dire qualcosa no? Il videoclip fu girato mentre la band era in vacanza ai Caraibi (mi pare). Inutile dire che fu un successone.
My own way secondo estratto del disco ha la particolarità dell’essere uscito nel Novembre del 1981 e poi modificato per l’uscita dell’album. Questi ritmi sincopati non mi fanno stare ferma!
Lonely in your nightmare rallenta un po’ i ritmi rispetto ai primi due pezzi ma anche qui è difficile togliersi il ritornello dalla testa.
Hungry like the wolf è un grandissimo pezzo, uscì come secondo singolo del disco, ed è forse il riassunto del percorso musicale dei Duran, ascoltandolo in cuffia si apprezzano ancora meglio le fusioni tra melodie sintetiche e strumentazione artigianale, diciamo così, che questa band è riuscita a creare. 
Hold the black rain è un pezzo piacevole ma sta tra due capolavori (mi fa lo stesso effetto di Hammer to Fall dei Queen in Wembley 86′ che sta dopo Bohemian Rhapsody e non me la sono mai filata a dovere) e quindi passo al prossimo pezzo.
New Religion è un pezzo grandioso, avete sentito John Taylor? come si può rimanere indifferenti a questa traccia del basso? 10+  assolutamente GENIALI. La composizione è perfetta in ogni sua parte, i miei complimenti anche ad Andy Taylor chitarrista nella prima fase del gruppo uscito di scena nell’86. 
Segue la bellissima Last Chance on the Stairway,  Andy Taylor secondo me qui ha dato carattere al pezzo aggiungendo una sferzata rock al ritmo sintetizzato della traccia.
Save a Prayer si apre con un’atmosfera sognante dai toni caldi e rallenta, rallenta e porta all’introspezione; questo è stato il brano di maggior successo del disco raggiungendo il secondo posto nella classifica inglese dell’82. Anche qui vien difficile non ritrovarsi a cantarla inconsapevolmente. 
The Chauffeur è il supermegapezzo che ti fa innamorare. Si. Ti fa innamorare dei Duran Duran se ancora le 8 tracce che hai ascoltato non ti avevano convinto. Il brano era in origine una poesia che Simon le Bon poi mise in musica in un secondo momento.
Ok io ho finito. 
Ho ascoltato il disco sul pc, ma ora metto su il vinile che è meglio.

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