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Villacidro,  17 maggio 2016

Colonna sonora mentre scrivo: Watching the wheels
Ciao Manuel,
ti scrivo perché in questi giorni ho letto la notizia che sarai il nuovo giudice di X Factor e sono sconvolta dai commenti che ho sentito in giro. 
Ho letto tante di quelle cose vuotissime pro e contro di te da lasciarmi a bocca aperta, l'ultima diceva che sei l'erede di Malcolm McClaren e che stai letteralmente "raccogliendo i frutti del tuo culo" (articolo del Fatto quotidiano).

Ho visto gli Afterhours 9 volte, in tutte queste occasioni hai dimostrato chiaramente che non hai tempo da perdere e che le cose che fai, difficilmente, sono lasciate al caso (in particolare mi riferisco al Tora Tora a Cagliari -forse nel 2004- quando hanno abbassato senza senso il volume e hai spaccato la chitarra a terra prendendotela -giustamente- con l'amministrazione comunale). Un'altra cosa interessante sul tuo percorso artistico e non secondaria è che hai sempre cercato di portare avanti progetti di promozione culturale, cercando di fare emergere situazioni sonore ai più sconosciute, passando dal Tora Tora al Paese è Reale, dal Jack Daniels on Tour alle esperienze in teatro sino a X Factor. Ho avuto il piacere di intervistare Giorgio Prette due mesi fa e abbiamo parlato proprio dell'esperienza del Tora Tora, ti allego il link. 

Da ascoltatrice credo che la tua carriera sia stata fin ora in crescendo e Padania a mio avviso sia uno dei migliori dischi italiani di sempre (assieme a Arbeith Macht Frei  e Crack degli Area, Ut dei New Trolls, Amore non amore di Battisti e qualche altra perla): suona alle mie orecchie proprio come un atto di liberazione, è un'opera quasi dada in cui l'armonia si disintegra per riassemblarsi in qualcosa di stupefacente e incredibilmente mio: Io so chi sono, so qual è il mio nome.
Tra qualche giorno uscirà Folfiri o Folfox, il nuovo disco degli Afterhours che attendo con curiosità, l'ho pre-ordinato, chissà come sarà e se mi conquisterete ancora! Il singolo mi è piaciuto parecchio, là in mezzo ho colto un po' di diavolerie di Xabier e una genuina dose -massiccia- di veleno!

Veniamo al dunque...
Perché ti scrivo? Voglio difenderti o attaccarti? -forse ti domanderai-
La verità è che sono qui per dire a te e a pochi altri: "Io Sto con gli Artisti".

Io credo che in musica e in Arte vincano sempre gli Artisti, non quelli retorici e ripetitivi che accontentano sterilmente il pubblico (che non sono Artisti), ma coloro che, come diceva Battisti, lo "guidano". In Arte vincono quelli che osano dove il loro seguito non avrebbe mai immaginato perché hanno semplicemente curiosità di farlo, sperimentando nuove forme di comunicazione o rimanendo uguali se è ciò che ciò che realmente desiderano.
Sento di difendere la tua libertà di essere uguale o contraddirti, di spingerti avanti o da un'altra parte. Seguire il proprio istinto è l'unica cosa importante in questo momento complesso della nostra Storia. 

Le persone in questi giorni giocano con te, la tua partecipazione a X Factor è stata per tanti troppo scioccante. Sei in una situazione di sovraesposizione con un disco in uscita, che a quanto pare sarà molto tosto, e alle porte una nuova avventura in un sistema mediatico tradizionale. I giudizi nei tuoi confronti non sono certo galanti e io, davvero, non capisco perché: nessuno ha sentito il disco o visto il programma! I giorni scorsi ho anche dibattuto amichevolmente con un'altra blogger sulla questione XFactor.  Sai, mi viene in mente quella volta in cui a "Speciale per voi" il pubblico si scagliò contro Battisti giudicandolo pesantemente per le sue "canzonette". Quello stesso Battisti ha (qualche anno dopo), battuto strade artistiche ostiche, innovative e tutt'ora incomprese dal suo pubblico, con coraggio e voglia di sperimentare. 
La gente ha sempre da ridire. 

In attesa del disco e di vederti in Tv,

ti saluto
Martina

Ps: Potrei mica intervistarti?

Fotografia di Davide Visca
Foto di Federica Travaglianti
Questi giorni ho letto un po' di cose relative alla partecipazione di Manuel Agnelli a X Factor. Le riflessioni sono state per il 90% offensive in cui gli aggettivi andavano dal venduto al fallito, il restante 10% tendeva a difendere a spada tratta il suo eroe, come se fosse una questione religiosa, un po' estremista. L'unico intervento che ho voluto commentare è quello di Borchie+Briciole, il Blog di Valentina Sedda, che seguo da un annetto con molto interesse. Il caso ha voluto che io e Valentina diventassimo amiche virtuali, di quelle che si avvisano quando esce un disco e cose così. Questa volta abbiamo discusso su questa cosa dell'Agnelli a X Factor, divergendo armonicamente in un discorso civile. Abbiamo quindi pensato di trascrivere la cosa sui nostri Blog. Curiosando nel suo troverete una copia di questa discussione.
 
Valentina: A distanza di giorni penso che forse stiamo tutti perdendo una buona occasione per starci zitti. Ma si sa, la lingua corre veloce quando c'è da criticare e quando c'è da difendere.
Per quanto l'argomento Agnelli mi stia sempre a cuore, devo dire che mi ci sono abbastanza stracciata le palle persino io con questa diatriba.
Quante, quante persone mi hanno detto la loro, chiesto cosa ne pensassi e pure presa con affetto un po' per il culo per le scelte di qualcun altro.
Dopo il primo momento di esitazione, dopo le 7 fanatiche fasi del lutto attraversate in un paio d'ore, dopo essermi indirettamente sentita dare della fascista reazionaria da chi non aveva intenzione di confrontarsi, ho letto questo articolo su Il Fatto Quotidiano. Manuel, fai parte e stai costruendo anche tu la grande truffa del rock'n'roll. Prendi i soldi e scappa, Manuel. Comprati un chiodo nuovo. Vai in tv, fottitene come sempre dell'opinione dei tuoi fan e guadagna ciò che puoi. Te lo meriti. È stata la prima opinione che ho trovato davvero condivisibile. Tu che ne pensi, Martina?

Martina Penso che se devo schierarmi con qualcuno, preferisco sia un artista. Difendo la sua curiosità, la libertà di sbagliare, di cambiare direzione. Devo assolutamente ripescare una bellissima intervista a Riccardo Tesio dei Marlene Kuntz in cui diceva qualcosa tipo 'potrei anche non azzeccarne più una, ma se nella mia carriera anche solo un pezzo ha reso migliore la vita di qualcuno, allora ho intrapreso il giusto cammino'. Credo ci siano troppi giudici in giro con il falso moralismo che dilaga qua e là. Non parlo di te, sia chiaro peró un live and let live or live and let die suona alle mie orecchie molto meglio di un 'ha raccolto i frutti del suo culo' (frase letta sul citato articolo de Il fatto Quotidiano).

Valentina Non saprei Marty, perché nel live and let live per me rientra anche il diritto alla critica verso le scelte di un artista da cui ti aspetti iniziative differenti. Sono portata a pensare che "prendi i soldi e scappa" sia molto più onesto e realistico del nobile scopo di cambiar le cose tramite ció che la tv è ora. Ma si sa, io sono cinica, innamorata e quantomeno sorpresa. Quindi molto molto poco obiettiva.
Per quanto mi riguarda è una questione "affettiva" della visione unilaterale che hai dei tuoi eroi. Nella maniera snobina di pensarsi migliori di un certo tipo di tv. E del diritto a una reazione che non sia difesa, critica o cinismo ma solo un infantile restarci di merda.

Martina La critica ci sta, è giusta, ma non credo sia questo il momento per farla. Insomma il programma non è iniziato, i motivi che spingono a un'azione sono tanti e  di certo Manuel non è nuovo ad autentici slanci di promozione culturale,  pensa al Tora Tora, al Paese è reale oltre alla sua attività di talent scout, in fondo tra i vari motivi questo è anche logico.

Valentina Ma qui ne si fa una questione abbastanza ottusa di principio e stupore, Marty, lo ammetto. Una questione della visione che si ha di certe dinamiche e di un certi ambienti. Non dico sia giusto, ma sarei ipocrita a negare che la cosa non mi piaccia tanto, anche prima che il programma inizi. In ogni caso è venuto fuori talmente un pieno da sta questione che lo scopo di far parlare è già in parte raggiunto.

Martina Sicuramente se ne parla abbastanza. Credo che un onesto stupore sia lecito, ma dare del venduto a un artista che s'è sempre fatto gli affari suoi, come tanti critichini in rete stanno facendo in questi giorni, mi da come al solito da pensare. 
Io guardo X Factor dal 2010, quando il mio ragazzo mi ha detto Morgan parla come te. Non mi piaceva lui, invece ho scoperto un mondo bellissimo, intricato, pieno di sorprese e nonsense, tutte cose che ricerco in ogni talento artistico.
Sul fatto che i talent show uccidano la musica, ovviamente non sono d'accordo. In Italia abbiamo un casino di artisti inutili in vetta alle classifiche anche senza questi programmi TV. I ragazzi possono scegliere, come tutti, se partecipare al gioco o no. Se poi si sentono arrivati per una due mesi in TV probabilmente dovrebbero leggersi un po'di biografie, tipo quella di Sinatra, Elvis e tanti altri. I momenti bui arrivano per tutti, solo che gli artisti prima o poi tornano a galla. Gli altri no.

Valentina Sai che non smetterei mai di seguire gli After per una vicenda come questa e dare del venduto ad Agnelli mi sembra semplicistico. Cosí come difenderlo a prescindere - e non parlo di te, sia chiaro. Posso capire quello che dici per la fiducia che ho nelle tue opinioni, ma non conosco davvero i talent e mi sembra giusto non ribattere su questo. Visti dal di fuori mi sembrano l'ennesimo spreco di risorse e basta. Sicuramente il problema della musica in Italia non dipende solo da quel tipo di programmi, ma da una cultura che non è più cultura da un pezzo. Quindi preferirei mille programmi tipo Ghiaccio Bollente in prima serata, piuttosto che scuole di critica per persone che non vogliono fare musica ma solo avere successo. Ma sul fatto che solo gli artisti tornano a galla hai pienamente ragione. Anche dopo 20 anni, magari. Ma tornano.

Martina Io seguo X Factor dal 2010, come ti ho accennato prima (o 2011 ora mi è venuto il dubbio) e la cosa non ha minimamente influenzato il mio giudizio sulla qualità della musica, sull'idea che avevo e che maturo giorno per giorno sull'importanza dell'Arte in questa umanità. L'arte ci salvifica, la menzogna ci rende greggi e grezzi, nel senso più basso del termine. Le persone devono imparare a sviluppare un proprio senso critico e smetterla di dare le colpe ai Talent Show che anzi potrebbero fungere da spunto di riflessione su cosa vogliamo e cosa no. La verità è che sono ciò che sono: giochi a premi. Chi cerca la fama prima o poi morirà di fame. Chi ambisce al talento, chi cerca una strada per esprimersi, prima o poi la troverà. Manuel potrebbe fare la differenza in un contesto così preconfezionato, perché è dannatamente acido.

Valentina Hai perfettamente ragione sul fatto che l'arte salvifica e che le persone dovrebbero sviluppare un proprio senso critico. Ma alle persone conviene spesso non essere curiose, prendere come assoluto ció che passa in tv e dimenticare in fretta i pareri contrastanti. Ora diró una cosa che mi farà passare come l'ennesima indie radical chic de sto cazzo: io non ho la tv dal 2008, quindi non conosco più nulla di ciò che passano - se non per scelta di rivedere pochi programmi in streaming. Non conosco nulla e non voglio più che determinate cose mi infettino. Voglio scegliere di eliminarle dalla mia vita, non di subirle. Conoscendoti, credo che tu abbia decisamente scelto di guardare X-Factor negli anni passati, non di subirlo. Ma quanti fanno davvero come te? Questo discorso esula da Agnelli ormai, ma giustifica il mio rimanerci male e non sostenere la sua partecipazione. Non vuoi di certo che il tuo eroe contamini la sua e la tua filosofia in questo modo. Ma è solo perché mi tocca su una delle poche cose su cui sono assolutamente assolutista. Io con la tv italiana non voglio averci nulla a che fare. E niente. Amen.

Martina: Chiudo la mia riflessione dicendo che la Tv è un mezzo e che secondo me bisogna smettere di identificarla col messaggio.
Valentina:Il poeta ribelle, lo hanno definito. Ma tu ti rendi conto? Ma chi cazzo è, il Jim Morrison nel diario delle medie? Io voglio piangere. Me lo spolperanno di ogni profondità in tv. Banalizzeranno tutto. Voglio piangere.

Martina: Sai Vale questi giorni  mi sono confrontata con un po’ di persone, alcune delle quali come noi seguono gli Afterhours con ardito interesse e la maggior parte come te sono preoccupate di questo esperimento. A me piace un casino il libero arbitrio, le cose inusuali e gli accostamenti assurdi, per questo mi vien su da chiudere, adesso per davvero -prometto-, con due frasi, una di Padania: “Se un sogno si attacca come una colla all'anima tutto diventa vero tu invece no”, l’altra da Io so chi sono “L'inferno è vivere da re, cercando solo prove intorno a te che quel che hai fatto è giusto [...] oggi ho avuto un dono, io so chi sono, so qual è il mio nome”.   #iostoconmanuel

PS: Se non conoscete Borchie+Briciole fateci un salto, è ricco di spunti interessanti!

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Quello che non c'è negli Afterhours

       
Antonio Caputo mi ha contattata qualche tempo fa per chiedermi uno spazio su Stereorama. Ha scritto per altri Blog ed è appassionato di musica. La settimana scorsa è stato al concerto di Bugo e questo è il suo resoconto!

Quando perdi il gel e trovi la coca-cola. Essersi assentati dai palcoscenici per ben quattro anni e ripresentarsi con il doppio delle energie, fisiche ed espressive, ti fa entrare di diritto nell'olimpo dei grandi artisti. Questa cosa la sta facendo Bugo che con uno dei suoi colpi da maestro sta mettendo un paio di cose a posto nella scena musicale italiana.

Clamoroso e allo stesso tempo entusiasmante fu il suo rientro, a fine 2015, con l’Ep Arrivano i Nostri che ha anticipato il suo nuovo album Nessuna scala da salire, messo su mercato anche in versione vinile che, guarda caso, è al primo posto nella classifica delle vendite.

Dati economici a parte è doveroso dire che Bugo il vizio di fare dei concerti spettacolari non l’ha perso. Nella sua dimensione preferita, il cosiddetto fantautore da il meglio di se, circondandosi, poi, di musicisti di primo livello. Vedere lui e la sua band esibirsi al Monk di Roma è stata davvero una gioia completa. L’inizio è stato di quelli folgoranti: rock puro, a tratti Me la godo è uno di quegli inni che si scrivono una volta sola nella vita e sembra essere la giusta canzone contemporanea in grado di raccogliere quella pesante eredità lasciata da Vado al massimo di un certo Vasco Rossi. Neanche a farlo a posta, quando arriva il momento di Ggell, Bugo si inventa un medley che lega il suo pezzo al celebre Bollicine del Vasco nazionale. Decisamente più intimo quando le versioni di quei due capolavori che rispondono al nome di Che diritti ho su di te e Comunque io voglio te, vengono eseguite voce e piano, lì era anche lecito commuoversi.
si è sentita anche qualche reminiscenza lo-fi e tanta, tanta energia sprigionata dai brani, vecchi e nuovi, ben amalgamati in questa soluzione speciale.
Il finale affidato a cavalli di battaglia come C’è crisi e Nel giro giusto, altri inni, a conferma del fatto che Cristian Bugatti (il suo vero nome) è l’artista italiano che più mantiene viva quella tradizione (se di tradizionale si può parlare) di cantautori del passato come, Gaetano, Celentano, anche Battisti e lo stesso Vasco Rossi, che hanno saputo mettere d’accordo il pubblico mainstream con quello alternativo (ora indie).

E allora, Vincenzo Mollica, cosa aspetti, corri a intervistare Bugo e portalo nelle tavole delle famiglie italiane!

Antonio C.
caputontonio@gmail.com

Ho iniziato ad ascoltare i Litfiba nel 1989, in terza elementare. La mia prima cassetta originale della band è stata quella meraviglia di 
Aprite i vostri occhi 12-5-87. Li ho anche visti nel tour Pirata a Cagliari, nell'estate del 1990 e ho rischiato d’essere schiacciata da un cancello sfondato dai loro fans. Fortunatamente mio padre si è accorto e mi ha scaraventata a distanza, così me la sono cavata con qualche livido. Il mio secondo concerto è avvenuto il 21 agosto del 1993: Terremoto. Questo è stato il primo vero Live della mia vita perché a quel punto  conoscevo abbastanza bene i Litfiba per provare sia gioia sia consapevolezza. A mio parere le  tastiere di Antonio Aiazzi sono state fondamentali per il sound creato dalla band, ho sempre rimarcato questa mia convinzione, senza di lui sarebbero stati un'altra cosa. Ecco l'intervista:

Quando ha iniziato a suonare?
A circa sette anni, entravo di nascosto in camera di mia sorella per suonare una pianola (una Frontalini accordion elettric) che doveva essere il primo passo per dei suoi studi di piano. Ma è andata in un altro modo...

Nel corso del tempo i Litfiba hanno cambiato stile. Da tastierista, che rapporti ha con la tecnologia -intesa come attrezzatura per fare musica-? Preferisce il vecchio sound o le novità? 
Oggi mi piace mischiare, quindi posso suonare una fisarmonica un po’ scordata e calante e suonare MAIN STAGE dentro un Mac. Sto pensando di trovare anche strumenti elettrici un po’ vintage . Il suono è scoperta, ma tornare indietro a sentire anche suoni dimenticati può esserlo. In questo momento sono di nuovo attratto dal suono anni ’60. 

C’è un’occasione particolare in cui avete capito che i Litfiba stavano diventando “grandi", conosciuti ovunque?
Ci sono stati degli avvenimenti che ci hanno fatto salire ogni volta uno scalino, ma la nostra gavetta ci ha insegnato che dovevamo lavorare molto. Comunque non mi sembra che abbiamo mai avuto l’impressione di avere fatto Bingo. Già essere indipendenti dai genitori era un bel risultato. 

Secondo lei è cambiato il pubblico?
Sicuramente si, è cambiato nel senso che è scomparso! Ma comprendo quello che sta succedendo, siamo dentro la generazione della pigrizia tecnologica multitasking. Funzionano solo i grandissimi eventi da stadio.

A un certo punto ha messo da parte la musica, almeno ufficialmente, per dedicarsi ai giochi da tavolo. Come è nata l’idea di avventurarsi in questo settore?
L’idea non è mia ma di mia moglie, che un giorno nel 2007 ha pensato di fare un gioco sulla Toscana, un Trivial. Io sono sempre stato un appassionato di giochi (e scherzi) e le ho dato una mano. Poi è diventata una attività con altri prodotti, adesso stiamo preparando dei nuovi giochi sotto il nostro marchio Giochi Briosi.

A parte il tour con Gianni Maroccolo “Nulla è andato perso” ha altri progetti musicali -e non- in cantiere? 
Musicali, un’ Opera Rock con degli amici, ci stiamo lavorando da un anno e adesso siamo alla fase “cerca il produttore." Poi ho anche iniziato a lavorare ad un' idea musicale/visiva sperimentale, ma adesso non ho tempo e testa. 

Che musica le piace ascoltare? Mi suggerirebbe qualche disco?
Ormai non è più questione di quale musica, ma di cosa ti arriva o no. Suggerisco un’artista che mi ha sbalordito, sentendo una sera la sua voce in radio: Lianne La Havas. Ma questo genere di meraviglie spesso sono molto personali.

Grazie!                  






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Ormai è ufficiale, Lunga Attesa è una delle novità più interessanti del momento, l'ascolto a nastro continuo e mi ci perdo.  
Questo disco non è un semplice album, no, è una fotografia. Lo accosto idealmente a Guernica in quel lontano 1937, giusto un attimo prima che le bombe arrivassero. 
I colori usati sono già quelli di Picasso ma il momento è nostro, con piccole spaccature solari e intensi momenti immobili.  Lunga attesa è stupendo e implacabile in tutta la sua autenticità.


Narrazione racconta pensieri comuni di persone comuni accomunate dall'assenza di un pensiero critico. Una realtà così non può che portare la noia in chi invalida il mucchio non buttandocisi dentro. Se la cosa non vi è chiara probabilmente è perché non c'è niente di nuovo in tutto questo.
Tutto è già stato assorbito e assimilato. 
Modificato il DNA. 
Questo pezzo mi ha assalita. L'ho riascoltato parecchie volte facendomi del male ma è così crudo, quanta insensibilità abbiamo accumulato? 
Perché tutti continuano a dire che Lunga attesa è in linea con i primi dischi dei Marlene Kuntz? Per me è così contemporaneo che non ritrovo alcuna affinità concettuale con gli anni '90: questi Marlene parlano di altre cose. Mi rendo conto di dissentire da tutte le recensioni che ho letto ma pare queste si moltiplichino a dismisura ripetendo sempre la stessa filastrocca. Io colgo temi e strutture differenti rispetto ai dischi icona della band. Un nuovo logo. Un'attesa lunga in un percorso ostico. 
Una strada lunga, attesa e battuta lentamente si divide in due rami: l'universale incomprensibile e il vuoto cosmico sociale. Un po' di requie è un amore distruttivo e intenso che si spera non finisca mai. Il sole è la libertà di chi estrae sostegno dall'unicità dei rapporti umani. Potrebbe anche essere una dichiarazione d'amore a un figlio. Potrebbe. E poi arriva Leda, l'unico pezzo che non amo o almeno così dovrebbe essere, se non fosse che al minuto 3,07, all'improvviso arriva una rovinosa caduta agli inferi: la batteria accelera il mio ritmo cardiaco accompagnata da quel basso che è un fucile. 
Mi stende. 
Ogni volta. 
Mi stupisco e la riavvolgo. 
Questo è talento. 
Poi c'è città dormitorio. Un mostro che avanza lento, così l'ha descritta Godano. Concordiamo. Non so perché ma empaticamente mi ricorda Black Sabbath e War Pigs dei Black Sabbath. Non hanno nulla a che vedere se non quell'oscuro immobilismo che cammina deformato, deformante e senza luce. Ma non finisce qui. No. Perché questo disco è intriso di perle, di innovazioni repentine e disarmanti. Al minuto 4,25 c'è un coro incredibile. Sembra Chernobyl e quelle voci paiono bambini. Fa paura da quanto è struggente. Sulla strada dei ricordi il sentiero non è certo migliore, ascolto rimpianti e punti interrogativi, note che dilatano i pensieri. Un attimo divino spezza la catena, umano e arruffato, finalmente il cuore palpita di speranza. Il tempo di un respiro. Fecondità è un treno da prendere al volo, rapido e meraviglioso, una freccia rossa che chiede silenzio. E i toni non sono certo amichevoli. 
Formidabile chiude il cerchio. 
Ora servirebbe una chiusura ad effetto o forse no.
10 e infiniti +

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Stamattina stavo riascoltando qualche mia vecchia puntata radio, tra cui l'intervista a Paolo Campana che qualche anno fa ha girato il mondo alla scoperta di vinili. Pensate che ha intervistato discografici, dj e artisti come Peter Saville, che ha creato le celebri copertine dei Joy Division Winston Smith che si è invece dedicato ai Dead Kennedys, Ben Harper e tanti altri..


Ieri sono stato sotto
dove adesso c'è un enorme specchio
e finalmente ho ritrovato
il disco dei Black Sabbath
se lo guardi girare può ipnotizzare
etichetta a spirale diventa un cono che sale
(sale sale sale)
tridimensionale
Amore Assurdo, Morgan


Il moto centripeto dei miei pensieri ha riportato a galla un piacevole ricordo di quando ero piccina: i miei cugini compravano assiduamente LP e per il primissimo ascolto si stava tutti in silenzio ad ascoltarlo. Che meraviglia!
I miei amici sono passati molto presto al cd, già nel 1994 girava questo formato super mini. Io, che non avevo i soldi per comprarmi il lettore, ho continuato a rifornirmi di Lp che verso il 1995-97 costavano 2 lire. Li acquistavo sul Nannucci: Equipe 84, Joy Division e altre cose incompatibili tra loro ma vestibilissime per me.

Perché non ho mai smesso di comprare vinili?

Il Vinile permette di studiare al meglio le rifiniture della copertina, di leggere i testi e tenere tra le mani un'estensione ingombrante di ciò che è sul piatto. Non credo di essere una nostalgica perché io non ho mai smesso di ascoltarli e comprarli inoltre questo Blog ha il nome del mio giradischi, che fu di mio padre, lo Stereorama 2000 deluxe. 
Non sono una purista del suono, una che va contro il progresso, no. Le cose cambiano. Qualche tempo fa parlavo con una ragazza che avrà avuto 19 anni e mi ha detto di non aver mai acquistato musica su un supporto, come dire, tangibile. I suoi primi dischi li ha avuti direttamente sull'Ipod che le è stato regalato quando era alle elementari.
Le band scrivono dischi che sono fruibili gratuitamente su spotify e quasi nessuno, se non i collezionisti, sono disposti a sganciare soldi e spazio per averli sottomano. Io stessa ne ho molti solo in formato digitale. Tuttavia, per quanto mi riguarda, l'LP non è una moda o un rincorrere qualcosa che non esiste più, anzi è un oggetto d'uso quotidiano. 
Provate ad ascoltare Ummagumma dei Pink Floyd con la copertina del vinile tra le mani. Provate!
La differenza tra il formato liquido e il vecchio, antiquato vinile è tutta lì. Nella carta, nella bellezza di certe copertine che si fondono con la musica in esse contenute.

Bene, questa riflessione è come un cane che si morde la coda, piena zeppa di input, di riflessioni campate in aria ma io ho la febbre e sono a letto da due giorni. 
Venerdì scorso ho avuto il piacere di fare quattro chiacchiere con Cristiano Godano in relazione all'ultimo disco dei Marlene Kuntz, "Lunga Attesa" e ai primi 25 anni della band...

Questo è un LP estremamente tosto, contemporaneo e dinamico: oltre al tiro pauroso -un vero muro- le tematiche affrontate sono un lucido affresco del momento in cui viviamo. Non capita spesso ma in questo disco c’è davvero un intero periodo storico. Inoltre Lunga Attesa è in movimento: ogni traccia contiene al suo interno una variazione o qualcosa che, quando credevo di aver afferrato il senso, mi ha stupita. Complimenti.
Grazie (sorride)

Mi racconti un po’ della stesura?
La composizione è simile a quella degli altri dischi, di solito noi andiamo in studio e proviamo a fare musica che ci sorprenda, che non ci dia la sensazione di averla già eseguita. Cerchiamo di non avere consapevolezza, cioè non andiamo in studio dicendo “dobbiamo fare quella cosa in quel modo perché poi la produrremo in questo modo e funzionerà per un certo tipo di pubblico e per le radio”. Noi non siamo fatti così. Di solito ci incontriamo per suonare, in questo caso l’unico nostro presupposto è stato “impediamoci di essere soft”. Ogni volta che ci ammorbidivamo un po’, cercavamo poi di fare una roba tosta. Avevamo voglia di questo. Poi le cose venivano da sé, per esempio, il pezzo che hai sentito nel sound check (città dormitorio), è un brano lento.

Però che muro, secondo me è uno dei più potenti del disco, è un macigno!
Si certo, una cosa voluta è stato avere due o tre pezzi che “tirano indietro”, sempre con questo mood pesante ma più adagio. Città dormitorio è un mostro che avanza con lentezza e mi ricorda un po’ un certo tipo di doom metal. Volevo quel tipo di effetto lì. A un certo punto dicevamo “non facciamo roba molle finché ci riusciamo” ma per noi è impossibile abbandonarla completamente. In effetti il disco contiene due o tre pezzi così, pur cercando nel complesso un piglio più tirato.

Dopo aver fatto le mie riflessioni e stilato le domande ho letto, per curiosità, un po’ di recensioni. Io ti ho già fatto la mia ma ho notato che, spesso, Lunga Attesa è considerato un filo diretto col passato. Cosa pensi di questa affermazione?
Le letture sulle nostre cose molto spesso ci hanno spiazzato, deluso e tante volte non le avevamo messe in conto. Noi non abbiamo un animo provocatore, per esempio, quando abbiamo fatto Uno non volevamo andare controcorrente tipo “voi volete le chitarre distorte e noi facciamo questa cosa qua”. No. Per noi era un disco che poteva andare in quella direzione.

Tu sei un artista non devi farlo per me, principalmente chi deve godere del disco sei tu. No?
(Cristiano annuisce) Un po’, più vai avanti e più sei consapevole di quello che stai facendo e sarebbe veramente falso se io ti dicessi che faccio musica solo per me, la realizzo sperando che piaccia alla gente però mai per ottenere un certo tipo di effetto. Io so solo che cerco di fare buona musica e quindi spesso le reazioni mi, ci hanno dato dispiacere, così alla fine ci siam detti “Vabbè forse non capiscono un cazzo. Loro.” Questo tipo di reazione, su Lunga Attesa dico, era un po’ più prevedibile però (ride), ti pare che una band un minimo intelligente dica “andiamo a fare un disco che sappia di passato”, no? L’unica nostra remora era sul fatto che avremmo usato solo chitarre, quando i dischi così oggi sono pochi e non sono considerati la cosa più cool, anche nell’ambiente più underground eccetera eccetera. Ci siamo quindi preoccupati di farlo risultare moderno anche senza le tastiere che oggi vanno molto. Proprio l’esatto contrario delle cose che hai letto! (sorridiamo)

Io ho sempre inteso le dinamiche relazionali all’interno di un gruppo un po’ come i rapporti di coppia, quindi vorrei chiederti: come riuscite a mantenere la passione accesa dopo oltre 20 anni assieme?
Non c’è il sesso di mezzo. Noi siamo eterosessuali quindi tra di noi non c’è mai stato nessun interesse in questo senso. Il sesso spesso crea danni all’interno dei gruppi. Secondo me la maggior parte delle coppie scoppiano per problemi legati ad esso, la passione è difficile da mantenere quindi non avendo dinamiche di questo tipo è più facile portare avanti la band. Sorrido ma credo di non dire una stronzata. Poi i Marlene Kuntz stanno assieme ormai da 25 anni e per me questo è miracoloso e sicuramente rimarchevole: noi siamo realmente amici, realmente solidali e realmente stimolati a vicenda. Tutt’ora non ci siamo stufati l’uno dell’altro: ogni volta che andiamo in sala prove sappiamo cosa l’altro può dare ma siamo anche certi che proverà e riuscirà a sorprenderci. Non è da tutti questa cosa.

Torniamo al disco, i testi sono nati in contemporanea alla musica o in un secondo momento?
Io penso sempre i testi dopo che la musica mi ha dato un po’ di supporto anche perché cercano sempre di stare dietro al suo mood. L’80% della musica qui dentro è cattiva, sostenuta, acida, così i testi avevano bisogno di una chiave di lettura che fosse coerente.  Alcuni mi hanno detto “Cristiano i testi stavolta son proprio incazzati”, io non credo che fosse quello il mio spirito ma ho senz’altro cercato una resa efficace trovando argomenti di discussione che mi prendessero, ovviamente. Non voglio certo scrivere di qualcosa che non sento! (sorride) In questo caso bisogna avere la calma per aspettare la cosa giusta che ti faccia sentire a casa in quel momento.

Mi è venuto in mente il testo di Niente di nuovo. Ricordo che nei primissimi ascolti è stato uno dei brani che mi ha maggiormente commosso. È particolarmente toccante, ho avuto il bisogno di riascoltarlo subito più volte.
Capisco, credo che sia il mio pezzo preferito del disco. (sorridiamo)

Un evento bellissimo legato a Lunga Attesa è il contest che avete creato lanciando questo testo nell’etere (i Marlene Kuntz hanno pubblicato il testo di Lunga Attesa prima dell’uscita del disco, invitando i fans a utilizzarlo per creare un proprio brano) ricevendo in cambio ben 200 versioni!
Sono 320 non 200! La cosa ultima che il pubblico ha ricevuto è arrivata in maniera sequenziale, molto lentamente. Preciso che noi non l’abbiamo pensata come contest perché non ci piacciono.

Però la ricompensa è stata molto bella (i video dei primi 30 pezzi finalisti sono stati postati sui canali social della band).
Si per carità, era un atto dovuto trovare un premio perché abbiamo chiesto alla gente di fare una cosa anche se non esattamente per noi ma più per la creatività. La cosa è nata in un certo modo: coi Marlene cerchiamo di rendere la nostra pagina facebook un po’ interessante e pubblichiamo ogni giorno la canzone del mattino e quella della sera.

A me è capitato spessissimo di imbattermi nell’una o nell’altra, è una buona idea!
Pubblichiamo alle 11 e alle 21 come se fosse un po’ una radio e a un certo punto abbiamo pensato di fare “il testo della settimana” a disposizione della gente dal punto di vista della sola lettura, così abbiamo iniziato a postare quelli vecchi sganciandoli dalla musica. In prossimità della chiusura del disco ho avuto il guizzo di postare un testo nuovo, di una canzone non ancora pubblicata, Lunga Attesa. Addirittura inizialmente, preso dall’entusiasmo, ho pensato di pubblicarli tutti, uno a settimana. Però poteva diventare una cosa un po’ pesante e forse sgradita al pubblico che avrebbe potuto dirci “preferisco leggermi i testi quando esce il disco.” Così ci siamo limitati a uno, da lì a farlo musicare il passo è stato molto breve, il risultato è stato sorprendente e davvero inaspettato. Pensavamo “la gente sentirà che il testo funziona” ma in tutta onestà nessuno di noi avrebbe mai immaginato di ricevere oltre 300 versioni. Le abbiamo ascoltate tutte eh!

Per correttezza e per curiosità immagino…
Si esatto, proprio per questo.

Oltre i primi 30 avete fatto altre piacevoli scoperte?
Si assolutamente, ci siamo posti un limite di 30 brani scegliendone 10 a testa. C’è un sacco di roba che mi ha davvero incantato. Realmente. Abbiamo tenuto fuori qualcosa che ci piaceva moltissimo. Figo.

Questa iniziativa è molto umana, nel senso che spezza un sacco di barriere
Si ma in maniera concreta, facendo cose! (sorride)

Esatto, mannaggia, se vi avessi mandato la mia… mi avreste cestinata! (Rido)
Non abbiamo cestinato nulla, tu l’hai fatta?

No, per fortuna vostra!
Magari saresti finita tra le prime 30, chissà! (ridiamo)

Ho poi chiesto a Cristiano di scattarsi una foto per supportare il mio sogno, #martinameetstones e ci siamo messi a chiacchierare di Mick Jagger.

Hey Cristiano, gli Stones stanno assieme 52 anni, vi hanno superati!
Martina, son molto più grandi di me, dacci il tempo di raggiungerli!
Bhe si in effetti! (risata generale)


Ci siamo infine salutati con un sorriso! Di Cristiano mi hanno colpita la semplicità come la sua simpatia e l’affabilità. Credo che da questa intervista traspaiano candidamente. Mi son anche avvicinata a Riccardo e ai due Luca per farmi autografare il vinile, con loro s’è parlato del disco e di quando li ho visti Live nel 1996. Andando via ho pensato “E se avessi avuto il coraggio di chiedergli un’intervista quando avevo 15 anni?” "Perché non ci ho pensato?" Chissà perché ho iniziato a fare ciò che amo, scrivere di musica, solo tanto tempo dopo…

Il concerto

La sera al Biggest di Samassi, una discoteca bellissima e assai vintage, ho assistito al concerto. Io stavo un po’ defilata accanto a Riccardo Tesio dove, inspiegabilmente si sentiva benissimo! Da quella posizione mi sono concentrata per parecchio tempo sulle chitarre e sui ping pong armonici tra lui e Cristiano, spettacolari, come la loro intesa fatta di gestualità rituali. Dall’altra parte c’era Luca Saporiti che -diciamocelo pure- ha un tiro pauroso. Il pezzo in cui mi ha emozionata di più è senz’altro Leda, esattamente nell’improvviso cambio in cui a ogni nota corrisponde un terremoto. Al centro Cristiano Godano, carismatico e passionale in tutta la sua esplosiva pacatezza. Ho osservato anche Luca Bergia che ha pompato il sangue alla band per tutto il concerto come un cuore in corsa: alla grande! Mi ero ripromessa di andare a salutare i Marlene dopo lo spettacolo poi ho pensato a quante persone sarebbero state lì a dire la loro, scattando foto tra baci e abbracci e sono andata via senza aggiungermi al carico umano ed emotivo che li avrà avvinghiati a sé nel post concerto. 
Lunga Attesa è una bella storia che spazia e sorprende sia su disco sia dal vivo. Andate a vedere i Marlene Kuntz, spaccano!

Ringrazio mio fratello Guido per le foto.